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L18-PEGASO · Economia Aziendale — Pegaso

Economia degli Intermediari Finanziari L18 Pegaso

Economia degli Intermediari Finanziari è la materia SECS-P/11 del piano L18 di Pegaso, al 2° anno: insegna a valutare titoli finanziari (obbligazioni, azioni, opzioni) e a misurare e gestire il rischio negli intermediari finanziari. Il programma parte dalla teoria di portafoglio e dalla leva finanziaria, passa per la valutazione delle opzioni con il metodo binomiale, entra nei modelli quantitativi di rischio di credito (rating, scoring, CreditMetrics, CreditRisk+), affronta il controllo prudenziale delle banche con il framework di Basilea, e chiude con gli strumenti finanziari e i servizi di intermediazione. Il programma ufficiale indica come prerequisito Economia e Gestione delle Imprese: chi l'ha già superata trova più familiari i concetti di valore attuale e leva finanziaria su cui si costruisce il resto del corso.

È una materia percepita come tecnica e quantitativa piuttosto che nozionistica: il numero di modelli e sigle da tenere distinti (VAOC, CreditMetrics, CET1, LCR…) è alto, ma l'esame è a risposta multipla — non richiede di svolgere calcoli complessi su carta, solo di riconoscere la logica e il verso di un ragionamento quantitativo.

Scheda materia
9
CFU
Anno
SECS-P/11
SSD
Indirizzo
Business Management E Consulenza Direzionale
Questa materia ha due codici — piano 2025 (9 CFU, cod. 0602509SECSP11NM) e piano 2024 (10 CFU, cod. 0602410SECSP11). Il codice è assegnato automaticamente in base al piano di studi — verifica nella sezione Corsi della piattaforma.

Obiettivi formativi ufficiali

Dal programma ufficiale Pegaso:

  • Valutare obbligazioni, azioni e strumenti derivati, applicando i principi di calcolo del valore attuale, della leva finanziaria e della teoria di portafoglio
  • Analizzare il funzionamento delle istituzioni finanziarie e la regolamentazione prudenziale (Basilea I e III), il rating creditizio e le metodologie di misurazione e gestione del rischio
  • Conoscere le caratteristiche degli strumenti di finanziamento, investimento e pagamento, e il ruolo dei servizi di intermediazione mobiliare, creditizia e assicurativa
  • Applicare modelli quantitativi e strumenti operativi per l'analisi, la valutazione e la gestione delle performance finanziarie e dei rischi

Cosa trovi in questa guida

La materia è organizzata qui secondo la logica con cui si costruisce, non l'ordine dei sei moduli del programma: si parte dalla valutazione dei titoli e dal rischio di portafoglio, poi le opzioni, poi i modelli quantitativi di rischio di credito — la parte più tecnica — poi il rischio bancario e Basilea, infine gli strumenti e i servizi di intermediazione. Il metodo di studio operativo — tempi, ordine consigliato — è in fondo, nella sezione Metodo di studio.

Di cosa parla (programma 2025)

Il programma 2025 (codice 0602509SECSP11NM, 9 CFU) si sviluppa in sei moduli e 45 videolezioni, dal più teorico (valutazione dei titoli) al più operativo (strumenti e servizi di intermediazione).

  • Modulo 1 — Il sistema finanziario
    Mercati finanziari, valutazione delle obbligazioni, Valore Attuale delle Opportunità di Crescita, rischio di un portafoglio (definizione e misura), teoria di portafoglio, politiche di distribuzione degli utili, leva finanziaria (valore per gli azionisti e rendimenti attesi), esercitazioni sulla struttura finanziaria.
  • Modulo 2 — Le opzioni
    Valutazione delle opzioni finanziarie, metodo binomiale, relazione tra opzioni finanziarie, Real Options (opzioni reali).
  • Modulo 3 — Banche e attività bancaria
    L'Accordo di Basilea I, lo strumento del rating, la quantificazione del market risk, il controllo prudenziale nelle istituzioni finanziarie, la normativa di Basilea III, il rischio di liquidità, il ruolo delle informazioni nel sistema bancario.
  • Modulo 4 — I rischi e i bias cognitivi
    I modelli discriminanti, il rischio di recupero e la Contingency Table, il Credit Rating System e la matrice di transizione, gli stress test, la gender discrimination nei mercati finanziari.
  • Modulo 5 — Il Credit Portfolio Risk
    CreditMetrics (e la sua applicazione, il sistema delle soglie), CreditPortfolio View, CreditRisk+, Portfolio Manager, la gestione dei rischi finanziari, il mercato valutario e la Duration.
  • Modulo 6 — Gli strumenti finanziari e di pagamento
    Gli strumenti finanziari e la loro classificazione, gli strumenti dell'intermediazione creditizia, gli strumenti di finanziamento, gli strumenti di debito di mercato, gli strumenti di partecipazione, gli strumenti di gestione del risparmio in forma collettiva, i servizi e le attività di intermediazione mobiliare, gli strumenti assicurativi, la moneta, i servizi e gli strumenti di pagamento, l'innovazione tecnologica applicata ai servizi finanziari.

