Pedagogia sociale è un esame a scelta da 6 CFU di Scienze dell'Educazione L19 Pegaso, nei piani 2025/2026 e 2026/2027 di entrambi i curricula, per educatori dei servizi per l'infanzia e per educatori socio-pedagogici. Studia l'educazione fuori dall'aula e lungo tutta la vita: nelle comunità, nei servizi, nel lavoro, nelle situazioni di fragilità. È la materia che più di ogni altra descrive il mestiere dell'educatore socio-pedagogico.
Nei piani precedenti valeva 9 CFU, e i codici in circolazione sono quattro, con programmi di lunghezza diversa: 30 lezioni nella versione più recente, 54 in quella del 2024. È la fonte principale di dubbi tra chi prepara l'esame, insieme alla divisione tra prova intermedia e finale. Questa guida mette in fila i codici, ricostruisce i programmi e spiega gli argomenti in diciassette blocchi, con uno schema per ognuno.
Di cosa parla il programma
Cosa trovi in questa guida
Prima i programmi e i quattro codici, con il gruppo giusto per ognuno. Poi gli argomenti in diciassette blocchi, nell'ordine dei moduli: i fondamenti, i contesti educativi, la famiglia e la scuola, il lavoro, la professione educativa, i servizi del territorio, i metodi di ricerca e l'apprendimento in età adulta. C'è una linea del tempo della pedagogia sociale e un esercizio per distinguere prevenzione e promozione. Il metodo operativo è in Metodo di studio.
Il PDF del codice da 6 CFU, per ora, riporta solo settore e crediti. Il programma completo più recente è quello del codice 0902509MPED01III, da 9 CFU, che descrive un corso dedicato alle «principali questioni epistemologiche della pedagogia sociale» e agli ambiti di intervento educativo: la famiglia, la scuola, il lavoro, la comunità e i servizi. Le videolezioni sono 30, in sei moduli. È la versione più recente, con le modalità d'esame attuali: è probabile che valga anche per il codice da 6 CFU, ma l'elenco esatto va controllato in piattaforma.
Le 30 videolezioni del programma più recente
Modulo 1 — Fondamenti, riflessioni e prospettive
- Fondamenti e statuto epistemologico della pedagogia sociale
- Comprendere il concetto di educazione
- La relazione educativa
- Trasformazioni sociali e relazione d'aiuto
- La cura educativa
Modulo 2 — Ambienti e contesti del lavoro educativo
- Il lavoro educativo nei contesti formali, informali, non formali
- La comunità che educa
- Dal sistema formativo integrato al lavoro di rete
- Ambienti digitali e lavoro educativo
- Volontariato e cittadinanza attiva
Modulo 3 — L'ambiente di lavoro
- Il lavoro e la formazione nella vita dell'uomo
- Aspetti problematici del mondo del lavoro: prospettive pedagogiche
- Benessere lavorativo
- Safety education
- Promuovere comunità di pratiche
Modulo 4 — La professione educativa
- La progettazione educativa
- Collaborare e cooperare
- Il lavoro in équipe
- La prevenzione e la promozione educativa
- Il lavoro di animazione
Modulo 5 — Territorio e servizi
- Sofferenza e vulnerabilità umana
- Servizi educativi rivolti ai minori
- Servizi educativi e sociali rivolti agli anziani
- Servizi educativi: disabilità e inclusione
- Grave emarginazione e povertà
Modulo 6 — Strumenti e metodi di ricerca e di intervento
- Le competenze di ricerca
- Metodi della ricerca educativa
- L'osservazione
- La ricerca-azione
- Consulenza e orientamento
Il programma del codice 2024 è più lungo: 54 lezioni in nove moduli. Comprende tutte le 30 lezioni qui sopra e ne aggiunge 24, che molti materiali in circolazione tra gli studenti riportano ancora:
Le lezioni in più del programma 2024 (54 lezioni)
Nei moduli comuni
- La responsabilità educativa
- Conciliare la vita familiare e la vita lavorativa
- L'educatore e il lavoro di mediazione
- Il lavoro di strada
- I servizi educativi per gli adolescenti e i giovani
- Il dispositivo narrativo
Famiglia oggi: trasformazioni, criticità e risorse
- Trasformazioni familiari
- Il divenire delle funzioni educative familiari
- I sostegni familiari
- Criticità e sofferenza della vita familiare
- L'esperienza dell'accoglienza e dell'affido
- L'educazione interculturale in famiglia
Il lavoro educativo a scuola
- La relazione alunno-insegnante
- Scuola multicolore e multiculturale
- Dare valore alle differenze in classe
- Scuole che includono
- Gli ambienti di apprendimento
- La relazione e la collaborazione scuola-famiglia
Apprendimento e formazione
- La formazione permanente
- Approcci metacognitivi e riflessività
- Apprendimento trasformativo
- Metodologie didattiche
- Service learning
- La valutazione
Se studi su riassunti o schemi condivisi, controlla quale versione seguono: un materiale con nove moduli è fatto sul programma 2024. L'ordine delle lezioni conta all'esame, perché decide quali vanno nella prova intermedia e quali nella finale: lo trovi nella sezione Come funziona l'esame.
Stai preparando Pedagogia sociale? Nella community trovi riassunti, schemi di studio e materiali condivisi dagli studenti.
Codici, piani e gruppi
Il codice non si sceglie: dipende dall'anno di iscrizione e dal piano di studi. Per Pedagogia sociale ne circolano quattro:
| Codice | CFU | Piano e programma |
|---|---|---|
| 0902506MPED01IIINM | 6 | Piani 2025/2026 e 2026/2027, esame a scelta in entrambi i curricula. Il PDF riporta per ora solo settore e crediti; il programma atteso è quello da 30 lezioni |
| 0902509MPED01III | 9 | Versione da 9 CFU più recente, per chi segue un piano precedente al 2025. Programma completo: 30 videolezioni in sei moduli, con obiettivi, testi consigliati e le modalità d'esame aggiornate |
| 0902409MPED01III | 9 | Versione da 9 CFU dell'anno accademico 2024/2025. Programma completo: 54 videolezioni in nove moduli, con famiglia, scuola e apprendimento in età adulta |
| 0902309MPED01III | 9 | Piano 2023. Il PDF riporta per ora solo settore e crediti: l'elenco delle lezioni è in piattaforma |
Con un nome simile c'è anche Pedagogia generale, che riflette sull'educazione in quanto tale e che conviene aver studiato prima. Tra gli esami a scelta dello stesso settore ci sono Pedagogia interculturale e Pedagogia della marginalità e della devianza, con molti temi in comune. Il codice esatto del tuo esame è nella sezione del piano di studi della piattaforma.
