Medicina del lavoro è un esame a scelta di Scienze Motorie L22 Pegaso, scelto anche da molti studenti di Scienze dell'Educazione L19. Esiste con due codici: 0501609MED44 da 9 CFU, l'unico con il programma pubblicato (oltre cinquanta argomenti, dal D.Lgs. 81/08 alle malattie professionali, dalla medicina legale alla sicurezza nello sport), e 0502506MED44NM da 6 CFU, il cui PDF per ora riporta solo settore e crediti.
La sua difficoltà principale è l'ampiezza: il programma tiene insieme norme, medicina, assicurazioni e sport, e chi la prepara chiede soprattutto come organizzare i tempi di studio, come funzionano le prove in presenza e come si ottengono i punti premiali. Questa guida segue il programma da 9 CFU e lo riordina in sedici blocchi, con uno schema per ognuno e le fonti normative aggiornate.
Di cosa parla il programma
Obiettivi formativi ufficiali — programma Pegaso (9 CFU)
- Comprendere l'influenza dell'ambiente di lavoro sulla salute del lavoratore, per i principali fattori di rischio di rilevanza epidemiologica, valorizzando l'approccio preventivo
- Riconoscere le fonti di esposizione ai principali fattori di rischio lavorativo
- Conoscere le principali malattie professionali e gli atti necessari a promuovere e mantenere la salute e la sicurezza negli ambienti di lavoro
- Conoscere i principali aspetti della prevenzione per la conservazione del benessere psico-fisico dello sportivo
- Conoscere la normativa sul lavoro e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro
- Comprendere l'importanza della promozione del benessere fisico e psichico dei lavoratori attraverso la prevenzione a vari livelli
Cosa trovi in questa guida
Prima il programma e i codici, con il gruppo giusto per il tuo corso. Poi gli argomenti in sedici blocchi, in quattro gruppi: le basi (storia, chi fa la prevenzione, la valutazione dei rischi), la parte medica e assicurativa, i rischi uno per uno e infine persone e contesti, dalla medicina legale allo sport. C'è una linea del tempo delle norme e un esercizio per distinguere infortunio e malattia professionale. Il metodo operativo è in Metodo di studio.
Il PDF del codice da 9 CFU elenca le videolezioni in un unico blocco, senza numeri. Qui le raggruppiamo per area, con i titoli ufficiali:
- Storia, norme e organizzazione — La medicina del lavoro: evoluzione storica; Leggi sulla tutela della salute dei lavoratori; L'organizzazione dei servizi di tutela della salute dei lavoratori in Italia
- Rischio e medico competente — Il rischio e la sua valutazione nella medicina del lavoro; L'attività del medico competente alla luce del D.Lgs. 81/08; Il lavoro: analisi e idoneità; La documentazione sanitaria del medico competente
- Monitoraggi e laboratorio — Il monitoraggio biologico; Il monitoraggio ambientale; Meccanismi di tossicità dell'esposizione cronica di piombo sul sistema che regola la pressione arteriosa; Epatotossicità e diagnostica di laboratorio
- Infortuni, malattie professionali e assicurazioni — Il fenomeno infortunistico; Aspetti medico-assicurativi e medico-forensi nella medicina del lavoro; Patologie da lavoro; Aspetti medico-legali dell'assicurazione privata contro gli infortuni
- Rischi chimici e cancerogeni — Il rischio chimico; L'amianto; Le neoplasie occupazionali; Valutazione del rischio cancerogeno da formaldeide
- Radiazioni — La radioprotezione; Il radon; Direttiva Euratom 2013; Approfondimento di radioprotezione: il danno biologico da radiazione ionizzante
- Ambiente di lavoro — Il microclima; Inquinamento indoor; Maggiori inquinanti indoor
- Ergonomia — I disturbi muscolari dell'arto superiore; Disturbi visivi correlati all'impiego dei videoterminali; Rischi e patologie per l'apparato muscolo-scheletrico da movimentazione manuale dei carichi
- Rischi psicosociali — Lo stress come rischio lavorativo; Modalità di collaborazione del medico competente alla valutazione dello stress; Burn out
- Protezione — D.P.I. norme generali; D.P.I. requisiti funzionali
- Malattie per organi e apparati — Malattie respiratorie professionali; Dermatiti occupazionali; L'alimentazione: nutrizione e attività lavorativa; Le patologie cardiovascolari e le patologie professionali; L'inserimento lavorativo del soggetto cardiopatico; OSAS
- Tutele specifiche — La tutela delle madri lavoratrici
- Medicina legale — La medicina legale; Capacità civile; Il segreto professionale; Invalidità civile: ruolo e funzioni delle commissioni medico-legali di verifica; Patologie medico-legali: traumi e lesioni; La responsabilità professionale: profili penali, civili e disciplinari
- Sport — Sport e sicurezza; La sicurezza nello sport: caso Morosini; Disturbi del comportamento alimentare; La riabilitazione dello sportivo; Traumatologia; Il doping
Sono 53 titoli, senza numerazione. L'ordine qui sopra segue le aree, non il PDF: nella sezione Argomenti del programma da approfondire li riprendiamo nell'ordine più utile per capirli.
Stai preparando Medicina del lavoro? Nel gruppo trovi riassunti, schemi di studio e materiali condivisi dagli studenti. Scegli quello del tuo corso:
Codici, corsi e gruppi: 9 o 6 CFU
Il codice non si sceglie: dipende dal piano di studi e dall'insegnamento che hai inserito tra gli esami a scelta. Nell'elenco degli insegnamenti a scelta di Scienze Motorie L22 per il 2026/2027, uguale per gli indirizzi Statutario e Bio-Sanitario, Medicina del lavoro compare due volte:
| Codice | CFU | Programma ufficiale |
|---|---|---|
| 0501609MED44 | 9 | Completo: obiettivi, 53 titoli di videolezioni, testi consigliati, modalità d'esame. È il programma seguito in questa guida |
| 0502506MED44NM | 6 | Il PDF riporta per ora solo settore (MED/44) e crediti: l'elenco delle lezioni va controllato in piattaforma |
Il codice 0501609MED44 è lo stesso per chi viene da L22 e per chi viene da L19: stesso insegnamento, stesso programma. Chi studia Scienze dell'Educazione L19 e la sceglie tra gli esami a scelta ha di solito proprio questo codice da 9 CFU. Il codice esatto, in ogni caso, è nella sezione del piano di studi della piattaforma.
