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L18-PEGASO · Economia Aziendale — Pegaso

Diritto e Management della Professione di Commercialista L18 Pegaso

Diritto e management della professione di commercialista è un esame a scelta di Economia Aziendale L18 Pegaso, aperto a tutti e tre gli indirizzi. Nel piano 2026/2027 vale 9 CFU (codice 0602509SECSP07INM) e ha 45 videolezioni in due metà: prima le regole della professione (albo, Ordini, società tra professionisti, contratto, compenso e responsabilità), poi la gestione dello studio (consulenza alle PMI, organizzazione per processi, controllo, network e persone).

Non ha calcoli e il linguaggio è quello di chi lavora in uno studio: è un esame che molti scelgono per avvicinarsi alla professione. Chi lo prepara chiede soprattutto da quale materiale studiare, quale codice ha nel piano e come sono le prove. Questa guida segue le 45 lezioni del programma ufficiale e le riordina in undici blocchi, con uno schema per ognuno e le norme di riferimento.

Scheda materia
9
CFU
A scelta
Anno
SECS-P/07
SSD
0602509SECSP07INM
Codice
Indirizzo
Business Management E Consulenza Direzionale Imprese Digitali E Esg Management Management Delle Imprese Turistiche
Esiste anche il codice precedente 0601712SECSP07II, da 12 CFU e 72 videolezioni. Vedi Due codici.

Di cosa parla il programma

Obiettivi formativi ufficiali — programma Pegaso

  • Fornire competenze sulle regole di accesso, iscrizione, cancellazione e organizzazione degli Ordini professionali
  • Approfondire il quadro normativo dell'esercizio della professione, delle società tra professionisti (STP), delle modalità contrattuali e della determinazione dei compensi
  • Analizzare le responsabilità professionali del commercialista, civili, contrattuali e deontologiche, nelle attività tipiche e specialistiche
  • Sviluppare competenze gestionali e organizzative per condurre uno studio professionale: modelli funzionali, mappatura dei processi, budget e controllo
  • Fornire strumenti per gestire in modo strategico il rapporto con i clienti, il networking, l'adattamento al mercato e i servizi di consulenza alle imprese

Cosa trovi in questa guida

Prima il programma e la differenza tra i due codici. Poi gli argomenti in undici blocchi: sei sul diritto della professione, dall'albo alla responsabilità, e cinque sul management dello studio, dalla consulenza alle PMI alla formazione dei collaboratori. C'è una linea del tempo delle norme che hanno cambiato la professione. Il metodo operativo è in Metodo di studio.

Il PDF del codice 0602509SECSP07INM elenca 45 videolezioni numerate. Qui le raggruppiamo per area, con i titoli ufficiali:

  • La professione (1-5) — Le professioni e l'albo; Iscrizione e cancellazione; Gli Ordini; La disciplina; L'accesso dei commercialisti
  • Forme associate (6-9) — L'esercizio della professione in forma associata; La società tra professionisti (STP); La partecipazione alla STP; La governance della STP e lo scarso successo
  • Contratto e compenso (10-16) — Il contratto d'opera; Determinazione del compenso; Il compenso professionale; Preventivo e contratto; Il compenso a risultato; Retainer fee e success fee; Il recesso
  • Responsabilità (17-24) — La responsabilità del prestatore d'opera; Responsabilità dei collaboratori e del commercialista; Responsabilità del commercialista nelle attività tipiche; Obbligazioni di mezzo e di risultato; La prudenza e la colpa professionale; Negligenza e imperizia; L'errore professionale; La responsabilità dell'Amministratore Giudiziario e l'assicurazione
  • Consulenza (25-27) — Il servizio di consulenza alle PMI; Servizi alle Micro PMI; La consulenza direzionale
  • Organizzazione e controllo (28-32) — Organizzazione dello studio professionale; Modello funzionale e per processo; Mappatura dei processi; Il controllo; Budget ed evoluzione dello studio
  • Strategia (33-37) — Piccoli studi e rigidità; Rapporto con i clienti; Adattarsi al mercato; Improvvisazione e velocità; Strategia della semplicità
  • Network (38-40) — Il network; I vantaggi del network; Networking e clienti marginali
  • Persone (41-45) — Office Manager e Controller; Il Development Manager e il Risk management; La performance e i compensi; Le risorse umane; La formazione

Stai preparando questo esame? Nel gruppo della materia trovi chi lo ha appena sostenuto, i materiali condivisi dagli studenti e le date di chi lo prenota con te.