Materiali condivisi nel gruppo

Schemi, riassunti e materiali condivisi dagli studenti L18 — disponibili nel gruppo WhatsApp dedicato a Economia degli Intermediari Finanziari.

Il programma nel tempo — due codici

Il codice materia non si sceglie: è assegnato in base al piano di studi e all'anno accademico di immatricolazione. Il piano 2024 (10 CFU, 9 moduli, 60 videolezioni) copre lo stesso nucleo del piano 2025 — valutazione dei titoli, opzioni, rischio bancario, Basilea, credit portfolio risk, strumenti finanziari — ma aggiunge tre moduli interi assenti nel piano 2025: Fintech, sistema dei pagamenti e politica monetaria/BCE.

Caratteristica Piano 2025
0602509SECSP11NM
9 CFU · PDF →
Piano 2024
0602410SECSP11
10 CFU · PDF →
CFU 9 10
Moduli / videolezioni 6 moduli · 45 lezioni 9 moduli · 60 lezioni
Valutazione titoli, portafoglio, leva
Opzioni e opzioni reali
Banche, rischio bancario, Basilea I/III
Rischi e bias cognitivi nel credito
Credit Portfolio Risk (CreditMetrics…)
Strumenti finanziari, risparmio gestito, assicurativi (modulo a parte, senza moneta/pagamenti)
Fintech (blockchain, open banking, pagamenti digitali) modulo dedicato
Sistema e servizi di pagamento (PSD2, mobile payment) solo in forma sintetica (Mod. 6) modulo dedicato
Politica monetaria e ruolo della BCE modulo dedicato

Come trovare il tuo codice

Il codice non è visibile nella sezione Carriera — vai nella sezione Corsi, dove compare accanto al nome di ogni insegnamento. Se vedi 0602509SECSP11NM sei nel piano 2025 (9 CFU). Se vedi 0602410SECSP11 sei nel piano 2024 (10 CFU). Usa il codice che compare sulla piattaforma per scaricare il PDF del programma ufficiale e confrontare gli argomenti.

Attenzione all'indirizzo: non è "Intermediazione Finanziaria e Fintech" né "Strumenti Finanziari per le Imprese Turistiche". Questa pagina copre il codice per l'indirizzo Business Management e Consulenza Direzionale. Chi segue Imprese Digitali e ESG Management trova lo stesso slot di piano (2° anno, SECS-P/11, 9 CFU) con il nome Intermediazione Finanziaria e Fintech (0602509SECSP11INM) — nucleo su mercati e vigilanza condiviso, con un blocco aggiuntivo su Fintech, blockchain e crowdfunding. Chi segue Management delle Imprese Turistiche trova un terzo nome per lo stesso slot: Strumenti Finanziari per le Imprese Turistiche (0602509SECSP11IINM), più vicina a Intermediazione Finanziaria e Fintech (39 videolezioni su 45 condivise) che a questa pagina.

Argomenti del programma da approfondire

Il programma passa dalla valutazione dei singoli titoli alla misura del rischio di un intero portafoglio, e dal controllo interno di una banca alle regole imposte dall'esterno. In questa guida seguiamo questa logica di costruzione, non l'ordine dei sei moduli: prima si impara a valutare un titolo e un portafoglio (Modulo 1), poi le opzioni (Modulo 2), poi come si misura il rischio di credito — prima del singolo debitore, poi del portafoglio (Moduli 4 e 5) — poi come una banca gestisce il proprio rischio e come viene vigilata (Modulo 3), infine gli strumenti e i servizi con cui tutto questo si scambia in pratica (Modulo 6).

Aspetto Valutazione e mercati Rischio e vigilanza
Domanda centrale Quanto vale un titolo? Quanto rischio ha un portafoglio? Quanto rischia di perdere un intermediario, e come lo si regola?
Strumenti tipici Obbligazioni, azioni, opzioni, portafogli Rating, scoring, matrici di transizione, CreditMetrics, Basilea
Livello di analisi Il singolo titolo o il portafoglio di investimento Il singolo debitore, poi l'intero portafoglio crediti della banca

Mappa — la sequenza di questa guida

Valutare titoli, portafoglio e opzioni

  1. Il valore di un'obbligazione e le opportunità di crescita
  2. Rischio di portafoglio e teoria di portafoglio
  3. Politica dei dividendi e leva finanziaria
  4. Le opzioni finanziarie, il metodo binomiale e le opzioni reali

Misurare il rischio di credito

  1. Rating, scoring e i bias cognitivi nella valutazione del debitore
  2. Dal singolo debitore al portafoglio: i modelli di credit portfolio risk