Il gruppo del tuo codice
Ogni codice ha il suo gruppo WhatsApp:
| Il tuo codice | Piano | Gruppo |
|---|---|---|
| 0902506MPED01IIINM | 6 CFU, piani 2025 e 2026 | Elenco gruppi L19 |
| 0902509MPED01III | 9 CFU, piani precedenti (versione più recente) | |
| 0902409MPED01III | 9 CFU, versione 2024/2025 | |
| 0902309MPED01III | 9 CFU, piano 2023 |
La community Telegram di L19 ha invece un topic unico per la materia, comune a tutti i codici:
Argomenti del programma da approfondire
Il corso parte da una domanda: se l'educazione non avviene solo a scuola, dove avviene, e chi se ne occupa? La risposta della pedagogia sociale è che educano la famiglia, il quartiere, il lavoro, le associazioni, i servizi, e che l'educatore professionale lavora proprio in questi luoghi, spesso con persone in difficoltà. I diciassette blocchi qui sotto seguono l'ordine dei moduli e coprono tutte le lezioni, comprese quelle che compaiono solo nel programma 2024, segnalate nel titolo.
Mappa — la sequenza di questa guida
Fondamenti (modulo 1)
- Che cos'è la pedagogia sociale
- Educazione e relazione educativa
- Relazione d'aiuto in una società che cambia
- Cura e responsabilità
Contesti (modulo 2)
- Formale, non formale, informale
- Comunità, rete, digitale, volontariato
Solo programma 2024
- La famiglia oggi
- Il lavoro educativo a scuola
Lavoro (modulo 3)
- Lavoro e formazione
- Benessere e safety education
- Comunità di pratica
Professione educativa (modulo 4)
- L'educatore, l'équipe, la mediazione
- La progettazione educativa
- Prevenzione, promozione, animazione, strada
Territorio e servizi (modulo 5)
- Vulnerabilità e servizi educativi
Ricerca (modulo 6)
- Osservare, ricercare, orientare
Solo programma 2024
- Apprendimento e formazione degli adulti
1. Che cos'è la pedagogia sociale
La prima lezione affronta lo statuto epistemologico della disciplina, cioè la domanda su che tipo di sapere sia la pedagogia sociale, quale sia il suo oggetto e con quali metodi lo studi. La risposta più condivisa è che il suo oggetto sia l'educazione nei contesti sociali: non l'educazione in astratto, di cui si occupa la pedagogia generale, ma i processi educativi che avvengono dentro la famiglia, la comunità, il lavoro, i servizi, e i problemi sociali che li mettono alla prova. È un sapere insieme teorico e pratico, perché non si limita a descrivere ma progetta interventi; ed è interdisciplinare, perché dialoga con la sociologia, la psicologia, il diritto, le scienze politiche.
Il termine Sozialpädagogik compare in Germania a metà Ottocento, con Karl Mager e Adolph Diesterweg, negli anni in cui l'industrializzazione produce nuove povertà e la scuola da sola non basta. È Paul Natorp, filosofo neokantiano di Marburgo, a farne una disciplina con il libro Pedagogia sociale (1899): per Natorp l'individuo diventa persona solo nella comunità, e l'educazione è sempre insieme formazione del singolo e formazione della comunità. Nel Novecento la pedagogia sociale si lega all'attivismo di John Dewey, che vede nella scuola una piccola comunità democratica, e in Italia all'esperienza di don Lorenzo Milani e alle grandi riforme dei servizi sociali. Oggi si occupa di tutte le età della vita, dalla prima infanzia alla vecchiaia.
Nasce la parola
Karl Mager usa per primo l'espressione pedagogia sociale; Adolph Diesterweg la diffonde. In Germania l'industrializzazione sta creando nuove povertà e nuovi bisogni educativi.
Pedagogia sociale come disciplina
Paul Natorp pubblica Pedagogia sociale: l'uomo diventa uomo solo nella comunità, e la comunità si rinnova attraverso l'educazione dei suoi membri.
Democrazia ed educazione
John Dewey descrive la scuola come comunità democratica in miniatura, in cui si impara facendo e collaborando. L'educazione diventa una questione di cittadinanza.
Lettera a una professoressa
La scuola di don Lorenzo Milani a Barbiana denuncia una scuola che boccia i figli dei poveri. Il motto «I care», mi importa, diventa un simbolo dell'impegno educativo.
Imparare a essere
Il rapporto Faure dell'UNESCO lancia l'idea di educazione permanente: si impara per tutta la vita e in tutti i contesti, non solo a scuola.
Il sistema integrato dei servizi
La legge quadro 328 crea il sistema integrato di interventi e servizi sociali, con la programmazione dei servizi a livello di territorio e il ruolo del terzo settore.
L'educatore riconosciuto per legge
La legge di bilancio 205 definisce le figure di educatore socio-pedagogico, con la laurea L-19, di educatore socio-sanitario e di pedagogista.
Collegamento: per capire di che cosa si occupa la pedagogia sociale bisogna prima chiarire che cosa si intende per educazione, e che tipo di relazione la rende possibile.
2. Il concetto di educazione e la relazione educativa
La lezione sul concetto di educazione parte dall'etimologia, che offre due immagini complementari: educare, cioè nutrire, allevare, prendersi cura della crescita; ed educere, cioè tirare fuori, far emergere le potenzialità che la persona ha già. Educare non è quindi solo trasmettere conoscenze o regole, ma accompagnare una persona a diventare se stessa, libera e responsabile, dentro una comunità. Per questo l'educazione è un processo intenzionale, che ha dei fini, e insieme un processo aperto, perché il risultato dipende sempre anche dalla libertà di chi viene educato. Si distingue l'educazione, che riguarda la persona nel suo insieme, dall'istruzione, che riguarda le conoscenze, e dalla formazione, che riguarda soprattutto le competenze per un ruolo.
