Home › Scienze dell'Alimentazione e Gastronomia — San Raffaele › Igiene, sicurezza alimentare e controllo qualità
L26-SANRAFFAELE · Scienze dell'Alimentazione e Gastronomia — San Raffaele

Igiene, Sicurezza Alimentare e Qualità L26 San Raffaele

Igiene, sicurezza alimentare e controllo qualità è l'esame da 8 CFU del terzo anno di L26 San Raffaele in cui tutto quello che hai studiato finora diventa una procedura scritta. Il settore è VET/04, l'ispezione degli alimenti di origine animale, e il punto di vista è quello di chi deve dimostrare che un alimento è sicuro: individuare i pericoli lungo la filiera «dalla stalla alla tavola», scegliere dove tenerli sotto controllo, fissare un limite, misurarlo, registrarlo e sapere cosa fare quando il limite non è rispettato. È la materia che collega la microbiologia del secondo anno alle regole europee e ai controlli ufficiali, e prepara direttamente alla parte gestionale dei sistemi di certificazione.

Scheda materia
8
CFU
3°
Anno
VET/04
SSD
0262208VET04
Codice
Indirizzo
Statutario

Di cosa parla il programma

Obiettivi formativi ufficiali — programma San Raffaele

  • Fornire le conoscenze di base della disciplina igienistica applicata agli alimenti, con particolare riferimento ai prodotti di origine animale
  • Dare gli strumenti per valutare e gestire i pericoli biologici, chimici e fisici lungo la filiera «dalla stalla alla tavola»
  • Far acquisire la logica dell'analisi del rischio come fondamento della normativa alimentare europea, con il ruolo di EFSA, Commissione e autorità competenti nazionali e locali
  • Far conoscere i requisiti igienico-sanitari di strutture, processi e personale, la catena del freddo, la sanificazione e il controllo degli infestanti
  • Rendere capaci di interpretare i principali riferimenti normativi in materia di sicurezza alimentare — Reg. CE 178/2002, pacchetto igiene, Reg. UE 2017/625 — e i criteri microbiologici
  • Far applicare i principi del sistema HACCP, le buone pratiche di igiene e di lavorazione, la rintracciabilità e le procedure di ritiro e richiamo

Cosa trovi in questa guida

La guida riordina il programma in cinque blocchi: prima il quadro (pericolo e rischio, normativa europea, chi controlla), poi i requisiti igienici di base e la sanificazione, poi i pericoli uno per uno, poi l'HACCP come metodo per gestirli e infine le filiere di origine animale. Lungo il percorso trovi un confronto interattivo tra i quattro tipi di pericolo, un esercizio per distinguere un punto critico di controllo da un prerequisito e, in chiusura, un confronto tra cinque filiere. Il metodo di studio operativo è in fondo, nella sezione Metodo di studio.

Il programma ufficiale (cod. 0262208VET04) non è diviso in unità numerate: la scheda elenca gli obiettivi e poi otto blocchi di conoscenze attese, che funzionano come indice della materia. All'elenco si affiancano 39 videolezioni, quasi tutte spezzate in più parti — sei sul solo pacchetto igiene, quattro sulla preparazione di un piano HACCP, quattro sugli imballaggi. Le due fonti non coincidono del tutto: l'elenco delle lezioni aggiunge argomenti che il testo del programma non nomina (il Libro bianco, gli uffici veterinari di confine, la storia degli imballaggi), mentre alcune conoscenze attese — uova, miele, micotossine, allergeni, parassiti — non hanno una lezione dedicata nel titolo. Conviene quindi usare il testo del programma come indice e verificare in piattaforma il taglio preciso delle lezioni.

Schema — I cinque blocchi del programma

Blocco Contenuti Lezioni collegate
1. Quadro e autorità Pericolo e rischio, analisi del rischio, Reg. 178/2002, EFSA, RASFF, uffici di confine, servizi veterinari e ASL 7 (Libro bianco, Regolamento 178, EFSA-RASFF, PIF-uffici veterinari-ASL)
2. Requisiti igienici Pacchetto igiene, requisiti di locali, attrezzature, personale e acque, catena del freddo, pulizia e disinfezione, infestanti 13 (Pacchetto igiene, Principi e requisiti per l'igiene degli alimenti, Pulizia e disinfezione)
3. I pericoli Malattie a trasmissione alimentare, batteri, virus e parassiti, indicatori e criteri microbiologici, pericoli chimici e fisici, allergeni 2 sui criteri microbiologici, più i contenuti richiamati nelle altre lezioni
4. HACCP e obblighi Prerequisiti, sette principi, dodici stadi, piano HACCP, rintracciabilità, ritiro e richiamo 4 (Preparazione di un piano HACCP)
5. Filiere e imballaggi Carni, latte e derivati, prodotti della pesca e molluschi, uova e miele, materiali a contatto con gli alimenti 13 (Il pesce, Il latte, Fonti di contaminazione della carne, Imballaggio e MOCA)

Stai preparando questo esame? Il gruppo raccoglie tutti gli studenti L26 San Raffaele — è ancora piccolo, ma è il punto di partenza per confrontarti con chi segue il tuo stesso corso.

Argomenti del programma da approfondire

L'ordine che segue non è quello dell'elenco delle lezioni ma quello logico della materia: prima le parole e le istituzioni, perché senza la distinzione tra pericolo e rischio nessuna norma si capisce; poi i requisiti igienici di base, che valgono per qualunque impresa alimentare; poi i pericoli veri e propri; poi l'HACCP, che è il metodo per gestirli; infine le filiere, dove tutto quanto visto prima prende la forma di un controllo concreto su un prodotto preciso.

Mappa — la sequenza di questa guida

Quadro, requisiti e pericoli

  1. Pericolo, rischio e analisi del rischio
  2. Dal Libro bianco al Reg. 178/2002
  3. EFSA, RASFF e i dati sui focolai
  4. Chi controlla: dal confine alla ASL
  5. Il pacchetto igiene
  6. I controlli ufficiali del Reg. 2017/625
  7. Locali, attrezzature e acqua
  8. L'igiene del personale
  9. La catena del freddo
  10. Pulizia e disinfezione
  11. Il controllo degli infestanti
  12. Le malattie a trasmissione alimentare
  13. I batteri patogeni da conoscere
  14. Virus, parassiti e zoonosi
  15. Indicatori e criteri microbiologici

Pericoli chimici, HACCP e filiere

  1. Fattori di crescita, ostacoli e shelf life
  2. I pericoli chimici
  3. Gli allergeni, pericolo regolamentato
  4. I pericoli fisici
  5. Sintesi: i quattro pericoli a confronto
  6. I prerequisiti, la base dell'HACCP
  7. I sette principi e i dodici stadi
  8. Limiti critici, sorveglianza e verifica
  9. Rintracciabilità, ritiro e richiamo
  10. Carni: ispezione e contaminazione
  11. Latte e derivati
  12. Prodotti della pesca e molluschi
  13. Uova, ovoprodotti e miele
  14. Imballaggi e materiali a contatto
  15. Sintesi: cinque filiere a confronto

Pericolo, rischio e analisi del rischio

Le due parole che tutta la materia usa in senso tecnico sono definite dal Reg. (CE) n. 178/2002, all'art. 3. Il pericolo è un agente biologico, chimico o fisico contenuto in un alimento, o una condizione in cui l'alimento si trova, in grado di provocare un effetto nocivo sulla salute. Il rischio è invece una funzione della probabilità e della gravità di quell'effetto: non una proprietà dell'agente, ma una stima che tiene conto di quanto è probabile l'esposizione. Salmonella è un pericolo sempre; il rischio che comporta in un uovo crudo usato per una maionese casalinga e in un uovo destinato a una preparazione cotta a lungo è molto diverso. Tenere distinte le due parole è la premessa di ogni decisione: si eliminano i pericoli dove si può, ma si gestisce il rischio.

L'analisi del rischio articola questa logica in tre componenti: la valutazione (scientifica: individuazione e caratterizzazione del pericolo, valutazione dell'esposizione, caratterizzazione del rischio), la gestione (la scelta delle misure, che considera anche fattori economici, sociali e di realizzabilità dei controlli) e la comunicazione (lo scambio di informazioni tra tutti i soggetti coinvolti). La separazione tra chi valuta e chi decide è il principio istituzionale del sistema europeo, e il collegamento con il diritto alimentare è trattato per esteso nella guida di Diritto agroalimentare: qui interessa il lato operativo, cioè cosa ne deriva per chi produce e per chi controlla.

Collegamento: questa impostazione non è nata a tavolino: è la risposta europea a una serie di crisi sanitarie, riassunta in un documento che il corso cita fin dalla prima lezione.

Dal Libro bianco al Reg. 178/2002

La prima videolezione è dedicata al Libro bianco sulla sicurezza alimentare, pubblicato dalla Commissione europea nel gennaio 2000 dopo le crisi degli anni Novanta — la BSE e il caso dei polli contaminati da diossina su tutte. Il documento propone tre cambi di impostazione che ritroverai in ogni riga del programma: un approccio globale e integrato all'intera filiera, «dai campi alla tavola», invece di regole separate per singolo prodotto; la responsabilità primaria dell'operatore sulla sicurezza di ciò che produce, con le autorità che verificano invece di sostituirsi a lui; e la creazione di un'autorità europea indipendente per la valutazione scientifica, separata dalle istituzioni che prendono le decisioni politiche.