Banche e vigilanza

  1. Il rischio bancario: market risk, liquidità e ruolo dell'informazione
  2. Il controllo prudenziale e il framework Basilea

Strumenti e servizi di intermediazione

  1. Gli strumenti finanziari: classificazione e famiglie
  2. Intermediazione creditizia, risparmio gestito e servizi assicurativi
  3. Moneta, sistemi di pagamento e innovazione tecnologica

Il valore di un'obbligazione e le opportunità di crescita

Il corso comincia dal problema più concreto per chi valuta un titolo: quanto vale davvero un'obbligazione o un'azione? Per un'obbligazione, il valore è il valore attuale dei flussi di cassa futuri che promette — le cedole periodiche più il rimborso del capitale a scadenza — scontati al tasso di rendimento richiesto dal mercato. Da questa relazione discende una proprietà su cui il programma insiste: prezzo e tasso di rendimento si muovono in direzione opposta. Se il tasso di mercato sale, il valore attuale dei flussi futuri scende, e con esso il prezzo dell'obbligazione (e viceversa).

Per un'azione, oltre al valore dei flussi attesi dagli utili correnti, il programma introduce il Valore Attuale delle Opportunità di Crescita (VAOC): la parte di prezzo che il mercato attribuisce non agli utili attuali ma alla capacità dell'azienda di reinvestire a un rendimento superiore al costo del capitale, generando valore aggiuntivo nel tempo.

Schema — Obbligazione vs azione: cosa si valuta

Titolo Cosa promette Come si valuta
Obbligazione Flussi di cassa contrattuali (cedole + rimborso a scadenza) Valore attuale dei flussi, scontati al tasso di rendimento richiesto — prezzo e tasso si muovono in direzione opposta
Azione Flussi futuri incerti (utili, dividendi), senza scadenza Valore degli utili correnti + Valore Attuale delle Opportunità di Crescita (VAOC), se l'azienda reinveste a un rendimento superiore al costo del capitale

Collegamento: conoscere il valore di un titolo isolato non basta: un investitore raramente ne detiene uno solo. Il passo successivo è capire come si comporta il rischio quando più titoli vengono combinati in un portafoglio.

Rischio di portafoglio e teoria di portafoglio

Il rischio di un singolo titolo si misura con la variabilità (la deviazione standard) dei suoi rendimenti attesi. Ma il rischio di un portafoglio non è la semplice media dei rischi dei titoli che lo compongono: dipende anche da come i titoli si muovono l'uno rispetto all'altro (la loro correlazione). Combinando titoli che non si muovono in modo identico, parte del rischio si elimina — è il principio della diversificazione, alla base della teoria di portafoglio di Markowitz: per ogni livello di rendimento atteso esiste una combinazione di titoli che minimizza il rischio.

Schema — Le due componenti del rischio di un titolo

Componente Cos'è Si elimina diversificando?
Rischio specifico Legato al singolo titolo/azienda (es. un problema di gestione, un prodotto che fallisce) — si riduce combinando titoli poco correlati tra loro
Rischio sistematico Legato al mercato nel suo complesso (es. un rialzo generale dei tassi, una recessione) No — colpisce tutti i titoli insieme, resta anche in un portafoglio ben diversificato

Collegamento: scelto un portafoglio di titoli, un'azienda deve anche decidere come finanziarsi — con capitale proprio o con debito. È il tema della politica dei dividendi e della leva finanziaria.

Politica dei dividendi e leva finanziaria

Le politiche di distribuzione degli utili riguardano la scelta tra distribuire l'utile ai soci (dividendi) o trattenerlo per reinvestirlo in azienda. Nella pratica, imposte, costi di transazione e il segnale informativo che un dividendo trasmette al mercato rendono questa scelta tutt'altro che neutra per il valore percepito dell'azienda.

La leva finanziaria riguarda invece il rapporto tra capitale proprio e capitale di debito, e il suo effetto sul ROE (rendimento del capitale proprio): se il ROI (rendimento operativo dell'azienda) è superiore al tasso di interesse pagato sul debito, indebitarsi amplifica il ROE — è la leva positiva. Se il ROI è inferiore al costo del debito, l'indebitamento riduce il ROE — leva negativa. In entrambi i casi la leva amplifica anche il rischio percepito dagli azionisti: rende i rendimenti attesi più variabili, non solo più alti. Prova a classificare qualche scenario:

Prova a classificare uno scenario

ROI (rendimento operativo)

Costo del debito (tasso medio)

Collegamento: la leva finanziaria è una decisione sulla struttura del capitale. Il corso presenta poi un'altra famiglia di strumenti che permette di gestire il rischio in modo più flessibile, scegliendo se esercitare un diritto: le opzioni.