Il cuore del processo è la relazione educativa. È una relazione asimmetrica, perché educatore ed educando non hanno lo stesso ruolo, la stessa esperienza e la stessa responsabilità; ma è anche reciproca, perché entrambi cambiano nell'incontro. Si fonda sulla fiducia, sull'ascolto e sul riconoscimento dell'altro come persona unica, e ha uno scopo: diventare progressivamente inutile, rendendo l'educando autonomo. Gli errori classici sono due, opposti: l'autoritarismo, che soffoca l'autonomia, e il permissivismo, che lascia soli. La relazione educativa autentica sta tra i due, con regole chiare e insieme vicinanza.
Schema — Educazione, istruzione, formazione
| Termine | Riguarda | Esempio |
|---|---|---|
| Educazione | La persona intera: valori, relazioni, autonomia | Un educatore aiuta un ragazzo a gestire la rabbia nel gruppo |
| Istruzione | Conoscenze e saperi disciplinari | Una lezione di storia o di matematica |
| Formazione | Competenze per un ruolo o una professione, anche da adulti | Un corso per operatori sulla sicurezza o sull'accoglienza |
Collegamento: quando chi si educa attraversa un momento di difficoltà, la relazione educativa diventa relazione d'aiuto. E la società di oggi ne produce molti.
3. Trasformazioni sociali e relazione d'aiuto
La quarta lezione collega i bisogni educativi ai cambiamenti della società. Il sociologo Zygmunt Bauman ha parlato di società liquida, in cui legami, lavori e identità sono meno stabili che in passato; Ulrich Beck di società del rischio, in cui ognuno deve affrontare da solo incertezze che un tempo erano gestite da famiglia, comunità o Stato. Le conseguenze educative sono concrete: famiglie più fragili, solitudine, precarietà, nuove forme di disagio giovanile e di isolamento degli anziani. Cresce così il bisogno di figure professionali capaci di accompagnare le persone nei momenti di difficoltà.
La relazione d'aiuto è il modello di questo accompagnamento. Lo psicologo Carl Rogers la definisce come una relazione in cui almeno una delle parti cerca di favorire nell'altra la crescita, lo sviluppo e una migliore capacità di affrontare la vita. Funziona, secondo Rogers, se chi aiuta offre tre condizioni: congruenza, cioè essere autentico, senza maschere professionali; accettazione positiva incondizionata, cioè accogliere la persona senza giudicarla; comprensione empatica, cioè capire il mondo dell'altro dal suo punto di vista. In ambito educativo la relazione d'aiuto ha un obiettivo preciso: non sostituirsi alla persona, ma renderla più capace di affrontare da sé i propri problemi.
Schema — Le tre condizioni di Rogers
| Condizione | Che cosa significa | Che cosa evitare |
|---|---|---|
| Congruenza | Essere autentici: ciò che si dice corrisponde a ciò che si prova | Recitare un ruolo freddo e distaccato |
| Accettazione positiva incondizionata | Accogliere la persona per quello che è, separandola dai suoi comportamenti | Giudicare, moralizzare, porre condizioni all'aiuto |
| Comprensione empatica | Vedere la situazione con gli occhi dell'altro e restituirglielo | Interpretare subito, dare consigli non richiesti |
Collegamento: la relazione d'aiuto chiede all'educatore un atteggiamento di fondo, che il corso chiama cura e, nel programma 2024, responsabilità.
4. La cura educativa e la responsabilità
La lezione sulla cura educativa riprende un concetto che la filosofia del Novecento ha posto al centro dell'esistenza umana: per Martin Heidegger l'essere umano è cura, cioè preoccupazione per sé, per gli altri e per il mondo. In pedagogia la cura non è assistenza né accudimento passivo, ma un modo di stare nella relazione che si fa carico dell'altro per aiutarlo a fiorire. La filosofa statunitense Nel Noddings ha descritto un'etica della cura fondata sull'attenzione e sulla risposta ai bisogni concreti dell'altro; in Italia molti autori parlano di cura educativa come pratica quotidiana fatta di gesti, tempi, ascolto. Il motto «I care» della scuola di Barbiana riassume lo stesso atteggiamento: mi importa, mi sta a cuore.
La lezione sulla responsabilità educativa, presente solo nel programma 2024, completa il quadro. Il filosofo Hans Jonas, nel Principio responsabilità (1979), indica nel rapporto tra genitore e neonato il modello di ogni responsabilità: il più debole, con la sua sola esistenza, chiede di essere protetto. Emmanuel Lévinas fonda l'etica sul volto dell'altro, che chiama alla responsabilità prima di ogni scelta. Per l'educatore la responsabilità ha due facce: rispondere di ciò che fa, con competenza e trasparenza, e rispondere a chi gli è affidato, rispettandone la libertà.
Collegamento: chiariti i fondamenti, il secondo modulo guarda ai luoghi in cui l'educazione avviene.
5. Contesti formali, non formali e informali
La distinzione tra tre tipi di contesto educativo, nata negli studi internazionali degli anni Sessanta e Settanta e ripresa dall'Unione europea, è uno dei concetti più usati della pedagogia sociale. L'educazione formale avviene nelle istituzioni del sistema di istruzione, è organizzata in percorsi strutturati e porta a un titolo riconosciuto. Quella non formale è intenzionale e organizzata, ma si svolge fuori da questi percorsi: associazioni, sport, scout, volontariato, servizi educativi, corsi. Quella informale avviene nella vita quotidiana, in famiglia, tra amici, al lavoro, attraverso i media, spesso senza che nessuno abbia l'intenzione di educare.
Il lavoro dell'educatore socio-pedagogico si svolge soprattutto nei contesti non formali, ma deve saper leggere anche l'informale, dove si formano molti comportamenti e valori. In Italia la legge 92 del 2012 ha definito l'apprendimento permanente come qualsiasi attività intrapresa in modo formale, non formale e informale nelle varie fasi della vita, e il decreto legislativo 13 del 2013 ha regolato l'individuazione, la validazione e la certificazione delle competenze acquisite anche fuori dalla scuola.
Schema — I tre contesti dell'educazione
| Formale | Non formale | Informale | |
|---|---|---|---|
| Dove | Scuola, università, formazione professionale | Associazioni, servizi, volontariato, sport | Famiglia, gruppo dei pari, lavoro, media |
| Intenzionale? | Sì | Sì | Non necessariamente |
| Titolo | Diploma, laurea, qualifica | Di solito no, ma le competenze si possono certificare | No, ma le competenze si possono certificare |
| Esempio | Un corso di laurea | Un doposcuola in parrocchia, un centro giovani | Imparare a cucinare dai nonni |
Collegamento: se l'educazione avviene in tanti luoghi diversi, il problema diventa farli dialogare. È il tema della comunità educante e del lavoro di rete.