Il gruppo del tuo corso
I gruppi di studio sono organizzati per corso di laurea, quindi per questa materia ce ne sono due:
| Il tuo corso | Codice di solito | Gruppo |
|---|---|---|
| Scienze dell'Educazione L19 (esame a scelta) | 0501609MED44 (9 CFU) | Elenco gruppi L19 |
| Scienze Motorie L22 (esame a scelta) | 0501609MED44 (9 CFU) o 0502506MED44NM (6 CFU) |
Argomenti del programma da approfondire
Medicina del lavoro non è un manuale di medicina e non è un codice di leggi: è il punto in cui le due cose si incontrano. Ogni rischio del programma si studia allo stesso modo: che cos'è e dove si trova, che danni fa, come si misura, cosa prevede la legge, chi deve intervenire. Per questo conviene partire dalle basi (la storia, chi fa la prevenzione, come si valuta un rischio) e solo dopo passare ai rischi uno per uno. I sedici blocchi qui sotto coprono tutti i 53 titoli del programma da 9 CFU.
Mappa — la sequenza di questa guida
Le basi
- Storia e norme
- Chi fa la prevenzione
- Il rischio e la sua valutazione
Medicina e assicurazione
- Medico competente e sorveglianza
- Monitoraggio ambientale e biologico
- Infortuni e malattie professionali
I rischi
- Chimici, amianto e cancerogeni
- Radiazioni e radon
- Microclima e inquinamento indoor
- Carichi, arto superiore, videoterminali
- Stress e burnout
- I dispositivi di protezione (DPI)
Persone e contesti
- Malattie per organi e apparati
- Le madri lavoratrici
- Medicina legale
- Sport, sicurezza e doping
1. Storia e norme: da Ramazzini al D.Lgs. 81/08
La disciplina nasce con Bernardino Ramazzini, considerato il padre della medicina del lavoro: nel 1700, a Modena, pubblica il De morbis artificum diatriba, il primo trattato sistematico sulle malattie dei lavoratori, con decine di mestieri descritti uno per uno. Il suo consiglio ai medici è ancora il primo passo di ogni visita: chiedere al paziente che lavoro fa. Le leggi arrivano molto dopo e seguono una traiettoria precisa. All'inizio si assicura il danno già avvenuto (l'infortunio), poi si fissano regole tecniche di prevenzione per i singoli rischi, infine si chiede a ogni datore di lavoro di valutare tutti i rischi e di organizzare la prevenzione con figure dedicate. È il passaggio dal risarcire al prevenire, e il D.Lgs. 81/2008, il testo unico ancora aggiornato ogni anno, ne è il punto d'arrivo.
Il De morbis artificum diatriba
Ramazzini descrive le malattie legate a polveri, metalli, posture e movimenti di decine di mestieri. Nasce l'idea che il lavoro sia una causa di malattia da indagare in ogni paziente.
La prima assicurazione obbligatoria
La legge 80 del 1898 rende obbligatoria l'assicurazione degli operai dell'industria contro gli infortuni: la tutela parte dal risarcimento del danno già avvenuto.
Le regole tecniche
Il DPR 547 del 1955 (prevenzione degli infortuni) e il DPR 303 del 1956 (igiene del lavoro) fissano requisiti tecnici e visite mediche per i lavori a rischio.
Il DPR 1124 del 1965
Il testo unico dell'assicurazione contro infortuni e malattie professionali, gestita dall'INAIL, definisce infortunio e malattia professionale ed è ancora in vigore.
La legge 833 del 1978
Nasce il Servizio sanitario nazionale: le unità sanitarie locali, oggi ASL, prendono in carico la prevenzione e la vigilanza negli ambienti di lavoro.
Il D.Lgs. 626 del 1994
Con il recepimento delle direttive europee arrivano la valutazione di tutti i rischi, il servizio di prevenzione e protezione, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Il D.Lgs. 81 del 2008
Il testo unico riunisce le norme in un solo decreto, corretto dal D.Lgs. 106 del 2009 e aggiornato più volte da allora, anche nel 2025.
Collegamento: le leggi indicano chi deve occuparsi della prevenzione. Prima di parlare di rischi conviene conoscere queste figure, dentro e fuori l'azienda.
2. Chi fa la prevenzione: le figure e i servizi
Il D.Lgs. 81/08 definisce all'articolo 2 i protagonisti della sicurezza in azienda. Il datore di lavoro ha due obblighi che non può delegare a nessuno: valutare tutti i rischi con il relativo documento e nominare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Il servizio di prevenzione e protezione è l'insieme di persone e mezzi che si occupano della prevenzione dei rischi professionali; il medico competente collabora alla valutazione dei rischi e fa la sorveglianza sanitaria; il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è eletto o designato dai lavoratori e va consultato sulla valutazione. Anche il lavoratore ha obblighi precisi, tra cui sottoporsi ai controlli sanitari previsti. Fuori dall'azienda lavorano le ASL, con i servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro che vigilano e ricevono i ricorsi contro i giudizi del medico competente, l'INAIL, che assicura i lavoratori e fa ricerca, e l'Ispettorato nazionale del lavoro.
Schema — Chi fa cosa
| Figura o ente | Ruolo principale |
|---|---|
| Datore di lavoro | Valuta tutti i rischi e redige il documento; nomina il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (obblighi non delegabili) |
| Servizio di prevenzione e protezione | Persone e mezzi, interni o esterni, che si occupano della prevenzione dei rischi professionali |
| Medico competente | Collabora alla valutazione dei rischi, fa la sorveglianza sanitaria, esprime i giudizi di idoneità |
| Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza | Eletto o designato dai lavoratori, va consultato sulla valutazione dei rischi |
| Lavoratore | Rispetta le misure di sicurezza e si sottopone ai controlli sanitari previsti |
| ASL, INAIL, Ispettorato | Vigilanza e ricorsi (ASL), assicurazione e ricerca (INAIL), vigilanza (Ispettorato nazionale del lavoro) |
Collegamento: tutte queste figure lavorano attorno a un unico documento, la valutazione dei rischi. Prima però bisogna sapere cosa si intende, in senso tecnico, per rischio.