Le opzioni finanziarie, il metodo binomiale e le opzioni reali

Un'opzione dà il diritto — non l'obbligo — di comprare (opzione call) o vendere (opzione put) un titolo a un prezzo prestabilito entro (o a) una certa data. Il programma affronta la loro valutazione con il metodo binomiale: si modella il prezzo del titolo sottostante come un albero in cui, a ogni periodo, il prezzo può muoversi solo in due direzioni (su o giù); partendo dal valore dell'opzione a scadenza (facile da calcolare, è solo il payoff) si procede a ritroso fino al valore odierno. È un approccio più intuitivo di una formula chiusa, perché rende esplicito ogni passaggio del calcolo. Il programma tratta anche la relazione tra opzioni finanziarie: call, put e titolo sottostante sono legati da una relazione di non arbitraggio — conoscendo il prezzo di una call è possibile ricavare il prezzo della put corrispondente, e viceversa.

Le Real Options (opzioni reali) applicano la stessa logica di valutazione a decisioni di investimento reali, non finanziarie: un progetto industriale spesso non è un impegno rigido ma incorpora diritti impliciti — espanderlo se va bene, ritardarlo in attesa di informazioni, abbandonarlo se va male. Questa flessibilità ha un valore che il VAN tradizionale, calcolato su un unico scenario, non cattura.

Schema — Le principali opzioni reali in un progetto di investimento

Opzione reale Cosa permette
Di espansione Aumentare la scala del progetto se i risultati iniziali sono positivi
Di differimento Ritardare l'investimento in attesa di maggiori informazioni (es. sull'andamento del mercato)
Di abbandono Uscire dal progetto liquidando gli asset, se le condizioni peggiorano
Di conversione Modificare l'uso di un asset (es. un impianto) al variare delle condizioni di mercato

Collegamento: le opzioni gestiscono il rischio di mercato scegliendo se esercitare un diritto. Il rischio più rilevante per una banca, però, è un altro: che un debitore non rimborsi il prestito. Da qui parte la seconda metà del corso, dedicata al rischio di credito.

Rating, scoring e i bias cognitivi nella valutazione del debitore

Prima di misurare il rischio di un intero portafoglio di crediti, il programma affronta come si valuta il singolo debitore. I modelli discriminanti combinano più indici di bilancio in un unico punteggio per stimare la probabilità di insolvenza — il più noto in letteratura è lo Z-score di Altman. Il rischio di recupero riguarda invece quanto la banca riesce effettivamente a recuperare in caso di default (non tutto il default genera la stessa perdita): la Contingency Table è lo strumento che confronta le previsioni di un modello di scoring (debitore "buono"/"cattivo") con l'esito reale, per valutarne l'accuratezza.

Le agenzie di rating classificano i debitori in classi (rating); la matrice di transizione stima, per ogni classe, la probabilità di rimanere ferma, migliorare, peggiorare o entrare in default entro un anno — le principali agenzie (S&P, Moody's, Fitch) pubblicano periodicamente queste matrici sulla base dei dati storici. Gli stress test completano il quadro simulando l'effetto di scenari economici avversi sul portafoglio. Infine, il programma include un filone di ricerca più specifico — la gender discrimination nei mercati finanziari — che analizza se esistono differenze sistematiche nell'accesso al credito legate al genere del richiedente, a parità di merito creditizio; è un tema trattato anche nella ricerca accademica di uno dei docenti del corso sul sistema bancario italiano.

Schema — Gli strumenti per valutare il singolo debitore

Strumento Cosa misura
Modello discriminante Un punteggio unico di rischio, combinando più indici di bilancio (es. Z-score di Altman)
Contingency Table L'accuratezza del modello di scoring, confrontando previsione ed esito reale
Matrice di transizione La probabilità che un rating migliori, peggiori o vada in default entro un anno
Stress test L'effetto di uno scenario economico avverso sul rischio del debitore/portafoglio

Collegamento: questi strumenti valutano il rischio di un singolo debitore. Una banca però ha migliaia di prestiti in portafoglio, e il rischio di portafoglio non è la somma dei rischi individuali (vale lo stesso principio di correlazione visto per la teoria di portafoglio). Servono modelli dedicati al credit portfolio risk.

Dal singolo debitore al portafoglio: i modelli di credit portfolio risk

Il programma presenta quattro modelli, ciascuno con un approccio diverso allo stesso problema — stimare la distribuzione delle perdite di un intero portafoglio di crediti:

Schema — I quattro modelli di credit portfolio risk

Modello Sviluppato da Approccio
CreditMetrics J.P. Morgan "Mark-to-market": stima le perdite anche solo per un peggioramento del rating (non solo per il default), usando matrici di transizione e correlazioni tra debitori
CreditRisk+ Credit Suisse Attuariale/statistico: si concentra solo sul default (non sulla migrazione di rating) — più semplice da calcolare
CreditPortfolio View McKinsey Collega le probabilità di default e migrazione al ciclo macroeconomico (PIL, disoccupazione, tassi): il rischio di portafoglio segue l'andamento dell'economia
Portfolio Manager Moody's KMV Per società quotate: stima la probabilità di default dai dati di mercato azionario (valore e volatilità delle azioni riflettono la "distanza dal default")

A completare la misura del rischio di portafoglio, il programma tratta anche la Duration: misura la sensibilità del prezzo di un titolo di debito (o dell'intero portafoglio obbligazionario) alle variazioni dei tassi di interesse — più la duration è alta, più il prezzo si muove per una data variazione di tasso. Per un portafoglio con titoli in valuta diversa, si aggiunge il rischio del mercato valutario (le oscillazioni del cambio).