Due codici: 9 o 12 CFU

Il codice non si sceglie: dipende dall'anno in cui hai inserito l'esame tra quelli a scelta. Nel gruppo della materia si parla di "06017" e "06025", le prime cifre dei due codici:

Codice CFU Programma
0602509SECSP07INM 9 45 videolezioni, quelle del piano 2026/2027. È il programma seguito in questa guida
0601712SECSP07II 12 72 videolezioni, con le stesse 45 e in più lezioni su storia e formazione della professione, tariffe e prescrizione, regole europee (direttiva Bolkestein e recepimento), mercato delle PMI e start-up, numeri e redditi dei commercialisti, crisi e casi di studio

Le 45 lezioni del codice da 9 CFU hanno gli stessi titoli e lo stesso docente di riferimento delle lezioni corrispondenti del codice da 12, ma in un ordine diverso: per esempio il contratto d'opera viene dopo le società tra professionisti, e il compenso a risultato subito dopo il preventivo. Se studi con materiale preparato sul codice da 12 CFU, controlla l'elenco delle tue lezioni in piattaforma: le parti in più non sono nel tuo programma, e l'ordine conta per sapere cosa va nella prova intermedia e cosa nella finale.

Argomenti del programma da approfondire

Il corso unisce due materie diverse. La prima metà è diritto: chi può fare il commercialista, in quali forme, con quale contratto, per quale compenso e con quali responsabilità. La seconda metà è management: come si organizza e si fa crescere uno studio. Conviene studiare il diritto con le norme sotto mano e il management per schemi, perché le dispense sono discorsive e ricche di esempi.

Mappa — la sequenza di questa guida

Diritto della professione

  1. Albo, Ordini e disciplina
  2. Accesso alla professione
  3. Studio associato e STP
  4. Contratto d'opera e recesso
  5. Il compenso
  6. La responsabilità

Management dello studio

  1. Consulenza alle PMI
  2. Organizzazione e controllo
  3. Strategia e clienti
  4. Il network
  5. Ruoli, persone e formazione

1. Albo, Ordini e disciplina

La base sono gli articoli 2229-2238 del codice civile sulle professioni intellettuali: la legge stabilisce quali professioni richiedono l'iscrizione in un albo, e ne affida la tenuta e il potere disciplinare agli Ordini, sotto la vigilanza dello Stato. Accanto ai professionisti ordinistici esistono le professioni non organizzate in ordini, regolate dalla legge 4 del 2013. L'albo dei commercialisti ha due sezioni: la sezione A dei dottori commercialisti e la sezione B degli esperti contabili. Le regole dell'Ordine nascono dal D.Lgs. 139 del 2005, che ha riunito le due vecchie professioni in un unico Ordine e affida al Consiglio Nazionale il codice deontologico. La violazione del codice è un illecito disciplinare, giudicato non più dai consigli dell'Ordine ma dai consigli di disciplina introdotti dal DL 138/2011 e dal DPR 137/2012; si risponde anche di fatti estranei al lavoro, se danneggiano la reputazione della categoria.

Schema — Le sanzioni disciplinari, dalla più lieve alla più grave

Sanzione Effetto
Avvertimento Richiamo a non ripetere la violazione
Censura Dichiarazione formale di biasimo
Sospensione Divieto temporaneo di esercitare la professione
Radiazione Cancellazione dall'albo

La legge 1815 del 1939

I professionisti possono associarsi solo come "studio" con il nome di tutti gli associati: l'incarico resta del singolo professionista. Per oltre settant'anni è l'unica forma associata ammessa.