6. Comunità che educa, lavoro di rete, digitale e volontariato
L'idea di comunità che educa, o comunità educante, dice che la crescita di un bambino o di un ragazzo è responsabilità di tutta la comunità, non solo della famiglia e della scuola: il proverbio africano secondo cui per crescere un bambino serve un villaggio è spesso citato a questo proposito. Negli anni Settanta e Ottanta la pedagogia italiana ha tradotto questa idea nel sistema formativo integrato, proposto in particolare da Franco Frabboni: scuola, famiglia, enti locali, associazioni e mondo produttivo come un sistema di agenzie educative che collaborano. Negli anni più recenti i patti educativi di comunità hanno messo in pratica questa collaborazione tra scuole e territorio.
Il lavoro di rete è la traduzione operativa di questa visione nei servizi sociali ed educativi. Invece di affidare un problema a un singolo professionista, si costruisce una rete attorno alla persona: familiari, vicini, servizi pubblici, scuola, volontari. Il sociologo Fabio Folgheraiter ha descritto questo approccio come relazionale: anche chi riceve aiuto e i suoi familiari sono parte attiva della rete, non solo destinatari. L'educatore fa da tessitore di relazioni, attiva risorse e coordina.
Le ultime due lezioni del modulo allargano il discorso. Gli ambienti digitali sono ormai un contesto educativo informale potentissimo: social network, videogiochi, piattaforme di messaggistica. L'educatore deve conoscerli per prevenire rischi come cyberbullismo e dipendenze, ma anche per usarli come strumento, e l'educazione civica scolastica comprende oggi la cittadinanza digitale. Il volontariato e la cittadinanza attiva, infine, sono insieme un contesto educativo non formale e un esito dell'educazione: chi partecipa impara competenze sociali, e la comunità si rafforza. Il Codice del terzo settore del 2017 ha riordinato le regole per associazioni, volontariato e imprese sociali, che sono tra i principali datori di lavoro degli educatori.
Collegamento: il programma 2024 dedica due moduli interi ai contesti educativi più importanti, la famiglia e la scuola.
7. La famiglia oggi (solo programma 2024)
Il modulo sulla famiglia parte dalle trasformazioni familiari degli ultimi decenni: famiglie più piccole, meno matrimoni e più convivenze, separazioni e famiglie ricomposte, genitori soli, figli unici, famiglie con background migratorio, nascite sempre più tardive. Le funzioni educative della famiglia restano centrali, ma cambiano: la cura affettiva, la trasmissione di valori, l'accompagnamento verso l'autonomia vanno svolti in un contesto più incerto e con meno sostegno dalla rete parentale. Per questo la pedagogia della famiglia insiste sul sostegno alla genitorialità: consultori familiari, centri per le famiglie, gruppi di genitori, servizi di mediazione familiare.
Le lezioni sulle criticità affrontano le situazioni in cui la famiglia soffre: conflitti, separazioni difficili, malattia, povertà, violenza. Quando la famiglia di origine non riesce temporaneamente a occuparsi di un minore, la legge 184 del 1983 prevede l'affidamento familiare: il bambino viene accolto da un'altra famiglia, o da una comunità, per un periodo limitato, con l'obiettivo di tornare nella famiglia d'origine. È diverso dall'adozione, che crea un nuovo legame definitivo. L'ultima lezione del modulo riguarda l'educazione interculturale in famiglia: i figli delle famiglie migranti crescono tra due culture, e famiglie e servizi devono aiutarli a tenerle insieme.
Schema — Affidamento e adozione
| Affidamento familiare | Adozione | |
|---|---|---|
| Durata | Temporanea | Definitiva |
| Famiglia d'origine | Il legame resta e si lavora per il rientro | Il legame giuridico si interrompe |
| Presupposto | Difficoltà temporanea della famiglia | Stato di abbandono accertato |
| Figlio | Mantiene il proprio cognome e status | Diventa figlio a tutti gli effetti |
Collegamento: la famiglia è il primo contesto educativo; la scuola è il secondo, e il rapporto tra le due chiude il modulo successivo.
8. Il lavoro educativo a scuola (solo programma 2024)
Il modulo sulla scuola guarda alla classe con gli occhi della pedagogia sociale. La relazione alunno-insegnante è una relazione educativa nel senso del blocco 2: asimmetrica, fondata sulla fiducia, decisiva per la motivazione e per il benessere degli alunni. La scuola di oggi è multiculturale: nelle classi convivono lingue, religioni e storie diverse, e il compito è trasformare la differenza in risorsa invece che in ostacolo. Le lezioni su come dare valore alle differenze e sulle scuole che includono richiamano la via italiana all'inclusione: dalla chiusura delle classi differenziali negli anni Settanta all'integrazione degli alunni con disabilità, fino alla direttiva del 2012 sui bisogni educativi speciali.
Gli ambienti di apprendimento non sono solo gli spazi fisici, ma l'insieme di spazi, tempi, materiali, relazioni e regole che rendono possibile imparare: un'aula a isole favorisce il lavoro di gruppo, una biblioteca di classe la lettura autonoma. L'ultima lezione riguarda la collaborazione tra scuola e famiglia, che dal 2007 ha anche uno strumento formale, il patto educativo di corresponsabilità, firmato da scuola, genitori e studenti. La collaborazione funziona quando la comunicazione è regolare e non si limita ai momenti di crisi.
Collegamento: dopo la famiglia e la scuola, il terzo grande contesto in cui gli adulti passano la vita è il lavoro.
9. Il lavoro e la formazione nella vita dell'uomo
Il modulo sul lavoro si apre con una tesi: il lavoro non è solo un mezzo per guadagnare, ma un luogo in cui la persona si realizza, costruisce relazioni e continua a imparare. La pedagogia del lavoro studia proprio questa dimensione educativa: il lavoro come esperienza formativa, la formazione dei lavoratori, il rapporto tra competenze acquisite a scuola e competenze apprese sul campo. La Costituzione italiana mette il lavoro a fondamento della Repubblica, e la tradizione pedagogica, da Dewey in poi, lo considera parte della formazione della persona.