Collegamento: questi modelli aiutano la singola banca a misurare il proprio rischio. Ma il sistema bancario nel suo complesso ha bisogno di regole comuni che impongano un livello minimo di capitale a copertura di questi rischi — è il tema del controllo prudenziale e di Basilea, dopo aver visto come nasce il rischio bancario.

Il rischio bancario: market risk, liquidità e ruolo dell'informazione

Oltre al rischio di credito appena visto, una banca è esposta ad altri due rischi specifici. Il rischio di mercato (market risk) riguarda le variazioni di prezzi, tassi o cambi sul portafoglio di negoziazione della banca: si quantifica tipicamente con strumenti come il Value at Risk (VaR), che stima la perdita massima attesa con un certo livello di confidenza in un dato orizzonte temporale. Il rischio di liquidità nasce dalla trasformazione delle scadenze che la banca svolge per natura: raccoglie a breve (depositi, anche ritirabili subito) e presta a lungo (mutui pluriennali) — se troppi depositanti chiedono indietro i fondi in un breve periodo, la banca può non avere liquidità immediata sufficiente.

Il terzo elemento è il ruolo delle informazioni nel sistema bancario: la banca opera in un contesto di asimmetria informativa — non conosce perfettamente il debitore prima di concedere il prestito, né può osservarne perfettamente il comportamento dopo. È proprio la capacità di raccogliere e processare informazioni (screening prima del prestito, monitoring durante il rapporto) a giustificare l'esistenza della banca come intermediario, invece di lasciare che risparmiatori e debitori si incontrino direttamente sul mercato.

Problema informativo Quando si manifesta Come lo gestisce la banca
Selezione avversa Prima del prestito: la banca non distingue perfettamente i debitori più rischiosi da quelli più affidabili Screening: istruttoria del credito, rating, garanzie richieste
Azzardo morale Dopo il prestito: il debitore può comportarsi in modo più rischioso di quanto dichiarato Monitoring: covenant contrattuali, rendiconti periodici, relazione di lungo periodo

Collegamento: il controllo interno della banca sul proprio rischio non basta a garantire la stabilità del sistema: servono regole comuni imposte dall'esterno, che leghino il capitale minimo della banca al rischio effettivamente assunto. È il tema del controllo prudenziale e del framework Basilea.

Il controllo prudenziale e il framework Basilea

Il controllo prudenziale è l'attività con cui le autorità di vigilanza (Banca d'Italia, e per le banche di maggiori dimensioni la BCE tramite il meccanismo di vigilanza unico) verificano che le banche rispettino requisiti patrimoniali e di liquidità adeguati — l'obiettivo è evitare che il dissesto di una singola banca si propaghi al resto del sistema. Il programma tratta in modo specifico due tappe di questo percorso normativo: l'Accordo di Basilea I (1988), che introduce per la prima volta un requisito patrimoniale minimo — l'8% del capitale rispetto alle attività ponderate per il rischio di credito — e la normativa di Basilea III, molto più articolata. Tra le due tappe, un passaggio intermedio (Basilea II, 2004) introduce i tre pilastri — requisiti patrimoniali, controllo prudenziale, disciplina di mercato — su cui Basilea III si è poi innestata; il programma Pegaso si concentra sulle due tappe estreme, ma conoscere il passaggio intermedio aiuta a capire da dove nascono i requisiti odierni.

Basilea I

Primo accordo internazionale sui requisiti patrimoniali: le banche devono detenere capitale pari ad almeno l'8% delle attività ponderate per il rischio di credito. È il punto di partenza della normativa trattata nel programma.

Basilea II

Introduce i tre pilastri: requisiti patrimoniali su rischio di credito, mercato e operativo (Pillar 1), il processo di controllo prudenziale (Pillar 2), e la disciplina di mercato tramite maggiore trasparenza (Pillar 3).

Basilea III

Dopo la crisi del 2008, irrigidisce i requisiti: più qualità del capitale (CET1, Tier 1, Total Capital), buffer aggiuntivi e — per la prima volta — requisiti espliciti di liquidità (LCR, NSFR).