Il D.Lgs. 139 del 2005

Nasce l'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, con l'albo diviso in sezione A e sezione B; il Consiglio Nazionale adotta il codice deontologico.

Legge 183 e DL 138 del 2011

La legge 183/2011 (art. 10) permette di esercitare le professioni ordinistiche in forma di società; il DL 138/2011 avvia la riforma delle professioni, con i consigli di disciplina separati dagli Ordini.

Il DL 1 del 2012

Le tariffe professionali sono abrogate: il compenso si concorda con il cliente e va reso noto con un preventivo di massima; i parametri ministeriali servono al giudice quando deve liquidarlo.

Il DPR 137 del 2012

Il regolamento della riforma delle professioni rende obbligatoria l'assicurazione per la responsabilità civile professionale e istituisce i consigli di disciplina territoriali e nazionali.

Il DM 34 del 2013

Il regolamento del Ministero della Giustizia disciplina le società tra professionisti: soci, incompatibilità, iscrizione nella sezione speciale dell'albo, svolgimento degli incarichi.

Collegamento: per iscriversi all'albo non basta la laurea. Il passo successivo del programma è il percorso di accesso alla professione.

2. L'accesso alla professione: tirocinio ed esame di Stato

Si diventa commercialisti superando l'esame di Stato dopo un tirocinio (art. 40 del D.Lgs. 139/2005). Presso ogni Ordine territoriale c'è un registro dei tirocinanti, diviso nelle sezioni tirocinanti commercialisti e tirocinanti esperti contabili, che portano alle due sezioni dell'albo. Il tirocinio si svolge presso un professionista iscritto da almeno cinque anni e può essere fatto in parte, fino a un semestre, in un altro Paese dell'Unione europea. Per la sezione A serve la laurea magistrale in scienze dell'economia o in scienze economico-aziendali (le vecchie classi 64/S e 84/S citate nelle dispense, oggi LM-56 e LM-77); per la sezione B basta la triennale in scienze dell'economia e della gestione aziendale o in scienze economiche (le vecchie classi 17 e 28, oggi L-18 e L-33). Le dispense descrivono il tirocinio triennale previsto dal D.Lgs. 139/2005: con la riforma delle professioni (DPR 137/2012) la durata massima è scesa a 18 mesi. La stessa lezione introduce il codice deontologico, che vale anche per i tirocinanti.

Collegamento: una volta iscritti si può lavorare da soli, in uno studio associato o in una società. Le forme associate sono il blocco successivo.

3. Studio associato e società tra professionisti (STP)

Per decenni l'unica forma ammessa è stata lo studio associato della legge 1815 del 1939: i professionisti dividono spese e proventi, ma il cliente conferisce l'incarico al singolo professionista, perché lo studio non ha personalità giuridica; nella denominazione compaiono il nome e il titolo di ogni associato. La legge 183/2011 ha eliminato il divieto e ha introdotto la società tra professionisti, regolata dal DM 34/2013. La forma è libera (società di persone, di capitali, cooperative con almeno tre soci), ma ci sono regole precise: il nome deve contenere "società tra professionisti", i soci professionisti devono avere almeno due terzi del capitale e dei voti, i soci per finalità di investimento al massimo un terzo, con requisiti di onorabilità (nessuna condanna definitiva a due anni o più per reati non colposi, nessuna cancellazione disciplinare da un albo). Un professionista può essere socio di una sola STP, e l'incarico deve comunque essere eseguito da un socio in possesso dei requisiti. Il programma chiude con lo scarso successo del modello: nei primi tre anni si sono iscritte al registro delle imprese 939 STP, quasi tutte s.r.l. con capitale fino a 10.000 euro.