3. Il rischio e la sua valutazione
Il testo unico distingue due parole che nel linguaggio comune si confondono. Il pericolo è la proprietà intrinseca di un fattore che può causare danni (un pavimento bagnato, una sostanza tossica, un carico pesante); il rischio è la probabilità che quel danno si verifichi nelle condizioni reali di esposizione. Nella pratica il rischio si stima spesso come prodotto di due fattori, la probabilità (P) e la gravità del danno (D): R = P × D, con una matrice che ordina gli interventi per priorità. La valutazione dei rischi deve essere globale e documentata (art. 2) e riguardare tutti i rischi (art. 28), compresi lo stress lavoro-correlato, i rischi per le lavoratrici in gravidanza, quelli legati a genere, età, provenienza da altri Paesi e tipo di contratto. Il documento di valutazione dei rischi contiene i criteri usati, le misure di prevenzione e i DPI adottati, il programma di miglioramento, le procedure con i ruoli responsabili, i nomi del responsabile del servizio di prevenzione, del rappresentante dei lavoratori e del medico competente, le mansioni a rischio specifico. Una nuova impresa ha 90 giorni per redigerlo, e va rifatto entro 30 giorni dopo cambiamenti significativi, infortuni significativi o risultati della sorveglianza sanitaria che lo richiedano (art. 29).
Schema — Dal pericolo alla misura
| Passaggio | Domanda | Esempio in palestra |
|---|---|---|
| Pericolo | Cosa può fare danno? | Il pavimento bagnato vicino alle docce |
| Esposti | Chi è esposto e quando? | Istruttori e addetti alle pulizie, ogni giorno |
| Rischio (P × D) | Quanto è probabile e quanto è grave? | Scivolata probabile, danno medio (distorsioni, fratture) |
| Misure | Cosa si fa, chi lo fa, entro quando? | Pavimento antiscivolo, asciugatura, segnaletica, calzature adatte |
Collegamento: quando la valutazione individua rischi per la salute che richiedono controlli medici, entra in gioco il medico competente con la sorveglianza sanitaria.
4. Il medico competente e la sorveglianza sanitaria
Il medico competente è il medico nominato dal datore di lavoro, con i titoli dell'articolo 38 (in primo luogo la specializzazione in medicina del lavoro), che collabora alla valutazione dei rischi e fa la sorveglianza sanitaria. L'articolo 25 elenca i suoi compiti: programma la sorveglianza con protocolli sanitari mirati ai rischi, istituisce e custodisce sotto la propria responsabilità una cartella sanitaria e di rischio per ogni lavoratore, conservata con il segreto professionale (l'originale va tenuto per almeno dieci anni), informa i lavoratori sul significato della sorveglianza e sui suoi risultati, comunica i risultati collettivi anonimi, visita gli ambienti di lavoro almeno una volta l'anno. Dal 2025 deve anche informare i lavoratori sull'importanza degli screening oncologici. La sorveglianza sanitaria (art. 41) si fa nei casi previsti dalla normativa o su richiesta del lavoratore, se correlata ai rischi, e comprende diverse visite, tutte a carico del datore di lavoro. Le visite non possono servire ad accertare una gravidanza.
Schema — Le visite della sorveglianza sanitaria (art. 41)
| Visita | Quando e perché |
|---|---|
| Preventiva | Prima di iniziare, anche in fase preassuntiva, per verificare l'idoneità alla mansione |
| Periodica | Di norma una volta l'anno, salvo periodicità diversa stabilita dal medico in base ai rischi |
| Su richiesta del lavoratore | Se il medico la ritiene correlata ai rischi professionali o a condizioni di salute che il lavoro può peggiorare |
| Cambio di mansione | Per verificare l'idoneità alla nuova mansione |
| Rientro dopo assenza | Dopo più di 60 giorni continuativi di assenza per motivi di salute, se il medico la ritiene necessaria |
| Alcol e sostanze | Prima o durante il turno, se c'è ragionevole motivo di ritenerlo, nelle attività ad elevato rischio di infortuni (dal 2025) |
| Cessazione | Alla fine del rapporto di lavoro, nei casi previsti dalla normativa |
Al termine di ogni visita il medico esprime per iscritto, con copia al lavoratore e al datore di lavoro, uno dei quattro giudizi di idoneità alla mansione specifica: idoneità; idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni; inidoneità temporanea, con l'indicazione della durata; inidoneità permanente. È il tema della lezione "Il lavoro: analisi e idoneità": il giudizio non riguarda la salute in generale ma il rapporto tra quella persona e quella mansione. Se il giudizio prevede un'inidoneità, il datore di lavoro adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, inferiori, mantenendo il trattamento di quelle di provenienza (art. 42). Contro il giudizio si può ricorrere entro trenta giorni all'ASL, che lo conferma, lo modifica o lo revoca.
Collegamento: per decidere quali esami fare e per interpretarli il medico ha bisogno di misure: quanto agente c'è nell'ambiente e quanto ne è entrato nell'organismo. Sono i due monitoraggi.
5. Monitoraggio ambientale e biologico
Il monitoraggio ambientale misura un agente nell'ambiente di lavoro, per esempio la concentrazione di una sostanza nell'aria, e la confronta con i valori limite di esposizione professionale. Il monitoraggio biologico misura l'agente, un suo metabolita o un suo effetto in un campione biologico del lavoratore, come sangue o urine: dice quanto agente è stato davvero assorbito, per tutte le vie, inalatoria, cutanea e digestiva. I due si completano: il primo descrive l'esposizione esterna, il secondo la dose interna e la risposta dell'organismo. L'esempio classico è il piombo: il testo unico fissa un valore limite biologico di 60 microgrammi per 100 millilitri di sangue e prevede l'allontanamento dall'esposizione delle lavoratrici in età fertile già sopra i 40. Il programma dedica una lezione ai meccanismi con cui l'esposizione cronica al piombo agisce sulla regolazione della pressione arteriosa, e un'altra all'epatotossicità, il danno al fegato da sostanze chimiche, con gli esami di laboratorio che servono a riconoscerlo, come gli enzimi epatici.
Schema — I due monitoraggi a confronto
| Monitoraggio ambientale | Monitoraggio biologico | |
|---|---|---|
| Cosa misura | L'agente nell'ambiente (aria, superfici) | L'agente, un metabolita o un effetto nell'organismo |
| Dove | Postazioni di lavoro, campionatori personali | Sangue, urine, aria espirata |
| Cosa dice | L'esposizione esterna | La dose assorbita per tutte le vie e la risposta individuale |
| Riferimento | Valori limite di esposizione professionale | Valori limite biologici (es. piombemia) |
Collegamento: quando la prevenzione non basta, il danno avviene. Il diritto lo distingue in due forme, a seconda di come la causa ha agito: infortunio e malattia professionale.