Il Reg. (CE) n. 178/2002 traduce il Libro bianco in norma. Stabilisce i principi generali della legislazione alimentare, istituisce l'EFSA e fissa gli obblighi che riguardano direttamente l'operatore del settore alimentare: il divieto di immettere sul mercato alimenti a rischio, la rintracciabilità in tutte le fasi, l'obbligo di attivarsi con ritiro o richiamo quando un prodotto non è conforme, il sistema di allarme rapido. È l'unico regolamento che si applica a tutta la filiera, mangimi compresi, e per questo viene prima di ogni norma di settore.

Collegamento: due delle istituzioni create o rafforzate da quel regolamento hanno una lezione dedicata, perché sono gli strumenti con cui il sistema vede e reagisce.

EFSA, RASFF e i dati sui focolai

L'EFSA, con sede a Parma, è l'autorità europea per la sicurezza alimentare: produce pareri scientifici indipendenti attraverso i suoi gruppi di esperti, raccoglie dati, risponde ai quesiti della Commissione, ma non adotta decisioni vincolanti. Per il corso la sua produzione più utile è l'EU One Health Zoonoses Report, pubblicato ogni anno insieme all'ECDC: raccoglie i dati di tutti gli Stati membri su casi umani, focolai e positività negli alimenti e negli animali. Da anni la zoonosi più notificata nell'Unione è la campilobatteriosi, seguita dalla salmonellosi; è un dato che vale la pena conoscere perché spiega dove si concentrano i piani di controllo, in particolare sulla filiera avicola.

Il RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed) è invece lo strumento di reazione: collega Commissione, EFSA, Stati membri e autorità di controllo, e permette di far circolare in poche ore l'informazione su un prodotto pericoloso già distribuito. Le notifiche si distinguono in allerta, quando il prodotto è sul mercato e richiede un'azione immediata, informazione, quando il rischio esiste ma non richiede un intervento rapido negli altri Paesi, e respingimento alla frontiera, quando una partita proveniente da un Paese terzo è stata bloccata all'ingresso. Le relazioni annuali del sistema sono pubbliche e sono un ottimo esercizio: ogni notifica dice prodotto, pericolo, origine e misura adottata.

Collegamento: le notifiche non nascono da sole: le generano le autorità che controllano sul territorio. In Italia sono più di una, e la lezione dedicata spiega come si dividono i compiti.

Chi controlla: dal confine alla ASL

Nelle videolezioni una lezione in due parti è dedicata agli uffici di confine, ai servizi veterinari e alle ASL: la catena dei controlli ufficiali italiani. Al vertice c'è il Ministero della Salute, autorità competente nazionale, che programma i controlli con il piano nazionale pluriennale e piani specifici come il Piano Nazionale Residui. Al confine operano i posti di controllo frontalieri — nel linguaggio precedente al Reg. (UE) 2017/625, per i prodotti di origine animale, «posti d'ispezione frontalieri» o PIF — insieme agli uffici periferici del Ministero: gli USMAF per la sanità marittima, aerea e di frontiera e gli UVAC per gli scambi con gli altri Stati membri. È qui che una partita proveniente da un Paese terzo viene sottoposta a controllo documentale, di identità e, secondo la frequenza stabilita, materiale.

Sul territorio l'autorità competente sono le Regioni e, operativamente, i dipartimenti di prevenzione delle ASL. Il servizio veterinario è tradizionalmente articolato in tre aree: sanità animale, igiene degli alimenti di origine animale, igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche; per gli alimenti di origine non animale interviene il SIAN, il servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione. Il supporto analitico arriva dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali e dall'Istituto Superiore di Sanità. Per l'operatore la conseguenza pratica è semplice: chi produce alimenti di origine animale ha come interlocutore il veterinario ufficiale, e il suo stabilimento non è soltanto registrato ma riconosciuto, con un numero identificativo.

Collegamento: le regole che quegli uffici verificano sono quelle del gruppo di regolamenti che il corso chiama, con sei lezioni dedicate, «pacchetto igiene».

Il pacchetto igiene

Il pacchetto igiene è l'insieme di regolamenti del 2004 che ha sostituito decine di direttive verticali. Due riguardano direttamente l'operatore. Il Reg. (CE) n. 852/2004 fissa le regole generali valide per tutte le imprese alimentari: responsabilità primaria dell'operatore, requisiti di locali, attrezzature, personale, acqua, rifiuti e trasporto, obbligo per tutte le fasi successive alla produzione primaria di applicare procedure basate sui principi HACCP (art. 5), obbligo di registrazione presso l'autorità. Il Reg. (CE) n. 853/2004 aggiunge le norme specifiche per gli alimenti di origine animale: gli stabilimenti devono essere riconosciuti, non solo registrati, i prodotti devono recare il marchio di identificazione o, per le carni, il bollo sanitario, e per ogni filiera — carni, latte, pesce, uova, miele — sono fissati requisiti puntuali di temperatura, struttura e lavorazione.

Due principi generali del 852/2004 sono utili da fissare subito. Il primo è la flessibilità: i requisiti possono essere adattati alle piccole imprese e ai prodotti tradizionali, e i manuali di corretta prassi igienica di settore, validati dall'autorità, sono uno strumento riconosciuto per applicarli. Il secondo è che la produzione primaria (allevamento, coltivazione, pesca, raccolta) è esclusa dall'obbligo HACCP in senso stretto, ma resta soggetta ai requisiti generali di igiene dell'allegato I e alla tenuta di registrazioni.

Collegamento: il pacchetto comprendeva anche i regolamenti sui controlli ufficiali, che sono stati riscritti e oggi si trovano altrove.

I controlli ufficiali del Reg. (UE) 2017/625

I controlli ufficiali non sono più disciplinati dai regolamenti del 2004 ma dal Reg. (UE) n. 2017/625, applicato dal 14 dicembre 2019, che ha abrogato e sostituito il Reg. (CE) n. 882/2004 e, per i prodotti di origine animale, il Reg. (CE) n. 854/2004. È un cambio importante da citare correttamente: il pacchetto igiene resta per gli obblighi dell'operatore, mentre per i controlli il riferimento attuale è il 2017/625, insieme ai suoi regolamenti attuativi — in particolare il Reg. (UE) 2019/624 e il Reg. (UE) 2019/627 per le carni e gli altri prodotti di origine animale. In Italia l'adeguamento nazionale è il D.Lgs. 27/2021.

La logica del regolamento è quella del controllo basato sul rischio: le autorità stabiliscono la frequenza delle verifiche in funzione del rischio associato all'attività, dei precedenti dell'operatore e dell'affidabilità dei suoi autocontrolli. I controlli sono di regola senza preavviso, coprono tutta la filiera e possono consistere in ispezioni, audit del sistema HACCP, campionamenti, verifica documentale. Se emerge una non conformità l'autorità dispone misure proporzionate: dalla prescrizione con termine per adeguarsi al sequestro della partita, dalla sospensione dell'attività alla revoca del riconoscimento.

Collegamento: l'oggetto primo di ogni controllo sono i requisiti strutturali e di processo. Il programma li elenca uno per uno, ed è il blocco più concreto della materia.

Locali, attrezzature e acqua

I requisiti generali dell'allegato II del Reg. 852/2004 seguono un filo logico: evitare che lo sporco, i microrganismi e i corpi estranei entrino in contatto con l'alimento. I locali devono consentire pulizia e disinfezione adeguate, avere superfici lisce, lavabili e non tossiche per pavimenti, pareti, porte e piani di lavoro, illuminazione e ventilazione sufficienti, protezione contro l'ingresso degli animali. Il principio organizzativo si chiama marcia in avanti: il prodotto procede dalle zone sporche (ricevimento, lavorazione delle materie prime) a quelle pulite senza mai fare il percorso inverso, e dove il percorso fisico non può essere separato si separa nel tempo, dedicando fasce orarie diverse alle lavorazioni a rischio diverso.

Le attrezzature a contatto con gli alimenti devono essere costruite con materiali idonei, mantenute in buono stato, installate in modo da permettere la pulizia anche dell'area circostante; il lavaggio delle mani richiede lavabi dedicati con acqua corrente calda e fredda e sistemi igienici di asciugatura, distinti dai lavelli per gli alimenti. L'acqua usata nella produzione deve essere potabile: la direttiva (UE) 2020/2184 sulle acque destinate al consumo umano è recepita in Italia dal D.Lgs. 18/2023. Per i prodotti della pesca è ammesso l'uso di acqua di mare pulita, e l'acqua non potabile può circolare solo in circuiti separati e identificati, per usi come antincendio o produzione di vapore che non entrano in contatto con l'alimento. Anche il ghiaccio deve essere prodotto con acqua potabile.