Schema — Studio associato e STP a confronto

Aspetto Studio associato Società tra professionisti
Norma Legge 1815/1939 Legge 183/2011 (art. 10) e DM 34/2013
Chi riceve l'incarico Il singolo professionista La società, che lo fa eseguire a un socio professionista
Soci Solo professionisti iscritti Professionisti (almeno due terzi) e investitori (al massimo un terzo)
Nome Nome e titolo di ogni associato Libero, con l'indicazione "società tra professionisti"
Limiti Nessun limite al numero di studi Un professionista in una sola STP; iscrizione nella sezione speciale dell'albo

Collegamento: che si lavori da soli o in società, il rapporto con il cliente è sempre un contratto. Il programma lo affronta subito dopo.

4. Il contratto d'opera, le obbligazioni di mezzo e il recesso

Con il contratto d'opera una persona si obbliga a compiere un'opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza subordinazione (art. 2222 c.c.); la prestazione d'opera intellettuale (artt. 2230 e seguenti) ne è una variante, con regole proprie. La forma scritta non è obbligatoria, ma un contratto firmato che descrive l'incarico, i tempi e il compenso è l'unico riferimento in caso di lite. L'incarico è personale (art. 2232): il professionista può servirsi di collaboratori sotto la propria direzione e responsabilità. Il commercialista assume di regola un'obbligazione di mezzi: deve una condotta diligente, non il risultato, come l'avvocato che non è inadempiente solo perché perde la causa; nell'obbligazione di risultato, invece, il mancato esito rende inadempienti. Il recesso segue l'art. 2237: il cliente può recedere in qualsiasi momento (ad nutum), rimborsando le spese e pagando il lavoro svolto, mentre il professionista può recedere solo per giusta causa e senza pregiudizio per il cliente. Il recesso libero del cliente non è inderogabile: le parti possono escluderlo, per esempio fissando una durata al rapporto.

Collegamento: il contratto serve soprattutto a fissare quanto si paga. Il compenso ha un blocco a sé.

5. Il compenso: dalle tariffe al preventivo, dalla success fee alla retainer fee

L'art. 2233 c.c. fissa una gerarchia: il compenso si stabilisce prima di tutto con l'accordo tra le parti, poi con le tariffe o gli usi, e solo in mancanza dal giudice, sentito il parere dell'Ordine; in ogni caso deve essere adeguato all'importanza dell'opera e al decoro della professione. Con il DL 1/2012 le tariffe sono abrogate: il professionista deve rendere nota al cliente la misura del compenso con un preventivo di massima e comunicargli il grado di complessità dell'incarico, gli oneri prevedibili e gli estremi della polizza assicurativa. I parametri ministeriali restano per la liquidazione giudiziale. Il programma esce poi dalle regole e guarda alle forme moderne: il compenso a risultato, che lega una parte del guadagno all'esito per il cliente, e lo schema dei consulenti di finanza d'impresa.

Schema — Le due componenti del compenso a risultato

Componente Quando matura Caratteristiche
Retainer fee Durante il mandato Fissa, concordata in modo forfettario nella proposta di incarico; copre solo una parte del lavoro, con uno sconto rispetto a un compenso pieno
Success fee Al buon esito dell'operazione Variabile, allinea l'interesse del consulente a quello del cliente e gli fa condividere parte del rischio
Multilevel success fee Al buon esito, nei network Divide in anticipo le percentuali tra tutti i consulenti della filiera che lavorano all'incarico

Collegamento: chi incassa un compenso risponde della qualità della prestazione. La responsabilità è il blocco più lungo della parte giuridica.