6. Infortuni, malattie professionali e assicurazioni
Il DPR 1124 del 1965 distingue due eventi tutelati dall'INAIL. L'infortunio sul lavoro nasce da una causa violenta in occasione di lavoro: un'azione concentrata nel tempo, al massimo nell'arco di un turno, come una caduta, un urto, una scarica elettrica. Rientra nella tutela anche l'infortunio in itinere, nel tragitto tra casa e lavoro. La malattia professionale nasce invece da una causa lenta, che agisce in modo diluito nel tempo, contratta nell'esercizio e a causa delle lavorazioni. Dal 1988, con la sentenza 179 della Corte costituzionale, vale un sistema misto: per le malattie elencate nelle tabelle l'origine professionale è presunta per legge, per quelle fuori tabella è il lavoratore a doverla dimostrare. Gli aspetti medico-assicurativi e medico-forensi riguardano proprio la valutazione del danno e del nesso di causa. Diverso è il caso dell'assicurazione privata contro gli infortuni, un contratto: le polizze definiscono di solito l'infortunio come un evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna che produce lesioni obiettivamente constatabili, e l'invalidità si valuta secondo i criteri e le tabelle previsti dalla polizza.
Prova a classificare: infortunio o malattia professionale?
Infortunio sul lavoro
—
Malattia professionale
—
Collegamento: con il quadro generale chiaro, il programma passa ai rischi uno per uno, a partire da quello con più casi di malattia grave: il rischio chimico e cancerogeno.
7. Rischio chimico, amianto e cancerogeni
Il rischio chimico riguarda le sostanze e le miscele pericolose usate o prodotte durante il lavoro, che entrano nell'organismo per inalazione, contatto con la pelle o ingestione; il testo unico gli dedica un titolo a parte, con un capo specifico per gli agenti cancerogeni e mutageni e uno per l'amianto. L'amianto è vietato in Italia dalla legge 257 del 1992, ma resta nei vecchi edifici e nelle bonifiche: le sue fibre causano asbestosi, tumore del polmone e mesotelioma, anche decenni dopo l'esposizione. Il valore limite è stato abbassato dal D.Lgs. 213 del 2025: oggi è di 0,01 fibre per centimetro cubo, come media su 8 ore (molti testi riportano ancora il vecchio 0,1). Le neoplasie occupazionali sono i tumori causati dal lavoro; l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) classifica gli agenti in gruppi, dal gruppo 1 (cancerogeni certi per l'uomo) in giù. La formaldeide, usata in sanità, nei laboratori e nell'industria del legno, è nel gruppo 1: per il testo unico il valore limite è di 0,37 mg/m³ (0,3 ppm) sulle 8 ore e di 0,74 mg/m³ (0,6 ppm) per le esposizioni brevi.
Schema — Agenti e tumori professionali
| Agente | Dove si trova | Tumore associato |
|---|---|---|
| Amianto | Vecchi edifici, coperture, bonifiche | Mesotelioma, tumore del polmone |
| Formaldeide | Sanità, laboratori, legno e resine | Tumore del rinofaringe |
| Polveri di legno duro | Falegnamerie, mobilifici | Tumori del naso e dei seni paranasali |
| Ammine aromatiche | Industria dei coloranti e della gomma | Tumore della vescica |
| Radon e radiazioni ionizzanti | Locali interrati, sanità, industria | Tumore del polmone, leucemie |
Collegamento: l'ultima riga dello schema porta a un rischio che non è chimico ma fisico, e che ha una normativa tutta sua: le radiazioni ionizzanti.
8. Radioprotezione e radon
Le radiazioni ionizzanti hanno abbastanza energia da strappare elettroni agli atomi e danneggiare il DNA delle cellule: è il danno biologico trattato nella lezione di approfondimento. Gli effetti si dividono in due famiglie. Gli effetti deterministici compaiono solo sopra una dose soglia e sono tanto più gravi quanto più alta è la dose (eritema, cataratta, danni al midollo). Gli effetti stocastici, come i tumori e i danni genetici, non hanno una soglia sicura: con la dose cresce la probabilità che si verifichino, non la gravità. Per questo la radioprotezione si regge su tre principi: giustificazione (ogni esposizione deve portare un beneficio), ottimizzazione (dosi più basse ragionevolmente ottenibili) e limitazione delle dosi individuali. La direttiva 2013/59/Euratom, recepita in Italia con il D.Lgs. 101 del 2020, ha riunito queste regole e ha rafforzato la tutela dal radon, un gas radioattivo naturale che sale dal suolo e si accumula nei locali chiusi, soprattutto interrati: è la seconda causa di tumore del polmone dopo il fumo. Nei luoghi di lavoro il livello di riferimento è di 300 Bq/m³ come concentrazione media annua; se viene superato, il datore di lavoro deve intervenire.
Schema — Effetti delle radiazioni ionizzanti
| Effetti deterministici | Effetti stocastici | |
|---|---|---|
| Soglia | Sì, compaiono solo sopra una certa dose | No, nessuna dose è del tutto sicura |
| Con la dose aumenta | La gravità | La probabilità |
| Esempi | Eritema, cataratta, danni al midollo | Tumori, effetti genetici |
Collegamento: il radon mostra che anche l'aria di un ufficio può essere un rischio. È il punto di partenza del blocco sull'ambiente di lavoro: clima e qualità dell'aria negli ambienti chiusi.
9. Microclima e inquinamento indoor
Il microclima è l'insieme dei parametri che determinano gli scambi termici tra corpo e ambiente: temperatura dell'aria, umidità relativa, velocità dell'aria e temperatura delle superfici circostanti, a cui si aggiungono due fattori individuali, l'attività fisica svolta e l'abbigliamento. Negli ambienti moderati, come uffici e palestre, l'obiettivo è il benessere termico, che le norme tecniche stimano con indici come il PMV (voto medio previsto) e il PPD (percentuale prevista di insoddisfatti). Negli ambienti severi, caldi o freddi, il problema è lo stress termico, con rischi che vanno dal crampo al colpo di calore. L'inquinamento indoor riguarda la qualità dell'aria negli ambienti chiusi non industriali, dove si passa gran parte della giornata. I principali inquinanti sono di origine chimica, fisica e biologica: il radon, la formaldeide e i composti organici volatili rilasciati da arredi e prodotti per la pulizia, il fumo di tabacco, il monossido di carbonio e il biossido di azoto delle combustioni, il particolato, le muffe e gli acari.