La seconda lezione affronta gli aspetti problematici del mondo del lavoro: precarietà, lavori frammentati, competenze che invecchiano in fretta, difficoltà dei giovani a entrare nel mercato del lavoro (i cosiddetti NEET, giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione) e la perdita del lavoro, che non è solo un problema economico ma una crisi che coinvolge tutta la famiglia e l'identità della persona. La pedagogia risponde con orientamento, formazione continua e accompagnamento nelle transizioni. Il programma 2024 aggiunge una lezione sulla conciliazione tra vita familiare e lavorativa, con le norme sui congedi parentali, dalla legge 53 del 2000 alle regole più recenti sui congedi dei padri, e le buone pratiche aziendali come il lavoro flessibile.
Collegamento: se il lavoro forma la persona, conta anche come si sta al lavoro: benessere e sicurezza diventano temi educativi.
10. Benessere lavorativo e safety education
La lezione sul benessere lavorativo distingue la salute del singolo lavoratore dal benessere organizzativo, cioè la capacità di un'organizzazione di promuovere e mantenere il benessere fisico, psicologico e sociale di chi ci lavora. Chiarezza dei ruoli, riconoscimento, comunicazione, equità, possibilità di crescita sono i fattori principali. Per le professioni d'aiuto il rischio specifico è il burnout, l'esaurimento emotivo descritto dalla psicologa Christina Maslach: chi lavora a contatto con la sofferenza altrui può arrivare a sentirsi svuotato, distaccato e inefficace. Supervisione, lavoro in équipe e formazione sono le principali difese.
La safety education, o educazione alla sicurezza, parte dal significato della parola inglese safety: non la sicurezza intesa come protezione da minacce esterne (security), ma la prevenzione di incidenti e danni nella vita quotidiana. La sicurezza sul lavoro in Italia è regolata dal decreto legislativo 81 del 2008, ma la pedagogia sottolinea che le norme non bastano senza una cultura della sicurezza, che si costruisce fin dall'infanzia: in famiglia, a scuola, nella strada. Educare alla sicurezza significa insegnare a riconoscere i rischi e ad adottare comportamenti prudenti, non trasmettere paura.
Prova a classificare: prevenzione o promozione?
Prevenzione
—
Promozione
—
L'esercizio anticipa la distinzione tra prevenzione e promozione, che il blocco 14 spiega nel dettaglio.
Collegamento: nei luoghi di lavoro si impara anche insieme, praticando: è il concetto di comunità di pratica, che chiude il modulo.
11. Le comunità di pratica
Il concetto di comunità di pratica è stato proposto dall'antropologa Jean Lave e dal teorico dell'apprendimento Etienne Wenger all'inizio degli anni Novanta. Studiando come si impara un mestiere, dalle levatrici ai sarti agli impiegati, notano che l'apprendimento non avviene soprattutto nei corsi, ma partecipando alla vita di un gruppo che pratica quel mestiere. Il nuovo arrivato comincia ai margini, con compiti semplici, e si sposta progressivamente verso il centro: Lave e Wenger chiamano questo percorso partecipazione periferica legittimata. Imparare, in questa prospettiva, significa diventare membri di una comunità.
Una comunità di pratica ha tre elementi. L'impegno reciproco: i membri interagiscono regolarmente e si aiutano. L'impresa comune: condividono uno scopo, negoziato insieme. Il repertorio condiviso: strumenti, linguaggi, storie, modi di fare accumulati nel tempo. Nei servizi educativi promuovere comunità di pratica significa creare occasioni in cui educatori di servizi diversi si confrontano sui casi, si scambiano strumenti e costruiscono una cultura professionale comune: è una forma di formazione continua che nasce dal lavoro stesso.
Schema — Comunità di pratica e gruppo di lavoro
| Comunità di pratica | Gruppo di lavoro | |
|---|---|---|
| Scopo | Sviluppare competenze e conoscenze condivise | Realizzare un compito o un progetto |
| Chi partecipa | Chi si riconosce nella pratica, per scelta | Chi viene assegnato dall'organizzazione |
| Durata | Finché resta vivo l'interesse comune | Fino alla fine del progetto |
| Cosa la tiene insieme | Passione, identità professionale, repertorio | Obiettivi e scadenze |
Collegamento: chi sono, concretamente, i professionisti dell'educazione, e come lavorano insieme? È il tema del quarto modulo.
12. La professione educativa: l'educatore, l'équipe, la mediazione
Il modulo sulla professione educativa si inserisce in un quadro normativo preciso. La legge 205 del 2017, nei commi dedicati, detta anche legge Iori dal nome della prima firmataria, ha definito tre figure: l'educatore professionale socio-pedagogico, che si forma con la laurea triennale L-19 e lavora nei servizi educativi, sociali, culturali e del terzo settore; l'educatore professionale socio-sanitario, che si forma nella classe delle professioni sanitarie e lavora soprattutto nei servizi sanitari; il pedagogista, che richiede una laurea magistrale e ha funzioni di coordinamento, consulenza e progettazione. La legge è in vigore e ha chiuso una lunga incertezza sul riconoscimento di queste professioni.
Schema — Le tre figure della legge 205/2017
| Figura | Titolo | Dove lavora |
|---|---|---|
| Educatore socio-pedagogico | Laurea L-19, Scienze dell'educazione e della formazione | Servizi educativi, sociali, socio-assistenziali, culturali, terzo settore |
| Educatore socio-sanitario | Laurea nella classe delle professioni sanitarie della riabilitazione | Servizi sanitari e socio-sanitari |
| Pedagogista | Laurea magistrale, per esempio LM-85 | Coordinamento, consulenza, progettazione, supervisione |
Le lezioni su collaborare e cooperare e sul lavoro in équipe descrivono il modo in cui l'educatore lavora. L'équipe educativa è un gruppo di professionisti che condivide la responsabilità di un servizio o di un progetto: si riunisce regolarmente, discute i casi, prende decisioni comuni, e spesso è multiprofessionale, con educatori, psicologi, assistenti sociali, insegnanti. Lavorare in équipe richiede competenze specifiche: comunicare in modo chiaro, gestire i conflitti, rispettare ruoli diversi, riconoscere i propri limiti. Anche nella scuola il lavoro in équipe tra insegnanti, educatori e figure di sostegno è un'occasione di formazione reciproca.