6. La responsabilità del commercialista

La responsabilità del professionista è contrattuale: nasce dall'inadempimento delle obbligazioni del contratto d'opera intellettuale. Il metro è la diligenza richiesta dalla natura dell'attività (art. 1176, comma 2, c.c.), cioè quella del professionista medio. Se l'incarico implica problemi tecnici di speciale difficoltà, il professionista risponde solo per dolo o colpa grave (art. 2236 c.c.); la colpa grave è la violazione della diligenza minima, quella lieve la violazione della diligenza ordinaria. Le dispense distinguono tre forme di colpa e un caso a parte, l'errore professionale: un'attività tecnicamente sbagliata ma non colposa, che fa sorgere responsabilità solo se si dimostra che dipende da incuria o incapacità. Il commercialista risponde anche degli errori dei collaboratori e degli ausiliari (art. 2232), per esempio del centro elaborazione dati che invia le dichiarazioni, e può concorrere nei reati tributari del cliente se vi contribuisce consapevolmente (art. 110 c.p.). Il blocco si chiude con due temi: la responsabilità dell'amministratore giudiziario dei beni sequestrati (D.Lgs. 159/2011, con la relazione dell'art. 36) e l'assicurazione della responsabilità civile professionale, obbligatoria dal DPR 137/2012.

Schema — Le forme della colpa professionale

Forma In cosa consiste Esempio dalle dispense
Negligenza Omissione di comportamenti dovuti: dimenticanza, disattenzione Non inviare la dichiarazione dei redditi entro il termine
Imprudenza Agire senza le cautele richieste, esponendo il cliente a rischi Scelte avventate che mostrano disinteresse per i beni del cliente
Imperizia Violazione delle regole tecniche del settore, mancanza di competenze Non aggiornarsi sulle norme: la mancanza di aggiornamento è indice di colpa
Errore professionale Soluzione tecnicamente sbagliata ma adottata con diligenza Responsabilità solo se l'errore dipende da incuria o incapacità

Collegamento: qui finisce la parte di diritto. La seconda metà del corso cambia prospettiva: dal professionista che rispetta le regole allo studio che deve stare sul mercato.

7. La consulenza alle PMI e la consulenza direzionale

Il valore del consulente non sta solo nelle competenze tecniche ma nel modo in cui conduce il servizio. Le associazioni internazionali di categoria indicano quattro requisiti: indipendenza (pareri imparziali, con l'interesse del cliente prima del proprio), riservatezza su ogni informazione che potrebbe danneggiare il cliente, competenza e capacità di sviluppare la professione. Le PMI, e ancora di più le micro imprese dei settori a bassa e media tecnologia, non possono permettersi strutture interne per tutto: il commercialista è il loro consulente naturale, a patto di innovare i propri servizi. La consulenza direzionale (management consulting), rivolta soprattutto alle imprese più grandi, è un mercato molto frammentato: secondo i dati citati nel corso, in Italia nel 2014 contava quasi 19.000 imprese, 3,3 miliardi di euro di fatturato e circa 35.500 addetti.

Collegamento: per offrire questi servizi lo studio deve essere organizzato. È il tema delle lezioni successive.

8. Organizzazione dello studio, processi e controllo

Il limite principale degli studi italiani è la dimensione minima, e crescere richiede modelli organizzativi più complessi. Il corso distingue le attività (i singoli atti operativi) dai processi, insiemi di attività collegate che trasformano risorse in servizi: la redazione del bilancio di una società è un processo tipico, con documenti in entrata e il bilancio in uscita. Nel modello funzionale lo studio si divide per funzioni; nel modello per processo un responsabile (il process owner, di solito il titolare) segue il servizio dall'inizio alla fine attraversando le funzioni, ed è il modello più adatto a uno studio piccolo. La mappatura dei processi mette per iscritto attività, risorse e responsabilità ed è il primo passo verso la certificazione di qualità; il miglioramento continuo segue il ciclo di Deming e il Kaizen giapponese. Il controllo di gestione parte dalle ASA, le aree strategiche d'affari, per conoscere fatturato e margine per servizio, pratica, cliente e professionista; il budget obbliga ogni area dello studio a programmare e a confrontarsi sui fabbisogni.