Schema — I principali inquinanti indoor
| Inquinante | Fonte tipica |
|---|---|
| Radon | Suolo, soprattutto locali interrati e piani terra |
| Formaldeide e composti organici volatili | Arredi, colle, vernici, prodotti per la pulizia |
| Monossido di carbonio, biossido di azoto | Combustioni: caldaie, stufe, cucine a gas |
| Fumo di tabacco e particolato | Fumo, traffico esterno, combustioni |
| Agenti biologici | Muffe, acari, impianti di climatizzazione mal tenuti |
Collegamento: dal rapporto tra corpo e ambiente si passa a quello tra corpo e compito: i rischi da sovraccarico, che riguardano schiena, arti superiori e occhi.
10. Movimentazione dei carichi, arto superiore e videoterminali
La movimentazione manuale dei carichi (Titolo VI del testo unico) comprende sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, quando le caratteristiche del carico o le condizioni ergonomiche comportano rischi da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari. Il datore di lavoro deve prima di tutto evitarla con mezzi meccanici e, se non è possibile, ridurre il rischio tenendo conto dell'allegato XXXIII: caratteristiche del carico, sforzo richiesto, ambiente, esigenze dell'attività e fattori individuali. Le norme tecniche di riferimento sono le ISO 11228 (sollevamento e trasporto, traino e spinta, movimenti ripetitivi), aggiornate nel 2022; per il sollevamento il metodo più usato è l'equazione NIOSH, che calcola un peso limite raccomandato e un indice di sollevamento. I disturbi muscolari dell'arto superiore nascono da movimenti ripetitivi, forza e posture incongrue: sindrome del tunnel carpale, tendiniti, epicondilite. Per i videoterminali (Titolo VII) è lavoratore chi li usa in modo sistematico o abituale per almeno 20 ore settimanali, al netto delle pause. Ha diritto a pause o cambi di attività: in assenza di accordi, 15 minuti ogni 120 di applicazione continuativa. La sorveglianza riguarda la vista e l'apparato muscolo-scheletrico, con visite biennali per chi ha almeno 50 anni o è idoneo con prescrizioni e quinquennali negli altri casi. Il disturbo visivo tipico è l'affaticamento visivo (astenopia).
Schema — I tre rischi ergonomici del programma
| Rischio | Patologie tipiche | Riferimenti |
|---|---|---|
| Movimentazione manuale dei carichi | Lombalgie, ernie discali | Titolo VI, allegato XXXIII, ISO 11228-1 e 2, metodo NIOSH |
| Movimenti ripetitivi dell'arto superiore | Tunnel carpale, tendiniti, epicondilite | ISO 11228-3 |
| Videoterminali (almeno 20 ore settimanali) | Affaticamento visivo, disturbi muscolo-scheletrici | Titolo VII: pause 15 minuti ogni 120, visite ogni 2 o 5 anni |
Collegamento: non tutti i rischi pesano sui muscoli. Il carico può essere anche psicologico e organizzativo: è il tema dello stress lavoro-correlato.
11. Stress lavoro-correlato e burnout
Lo stress lavoro-correlato è un rischio come gli altri e va inserito nella valutazione dei rischi (art. 28), secondo l'Accordo europeo dell'8 ottobre 2004; l'obbligo vale per tutti i datori di lavoro dal 31 dicembre 2010. Le indicazioni della Commissione consultiva prevedono due fasi: una valutazione preliminare con indicatori oggettivi (eventi sentinella come assenze e infortuni, fattori di contenuto e di contesto del lavoro) e, se emergono elementi di rischio che le misure correttive non risolvono, una valutazione approfondita che rileva la percezione dei lavoratori, per esempio con questionari e focus group. Il medico competente collabora alla valutazione, come previsto per tutti i rischi, e porta i dati della sorveglianza sanitaria. Il burnout è dal 2019 nella classificazione internazionale dell'OMS (ICD-11, codice QD85) come fenomeno occupazionale, non come malattia: una sindrome da stress cronico sul lavoro non gestito con successo, con tre dimensioni.
Schema — Le tre dimensioni del burnout (ICD-11)
| Dimensione | Come si manifesta |
|---|---|
| Esaurimento | Mancanza di energia, stanchezza che il riposo non recupera |
| Distanza dal lavoro | Distacco mentale, negatività, cinismo verso il proprio lavoro |
| Ridotta efficacia | Senso di inefficacia e di mancata realizzazione professionale |
Collegamento: quando un rischio non si riesce a eliminare con misure tecniche e organizzative, l'ultima barriera è sul lavoratore: i dispositivi di protezione individuale.
12. I dispositivi di protezione individuale (DPI)
Un DPI è qualsiasi attrezzatura destinata a essere indossata dal lavoratore per proteggerlo da uno o più rischi, con i suoi accessori (art. 74). Non sono DPI gli indumenti di lavoro ordinari, le attrezzature di soccorso e, interessante per chi studia scienze motorie, i materiali sportivi usati a fini sportivi e non lavorativi. I DPI devono essere conformi al Regolamento (UE) 2016/425 e, per il testo unico (art. 76), adeguati ai rischi senza crearne di maggiori, adatti alle condizioni del luogo di lavoro, rispettosi delle esigenze ergonomiche e di salute del lavoratore e adattabili a chi li usa; se servono più DPI insieme, devono essere compatibili tra loro. Restano comunque l'ultima misura: prima vengono l'eliminazione del rischio e le protezioni collettive. Il regolamento europeo li divide in tre categorie in base alla gravità del rischio.
Schema — Le tre categorie dei DPI (Regolamento UE 2016/425)
| Categoria | Rischi | Esempi |
|---|---|---|
| I | Minimi | Guanti per detergenti delicati, occhiali contro la luce solare |
| II | Tutti quelli che non sono né minimi né gravissimi | Caschi da cantiere, guanti contro i tagli, occhiali a protezione degli urti |
| III | Conseguenze molto gravi: morte o danni irreversibili alla salute | Imbracature contro le cadute dall'alto, protezioni delle vie respiratorie contro sostanze pericolose, otoprotettori contro il rumore nocivo |
Collegamento: visti i rischi e le protezioni, il programma passa al lato clinico: le malattie da lavoro dei singoli organi e apparati, e il ritorno al lavoro di chi ha una malattia cronica.