Il programma 2024 aggiunge la lezione sull'educatore e il lavoro di mediazione. La società contemporanea è attraversata da conflitti: familiari, di vicinato, scolastici, tra culture. La mediazione è un intervento in cui un terzo imparziale aiuta le parti a comunicare e a trovare da sé una soluzione, senza imporla. La mediazione interculturale facilita la comunicazione tra persone di culture diverse, per esempio tra famiglie migranti e servizi, traducendo non solo le parole ma anche i significati.
Collegamento: ogni intervento dell'educatore, in équipe o da solo, nasce da un progetto. La progettazione educativa è uno dei temi più concreti del corso.
13. La progettazione educativa
La lezione sulla progettazione educativa la definisce come il processo con cui si passa da un bisogno a un intervento organizzato, verificabile e condiviso. Si distinguono due livelli. La macroprogettazione riguarda i servizi e i territori: quali servizi servono in un quartiere, come si coordinano, con quali risorse. La microprogettazione riguarda il singolo intervento o la singola persona, per esempio il progetto educativo individualizzato per un ragazzo in comunità. Il punto di partenza è sempre l'analisi dei bisogni, che non va confusa con le richieste: una scuola può chiedere un intervento sul bullismo quando il bisogno reale è una migliore relazione tra insegnanti e famiglie.
Schema — Le fasi della progettazione educativa
| Fase | Domanda guida | Strumenti |
|---|---|---|
| 1. Analisi dei bisogni | Qual è il problema, per chi, in quale contesto? | Osservazione, colloqui, dati del territorio |
| 2. Obiettivi | Che cosa vogliamo cambiare, e come lo riconosceremo? | Obiettivi generali e specifici, misurabili |
| 3. Azioni e metodologie | Che cosa faremo, con quali approcci? | Attività, laboratori, colloqui, lavoro di gruppo |
| 4. Risorse e tempi | Chi, con quali mezzi, entro quando? | Cronoprogramma, budget, ruoli in équipe |
| 5. Monitoraggio e valutazione | Sta funzionando? Che cosa è cambiato alla fine? | Indicatori, verifiche intermedie, documentazione |
La progettazione è un processo circolare: i risultati della valutazione alimentano di nuovo l'analisi dei bisogni e correggono il progetto. È anche un processo partecipato: i destinatari, quando possibile, contribuiscono a definire obiettivi e azioni, e questo aumenta l'efficacia dell'intervento.
Collegamento: i progetti educativi nel territorio hanno due grandi finalità, prevenire i problemi e promuovere il benessere.
14. Prevenzione, promozione, animazione e lavoro di strada
La lezione sulla prevenzione e la promozione educativa riprende la classificazione in tre livelli proposta in psichiatria da Gerald Caplan. La prevenzione primaria agisce prima che il problema si presenti, riducendo i fattori di rischio per tutta la popolazione o per gruppi a rischio. La prevenzione secondaria riconosce precocemente i primi segnali, per intervenire prima che il problema si aggravi. La prevenzione terziaria agisce quando il problema c'è già, per limitarne le conseguenze ed evitare ricadute. La promozione ha una logica diversa: non combatte un problema specifico, ma rafforza le risorse delle persone e delle comunità. La Carta di Ottawa dell'OMS (1986) l'ha definita come il processo che permette alle persone di aumentare il controllo sulla propria salute; il concetto chiave è l'empowerment, cioè la crescita della capacità di agire e decidere.
La lezione sul lavoro di animazione descrive l'animazione socioeducativa e socioculturale: attività di gruppo, espressive, ludiche, culturali che coinvolgono bambini, ragazzi, anziani o intere comunità, con l'obiettivo di favorire partecipazione, relazioni e protagonismo. Non è intrattenimento: ha obiettivi educativi precisi e richiede progettazione. Il programma 2024 aggiunge il lavoro di strada, o educativa di strada: educatori che non aspettano che le persone arrivino ai servizi, ma vanno a incontrarle dove vivono, nelle piazze, nei parchi, nei luoghi di ritrovo dei giovani o delle persone senza dimora. È un lavoro di aggancio e di relazione, che richiede pazienza e capacità di stare in contesti non strutturati.
Schema — Tre livelli di prevenzione e la promozione
| Livello | Quando interviene | Esempio |
|---|---|---|
| Prevenzione primaria | Prima che il problema si presenti | Educazione all'affettività nelle scuole |
| Prevenzione secondaria | Ai primi segnali | Sportello d'ascolto, intercettare l'abbandono scolastico |
| Prevenzione terziaria | Quando il problema c'è già | Reinserimento dopo una dipendenza o il carcere |
| Promozione | Sempre, indipendentemente dai problemi | Centri di aggregazione, partecipazione dei ragazzi |
Collegamento: il quinto modulo, il primo della prova finale nel programma da 30 lezioni, entra nei servizi del territorio, a partire dalla sofferenza che li rende necessari.
15. Vulnerabilità e servizi educativi del territorio
La lezione su sofferenza e vulnerabilità umana parte da una constatazione: la vulnerabilità non riguarda solo alcune categorie di persone, ma è una condizione umana universale, che in certe fasi della vita o in certe circostanze diventa fragilità. Il compito dei servizi è riconoscerla senza etichettare, e rispondere in modo da rafforzare le capacità delle persone. Il quadro di riferimento è la legge 328 del 2000, legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, che affida ai Comuni, organizzati in ambiti territoriali, la programmazione dei servizi attraverso i piani di zona, con la partecipazione del terzo settore.
Le lezioni successive passano in rassegna i servizi per i diversi destinatari. Per i minori: servizi per la prima infanzia, centri diurni, educativa domiciliare, comunità di accoglienza, che dal 2006, con la chiusura degli istituti prevista dalla legge 149 del 2001, hanno sostituito i vecchi orfanotrofi; la legge 285 del 1997 ha finanziato progetti per l'infanzia e l'adolescenza. Il programma 2024 dedica una lezione agli adolescenti e giovani: centri di aggregazione, informagiovani, progetti di partecipazione. Per gli anziani: centri diurni, assistenza domiciliare, residenze, ma anche progetti di invecchiamento attivo e di scambio tra generazioni, perché l'anziano non è solo destinatario di cura ma una risorsa.