Schema — Modello funzionale e modello per processo

Aspetto Modello funzionale Modello per processo
Come si divide il lavoro Per funzione (contabilità, fiscale, paghe…) Per servizio al cliente, dall'inizio alla fine
Chi coordina I responsabili delle singole funzioni Il responsabile di processo (process owner)
Adatto a Strutture con molte risorse Studi piccoli, dove il process owner è di solito il titolare

Collegamento: un'organizzazione efficiente non basta se il mercato cambia. Le lezioni seguenti parlano di strategia.

9. Strategia, clienti e mercato

Le lezioni di strategia partono dai piccoli studi e dalla rigidità del loro modello di business: specializzarsi o restare generalisti è la prima scelta competitiva, e motivare collaboratori e dipendenti è la condizione per farla funzionare. Il rapporto con i clienti è asimmetrico (il professionista sa più del cliente) e i clienti sono sempre più esigenti. Per adattarsi al mercato della rivoluzione digitale il corso propone due approcci: l'improvvisazione e la velocità, con il metodo Jugaad diffuso da Navi Radjou, che cerca soluzioni frugali per clienti che non possono permettersi costi fissi di consulenza, e la strategia della semplicità, con servizi semplici e "smart" per le imprese a bassa e media tecnologia.

Collegamento: uno studio piccolo compete con le grandi società di consulenza solo se non lavora da solo. Il network è il tema successivo.

10. Il network professionale e i clienti marginali

Il network professionale è un gruppo di professionisti legati da rapporti di varia natura, dentro il quale passano opportunità di lavoro, informazioni tecniche e commerciali e reputazione: una forma particolare di rete sociale. Il networking serve ad ampliare il proprio capitale sociale, che in sé è neutro, e si costruisce anche partecipando alla vita associativa, a partire dagli Ordini, e con le nuove tecnologie. Il network permette di offrire ai clienti servizi che il singolo studio non ha (cross selling) e di servire in modo sostenibile i clienti marginali, quelli piccoli che le grandi società di consulenza trascurano, con modelli presi anche dai Paesi emergenti.

Collegamento: più lo studio cresce, più servono ruoli dedicati. Il corso si chiude sulle persone.

11. Ruoli, persone e formazione

Uno studio di maggiori dimensioni ha bisogno di figure interne, che possono coincidere con i soci. L'office manager gestisce l'ufficio, il personale e i rapporti quotidiani con clienti e fornitori; il controller progetta e fa funzionare il sistema di controllo, con il manuale di programmazione e i processi di budget e reporting; il development manager cura il piano di marketing e l'ascolto dei bisogni dei clienti; il risk management presidia i rischi dello studio. La valutazione delle performance serve a ripartire i compensi e a costruire percorsi di crescita, con indicatori che premiano i comportamenti utili agli obiettivi. Le risorse umane si gestiscono in quattro passaggi: reclutamento, analisi dei carichi di lavoro e dei ruoli, selezione e inserimento, delega (spesso assente o fatta male, con poche informazioni e nessun riscontro). L'ultima lezione è sulla formazione: un investimento e non un costo, da progettare partendo dall'analisi dei fabbisogni e da verificare con la valutazione dell'efficacia.

Didattica interattiva e testi consigliati

Secondo il programma, ogni CFU comprende 5 videolezioni di circa 30 minuti, ciascuna con dispensa e questionario di autoverifica, e 2 ore di didattica interattiva sincrona: sessioni live, webinar, lavori di gruppo, laboratori virtuali, in tre edizioni nel corso dell'anno accademico. Nel gruppo della materia diversi studenti hanno segnalato di non trovare le lezioni sincrone nel calendario: conviene controllare la sezione del corso in piattaforma e chiedere al docente se non compaiono. Come testi consigliati, che non sono oggetto d'esame, il programma indica le circolari del Consiglio Nazionale dei commercialisti, le sentenze aggiornate sulla responsabilità professionale e le newsletter professionali su fisco, consulenza e organizzazione. Le dispense citano come riferimento il volume del docente, D. Posca, Diritto e management del commercialista (Ad Maiora, 2017).