Requisito Basilea III Contenuto Minimo
CET1 (Common Equity Tier 1) Capitale primario di qualità elevata: azioni ordinarie + riserve + utili non distribuiti ≥ 4,5%
Tier 1 CET1 + Additional Tier 1 (strumenti ibridi, es. AT1/CoCos) ≥ 6%
Total Capital Ratio Tier 1 + Tier 2 (obbligazioni subordinate, riserve di rivalutazione) ≥ 8%
Capital Conservation Buffer Buffer aggiuntivo per assorbire perdite nei periodi di stress + 2,5%
LCR (Liquidity Coverage Ratio) Attività liquide di alta qualità (HQLA) / deflussi netti a 30 giorni ≥ 100%
NSFR (Net Stable Funding Ratio) Raccolta stabile disponibile / raccolta stabile richiesta (orizzonte 1 anno) ≥ 100%

Collegamento: Basilea regola quanto capitale una banca deve accantonare a fronte del rischio assunto. Il rischio, però, nasce da strumenti concreti — prima di chiudere il quadro, il programma classifica gli strumenti finanziari e i servizi con cui vengono intermediati.

Gli strumenti finanziari: classificazione e famiglie

Il Modulo 6 apre proprio dalla classificazione degli strumenti finanziari. Ogni strumento rappresenta un diritto su un flusso di cassa futuro; le famiglie si distinguono per la natura del diritto (proprietà vs credito) e per la presenza o meno di leva finanziaria implicita (i derivati, che qui richiamano proprio le opzioni viste in apertura).

Famiglia Strumenti principali Caratteristica Rischio
Partecipazione (equity) Azione ordinaria, privilegiata, di risparmio Diritto residuale sul capitale dell'impresa; nessun rimborso garantito Alto
Debito di mercato BOT, BTP, CCT (Stato); obbligazioni corporate a tasso fisso/variabile Diritto a rimborso + cedola; priorità rispetto all'equity in caso di insolvenza Basso-medio
Derivati Opzioni, futures, swap, forward Valore derivato da un sottostante; leva elevata; usati per copertura (hedging) o speculazione Molto alto
Gestione collettiva Fondi comuni aperti/chiusi, SICAV, ETF Raccolta presso più investitori e gestione professionale; diversificazione automatica Vario

Collegamento: oltre agli strumenti negoziati sul mercato, il sistema finanziario include servizi legati direttamente all'attività di intermediazione — il credito bancario, il risparmio gestito e le assicurazioni.

Intermediazione creditizia, risparmio gestito e servizi assicurativi

Gli strumenti dell'intermediazione creditizia sono quelli con cui una banca concede credito (prestiti, mutui, leasing, factoring) — è la funzione più tradizionale del sistema bancario. Il risparmio, quando è gestito in forma collettiva anziché individuale, passa attraverso strumenti di gestione del risparmio in forma collettiva (fondi comuni, gestioni patrimoniali) affidati a una società di gestione professionale. I servizi e le attività di intermediazione mobiliare — negoziazione, collocamento, consulenza sugli investimenti — sono tipicamente offerti da banche e società di intermediazione mobiliare (SIM). Infine gli strumenti assicurativi permettono di trasferire un rischio puro (es. un danno, un evento avverso) a una compagnia di assicurazione dietro pagamento di un premio.

Servizio Cosa fa
Intermediazione creditizia Concede credito (prestiti, mutui, leasing, factoring) a imprese e famiglie
Gestione collettiva del risparmio Raccoglie il risparmio di più investitori e lo gestisce in modo professionale e diversificato
Intermediazione mobiliare Negozia, colloca e offre consulenza su strumenti finanziari
Servizi assicurativi Trasferisce un rischio puro dietro pagamento di un premio

Collegamento: tutti questi strumenti si scambiano attraverso un sistema di pagamento che li rende utilizzabili nella pratica quotidiana — l'ultimo tassello del programma.

Moneta, sistemi di pagamento e innovazione tecnologica

Il programma chiude con la moneta come strumento (mezzo di scambio, unità di conto, riserva di valore) e con i servizi e strumenti di pagamento attraverso cui la moneta si trasferisce (bonifici, carte, addebiti diretti). L'ultima videolezione del Modulo 6, l'innovazione tecnologica applicata ai servizi finanziari, introduce solo i temi di base del Fintech: nel piano 2025 resta un cenno introduttivo, mentre nel piano 2024 e nel corso gemello Intermediazione Finanziaria e Fintech lo stesso tema (blockchain, open banking, pagamenti digitali) diventa un modulo intero.