Collegamento: strutture perfette non bastano se chi ci lavora porta i microrganismi da un punto all'altro: il requisito successivo riguarda le persone.

L'igiene del personale

Il personale è insieme una risorsa e una possibile fonte di contaminazione: la cute, le fosse nasali e le mani ospitano stabilmente Staphylococcus aureus, e un portatore asintomatico di un patogeno enterico può contaminare gli alimenti che manipola. Da qui i tre obblighi del regolamento. Igiene personale: abbigliamento pulito e idoneo, copricapo, lavaggio delle mani nei momenti chiave (all'inizio del turno, dopo ogni pausa, dopo aver toccato materie prime crude, dopo l'uso dei servizi), divieto di gioielli e unghie artificiali, gestione delle ferite con protezione impermeabile visibile. Stato di salute: chi è affetto da una malattia trasmissibile attraverso gli alimenti, o ne è portatore, non può manipolarli, e ha l'obbligo di segnalarlo.

Il terzo obbligo è la formazione: il responsabile dell'impresa deve assicurare che gli addetti siano formati in materia di igiene in modo proporzionato alle mansioni, e che i responsabili delle procedure HACCP abbiano una formazione specifica. Il vecchio libretto sanitario è stato superato nella maggior parte delle Regioni proprio a favore dell'obbligo formativo, con attestati a validità periodica. Nel piano di autocontrollo la formazione non è un adempimento burocratico: è il prerequisito che rende affidabili tutti gli altri, perché ogni sorveglianza dipende da una persona che sa cosa sta misurando e perché.

Collegamento: il requisito che attraversa tutte le fasi, dal ricevimento alla vendita, è invece la temperatura.

La catena del freddo

Il freddo non elimina i microrganismi: ne rallenta la moltiplicazione. La catena del freddo è la continuità della refrigerazione in ogni passaggio — stabilimento, trasporto, deposito, punto vendita — e il suo punto debole sono proprio i passaggi, in particolare le operazioni di carico e scarico. Il Reg. 853/2004 fissa le temperature massime per i prodotti di origine animale, riassunte qui sotto; per gli alimenti surgelati il riferimento è −18 °C.

Schema — Temperature massime di conservazione (Reg. CE 853/2004)

Prodotto Temperatura Perché
Carni di ungulati domestici (carcasse e tagli) ≤ 7 °C Rallenta la crescita superficiale dopo la macellazione
Frattaglie ≤ 3 °C Ricche di acqua ed enzimi, si alterano più in fretta
Carni di pollame e lagomorfi ≤ 4 °C Filiera con elevata prevalenza di Campylobacter e Salmonella
Carni macinate ≤ 2 °C La macinazione moltiplica la superficie e distribuisce la contaminazione nella massa
Preparazioni di carne ≤ 4 °C Aggiunta di ingredienti e manipolazione ulteriore
Prodotti della pesca freschi Temperatura del ghiaccio fondente (circa 0 °C) Flora psicrofila e autolisi enzimatica molto rapide
Latte crudo in azienda ≤ 8 °C con raccolta giornaliera, ≤ 6 °C se non giornaliera Limita la crescita prima del trattamento termico

Due errori operativi sono più frequenti di una cella tarata male. Il primo è il raffreddamento lento di grandi volumi cotti: il centro di una pentola resta per ore nell'intervallo favorevole alla germinazione delle spore di Clostridium perfringens, e per questo si raffredda in contenitori bassi o con abbattitore. Il secondo è lo scongelamento a temperatura ambiente, che porta la superficie in condizioni di crescita mentre il cuore è ancora congelato: va fatto in frigorifero. Il monitoraggio della catena del freddo richiede termometri tarati e registrazioni: senza registrazione, il controllo non è dimostrabile.

Collegamento: l'altro requisito che ricorre in ogni turno di lavoro, con quattro lezioni dedicate, è la sanificazione.

Pulizia e disinfezione

Le due parole indicano operazioni diverse e consecutive. La pulizia (o detersione) rimuove lo sporco visibile — residui organici, grassi, proteine, incrostazioni minerali — e con esso la maggior parte dei microrganismi; la disinfezione riduce i microrganismi rimasti a un livello accettabile. L'ordine non è invertibile: un disinfettante applicato su superficie sporca viene inattivato dalla sostanza organica e non raggiunge le cellule. Il ciclo completo, chiamato sanificazione, ha cinque fasi: allontanamento dei residui grossolani e prelavaggio, detersione, risciacquo, disinfezione, risciacquo finale dove il prodotto lo richiede.

L'efficacia di ogni fase dipende da quattro fattori che si compensano tra loro: tempo di contatto, azione meccanica, concentrazione del prodotto e temperatura. Se si riduce l'azione meccanica — come nei sistemi a circuito chiuso, dove il detergente circola senza spazzole — bisogna aumentare tempo, temperatura o concentrazione. I detergenti alcalini sciolgono grassi e proteine, quelli acidi rimuovono le incrostazioni di sali di calcio, ed è per questo che nei caseifici si alternano. I disinfettanti più usati appartengono a poche famiglie.

Schema — Le famiglie di disinfettanti

Famiglia Punti di forza Limiti
Cloroderivati (ipoclorito) Ampio spettro, costo basso, attivi anche sulle spore ad alta concentrazione Inattivati dalla sostanza organica, corrosivi, instabili alla luce e al calore
Perossidi (acqua ossigenata, acido peracetico) Ampio spettro, efficaci a bassa temperatura, si decompongono in residui innocui Costo più alto, corrosivi su alcuni metalli, richiedono cautela nella manipolazione
Ammoni quaternari Non corrosivi, inodori, con azione residua e buona attività sui Gram positivi Spettro più stretto: meno efficaci su Gram negativi e inattivi sulle spore
Alcoli e iodofori Rapidi, utili su superfici piccole, attrezzature e mani (alcoli) Evaporazione rapida, nessuna azione residua; gli iodofori macchiano

Il nemico principale della disinfezione è il biofilm: una comunità di microrganismi immersa in una matrice polisaccaridica che aderisce a superfici, guarnizioni, saldature e punti morti degli impianti. Dentro il biofilm le cellule sono molto più resistenti ai disinfettanti, e Listeria monocytogenes lo forma facilmente negli ambienti umidi e freddi. Per questo la sanificazione va verificata, non solo eseguita: tamponi superficiali e piastre a contatto danno la prova che il piano funziona, ed è la stessa logica del monitoraggio ambientale previsto dai criteri microbiologici.

Collegamento: l'ultimo prerequisito strutturale riguarda gli ospiti indesiderati che arrivano da fuori.

Il controllo degli infestanti

Roditori, insetti striscianti e volanti, uccelli e acari sono veicoli di patogeni e, al tempo stesso, causa di contaminazione fisica: peli, escrementi, frammenti di insetto. Il controllo moderno è integrato e procede in tre passi. Esclusione: reti alle finestre, spazzole alle porte, sigillatura delle fessure e dei passaggi degli impianti, gestione corretta dei rifiuti e delle aree esterne, perché un infestante che non entra non va combattuto. Monitoraggio: una planimetria con i punti di controllo numerati — trappole meccaniche e a feromoni all'interno, stazioni esterne perimetrali — e un registro delle verifiche periodiche, che permette di vedere l'andamento nel tempo invece del singolo episodio. Intervento: solo quando il monitoraggio mostra un superamento della soglia, con mezzi proporzionati.

Un punto operativo importante: le esche rodenticide non si collocano all'interno delle aree di produzione e deposito degli alimenti, dove si usano trappole meccaniche o collanti; le esche restano all'esterno, in stazioni chiuse e identificate. La documentazione del piano — planimetria, schede di sicurezza dei prodotti, registro degli interventi, rapporti della ditta incaricata — fa parte integrante dei prerequisiti e viene verificata durante i controlli ufficiali.

Collegamento: con i requisiti di base in ordine si può passare ai pericoli veri e propri, a partire da quelli che il programma tratta più diffusamente.

Le malattie a trasmissione alimentare

Le malattie a trasmissione alimentare (MTA) si classificano secondo il meccanismo con cui l'agente fa danno, e la distinzione ha conseguenze pratiche immediate. Nell'infezione il microrganismo vivo viene ingerito, si moltiplica nell'intestino e causa la malattia: l'incubazione è lunga (da ore a giorni), spesso c'è febbre, e il controllo si basa sull'eliminazione del microrganismo, quindi la cottura è efficace. Nell'intossicazione il danno è dovuto a una tossina già formata nell'alimento prima del consumo: l'incubazione è breve (da una a poche ore), di solito senza febbre, e la cottura può non bastare, perché alcune tossine resistono al calore. Nella tossinfezione il microrganismo ingerito produce la tossina nell'intestino: il quadro è intermedio.