13. Malattie da lavoro per organi e apparati
Il programma ripercorre i principali apparati. Tra le malattie respiratorie professionali ci sono l'asma professionale, da sostanze sensibilizzanti come gli isocianati, le pneumoconiosi, da polveri minerali come la silice (silicosi) e l'amianto (asbestosi), e la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Le dermatiti occupazionali sono soprattutto dermatiti da contatto delle mani, di tipo irritativo (le più comuni, da acqua, detergenti, solventi) o allergico, riconosciuto con i patch test. Le patologie cardiovascolari hanno anche fattori di rischio professionali, come il lavoro a turni e notturno, lo stress e alcune sostanze (monossido di carbonio, solfuro di carbonio); l'inserimento lavorativo del cardiopatico si basa su una valutazione funzionale che porta a un giudizio di idoneità, spesso con prescrizioni sul carico fisico. L'alimentazione conta per chi lavora a turni o di notte e per i lavori fisicamente pesanti, dove i fabbisogni cambiano. L'OSAS, la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, causa sonnolenza diurna e aumenta il rischio di infortuni e di incidenti stradali; dal 2016 è tra le condizioni valutate per il rilascio e il rinnovo della patente.
Schema — Apparati e malattie da lavoro
| Apparato | Malattie | Fattori di rischio tipici |
|---|---|---|
| Respiratorio | Asma professionale, pneumoconiosi, BPCO | Isocianati, silice, amianto, polveri |
| Pelle | Dermatiti irritative e allergiche da contatto | Acqua, detergenti, solventi, metalli, gomma |
| Cardiovascolare | Ipertensione, cardiopatia ischemica | Turni e lavoro notturno, stress, monossido di carbonio, piombo |
| Sonno | OSAS | Sovrappeso, turni; rischio di incidenti per sonnolenza |
Collegamento: alcune persone hanno tutele specifiche, perché il lavoro può danneggiare non solo loro ma anche chi devono proteggere. Il caso principale è la maternità.
14. La tutela delle madri lavoratrici
La tutela delle lavoratrici in gravidanza e dopo il parto è nel D.Lgs. 151 del 2001, collegato al testo unico sulla sicurezza. Il datore di lavoro deve valutare i rischi per la gravidanza e l'allattamento (art. 11) e, se ci sono, modificare temporaneamente le condizioni o l'orario di lavoro, spostare la lavoratrice ad altre mansioni o, se non è possibile, chiedere l'interdizione dal lavoro. Sono vietati il trasporto e il sollevamento di pesi e i lavori pericolosi, faticosi e insalubri elencati negli allegati del decreto (art. 7), per molti di questi anche fino a sette mesi dopo il parto, e le attività con esposizione a radiazioni ionizzanti (art. 8). Il congedo di maternità obbligatorio copre di norma i due mesi prima della data presunta del parto e i tre mesi dopo (art. 16), con possibilità di anticiparlo in caso di lavori gravosi o di complicanze. Il testo unico, dal canto suo, vieta di usare le visite mediche per accertare una gravidanza e chiede di considerare questi rischi nel documento di valutazione.
Schema — Gli strumenti di tutela
| Strumento | Cosa prevede |
|---|---|
| Valutazione dei rischi | Rischi per gravidanza e allattamento, con misure specifiche (D.Lgs. 151/2001, art. 11) |
| Lavori vietati | Pesi, lavori pericolosi, faticosi e insalubri, radiazioni ionizzanti (artt. 7 e 8) |
| Congedo di maternità | Di norma due mesi prima e tre dopo il parto, anticipabile (artt. 16 e 17) |
| Divieto nelle visite | Le visite della sorveglianza sanitaria non possono accertare la gravidanza (D.Lgs. 81/2008, art. 41) |
Collegamento: idoneità, invalidità, segreto e responsabilità sono anche questioni giuridiche. Il programma le tratta nel blocco di medicina legale.
15. Medicina legale: capacità, segreto, invalidità e responsabilità
La medicina legale applica le conoscenze mediche alle questioni del diritto. Il programma ne tocca sei temi. La capacità civile: la capacità giuridica, cioè essere titolari di diritti, si acquista con la nascita (art. 1 del codice civile), la capacità di agire, cioè compiere atti validi, a 18 anni (art. 2), e può essere limitata con l'interdizione, l'inabilitazione o, in modo più flessibile, l'amministrazione di sostegno (legge 6 del 2004). Il segreto professionale: rivelarlo senza giusta causa è reato (art. 622 del codice penale), e per questo la cartella del medico competente è custodita con la sua tutela. L'invalidità civile è accertata da commissioni medico-legali delle ASL integrate da un medico INPS, che stabiliscono una percentuale: sopra il 45% si accede al collocamento mirato della legge 68 del 1999, dal 74% all'assegno mensile, con limiti di reddito, e al 100% alla pensione di inabilità. I traumi e le lesioni si valutano anche per le conseguenze giuridiche, come la gravità delle lesioni personali nel codice penale. La responsabilità professionale ha tre profili: penale, per colpa (negligenza, imprudenza, imperizia), civile, con l'obbligo di risarcire il danno, e disciplinare, davanti all'ordine professionale; per le professioni sanitarie la disciplina di riferimento è la legge 24 del 2017 (Gelli-Bianco).
Schema — I tre profili della responsabilità professionale
| Profilo | Cosa si accerta | Conseguenza |
|---|---|---|
| Penale | Un reato, di solito colposo (negligenza, imprudenza, imperizia) | Pena |
| Civile | Un danno ingiusto causato al paziente o a terzi | Risarcimento |
| Disciplinare | La violazione delle regole deontologiche | Sanzioni dell'ordine professionale |
Collegamento: l'ultimo blocco porta tutto questo nel mondo che interessa a chi studia scienze motorie: lo sport, dove salute, sicurezza e responsabilità si incontrano in campo.
16. Sport, sicurezza e doping
Il programma dedica sei lezioni allo sport, perché anche l'attività sportiva ha i suoi rischi e le sue tutele. La sicurezza nello sport parte dalla tutela sanitaria: certificati medici per l'attività agonistica e non agonistica, impianti a norma, personale pronto a intervenire. Il programma la affronta anche attraverso il caso Morosini: Piermario Morosini, centrocampista del Livorno, ebbe un arresto cardiaco in campo il 14 aprile 2012, durante Pescara-Livorno, e morì poco dopo. Gli accertamenti attribuirono la morte a una cardiomiopatia aritmogena, una malattia rara e difficile da diagnosticare, e il procedimento giudiziario si è concentrato sul mancato uso del defibrillatore. Il caso è legato all'obbligo, introdotto dal decreto del Ministero della Salute del 24 aprile 2013 e in vigore per le società dilettantistiche dal 1° luglio 2017, di avere un defibrillatore e personale formato a usarlo. I disturbi del comportamento alimentare sono più frequenti negli sport con categorie di peso o con una forte componente estetica. La traumatologia distingue i traumi acuti (contusioni, distorsioni, lussazioni, fratture, lesioni muscolari) da quelli da sovraccarico (tendinopatie, fratture da stress), e la riabilitazione accompagna lo sportivo dal controllo del dolore al recupero di mobilità, forza e propriocezione, fino al ritorno al gesto atletico. Il doping, infine, è vietato e in Italia è anche un reato: la legge 376 del 2000 disciplina la tutela sanitaria delle attività sportive e la lotta al doping, mentre l'elenco delle sostanze proibite è quello dell'Agenzia mondiale antidoping (WADA).