Metodo di studio

  • Dividi il programma in due metà e cambia metodo. Per la parte di diritto tieni sotto mano gli articoli del codice civile (2222, 2229-2238, 1176) e le norme del 2011-2013; per la parte di management lavora per schemi, perché le dispense sono lunghe e discorsive.
  • Costruisci una tabella delle norme. Legge 1815/1939, D.Lgs. 139/2005, legge 183/2011, DL 138/2011, DL 1/2012, DPR 137/2012, DM 34/2013: sapere cosa ha introdotto ciascuna risolve buona parte delle domande sulla parte giuridica.
  • Impara le coppie di concetti. Studio associato e STP, obbligazione di mezzi e di risultato, colpa lieve e colpa grave, retainer fee e success fee, modello funzionale e per processo: il corso ragiona spesso per confronti.
  • Controlla l'ordine delle tue lezioni. I due codici hanno le stesse lezioni in ordine diverso, e la divisione tra prova intermedia e finale segue l'ordine della piattaforma.
  • Fai sempre i questionari di fine lezione. Sono il modo più rapido per capire se un argomento è chiaro e contano per i punti premiali.

Domande e dubbi frequenti tra chi si prepara a questo esame

Ho il codice 06017 o 06025: cambia qualcosa?
Sì, il numero di crediti e di lezioni: 12 CFU e 72 videolezioni con il codice 0601712SECSP07II, 9 CFU e 45 videolezioni con il codice 0602509SECSP07INM. Gli argomenti del 9 CFU sono tutti compresi nel 12 CFU. Il codice esatto è nella sezione del piano di studi della piattaforma.
Esiste un riassunto?
Nel gruppo della materia circolano riassunti preparati dagli studenti, alcuni piuttosto brevi. Usali come ripasso: per la preparazione la base restano le dispense e le videolezioni del tuo codice.
Serve studiare tutto il codice civile?
No. Servono gli articoli sulle professioni intellettuali e sul contratto d'opera, la diligenza dell'art. 1176 e le norme speciali sulla professione citate nelle dispense. La seconda metà del corso non ha norme: è organizzazione e strategia.
È un esame adatto a chi non vuole fare il commercialista?
Sì: la parte di management vale per qualsiasi studio professionale o società di consulenza, e la parte giuridica spiega come funziona un rapporto con un professionista anche dal lato del cliente.

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Come funziona l'esame

Come tutti gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele dal 2026: prova intermedia online seguita da prova finale obbligatoria in presenza, oppure le modalità alternative previste per l'anno accademico.

Le modalità cambiano frequentemente: numero di domande, sessioni in presenza, punti premialità, tablet vs orale. Trovi tutto spiegato nella guida completa, sempre aggiornata:

Come funzionano gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele →

La prova finale riguarda le ultime videolezioni nell'ordine della piattaforma. Nel PDF del codice da 9 CFU l'elenco si chiude con la parte su strategia, network e persone: improvvisazione e velocità, strategia della semplicità, il network e i suoi vantaggi, i clienti marginali, office manager e controller, development manager e risk management, performance e compensi, risorse umane e formazione.

Quanto tempo serve

Il codice da 9 CFU corrisponde a circa 225 ore di impegno complessivo, calcolando le 25 ore per credito previste di norma; quello da 12 CFU a circa 300. Per il 9 CFU conviene prevedere 3-4 settimane: una e mezza per la parte di diritto, che richiede di memorizzare norme e distinzioni, una per la parte di management, più scorrevole, e qualche giorno di ripasso con la tabella delle norme e le coppie di concetti. Per il 12 CFU aggiungi una settimana per le lezioni in più.