Tre parole completano il vocabolario. Il serbatoio è dove l'agente vive stabilmente (l'intestino degli animali, il suolo, l'uomo); il veicolo è l'alimento che lo porta al consumatore; la dose infettante è la quantità minima capace di causare la malattia, e varia moltissimo: pochissime cellule per E. coli produttore di verocitotossine, molte di più per Salmonella. Una dose infettante bassa significa che nemmeno una contaminazione minima è accettabile e che la contaminazione crociata — dal crudo al cotto, attraverso mani, taglieri, utensili — diventa il pericolo dominante. Un focolaio (o outbreak) è l'insieme di due o più casi collegati allo stesso alimento; la sua indagine parte proprio dall'incubazione e dai sintomi per risalire al meccanismo.

Collegamento: con questa griglia in mente, i patogeni elencati dal programma si memorizzano molto più facilmente.

I batteri patogeni da conoscere

La microbiologia di base di questi generi è trattata in Microbiologia degli alimenti; qui conta il profilo igienistico, cioè da dove arrivano, con quale alimento e come si tengono sotto controllo.

Schema — I principali patogeni di interesse alimentare

Agente Meccanismo Serbatoio e veicoli tipici Controllo
Salmonella Infezione Intestino di animali; uova e ovoprodotti, carni avicole e suine, prodotti crudi Cottura, separazione crudo/cotto, piani di controllo negli allevamenti avicoli
Listeria monocytogenes Infezione, con forme invasive gravi Ambiente e suolo; alimenti pronti a lunga conservazione refrigerata, salmone affumicato, formaggi a pasta molle, salumi affettati Igiene ambientale e biofilm, shelf life corretta, controllo di aw e pH: cresce anche a temperatura di frigorifero
Campylobacter Infezione, dose bassa Intestino del pollame; carni avicole crude, latte crudo, acqua Cottura e contaminazione crociata: nell'alimento non si moltiplica, ma ne bastano poche cellule
STEC / E. coli verocitotossici Infezione con produzione di tossina, dose molto bassa Intestino dei ruminanti; carne macinata poco cotta, latte crudo, vegetali contaminati Cottura completa delle carni macinate, igiene della mungitura e dell'irrigazione; complicanza grave la sindrome emolitico-uremica
Staphylococcus aureus Intossicazione da enterotossina termostabile Cute e mucose dell'uomo; alimenti manipolati e poi tenuti a temperatura ambiente, creme, formaggi Igiene del personale e freddo: la tossina già formata resiste alla cottura
Clostridium botulinum Intossicazione da neurotossina Spore nel suolo; conserve poco acide, sott'oli, insaccati artigianali; il miele è veicolo nel botulismo infantile Acidificazione, trattamento termico adeguato, nitriti nei salumi; la tossina è termolabile, le spore no
Clostridium perfringens Tossinfezione Suolo e intestino; grandi preparazioni di carne raffreddate lentamente Raffreddamento rapido e mantenimento in caldo sopra i 60 °C
Bacillus cereus Due sindromi: emetica da tossina preformata, diarroica da tossina prodotta nell'intestino Spore nei cereali; riso e pasta cotti e conservati male, piatti pronti Raffreddamento rapido dopo la cottura, tempi brevi a temperatura ambiente

Collegamento: accanto ai batteri il programma elenca due gruppi che si comportano in modo diverso, perché nell'alimento non si moltiplicano affatto.

Virus, parassiti e zoonosi

I virus enterici — norovirus e virus dell'epatite A su tutti — non si moltiplicano negli alimenti, che fanno solo da veicolo, ma hanno una dose infettante bassissima e resistono bene al congelamento e all'acidità. Le due vie tipiche sono i molluschi bivalvi, che filtrano grandi volumi d'acqua e concentrano i virus di origine fecale, e gli alimenti pronti contaminati da un manipolatore infetto: frutti di bosco, insalate, prodotti da forno farciti. Il controllo passa dall'igiene del personale, dalla qualità delle acque di produzione e dalla cottura, perché la depurazione dei molluschi, efficace sui batteri, lo è molto meno sui virus.

Tra i parassiti il programma nomina tre nomi. Anisakis è un nematode dei prodotti della pesca: la larva può provocare una reazione gastrointestinale o allergica, e il controllo previsto dal Reg. 853/2004 per i prodotti destinati a essere consumati crudi o quasi crudi è il congelamento a −20 °C per almeno 24 ore o a −35 °C per almeno 15 ore in tutte le parti del prodotto. Trichinella si trasmette con carni di suino, cinghiale, cavallo e selvaggina, e il controllo ufficiale sulle carcasse è disciplinato dal Reg. (UE) 2015/1375, con il metodo della digestione artificiale. Toxoplasma gondii, il cui ospite definitivo è il gatto, si trasmette con carni poco cotte e vegetali contaminati: è il classico rischio da evitare in gravidanza, e si controlla con cottura o congelamento.

Tutti questi agenti rientrano nel concetto di zoonosi, cioè malattia trasmissibile dagli animali all'uomo; il monitoraggio europeo delle zoonosi e dei loro agenti è l'attività da cui nascono i rapporti annuali EFSA-ECDC, e i piani di controllo sulle salmonellosi negli allevamenti avicoli ne sono l'applicazione più visibile.

Collegamento: cercare direttamente i patogeni in ogni lotto sarebbe impossibile: per questo il controllo si appoggia a indicatori e a criteri fissati per legge.

Indicatori e criteri microbiologici

I microrganismi indicatori sono più facili e rapidi da ricercare dei patogeni, e la loro presenza segnala un problema di igiene prima che diventi un problema di sicurezza. La carica mesofila aerobia indica il livello generale di contaminazione e l'efficacia della pulizia; le Enterobacteriaceae sono l'indicatore di igiene di processo più usato; Escherichia coli indica una contaminazione di origine fecale, diretta o indiretta. Un valore alto non prova la presenza di un patogeno: dice che le condizioni in cui il patogeno potrebbe moltiplicarsi si sono verificate.

I criteri microbiologici europei sono fissati dal Reg. (CE) n. 2073/2005, più volte modificato, che distingue i criteri di sicurezza alimentare, applicabili ai prodotti immessi sul mercato per tutta la loro shelf life, dai criteri di igiene del processo, che indicano se la produzione funziona ma non rendono il prodotto inaccettabile. La tabella che confronta i due tipi è nella guida di Microbiologia degli alimenti; qui interessa il modo in cui il criterio si applica, cioè il piano di campionamento.

Ogni criterio indica il numero n di unità campionarie da prelevare dal lotto, il numero c di unità che possono dare un risultato compreso tra i limiti, il valore m (accettabile) e il valore M (limite oltre il quale nessuna unità può trovarsi). Nei piani a due classi, usati per i patogeni, esiste solo il limite m e c è zero: la classica formula «assenza in 25 g» significa che nessuna delle n unità analizzate può risultare positiva. Nei piani a tre classi, usati per gli indicatori, un certo numero di unità può stare tra m e M. Due conseguenze pratiche: un risultato conforme non certifica che l'intero lotto sia sicuro, ma solo che il campione soddisfa il criterio; e il campionamento va accompagnato dalle procedure di verifica del piano di autocontrollo, non sostituito a esse. Il regolamento prevede inoltre, per gli alimenti pronti che favoriscono la crescita di Listeria monocytogenes, che l'operatore dimostri il rispetto del limite per tutta la durata della conservazione.

Collegamento: quella dimostrazione richiede di sapere se e quanto un microrganismo può crescere in quell'alimento: è il tema dei fattori di crescita e della shelf life.

Fattori di crescita, ostacoli e shelf life

I fattori che governano lo sviluppo microbico si dividono in intrinseci, cioè propri dell'alimento — attività dell'acqua (aw), pH e acidità, potenziale redox, nutrienti, presenza di sostanze antimicrobiche naturali — ed estrinseci, cioè dell'ambiente: temperatura, umidità relativa, composizione dell'atmosfera. La trattazione dettagliata dei singoli fattori è in Microbiologia degli alimenti. Dal punto di vista igienistico ne discende un principio operativo: la teoria degli ostacoli, secondo cui la stabilità di un alimento nasce dalla combinazione di più barriere, ciascuna insufficiente da sola. Un salume stagionato non si conserva per il sale, né per il pH, né per l'aw, né per i nitriti, né per la flora lattica competitiva: si conserva perché ci sono tutti insieme, e ognuno indebolisce i microrganismi che gli altri devono fermare.

La shelf life è il periodo durante il quale il prodotto mantiene i requisiti di sicurezza e le caratteristiche qualitative dichiarate, nelle condizioni di conservazione indicate. Determinarla è un obbligo dell'operatore e si fa in tre modi complementari: gli studi di durabilità, che seguono un prodotto reale nel tempo misurando parametri microbiologici, chimici e sensoriali; i challenge test, in cui il prodotto viene contaminato volontariamente in laboratorio con un patogeno per osservarne il comportamento; e la microbiologia predittiva, che stima la crescita a partire dai valori di aw, pH e temperatura. Il risultato si traduce in etichetta in due diciture diverse: il termine minimo di conservazione («da consumarsi preferibilmente entro»), che riguarda la qualità, e la data di scadenza («da consumarsi entro»), obbligatoria per gli alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico, dopo la quale il prodotto non può più essere venduto.

Collegamento: finora i pericoli erano biologici. Il programma dedica altrettanta attenzione a quelli chimici, che hanno una logica di controllo completamente diversa.