Schema — Sport e salute nel programma
| Tema | Il punto chiave |
|---|---|
| Sicurezza e caso Morosini | Defibrillatori e personale formato, obbligatori per le società sportive (DM 24 aprile 2013) |
| Disturbi alimentari | Rischio maggiore negli sport con categorie di peso o estetici |
| Traumatologia | Traumi acuti e da sovraccarico |
| Riabilitazione | Dal dolore al ritorno al gesto atletico, per fasi |
| Doping | Legge 376/2000 e lista delle sostanze proibite della WADA |
Didattica interattiva e testi consigliati
Secondo il programma da 9 CFU, ogni CFU comprende 6 videolezioni con dispensa e questionario finale e un'ora di didattica interattiva: la redazione di un elaborato per ciascuna macro area del programma, i forum tematici, l'area FAQ e le prove in itinere con feedback, oltre al ricevimento online su prenotazione. Il programma indica come testi consigliati i manuali di medicina del lavoro di D. Casula (Monduzzi, 2003), di V. Foà e L. Ambrosi (Utet, 2005) e di G. Graziani (Informedic, 1983), insieme al D.Lgs. 81/2008 e al decreto correttivo 106/2009. Per il testo di legge conviene usare una versione aggiornata: l'Ispettorato nazionale del lavoro pubblica gratis il testo unico coordinato con tutte le modifiche. Nel 2026/2027 le lezioni sincrone fanno maturare anche i punti premiali, come spiegato nella guida agli esami Pegaso.
Metodo di studio
- Studia ogni rischio con le stesse cinque domande. Cos'è e dove si trova, che danni fa, come si misura, cosa prevede la legge, chi interviene. Con più di cinquanta argomenti, uno schema fisso evita di perdersi.
- Leggi gli articoli chiave del testo unico. Gli articoli 2 (definizioni), 25 (medico competente), 28 e 29 (valutazione dei rischi) e 41 (sorveglianza sanitaria) reggono buona parte del programma: leggerli nel testo originale chiarisce più di un riassunto.
- Tieni una tabella dei numeri. 20 ore settimanali e 15 minuti ogni 120 per i videoterminali, 30 giorni per il ricorso, 60 giorni di assenza per la visita di rientro, 0,01 fibre/cm³ per l'amianto, 300 Bq/m³ per il radon: sono dati da memorizzare, meglio in un posto solo.
- Collega i blocchi tra loro. Il piombo torna nel monitoraggio biologico e nelle malattie cardiovascolari, il radon nelle radiazioni e nell'inquinamento indoor, l'amianto nel rischio chimico e nelle malattie respiratorie: ripassare per collegamenti fissa meglio.
- Fai sempre i questionari di fine lezione. Servono a verificare subito se un argomento è chiaro e, nel 2026/2027, contano anche per i punti premiali.
- Se vieni da L19, parti dalle basi mediche. Le parti su apparati, radiazioni e traumatologia danno per scontate alcune nozioni di anatomia e fisiologia: un ripasso di qualche ora prima di iniziare fa risparmiare tempo dopo.
Domande e dubbi frequenti tra chi si prepara a questo esame
- Studio L19: posso sceglierla come esame a scelta?
- Sì, molti studenti L19 la scelgono, di solito con il codice da 9 CFU. Come inserirla e quanti CFU ti servono dipende dal tuo piano di studi: verificalo in piattaforma prima di compilare le scelte.
- Meglio il codice da 9 o quello da 6 CFU?
- Dipende da quanti crediti devi coprire con gli esami a scelta. Tieni presente che per il codice da 6 CFU il programma ufficiale non è ancora pubblicato nel PDF: prima di sceglierlo controlla in piattaforma l'elenco delle videolezioni.
- Serve una preparazione medica di base?
- Non è richiesta, ma aiuta. Il programma alterna parti normative e organizzative, accessibili a tutti, a parti cliniche su organi, apparati e radiazioni. Chi non ha mai studiato anatomia e fisiologia fa bene a mettere in conto qualche giorno in più.
- Il D.Lgs. 81/08 va studiato tutto?
- No: il testo unico ha centinaia di articoli e allegati. Il programma ne richiede i principi, le figure, la valutazione dei rischi, la sorveglianza sanitaria e i titoli sui singoli rischi trattati (carichi, videoterminali, agenti chimici e cancerogeni, amianto, DPI).
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Come funziona l'esame
Come tutti gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele dal 2026: prova intermedia online (Lockdown Browser, da casa) seguita da prova finale obbligatoria in presenza per verbalizzare il voto definitivo.
Le modalità cambiano frequentemente: numero di domande, sessioni in presenza, punti premialità, tablet vs orale. Trovi tutto spiegato nella guida completa, sempre aggiornata:
Come funzionano gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele →Con le regole Pegaso del 2026/2027 la prova intermedia ha 24 domande a risposta multipla su tutte le videolezioni tranne le ultime 10, e la prova finale in presenza 7 domande sulle ultime 10. L'ordine che conta è quello delle videolezioni in piattaforma: nel PDF del codice da 9 CFU l'elenco si chiude con la documentazione sanitaria e il ruolo del medico competente nella valutazione dello stress, la formaldeide, il burnout, la direttiva Euratom, i DPI e la radioprotezione. Il PDF descrive però ancora la formula precedente (un test da 30 domande oppure l'orale nella sede centrale) e un obbligo di frequenza dell'80% delle attività in piattaforma: prima di prenotare controlla in piattaforma la modalità prevista per il tuo appello. Per il codice da 6 CFU, senza programma pubblicato, vale lo stesso controllo.