Per la disabilità il riferimento è la legge 104 del 1992 e, sul piano culturale, il modello bio-psico-sociale della classificazione ICF dell'OMS (2001), secondo cui la disabilità nasce dall'incontro tra le condizioni della persona e le barriere del contesto: l'inclusione consiste nel togliere le barriere, non nel cambiare la persona. La riforma avviata nel 2021 ha messo al centro il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. L'ultima lezione del modulo riguarda la grave emarginazione e la povertà: persone senza dimora, povertà assoluta, isolamento. Qui l'educatore lavora in servizi a bassa soglia, come dormitori, mense e unità di strada, con l'obiettivo di costruire una relazione da cui possa partire un percorso di uscita dalla marginalità.
Collegamento: per intervenire bene nei servizi bisogna saper osservare, raccogliere dati e valutare: è il tema dell'ultimo modulo.
16. Osservare, ricercare, orientare
Il sesto modulo presenta gli strumenti di ricerca e di intervento dell'educatore. La lezione sulle competenze di ricerca sostiene che anche chi lavora sul campo deve saper porre domande, raccogliere informazioni e documentare, per non agire solo d'istinto. Quella sui metodi della ricerca educativa distingue la ricerca quantitativa, che misura fenomeni con questionari e dati statistici su campioni ampi, dalla ricerca qualitativa, che cerca di comprendere i significati con interviste, osservazioni e analisi di casi. Il programma 2024 aggiunge il dispositivo narrativo: raccontare e ascoltare storie di vita come strumento di conoscenza e di cura, perché narrando la persona dà senso alla propria esperienza.
L'osservazione è lo strumento quotidiano dell'educatore. Può essere partecipante, quando l'osservatore è dentro la situazione (l'educatore che osserva il gruppo mentre lo conduce), o non partecipante, quando resta esterno; occasionale o sistematica, con griglie e criteri definiti prima. La regola fondamentale è distinguere ciò che si vede dalle interpretazioni: «Marco ha lanciato la sedia» è un'osservazione, «Marco è aggressivo» è già un giudizio.
La ricerca-azione, proposta dallo psicologo Kurt Lewin negli anni Quaranta, unisce conoscenza e cambiamento: i ricercatori e chi vive il problema, per esempio un gruppo di insegnanti o di educatori, studiano la situazione mentre la trasformano. Procede a spirale, con cicli di pianificazione, azione, osservazione e riflessione. L'ultima lezione riguarda la consulenza e l'orientamento: la consulenza pedagogica aiuta genitori, insegnanti o educatori ad affrontare questioni educative; l'orientamento accompagna le persone nelle scelte di studio e di lavoro lungo tutta la vita, non solo alla fine della scuola.
Schema — La spirale della ricerca-azione
| Fase | Che cosa si fa | Esempio in un centro diurno |
|---|---|---|
| Pianificare | Si individua il problema e si progetta un cambiamento | I ragazzi arrivano in ritardo e saltano i compiti: si prova un'accoglienza con merenda e programma del giorno |
| Agire | Si mette in atto il cambiamento | Per un mese l'accoglienza nuova si fa ogni giorno |
| Osservare | Si raccolgono dati sugli effetti | Si annotano orari di arrivo e compiti svolti |
| Riflettere | Si interpretano i risultati in gruppo e si ripianifica | I ritardi calano, i compiti no: si aggiunge un tutoraggio tra pari |
Collegamento: il programma 2024 chiude con un modulo sull'apprendimento in età adulta, che riprende molti temi del corso dal punto di vista di chi impara.
17. Apprendimento e formazione degli adulti (solo programma 2024)
La formazione permanente è l'idea che si impari per tutta la vita, in tutti i contesti. Il rapporto Faure dell'UNESCO (1972), Imparare a essere, l'ha resa un principio delle politiche educative, e l'Unione europea l'ha ripresa con il lifelong learning e le competenze chiave per l'apprendimento permanente. Le lezioni successive spiegano come impara un adulto. Gli approcci metacognitivi insegnano a riflettere sul proprio modo di imparare: lo psicologo John Flavell ha chiamato metacognizione la conoscenza e il controllo dei propri processi mentali. La riflessività, descritta da Donald Schön nel Professionista riflessivo (1983), è la capacità di riflettere nel corso dell'azione e dopo di essa, che distingue il professionista esperto da chi applica regole.
L'apprendimento trasformativo di Jack Mezirow descrive come gli adulti cambiano davvero: non accumulando informazioni, ma rivedendo criticamente le proprie prospettive di significato, spesso a partire da un dilemma disorientante, come una perdita, un trasferimento, una malattia. Le lezioni sulle metodologie didattiche presentano metodi attivi come il lavoro di gruppo, lo studio di caso, la simulazione. Il service learning unisce apprendimento e servizio alla comunità: gli studenti imparano mettendo le proprie conoscenze al servizio di un bisogno reale del territorio, e riflettono su ciò che fanno. L'ultima lezione riguarda la valutazione, che in prospettiva formativa serve a migliorare l'apprendimento e non solo a certificarlo.
Lezioni, dispense e testi di riferimento
Nel programma da 30 lezioni ogni videolezione dura circa 30 minuti ed è accompagnata da una dispensa in PDF, oppure dall'indicazione di capitoli di un ebook consultabile in piattaforma, e da un questionario a risposta multipla di autoverifica. Le domande d'esame riguardano i contenuti delle videolezioni e delle dispense; nel 2026/2027 i test di fine lezione svolti correttamente e le lezioni sincrone fanno maturare anche i punti premiali, come spiegato nella guida agli esami Pegaso.
Il PDF del codice 0902509MPED01III consiglia, per approfondire, il manuale Pedagogia sociale di Gaetano Mollo, Andrea Porcarelli e Domenico Simeone (La Scuola, 2014) e un volume sulla micro e macro progettazione degli ambienti di apprendimento (Studium, 2024). Lo stesso PDF precisa che i testi non sono oggetto specifico d'esame. Il programma 2024 aggiunge un volume di pedagogia della famiglia, coerente con il modulo dedicato. Per chi vuole leggere i classici citati nelle lezioni:
- Paul Natorp, Pedagogia sociale (1899)
- John Dewey, Democrazia e educazione (1916)
- Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa (1967)
- Carl Rogers, La terapia centrata sul cliente e gli scritti sulla relazione d'aiuto
- Etienne Wenger, Comunità di pratica (1998)
- Donald Schön, Il professionista riflessivo (1983)
Nessuno di questi libri serve per l'esame: sono utili a chi vuole capire meglio un passaggio delle dispense.