I pericoli chimici

I pericoli chimici non si eliminano con la cottura e spesso non danno sintomi immediati: il loro effetto è cronico, legato all'esposizione ripetuta, e il controllo avviene a monte, sulle materie prime e sui fornitori, non sul processo. Il programma ne elenca cinque famiglie.

  • Residui di farmaci veterinari. Antibiotici, antiparassitari e altri trattamenti lasciano residui nei tessuti, nel latte e nelle uova. Il controllo si basa sui limiti massimi di residui e sul rispetto dei tempi di sospensione, cioè l'intervallo tra l'ultimo trattamento e la destinazione alimentare; a livello nazionale il monitoraggio è affidato al Piano Nazionale Residui. Un residuo di antibiotico nel latte, oltre al rischio sanitario e alla spinta all'antibiotico-resistenza, blocca anche i fermenti lattici e manda a monte la caseificazione.
  • Contaminanti ambientali. Metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio — soprattutto metilmercurio nei grandi pesci predatori), diossine e PCB, che si accumulano nei grassi animali, e idrocarburi policiclici aromatici, che si formano nell'affumicatura e nella cottura alla brace. I tenori massimi sono fissati dal Reg. (UE) 2023/915, che ha sostituito il precedente regolamento sui contaminanti.
  • Micotossine. Metaboliti tossici di muffe che contaminano cereali, frutta secca, spezie e caffè: aflatossine (fra cui l'aflatossina M1, che passa nel latte quando la bovina ha assunto mangime contaminato), ocratossina A, patulina nei succhi di mela, tossine di Fusarium nei cereali. Sono termostabili: la prevenzione si gioca in campo e nello stoccaggio, con essiccazione e controllo dell'umidità.
  • Istamina. Si forma per decarbossilazione batterica dell'istidina nei pesci delle famiglie ricche di questo amminoacido, come sgombri, tonni e sardine, quando la catena del freddo si interrompe. È termostabile, quindi la cottura non la elimina, e i criteri sono fissati dal Reg. 2073/2005: il vero controllo è la temperatura subito dopo la cattura.
  • Migrazione da materiali a contatto. Sostanze che passano dall'imballaggio all'alimento; il quadro normativo è ripreso più avanti, nella parte sugli imballaggi.

A queste si aggiungono i contaminanti di processo, come l'acrilammide, che si forma nelle cotture ad alta temperatura di alimenti ricchi di amido e per la quale l'Unione ha fissato misure di attenuazione e livelli di riferimento, e i residui di prodotti di sanificazione non risciacquati correttamente: un pericolo chimico che nasce proprio da un prerequisito eseguito male.

Collegamento: un pericolo a sé sta tra il chimico e il biologico, ed è l'unico per cui la legge impone un'informazione obbligatoria al consumatore.

Gli allergeni, pericolo regolamentato

Un allergene alimentare non è pericoloso per tutti, ma per chi è sensibilizzato può provocare reazioni fino allo shock anafilattico, anche a dosi minime. Il programma lo definisce «pericolo regolamentato» perché il Reg. (UE) n. 1169/2011 elenca in allegato quattordici sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze e ne impone l'indicazione obbligatoria: cereali contenenti glutine, crostacei, uova, pesce, arachidi, soia, latte, frutta a guscio, sedano, senape, semi di sesamo, anidride solforosa e solfiti oltre una certa concentrazione, lupini, molluschi. Sui prodotti preconfezionati devono essere evidenziati nell'elenco degli ingredienti con un carattere che li distingua; per gli alimenti non preconfezionati, compresa la ristorazione, l'informazione va comunque fornita.

Nel piano di autocontrollo gli allergeni si gestiscono come un pericolo chimico di contaminazione crociata: separazione delle materie prime nello stoccaggio, ordine di produzione che colloca i prodotti con allergene dopo quelli senza, pulizia dedicata tra una lavorazione e l'altra, controllo delle etichette dei fornitori e verifica che l'etichetta del prodotto finito corrisponda alla ricetta effettivamente usata. Un errore di etichetta è una delle cause più frequenti di richiamo. L'indicazione precauzionale «può contenere tracce di…» non ha una disciplina specifica: non sostituisce la gestione del rischio, e non va usata come scorciatoia.

Collegamento: resta il terzo tipo di pericolo classico, il più intuitivo e il più visibile per il consumatore.

I pericoli fisici

Un pericolo fisico è un corpo estraneo che può causare lesioni o soffocamento: frammenti di metallo da lame e attrezzature, schegge di vetro o di plastica dura, frammenti di osso, pietre, gusci, oggetti personali degli operatori. La prevenzione è fatta di regole semplici e verificabili: politica del vetro e dei materiali fragili (registro delle fonti, sostituzione con materiali infrangibili, procedura in caso di rottura), divieto di oggetti personali e gioielli nelle aree di lavorazione, uso di utensili in materiale rilevabile, manutenzione programmata delle attrezzature con controllo dell'integrità delle parti soggette a usura.

Il controllo finale è spesso affidato a un dispositivo in linea: metal detector, separatori magnetici, setacci, raggi X, selezionatori ottici. Sono tra i pochi punti del processo che rispondono alla definizione piena di punto critico di controllo, perché hanno un limite misurabile (la dimensione del frammento rilevabile), una sorveglianza definita (i test periodici con provini certificati) e un'azione correttiva chiara (il blocco e la verifica di tutti i prodotti lavorati dall'ultimo test valido).

Collegamento: prima di passare al metodo che tiene insieme tutti questi pericoli, conviene metterli uno accanto all'altro.

Sintesi: i quattro pericoli a confronto

Pericoli biologici, chimici, fisici e allergeni si comportano in modo diverso su ogni dimensione che conta per il controllo: da dove arrivano, con che rapidità agiscono, dove si fermano. Scegli una dimensione per confrontarli.

Confronta 4 tipi di pericolo

Dimensione Biologico Chimico Fisico Allergene
Origine Animali, uomo, ambiente, acqua; contaminazione crociata durante la lavorazione Materie prime, ambiente, trattamenti veterinari e fitosanitari, processo, imballaggi Attrezzature, strutture, materie prime, operatori Ingrediente di un'altra ricetta, residui su linee condivise, errore di etichetta
Effetto sul consumatore Da poche ore a giorni: gastroenterite, febbre, forme invasive nei soggetti fragili Quasi sempre cronico, legato all'esposizione ripetuta; acuto solo in casi come l'istamina Immediato: lesioni, soffocamento, danni dentali Immediato e potenzialmente grave, anche a dosi minime, ma solo nei soggetti sensibilizzati
Dove si controlla Nel processo: temperature, tempi, pH, sanificazione, separazione crudo/cotto A monte: qualifica dei fornitori, specifiche, certificati di analisi, piani di monitoraggio Nel processo e in uscita: filtri, setacci, magneti, metal detector, ispezione visiva Nell'organizzazione: stoccaggio separato, sequenza di produzione, pulizia dedicata, controllo etichette
Effetto della cottura Elimina le forme vegetative; non elimina spore e tossine termostabili Nessuno; alcune cotture creano nuovi contaminanti, come acrilammide e IPA Nessuno: il corpo estraneo resta Nessuno: la proteina allergenica in genere resiste al trattamento termico

I pericoli biologici e fisici nascono in larga parte dentro lo stabilimento, quelli chimici quasi sempre a monte, nella materia prima o nell'ambiente di produzione primaria. L'allergene, invece, entra come ingrediente perfettamente legittimo: diventa pericolo solo se finisce dove non dovrebbe.

Collegamento: tenere insieme quattro famiglie di pericoli lungo un intero processo richiede un metodo. Quel metodo ha un nome e quattro lezioni dedicate, ma comincia da qualcosa che viene prima.

I prerequisiti, la base dell'HACCP

I prerequisiti (in inglese prerequisite programmes, PRP) sono le condizioni e le attività di base necessarie per mantenere un ambiente igienico lungo tutta la filiera: buone pratiche di igiene e di lavorazione, cioè esattamente i requisiti visti finora — struttura e layout, manutenzione, sanificazione, controllo degli infestanti, igiene e formazione del personale, potabilità dell'acqua, gestione dei rifiuti, catena del freddo, qualifica dei fornitori, rintracciabilità. Nella versione aggiornata dei General Principles of Food Hygiene del Codex Alimentarius le buone pratiche di igiene e il sistema HACCP sono presentati proprio così: prima le une, poi l'altro.

La distinzione è la chiave di volta di tutta la materia. I prerequisiti riducono la probabilità che un pericolo si presenti, ma agiscono in modo generale, sull'ambiente e sull'organizzazione. L'HACCP interviene invece su punti specifici del processo, dove un pericolo identificato può essere prevenuto, eliminato o ridotto a un livello accettabile, con un limite misurabile. Se i prerequisiti sono deboli, l'analisi dei pericoli produce decine di punti critici ingestibili; se sono solidi, i punti critici sono pochi e davvero presidiabili. Per questo la prima domanda davanti a un problema non è «serve un nuovo CCP?» ma «quale prerequisito non sta funzionando?».