Quanto tempo serve
Il codice da 9 CFU corrisponde a circa 225 ore di impegno complessivo, calcolando le 25 ore per credito previste di norma, quello da 6 CFU a circa 150. Il problema di questa materia non è la difficoltà del singolo argomento ma la sua ampiezza: più di cinquanta titoli che passano dalle norme alla clinica, dalla medicina legale allo sport. Per il 9 CFU conviene prevedere 5-7 settimane: due per le basi, la sorveglianza e infortuni e malattie professionali, due o tre per i rischi, una per medicina legale e sport, qualche giorno di ripasso con la tabella dei numeri. Chi viene da L19 senza basi mediche fa bene ad aggiungere qualche giorno per le parti cliniche.
Questa materia ti prepara a…
Medicina del lavoro è un esame a scelta e non è propedeutico ad altri esami, ma si collega a diverse materie e sbocchi:
- Per chi studia L22, riprende la prevenzione e l'epidemiologia di Igiene e valutazione dei bisogni di salute e il rapporto tra alimentazione e lavoro di Nutrizione nello sportivo e nelle varie fasi della vita
- Per chi lavora o lavorerà in palestre, centri sportivi e società: sicurezza degli impianti, defibrillatori, gestione degli infortuni e responsabilità
- Per chi studia L19 e lavorerà nei servizi educativi: valutazione dei rischi, stress lavoro-correlato e burnout delle professioni di cura, tutela della maternità. Gli altri esami a scelta sono nella guida al corso L19 Pegaso
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Domande frequenti
Dipende dal codice. Nell'elenco degli esami a scelta di Scienze Motorie L22 del 2026/2027 compare due volte: con il codice 0501609MED44 da 9 CFU e con il codice 0502506MED44NM da 6 CFU. Il programma completo pubblicato da Pegaso è quello del codice da 9 CFU, che è anche il codice dell'esame scelto da molti studenti di Scienze dell'Educazione L19.
È l'esame che insegna come il lavoro influisce sulla salute e come si prevengono i danni: norme sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008), valutazione dei rischi, medico competente e sorveglianza sanitaria, infortuni e malattie professionali, rischi chimici, fisici, ergonomici e psicosociali, dispositivi di protezione, aspetti di medicina legale e, per chi studia scienze motorie, sicurezza nello sport e doping.
In azienda questo ruolo lo svolge il medico competente (art. 25 del D.Lgs. 81/2008): collabora con il datore di lavoro alla valutazione dei rischi, programma ed effettua la sorveglianza sanitaria con visite ed esami mirati ai rischi, esprime il giudizio di idoneità alla mansione, tiene la cartella sanitaria e di rischio di ogni lavoratore e visita gli ambienti di lavoro almeno una volta l'anno.
Medico del lavoro è lo specialista in medicina del lavoro; medico competente è il ruolo previsto dal D.Lgs. 81/2008 per il medico nominato dal datore di lavoro per la sorveglianza sanitaria. Per fare il medico competente servono i titoli dell'articolo 38: la specializzazione in medicina del lavoro è il primo, ma valgono anche altri titoli, come la specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina legale con un percorso formativo universitario apposito.
Sì, quando la valutazione dei rischi o la normativa prevedono la sorveglianza sanitaria per quella mansione (per esempio videoterminali per almeno 20 ore settimanali o movimentazione manuale dei carichi). In quei casi il lavoratore deve sottoporsi ai controlli sanitari (art. 20 del D.Lgs. 81/2008), che sono a carico del datore di lavoro e rientrano nell'orario di lavoro, salvo quelli preassuntivi. Le visite non possono servire ad accertare una gravidanza.
Il medico competente può esprimere quattro giudizi: idoneità; idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni; inidoneità temporanea; inidoneità permanente. In caso di inidoneità il datore di lavoro adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, inferiori, mantenendo il trattamento della mansione di provenienza (art. 42). Contro il giudizio si può ricorrere entro 30 giorni all'ASL competente, che lo conferma, lo modifica o lo revoca (art. 41, comma 9).
L'infortunio nasce da una causa violenta in occasione di lavoro: un evento concentrato nel tempo, al massimo entro un turno, come una caduta o un urto. La malattia professionale nasce da una causa lenta, che agisce nel tempo durante l'esercizio e a causa del lavoro, come l'esposizione prolungata a una sostanza. Entrambi sono tutelati dall'INAIL; per le malattie elencate nelle tabelle l'origine professionale è presunta, per le altre va dimostrata.
Il Regolamento (UE) 2016/425 divide i DPI in tre categorie in base al rischio: I categoria per i rischi minimi (per esempio guanti per detergenti delicati), III categoria per i rischi che possono causare la morte o danni irreversibili alla salute (per esempio imbracature contro le cadute dall'alto o protezioni delle vie respiratorie contro sostanze pericolose), II categoria per tutti i rischi che non rientrano nelle altre due.
Bernardino Ramazzini, medico nato a Carpi. Nel 1700, a Modena, pubblicò il De morbis artificum diatriba, il primo trattato sistematico sulle malattie dei lavoratori, con decine di mestieri descritti uno per uno. A lui si deve il consiglio di chiedere sempre al paziente che lavoro fa.
Piermario Morosini, centrocampista del Livorno, ebbe un arresto cardiaco in campo il 14 aprile 2012, durante Pescara-Livorno, e morì poco dopo. Gli accertamenti attribuirono la morte a una cardiomiopatia aritmogena, una malattia rara e difficile da diagnosticare, e il procedimento giudiziario si è concentrato sul mancato uso del defibrillatore. Il caso è legato all'obbligo per le società sportive di dotarsi di defibrillatori (DM 24 aprile 2013).
Sempre: fa parte della valutazione di tutti i rischi che ogni datore di lavoro deve fare (art. 28 del D.Lgs. 81/2008), secondo l'Accordo europeo dell'8 ottobre 2004. L'obbligo vale dal 31 dicembre 2010. Si parte da una valutazione preliminare con indicatori oggettivi e, se emergono problemi che le misure correttive non risolvono, si passa a una valutazione approfondita che coinvolge i lavoratori.
Il codice da 9 CFU corrisponde a circa 225 ore di impegno complessivo, quello da 6 CFU a circa 150. Per il 9 CFU conviene prevedere 5-7 settimane, perché il programma è lungo e varia molto tra un argomento e l'altro: norme, medicina, medicina legale e sport. Chi viene da L19 senza basi mediche fa bene ad aggiungere qualche giorno per le parti su organi, apparati e radiazioni.