Questa materia ti prepara a…

È un esame a scelta e non è propedeutico ad altri esami, ma si collega a diverse materie e sbocchi:

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Domande frequenti

Nel piano L18 del 2026/2027 è un esame a scelta da 9 CFU con il codice 0602509SECSP07INM e 45 videolezioni. Chi lo ha inserito con il codice precedente, 0601712SECSP07II, ha un esame da 12 CFU con 72 videolezioni: stessi argomenti di base, ma più lezioni su mercato, regole europee e dati sulla professione.

Sono società che hanno per oggetto l'esercizio di professioni regolamentate in ordini, come quella di commercialista, previste dall'art. 10 della legge 183/2011 e dal decreto ministeriale 34/2013. Si possono costituire come società di persone, di capitali o cooperative; i soci professionisti devono avere almeno i due terzi del capitale e dei voti, mentre i soci per finalità di investimento possono averne al massimo un terzo e devono rispettare requisiti di onorabilità. Un professionista può essere socio di una sola STP.

Servono la laurea richiesta per la sezione dell'albo (magistrale per i dottori commercialisti, sezione A; triennale per gli esperti contabili, sezione B), il tirocinio presso un professionista iscritto all'albo da almeno cinque anni e il superamento dell'esame di Stato. Le dispense del corso descrivono il tirocinio triennale previsto dal D.Lgs. 139/2005; dalla riforma delle professioni del 2012 (DPR 137/2012) il tirocinio dura al massimo 18 mesi.

È l'obbligo del professionista di rispondere dei danni causati al cliente quando non esegue la prestazione con la diligenza richiesta dalla natura dell'attività (art. 1176, comma 2, c.c.). Le cause tipiche sono negligenza, imprudenza e imperizia. Se la prestazione implica problemi tecnici di speciale difficoltà, il professionista risponde solo per dolo o colpa grave (art. 2236 c.c.).

Risponde il commercialista che ha ricevuto l'incarico, anche per gli errori dei collaboratori e degli ausiliari di cui si serve sotto la propria direzione (art. 2232 c.c.): il cliente agisce contro di lui, non contro il collaboratore. Per questo ogni professionista iscritto deve avere un'assicurazione per la responsabilità civile professionale, obbligatoria dal DPR 137/2012.

Oltre alla responsabilità civile verso il cliente e a quella disciplinare verso l'Ordine, il commercialista può rispondere penalmente quando concorre, ai sensi dell'art. 110 del codice penale, in un reato tributario del cliente: serve un contributo cosciente e volontario, materiale o morale, alla realizzazione del reato. Il semplice errore tecnico non basta.

È la parte fissa del compenso del consulente in un incarico complesso: matura durante il mandato, si concorda in modo forfettario nella proposta di incarico e di solito copre solo una parte del lavoro, con uno sconto rispetto a un compenso pieno. Si abbina alla success fee, la parte variabile legata al buon esito dell'operazione.

È la parte variabile del compenso, dovuta solo se l'operazione oggetto dell'incarico si conclude con successo, per esempio l'ottenimento di un finanziamento. Lega il guadagno del consulente al risultato del cliente e gli fa condividere parte del rischio. Nei network di professionisti la multilevel success fee divide in anticipo le percentuali tra tutti i consulenti che lavorano all'incarico.

Il codice da 9 CFU corrisponde a circa 225 ore di impegno complessivo, calcolando 25 ore per credito; quello da 12 CFU a circa 300. Per il 9 CFU conviene prevedere 3-4 settimane: la prima metà del programma è diritto (albo, STP, contratto, compenso, responsabilità), la seconda è management dello studio, più discorsiva.

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Nota di trasparenza

I marchi e i nomi di ateneo citati in questa guida (Pegaso, Mercatorum, San Raffaele) sono utilizzati esclusivamente a fini descrittivi e informativi. La guida è realizzata in modo indipendente, senza alcun rapporto di affiliazione o collaborazione con gli atenei citati. Lo studente resta responsabile del rispetto del regolamento didattico e degli obblighi contrattuali del proprio ateneo.

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