Collegamento: con i prerequisiti in ordine si può costruire il piano vero e proprio, seguendo una sequenza codificata.

I sette principi e i dodici stadi

L'HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) nasce negli anni Sessanta per garantire la sicurezza degli alimenti destinati ai programmi spaziali statunitensi, viene codificato dal Codex Alimentarius e diventa obbligo europeo con l'art. 5 del Reg. (CE) n. 852/2004, che impone a tutti gli operatori successivi alla produzione primaria di predisporre e applicare procedure basate sui suoi principi. La logica è preventiva: invece di controllare il prodotto finito, quando l'errore è già stato commesso, si presidiano i punti del processo in cui il pericolo può essere tenuto sotto controllo.

Schema — I sette principi dell'HACCP

Principio Che cosa richiede Esempio
1. Analisi dei pericoli Identificare i pericoli di ogni fase e valutarne probabilità e gravità, definendo le misure di controllo Sopravvivenza di Salmonella nella cottura di una preparazione a base di uova
2. Individuazione dei CCP Determinare le fasi in cui il controllo è essenziale ed è possibile La fase di cottura, ultima occasione per eliminare il pericolo
3. Limiti critici Fissare per ogni CCP un valore misurabile che separa l'accettabile dall'inaccettabile Temperatura al cuore e tempo di mantenimento definiti e validati
4. Sorveglianza Stabilire chi misura, come, con quale frequenza e dove registra Sonda a cuore su un pezzo per lotto, con registrazione
5. Azioni correttive Definire in anticipo cosa fare sul prodotto e sul processo quando il limite non è rispettato Prolungare la cottura, bloccare il lotto, verificare il termometro
6. Verifica Controllare periodicamente che il sistema funzioni e resti adeguato Taratura delle sonde, audit interni, analisi di riscontro, riesame del piano
7. Documentazione Predisporre documenti e registrazioni proporzionati alla natura e alle dimensioni dell'impresa Diagramma di flusso, schede dei CCP, moduli di registrazione conservati

I sette principi sono preceduti da cinque stadi preliminari, che insieme formano i dodici stadi del Codex: costituire il gruppo di lavoro con le competenze necessarie, descrivere il prodotto (composizione, trattamenti, confezionamento, conservazione), individuarne la destinazione d'uso e i consumatori — compresi i gruppi vulnerabili —, costruire il diagramma di flusso di tutte le fasi e, quinto stadio spesso trascurato, verificarlo in campo, seguendo il processo reale a impianto in funzione. Un diagramma di flusso incompleto produce un'analisi dei pericoli incompleta: è il motivo per cui la verifica sul posto è un passaggio formale del metodo e non una buona abitudine.

Collegamento: il passaggio più delicato è il secondo, perché da lì dipende quanto sarà gestibile il piano.

Limiti critici, sorveglianza e verifica

Per decidere se una fase è un punto critico di controllo il Codex propone un albero delle decisioni, una sequenza di domande: esiste una misura di controllo per quel pericolo in questa fase? La fase è specificamente concepita per eliminarlo o ridurlo a un livello accettabile? La contaminazione può superare il livello accettabile? Una fase successiva lo eliminerà o lo ridurrà? Se nessuna fase successiva è in grado di farlo e la misura di controllo è misurabile, la fase è un CCP. L'albero è uno strumento, non un oracolo: il giudizio del gruppo di lavoro resta necessario.

Un limite critico deve essere misurabile in tempo reale: tempo, temperatura, pH, aw, concentrazione di cloro, dimensione del frammento rilevabile. Un'analisi microbiologica di laboratorio, che dà risposta in giorni, non può essere un limite critico ma appartiene alla verifica. Distinguere le due cose è essenziale: la sorveglianza avviene durante il processo e serve a intervenire subito, la verifica avviene dopo e serve a dimostrare che il sistema funziona. Accanto a esse c'è la validazione, cioè la prova, raccolta prima di applicare il piano, che la misura scelta è davvero capace di controllare il pericolo — tipicamente dati di letteratura, prove sperimentali o linee guida di settore.

Prova a classificare alcune misure concrete: alcune sono CCP, altre appartengono ai prerequisiti.

CCP o prerequisito?

CCP

—

—

Prerequisito

—

Collegamento: quando nonostante tutto un prodotto non conforme arriva sul mercato, il piano deve prevedere anche come recuperarlo.

Rintracciabilità, ritiro e richiamo

La rintracciabilità imposta dal Reg. 178/2002 segue la regola «un passo indietro, un passo avanti»: ogni operatore deve sapere da chi ha ricevuto ciascun prodotto e a quali imprese lo ha ceduto, e mettere queste informazioni a disposizione delle autorità. Sul piano pratico significa tre cose: identificare i lotti in modo univoco, conservare i documenti di acquisto e di vendita collegati ai lotti, ed essere in grado di ricostruire il percorso in tempi brevi. Il collegamento tra lotti in entrata e lotti in uscita è il punto critico del sistema, perché quando una materia prima viene divisa fra più produzioni il legame si moltiplica.

Quando un prodotto non conforme è già uscito dallo stabilimento l'operatore ha due strumenti, distinti per portata: il ritiro, che riguarda i prodotti nella catena distributiva e non ancora acquistati dal consumatore, e il richiamo, che si attiva quando il prodotto può essere già arrivato al consumatore e serve informarlo direttamente. Gli obblighi giuridici sono trattati in Diritto agroalimentare; sul piano igienistico conta la procedura scritta: chi decide, con quale criterio, entro quanto, come si informano autorità e clienti, come si recupera e si isola il prodotto, come si documenta l'esito. Una prova periodica di rintracciabilità — scegliere un lotto e ricostruirlo a ritroso e in avanti entro un tempo stabilito — è uno dei controlli più efficaci che un'impresa possa fare su sé stessa.

Collegamento: il metodo è completo. L'ultima parte del programma lo applica alle filiere di origine animale, dove il settore VET/04 entra nel dettaglio.

Carni: ispezione e contaminazione

La carne del muscolo di un animale sano è praticamente sterile: la contaminazione nasce durante la macellazione. Le fonti, cui il corso dedica due lezioni, sono tre. L'animale: cute, peli e zoccoli portano terra e feci, e il tratto gastrointestinale contiene le cariche più alte, ecco perché scuoiatura ed eviscerazione sono le fasi più delicate e la rottura di un viscere è un incidente grave. L'ambiente: aria, acqua, superfici, attrezzature, in particolare i coltelli, che trasferiscono contaminazione da una carcassa all'altra. Gli operatori, con mani, abbigliamento e gestualità. Poiché la contaminazione è superficiale, tutte le operazioni successive che aumentano la superficie — sezionamento, disosso e soprattutto macinazione — la distribuiscono nella massa: è la ragione microbiologica dei limiti di temperatura più severi per le carni macinate e della raccomandazione di cuocerle fino al cuore.

Il controllo ufficiale sulle carni si articola in due momenti. La visita ante mortem verifica lo stato di salute e di pulizia degli animali, il benessere, le informazioni sulla catena alimentare trasmesse dall'allevamento e l'eventuale trattamento farmacologico con i relativi tempi di sospensione. La visita post mortem esamina carcassa e visceri e porta al giudizio ispettivo: carne idonea al consumo umano, idonea con destinazione vincolata o non idonea. Le carni giudicate idonee ricevono il bollo sanitario, di forma ovale, con sigla dello Stato e numero di riconoscimento dello stabilimento; le parti non idonee diventano sottoprodotti di origine animale, classificati in tre categorie dal Reg. (CE) n. 1069/2009 secondo il rischio, con destinazioni obbligate — distruzione per la categoria 1, che comprende i materiali specifici a rischio per le encefalopatie spongiformi, usi non alimentari per la 2, possibile impiego in mangimi e altri settori per la 3.

Dopo la macellazione la carne subisce trasformazioni biochimiche che ne determinano la qualità: la glicolisi post mortem produce acido lattico e abbassa il pH, e un pH finale corretto contribuisce alla conservabilità. Se l'animale arriva stressato e con scorte di glicogeno esaurite il pH resta alto e si ottengono carni DFD (scure, compatte, secche), più facilmente alterabili; se invece la caduta del pH è troppo rapida mentre la carcassa è ancora calda si ottengono carni PSE (pallide, molli, essudanti). È il motivo per cui il benessere animale durante trasporto e sosta non è soltanto una questione etica ma un parametro igienico e tecnologico.

Collegamento: la seconda filiera con lezioni dedicate parte invece da una materia prima liquida, che si contamina in modo diverso.

Latte e derivati

Il latte appena munto da una mammella sana ha una carica microbica bassa: la contaminazione arriva dalla mammella stessa in caso di mastite, dalla cute dell'animale e dall'ambiente di stalla, dall'impianto di mungitura mal sanificato e dalla temperatura di conservazione in azienda. I parametri che il Reg. 853/2004 fissa per il latte crudo vaccino destinato alla trasformazione sono due, ed esprimono proprio queste due cause: la carica batterica totale a 30 °C, non superiore a 100.000 ufc/ml come media geometrica, indicatore dell'igiene di mungitura e della catena del freddo, e le cellule somatiche, non superiori a 400.000 per ml come media geometrica, indicatore dello stato sanitario della mammella. Il latte crudo non può inoltre provenire da animali trattati con farmaci prima del termine del tempo di sospensione.