Metodo di studio consigliato dai colleghi

Consigli raccolti dalla community L18 Pegaso — dal gruppo WhatsApp Economia degli Intermediari Finanziari L18 Pegaso:

  • Comincia dal Modulo 1: è il linguaggio di base di tutto il corso. Valutazione dei titoli, rischio di portafoglio e leva finanziaria tornano, in forma implicita, in quasi tutti i moduli successivi (dalla valutazione delle opzioni al credit portfolio risk). Chi lo salta arriva ai moduli tecnici senza il vocabolario per seguirli.
  • Le opzioni (Modulo 2) si capiscono meglio con esempi numerici semplici, non con la formula a memoria. Il metodo binomiale è più intuitivo se lo segui passo per passo su un caso con due soli periodi, prima di generalizzare.
  • I Moduli 4 e 5 sono la parte più tecnica — più nomi da tenere distinti che calcoli da svolgere. Dato che l'esame è a risposta multipla, concentrati su cosa distingue un modello dall'altro (CreditMetrics guarda anche ai cambi di rating, CreditRisk+ solo al default, CreditPortfolioView segue il ciclo economico, Portfolio Manager usa i dati di Borsa) più che sui dettagli di calcolo.
  • Basilea (Modulo 3) si capisce meglio dopo aver visto il rischio di credito. I requisiti patrimoniali (CET1, Tier 1, LCR, NSFR) hanno senso solo se prima è chiaro perché le banche hanno bisogno di accantonare capitale — senza quel contesto restano solo sigle da mandare a memoria.
  • Il Modulo 6 (strumenti e pagamenti) è il più descrittivo — va bene studiarlo per ultimo. Richiede più lettura che ragionamento quantitativo, ed è un buon modo per chiudere il programma con un ritmo più leggero rispetto ai moduli centrali.

Studia con chi sta preparando questo esame adesso

Nel gruppo trovi materiali condivisi e confronto con chi ha già sostenuto l'esame di Economia degli Intermediari Finanziari L18.

Domande dalla community

Serve saper fare i calcoli a mano, o basta capire la logica?
Il formato ufficiale dell'esame è a risposta multipla (24 domande sulla prima parte + 7 sulla seconda, oppure 31 domande su un'unica prova), quindi non richiede di sviluppare per esteso i calcoli su carta durante la prova. Serve però saper riconoscere il risultato corretto di un ragionamento quantitativo — ad esempio in che direzione si muove il prezzo di un'obbligazione se sale il tasso, o se uno scenario descrive leva positiva o negativa.
Qual è la differenza pratica tra CreditMetrics e CreditRisk+?
CreditMetrics guarda anche ai semplici peggioramenti di rating (non solo al default vero e proprio) e richiede matrici di transizione e correlazioni tra debitori — è più ricco di informazione ma più complesso da calcolare. CreditRisk+ si concentra solo sull'evento di default con un approccio statistico più semplice (attuariale), senza modellare le migrazioni di rating.
Le opzioni reali servono anche fuori dalla finanza di mercato?
Sì. Si applicano a decisioni di investimento reali — aprire un nuovo impianto, espandere un progetto, aspettare prima di decidere — con la stessa logica delle opzioni finanziarie: il diritto (non l'obbligo) di agire ha un valore che il VAN calcolato su un solo scenario non cattura.
Cosa cambia in pratica tra Basilea I e Basilea III?
Basilea I fissava un unico requisito semplice: l'8% di capitale sulle attività ponderate per il rischio di credito. Basilea III lo scompone in più livelli di qualità del capitale (CET1, Tier 1, Total Capital), aggiunge buffer supplementari e — novità introdotta dopo la crisi del 2008 — requisiti espliciti di liquidità (LCR, NSFR) che Basilea I non prevedeva.

Come funziona l'esame

Come tutti gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele dal 2026: prova intermedia online (Lockdown Browser, da casa) seguita da prova finale obbligatoria in presenza per verbalizzare il voto definitivo.

Le modalità cambiano frequentemente: numero di domande, sessioni in presenza, punti premialità, tablet vs orale. Trovi tutto spiegato nella guida completa, sempre aggiornata:

Come funzionano gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele →

Il programma ufficiale di questa materia specifica anche una modalità alternativa: oltre a prova intermedia + prova finale, è possibile sostenere una prova unica in presenza (31 domande a risposta multipla sull'intero programma) oppure — solo nelle sessioni di febbraio e settembre — una prova orale unica sull'intero programma. Il programma indica inoltre di portare fogli bianchi, penna e calcolatrice. In tutti i casi verifica sempre la bacheca del tuo specifico codice materia per le modalità aggiornate.

Quanto tempo serve per prepararsi

Il programma è quantitativamente denso ma diviso in blocchi ben distinti. Una pianificazione ragionevole segue la stessa sequenza didattica di questa guida, non l'ordine dei moduli:

Moduli 1-2 (valutazione dei titoli, portafoglio, opzioni): sono il linguaggio di base — tutto il resto del corso lo richiama. Chi ha già superato Economia e Gestione delle Imprese (prerequisito indicato dal programma ufficiale) parte avvantaggiato sui concetti di valore attuale e leva finanziaria.

Moduli 4-5 (rischio di credito e credit portfolio risk): sono la parte più tecnica — più nomi di modelli da tenere distinti che calcoli da svolgere, dato il formato a risposta multipla dell'esame.

Modulo 3 (banche, Basilea) e Modulo 6 (strumenti e pagamenti): più descrittivi — conviene affrontarli per ultimi, quando i concetti di rischio dei moduli precedenti sono già chiari.

Questa materia ti prepara a…

Economia degli Intermediari Finanziari si collega direttamente ad altre materie del percorso L18 e agli sbocchi professionali in ambito finanziario:

  • Economia e Gestione delle Imprese — è il prerequisito indicato dal programma ufficiale: i concetti di valore attuale, leva finanziaria e struttura del capitale visti lì sono la base su cui si costruisce questa materia.
  • Economia Politica — il modello IS-LM e la politica monetaria studiati lì aiutano a capire perché i tassi di interesse si muovono e come questo si riflette sulla valutazione delle obbligazioni; chi ha il piano 2024 (10 CFU) ritrova inoltre un modulo dedicato alla politica monetaria e al ruolo della BCE, assente nel piano 2025.
  • Contabilità e Bilancio — leggere un bilancio bancario o valutare un titolo di debito richiede la stessa base di lettura dei prospetti contabili studiata in questa materia.
  • Intermediazione Finanziaria e Fintech — stesso slot di piano per l'indirizzo Imprese Digitali, utile per confrontare le diverse impostazioni
  • Strumenti Finanziari per le Imprese Turistiche — stesso slot di piano per l'indirizzo Management delle Imprese Turistiche

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Domande frequenti

9 CFU nel piano 2025 (codice 0602509SECSP11NM, 6 moduli, 45 videolezioni) e 10 CFU nel piano 2024 (codice 0602410SECSP11, 9 moduli, 60 videolezioni). Il codice non si sceglie: è assegnato in base all'anno accademico di immatricolazione — verifica nella sezione Corsi della piattaforma Pegaso il codice esatto del tuo piano.

Il piano 2024 (10 CFU) copre lo stesso nucleo del piano 2025 — valutazione dei titoli, teoria di portafoglio, opzioni, rischio bancario, Basilea, credit portfolio risk, strumenti finanziari — più tre moduli aggiuntivi assenti nel piano 2025: un modulo dedicato al Fintech, uno al sistema dei pagamenti e uno alla politica monetaria e al ruolo della BCE.

Il corso insegna a valutare titoli finanziari (obbligazioni, azioni, opzioni) e a misurare il rischio negli intermediari finanziari. Copre la teoria di portafoglio e la leva finanziaria, la valutazione delle opzioni con il metodo binomiale e le opzioni reali, i modelli quantitativi di rischio di credito (rating, scoring, matrici di transizione, CreditMetrics, CreditRisk+), il controllo prudenziale delle banche con il framework di Basilea, e la classificazione degli strumenti finanziari e dei servizi di intermediazione.

Aiuta, ma non è indispensabile in modo avanzato. Il corso richiede di ragionare su concetti quantitativi — valore attuale, deviazione standard, rendimento atteso — applicati alla valutazione dei titoli e alla misura del rischio. L'esame è a risposta multipla: serve riconoscere la logica e il verso di un ragionamento (es. come si muove il prezzo di un'obbligazione se sale il tasso), non svolgere i calcoli per esteso su carta.

Il tempo dipende dal punto di partenza: chi ha già superato Economia e Gestione delle Imprese (prerequisito indicato dal programma ufficiale) parte avvantaggiato sui concetti di valore attuale e leva finanziaria. Una pianificazione ragionevole segue la sequenza dei moduli: prima la valutazione dei titoli e le opzioni (il linguaggio di base), poi i modelli di rischio di credito (i più tecnici), infine banche/Basilea e strumenti finanziari (più descrittivi).

Sono modelli usati dalle banche per stimare la distribuzione delle perdite di un intero portafoglio di crediti, non di un singolo prestito. CreditMetrics (J.P. Morgan) stima le perdite dovute anche solo a un peggioramento del rating, usando matrici di transizione; CreditRisk+ (Credit Suisse) si concentra sul solo default con un approccio statistico-attuariale; CreditPortfolioView (McKinsey) collega le probabilità di default al ciclo macroeconomico; Portfolio Manager (Moody's KMV) stima la probabilità di default dai dati di mercato azionario delle società quotate.

Sì, esiste un gruppo dedicato che copre entrambi i codici (0602410SECSP11 e 0602509SECSP11NM) dell'indirizzo L18 Economia Aziendale Pegaso. Trovi il link diretto nella scheda materia in cima a questa pagina.

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I marchi e i nomi di ateneo citati in questa guida (Pegaso, Mercatorum, San Raffaele) sono utilizzati esclusivamente a fini descrittivi e informativi. La guida è realizzata in modo indipendente, senza alcun rapporto di affiliazione o collaborazione con gli atenei citati. Lo studente resta responsabile del rispetto del regolamento didattico e degli obblighi contrattuali del proprio ateneo.

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