I trattamenti termici si distinguono per intensità e obiettivo. La pastorizzazione elimina le forme vegetative dei patogeni e riduce la flora alterativa: nella versione rapida si applica un binomio dell'ordine di 72 °C per 15 secondi, in quella lenta temperature più basse per tempi lunghi. Il controllo di avvenuta pastorizzazione si fa con il test della fosfatasi alcalina, che deve risultare negativo perché l'enzima si inattiva a condizioni simili a quelle necessarie per i patogeni; la perossidasi, più resistente, permette di distinguere una pastorizzazione dolce da una più intensa. I trattamenti UHT e la sterilizzazione puntano invece alla stabilità a temperatura ambiente, con modifiche sensoriali e nutrizionali maggiori.

Nei derivati i pericoli cambiano con la tecnologia. Nei formaggi a latte crudo la sicurezza dipende dalla qualità della materia prima e dagli ostacoli del processo — acidificazione, salatura, stagionatura, riduzione dell'aw — perché manca il trattamento termico; nei formaggi a pasta molle pronti al consumo il pericolo caratteristico è Listeria monocytogenes, che trova pH e umidità favorevoli e cresce anche in frigorifero. La microbiologia delle fermentazioni lattiche è approfondita in Microbiologia degli alimenti.

Collegamento: la terza filiera con tre lezioni dedicate è quella in cui la freschezza si misura, e non si giudica soltanto a occhio.

Prodotti della pesca e molluschi

Il pesce si altera più in fretta della carne per tre ragioni: la flora psicrofila propria degli ambienti freddi continua a moltiplicarsi in ghiaccio, gli enzimi digestivi e tissutali degradano rapidamente i tessuti (autolisi) e la composizione dei lipidi, ricchi di acidi grassi polinsaturi, li rende molto sensibili all'ossidazione. La valutazione della freschezza comincia dai caratteri sensoriali: occhio convesso, trasparente e brillante, branchie rosse e umide senza muco denso, carne soda ed elastica, odore marino. Gli standard comuni di commercializzazione (Reg. CE n. 2406/96) traducono questi caratteri nelle categorie di freschezza Extra, A e B, sotto le quali il prodotto non è ammesso al consumo.

Ai caratteri sensoriali si affiancano indici chimici. L'ABVT, l'azoto basico volatile totale, misura i composti azotati che si accumulano con la degradazione: il Reg. (CE) n. 2074/2005 fissa limiti compresi tra 25 e 35 mg di azoto per 100 g a seconda della specie. L'istamina, già vista tra i pericoli chimici, è oggetto di criteri specifici per le specie a rischio, e i prodotti destinati a essere consumati crudi o quasi crudi richiedono il trattamento di congelamento contro i parassiti. Sotto il profilo della conservazione, il ghiaccio fondente resta il riferimento, e il confezionamento in atmosfera modificata o sotto vuoto non sostituisce il freddo: anzi, riducendo l'ossigeno può favorire i microrganismi anaerobi.

I molluschi bivalvi vivi hanno un regime a sé perché, filtrando l'acqua, concentrano batteri, virus e biotossine. Le zone di produzione sono classificate dall'autorità competente in base alla contaminazione fecale misurata con E. coli nella carne e nel liquido intervalvare: dalla zona A, i cui prodotti possono andare direttamente al consumo, alla zona B, che richiede depurazione, stabulazione o trasformazione, alla zona C, che richiede una lunga stabulazione o la trasformazione. I molluschi passano da centri di depurazione e centri di spedizione riconosciuti, viaggiano vivi accompagnati da un documento di registrazione e recano un'etichetta con l'identificazione del lotto. Il monitoraggio delle biotossine marine prodotte dalle alghe — i gruppi classici sono le tossine paralizzanti (PSP), quelle diarroiche (DSP) e quelle amnesiche (ASP) — è parte del controllo ufficiale delle zone: sono termostabili, quindi la cottura non protegge.

Collegamento: restano due filiere che il programma nomina fra le conoscenze attese e che hanno regole di conservazione tutte loro.

Uova, ovoprodotti e miele

L'uovo ha barriere naturali efficaci — guscio, cuticola, membrane testacee e lisozima dell'albume — che però si indeboliscono nel tempo e si annullano se il guscio viene bagnato o danneggiato. Il pericolo caratteristico è Salmonella, che può contaminare il guscio (via orizzontale, dalle feci) o l'interno (via verticale, dall'ovaio). Da qui le regole: le uova si conservano asciutte e pulite, non si lavano, restano a temperatura possibilmente costante e vanno consegnate al consumatore entro 21 giorni dalla deposizione, con termine minimo di conservazione fissato a 28 giorni. Il codice stampigliato identifica il metodo di allevamento con la prima cifra (0 biologico, 1 all'aperto, 2 a terra, 3 in gabbia), seguita dal codice dello Stato e dall'identificativo dell'allevamento.

Gli ovoprodotti — uovo sgusciato liquido, pastorizzato, concentrato o in polvere — sono la risposta industriale al problema: subiscono un trattamento termico e riducono drasticamente il rischio nelle preparazioni che non prevedono cottura, come creme e salse. Nella ristorazione è la soluzione raccomandata per i piatti a base di uovo crudo.

Il miele è un alimento con aw molto bassa, pH acido e sostanze antibatteriche naturali: non permette la crescita microbica, ma può contenere spore, e per questo non va somministrato ai bambini sotto l'anno di età, il cui intestino non è ancora in grado di contrastare la germinazione delle spore di Clostridium botulinum. La disciplina di composizione e denominazione deriva dalla direttiva europea sul miele, recepita in Italia nel 2004; i parametri di controllo più usati sono l'idrossimetilfurfurale (HMF) e l'attività diastasica, che segnalano riscaldamento eccessivo o conservazione prolungata, insieme all'umidità e alla ricerca di residui, dato che per le api non esistono trattamenti antibiotici autorizzati nell'Unione.

Collegamento: l'ultimo blocco di lezioni riguarda ciò che sta intorno all'alimento e che il programma considera un pericolo chimico a tutti gli effetti.

Imballaggi e materiali a contatto

Cinque lezioni sono dedicate all'imballaggio: una alla sua storia ed evoluzione, quattro ai principi e alla normativa dei materiali e oggetti a contatto con gli alimenti (MOCA). Dal punto di vista igienico l'imballaggio svolge quattro funzioni: contenere il prodotto, proteggerlo da contaminazioni, urti, luce, ossigeno e umidità, conservarlo agendo sull'atmosfera interna, e informare, perché è il supporto dell'etichetta e del lotto. Si distinguono l'imballaggio primario, a contatto diretto con l'alimento, il secondario, che raggruppa le confezioni, e il terziario, per il trasporto.

Il pericolo tipico è la migrazione: il passaggio di sostanze dal materiale all'alimento, tanto maggiore quanto più alta è la temperatura, lungo il tempo di contatto e grasso o acido l'alimento. Il principio generale, fissato dal regolamento quadro europeo sui MOCA, è che i materiali non devono cedere all'alimento componenti in quantità tali da costituire un pericolo per la salute, modificarne in modo inaccettabile la composizione o alterarne le caratteristiche organolettiche; per le materie plastiche esistono liste di sostanze autorizzate e limiti di migrazione specifica e globale. Il quadro normativo completo, con i riferimenti puntuali, è nella guida di Diritto agroalimentare.

Per l'operatore contano tre adempimenti pratici: acquistare MOCA accompagnati dalla dichiarazione di conformità, usarli nelle condizioni previste (il simbolo del bicchiere e della forchetta indica l'idoneità, ma le indicazioni d'uso precisano temperatura e tipo di alimento), e garantirne la rintracciabilità. Gli imballaggi attivi, che rilasciano o assorbono sostanze, e quelli intelligenti, che segnalano lo stato del prodotto, hanno regole proprie e non devono trarre in inganno il consumatore sullo stato dell'alimento.

Collegamento: le filiere viste finora hanno ciascuna il proprio pericolo dominante e il proprio parametro di controllo: metterle in fila aiuta a fissarle.

Sintesi: cinque filiere a confronto

Carni rosse, carni avicole, latte, prodotti della pesca e molluschi bivalvi ricorrono in tutto il programma. Scegli una dimensione per confrontarle.

Confronta 5 filiere di origine animale

Dimensione Carni rosse Carni avicole Latte Prodotti della pesca Molluschi bivalvi
Pericolo caratteristico STEC e Salmonella dalla contaminazione fecale in macellazione Campylobacter e Salmonella, con prevalenza elevata negli allevamenti Patogeni del latte crudo, residui di farmaci, aflatossina M1 Istamina, parassiti come Anisakis, alterazione rapida Virus enterici, E. coli, biotossine marine
Temperatura ≤ 7 °C carcasse e tagli, ≤ 3 °C frattaglie, ≤ 2 °C macinate ≤ 4 °C ≤ 8 °C in azienda con raccolta giornaliera, ≤ 6 °C se non giornaliera Ghiaccio fondente, circa 0 °C Temperatura che non comprometta la vitalità, senza congelamento
Controllo chiave Visita ante e post mortem, igiene di scuoiatura ed eviscerazione, bollatura Piani di controllo negli allevamenti, igiene di macellazione, gestione del crudo in cucina Igiene di mungitura, sanità della mammella, trattamento termico validato Freddo immediato dopo la cattura, congelamento contro i parassiti Classificazione delle zone di produzione, depurazione, centri di spedizione riconosciuti
Parametro misurato Conta aerobica ed Enterobacteriaceae sulle carcasse, pH post mortem Criteri su Salmonella nelle carcasse e nelle preparazioni Carica batterica a 30 °C e cellule somatiche; fosfatasi alcalina dopo pastorizzazione Categorie di freschezza, ABVT, istamina E. coli nella carne e nel liquido intervalvare, biotossine

Ogni filiera porta con sé il serbatoio del proprio animale: i ruminanti gli STEC, il pollame Campylobacter e Salmonella, il mare i vibrioni e i parassiti. I molluschi fanno eccezione, perché il loro pericolo non viene dall'animale ma dall'acqua che filtra.

Collegamento: con le filiere si chiude il programma. Le sezioni che seguono riguardano come organizzare lo studio.

Metodo di studio consigliato

Alcuni criteri utili per organizzare lo studio, in base alla struttura del programma:

  • Costruisci subito una tabella dei regolamenti. Numero, anno, oggetto in una riga: 178/2002 principi generali e rintracciabilità, 852/2004 igiene generale, 853/2004 alimenti di origine animale, 2073/2005 criteri microbiologici, 2017/625 controlli ufficiali. Sono cinque riferimenti che ricorrono in ogni argomento: confonderli è l'errore più facile da evitare.
  • Studia i pericoli con una griglia fissa. Per ogni agente: meccanismo (infezione, intossicazione, tossinfezione), serbatoio, veicoli, dose infettante, misura di controllo. Una scheda uguale per tutti rende i confronti immediati e ti evita di rileggere tutto quando due patogeni si somigliano.
  • Rifai l'HACCP su un prodotto tuo. Scegli una preparazione che conosci, scrivi il diagramma di flusso fase per fase, elenca i pericoli di ogni fase, applica l'albero delle decisioni e prova a scrivere due schede di CCP complete di limite, sorveglianza, azione correttiva e registrazione. Un'ora così vale più di tre riletture dei sette principi.
  • Tieni sempre distinti prerequisito e CCP. È la distinzione che regge tutta la seconda metà del programma: ogni volta che incontri una misura di controllo, chiediti se agisce sull'ambiente o su una fase precisa, e se ha un limite misurabile in tempo reale.
  • Affronta le filiere per ultime e con uno schema comune. Pericolo caratteristico, temperatura, controllo chiave, parametro misurato: le cinque filiere si memorizzano meglio in parallelo che una dopo l'altra, perché le differenze sono più informative degli elenchi.
  • Usa i testi consigliati in modo mirato. Il manuale di ispezione delle carni serve per visita ante e post mortem e giudizio ispettivo; per i regolamenti conviene leggere le versioni consolidate su EUR-Lex, perché molti sono stati modificati più volte e i testi originali sono superati.

Confrontati con chi sta studiando lo stesso corso. Il gruppo L26 San Raffaele è aperto a tutti gli studenti del corso, per qualsiasi materia.

Come funziona l'esame

Il formato degli esami San Raffaele è spiegato nella guida dedicata, aggiornata quando le modalità cambiano. Prima di ogni appello controlla anche il programma ufficiale dell'insegnamento.

Le modalità cambiano frequentemente: numero di domande, sessioni in presenza, punti premialità. Trovi tutto spiegato nella guida completa, sempre aggiornata:

Come funzionano gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele →

Quanto tempo serve

Con 8 CFU e 39 videolezioni, conviene mettere in conto 5-6 settimane: una per il quadro normativo e le autorità, una e mezza per i requisiti igienici e la sanificazione, una e mezza per i pericoli, una per l'HACCP — la parte che richiede più esercizio pratico — e una per le filiere e gli imballaggi, con qualche giorno finale di ripasso trasversale.

Il tempo dipende molto da cosa hai già fatto. Chi arriva da Microbiologia degli alimenti e Diritto agroalimentare ritrova i patogeni, i fattori di crescita e i regolamenti generali e può concentrarsi sulla parte applicativa; chi affronta questa materia prima delle altre farà bene ad aggiungere qualche giorno per fissare i patogeni e il vocabolario della normativa europea, perché il corso li dà per noti.

Questa materia ti prepara a…

Questo esame è il punto in cui microbiologia, tecnologie e normativa si incontrano in un'unica procedura di controllo. Le competenze che sviluppa — analisi dei pericoli, gestione dei prerequisiti, costruzione e verifica di un piano di autocontrollo, lettura dei criteri e dei referti analitici — sono la base diretta della parte gestionale e certificativa del terzo anno. Nel piano di studi L26 i collegamenti più stretti sono questi:

Prepari questa materia in questo periodo? Entra nel gruppo del corso.

Domande frequenti

8 CFU (cod. 0262208VET04, SSD VET/04). È una materia del 3° anno e lo stesso codice compare sia nel piano di studi dell'A.A. 2026/2027 sia nel piano dell'A.A. 2024/2025: il codice non si sceglie, lo assegna il piano in cui sei iscritto.

Il programma ufficiale parte dall'analisi del rischio e dal quadro normativo europeo (Reg. CE 178/2002, pacchetto igiene, Reg. UE 2017/625), prosegue con i pericoli biologici, chimici e fisici e con gli allergeni, i criteri microbiologici del Reg. CE 2073/2005, i requisiti igienici di strutture, attrezzature, personale e acque, la sanificazione e il controllo degli infestanti, il sistema HACCP con i suoi prerequisiti, e si chiude con l'igiene e l'ispezione delle filiere di origine animale: carni, prodotti a base di carne, latte e derivati, prodotti della pesca e molluschi bivalvi, uova e ovoprodotti, miele.

La scheda ufficiale non indica prerequisiti formali né propedeuticità. Il corso però dà per acquisite le basi di microbiologia degli alimenti del 2° anno — fattori di crescita, patogeni, indicatori di igiene — e il linguaggio del diritto alimentare europeo. Chi ha già sostenuto Microbiologia degli alimenti e Diritto agroalimentare ritrova molti concetti, qui applicati al controllo dei processi e delle filiere.

No. In L22 Scienze Motorie c'è Igiene ed educazione sanitaria e in L13 Scienze Biologiche ci sono Igiene e Igiene Ambientale, tutte del settore MED/42 e orientate alla sanità pubblica. Nella magistrale LM61 Scienze della Nutrizione Umana c'è Tecnologia e sicurezza degli alimenti - Igiene e sicurezza, settore AGR/15. Questo esame di L26 è invece del settore VET/04, ispezione degli alimenti di origine animale, e vale 8 CFU.

Il formato degli esami San Raffaele è spiegato nella guida dedicata agli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele, che viene aggiornata quando le modalità cambiano. Controlla sempre anche il programma ufficiale dell'insegnamento prima dell'appello.

La base è il materiale in piattaforma. Come testi di consultazione la scheda ufficiale indica il Manuale di ispezione e controllo delle carni (CEA — Casa Editrice Ambrosiana), utile per la visita ante e post mortem e il giudizio ispettivo, e Ispezione e controllo degli alimenti (Le Point Vétérinaire Italie). La stessa scheda elenca i regolamenti da leggere in versione consolidata su EUR-Lex e le fonti da cui tenersi aggiornati: EFSA, Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità e il portale RASFF.

Analizzare i pericoli; individuare i punti critici di controllo (CCP); stabilire per ogni CCP i limiti critici; stabilire le procedure di sorveglianza; stabilire le azioni correttive da applicare quando un limite critico non è rispettato; stabilire le procedure di verifica; predisporre documenti e registrazioni adeguati. Sono i principi del Codex Alimentarius, richiamati dall'art. 5 del Reg. (CE) n. 852/2004, e si applicano dopo aver messo in atto i prerequisiti: strutture, sanificazione, formazione del personale, controllo degli infestanti, catena del freddo.

Altre materie L26-SANRAFFAELE

Tutte le guide Scienze dell'Alimentazione e Gastronomia — San Raffaele →

Gruppi L26 San Raffaele (2)

Nota di trasparenza

I marchi e i nomi di ateneo citati in questa guida (Pegaso, Mercatorum, San Raffaele) sono utilizzati esclusivamente a fini descrittivi e informativi. La guida è realizzata in modo indipendente, senza alcun rapporto di affiliazione o collaborazione con gli atenei citati. Lo studente resta responsabile del rispetto del regolamento didattico e degli obblighi contrattuali del proprio ateneo.

Studia con
altri studenti