Metodo di studio
- Verifica prima la versione del programma. Secondo i PDF ufficiali il codice 0902509MPED01III, e con ogni probabilità quello da 6 CFU, seguono il programma da 30 lezioni, il codice 0902409MPED01III quello da 54. Molti materiali condivisi sono fatti sul programma più lungo: se studi su quelli, salta i moduli che non sono nel tuo elenco in piattaforma.
- Costruisci un glossario. Statuto epistemologico, relazione d'aiuto, cura, educazione non formale, sistema formativo integrato, lavoro di rete, comunità di pratica, empowerment, ricerca-azione: il programma usa molti termini tecnici, ed è facile confonderli quando le domande li accostano.
- Associa ogni concetto a un autore. Natorp e la pedagogia sociale, Rogers e la relazione d'aiuto, Frabboni e il sistema formativo integrato, Lave e Wenger e le comunità di pratica, Caplan e i livelli di prevenzione, Lewin e la ricerca-azione.
- Pensa a un esempio concreto per ogni servizio. Il corso è pensato per futuri educatori: per ogni modulo chiediti dove lavoreresti e che cosa faresti. Gli esempi aiutano a rispondere alle domande che partono da situazioni reali.
- Ripassa le leggi in una tabella. Poche ma importanti: 184/1983 sull'affidamento, 104/1992 sulla disabilità, 328/2000 sui servizi sociali, 92/2012 e 13/2013 sull'apprendimento permanente, 205/2017 sulle professioni educative.
- Fai il test di fine lezione dopo la dispensa, non al posto della dispensa. Serve a verificare se hai capito e conta per i punti premiali; usato da solo lascia scoperte molte parti.
Domande e dubbi frequenti tra chi si prepara a questo esame
- Quanti moduli devo studiare?
- Dipende dal codice. Il programma da 30 lezioni ha sei moduli, quello del 2024 ne ha nove: in più ci sono la famiglia, la scuola e l'apprendimento in età adulta, oltre ad alcune lezioni sparse. Controlla l'elenco in piattaforma e confrontalo con le due tabelle all'inizio di questa guida.
- Bastano i test di fine lezione per prepararsi?
- No. I test servono a verificare la comprensione di ogni lezione e contano per i punti premiali, ma l'esame riguarda i contenuti delle videolezioni e delle dispense, e chi ha già sostenuto la prova racconta spesso di aver trovato domande formulate in modo diverso da quelle dei test. Conviene studiare sulle dispense e usare i test come verifica.
- È un esame difficile?
- È considerato tra i più accessibili del corso: gli argomenti sono vicini all'esperienza quotidiana e al lavoro dell'educatore. La difficoltà sta nella precisione: molte domande distinguono concetti simili, come prevenzione e promozione o educazione non formale e informale, e conviene studiarli in coppia.
- Come capisco qual è il mio codice e quale gruppo scegliere?
- Il codice è nella sezione del piano di studi della piattaforma, accanto al nome dell'insegnamento. Ogni codice ha il suo gruppo WhatsApp, elencato nella tabella dei gruppi; la community Telegram di L19 ha invece un topic unico per la materia.
Studia con chi sta preparando questo esame ora. Confrontati su tempi, prove e argomenti nella community.
Come funziona l'esame
Come tutti gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele dal 2026: prova intermedia online (Lockdown Browser, da casa) seguita da prova finale obbligatoria in presenza per verbalizzare il voto definitivo.
Le modalità cambiano frequentemente: numero di domande, sessioni in presenza, punti premialità, tablet vs orale. Trovi tutto spiegato nella guida completa, sempre aggiornata:
Come funzionano gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele →Il PDF del codice 0902509MPED01III descrive già le modalità aggiornate: prova scritta da 31 domande a risposta multipla, senza penalità per le risposte sbagliate e con la lode a chi risponde correttamente a tutte, oppure orale, e fino a 2 punti premiali legati alla didattica interattiva e alle prove intermedie. Con la regola per cui la prova finale copre gli ultimi 10 capitoli, il programma da 30 lezioni si divide così:
| Modalità | Domande | Lezioni |
|---|---|---|
| Prova intermedia (online) | 24 a risposta multipla | 1-20: fondamenti, contesti, lavoro, professione educativa |
| Prova finale (in presenza) | 7 a risposta multipla | 21-30: territorio e servizi, strumenti e metodi di ricerca |
| Prova unica (in presenza) | 31 a risposta multipla | Tutte e 30 |
| Prova unica orale | Colloquio | Tutte e 30, solo nelle sessioni di febbraio e settembre |
Per accedere alla finale servono almeno 15 punti su 24 alla prova intermedia, contando gli eventuali punti premiali; l'esame si supera con almeno 18/30. Con il codice 2024 le lezioni sono 54 e la finale copre le ultime 10, dal dispositivo narrativo al modulo su apprendimento e formazione; il PDF di quel codice descrive però ancora la formula precedente, un test da 30 domande oppure l'orale nella sede centrale. In ogni caso l'ordine che conta è quello delle videolezioni in piattaforma: verificalo, e controlla la modalità prevista per il tuo appello prima di prenotare.
Quanto tempo serve
Con 6 CFU l'impegno previsto è di circa 150 ore, calcolando le 25 ore per credito previste di norma. Le lezioni sono di lettura scorrevole e i concetti si richiamano a vicenda, quindi conviene prevedere 3-4 settimane a ritmo regolare: una per i primi due moduli, una per lavoro e professione educativa, una per servizi e metodi di ricerca e qualche giorno di ripasso con glossario e tabella delle leggi. Se prepari prima la prova intermedia, le lezioni 1-20 richiedono circa due terzi del tempo. Con il programma 2024 da 54 lezioni servono circa 225 ore, cioè 5-6 settimane.
Questa materia ti prepara a…
Pedagogia sociale non è propedeutica ad altri esami, ma è il quadro in cui si inseriscono molte materie del corso:
- I fondamenti dell'educazione in Pedagogia generale, la marginalità in Pedagogia della marginalità e della devianza, le differenze culturali in Pedagogia interculturale
- La progettazione e la valutazione in Progettazione, documentazione e valutazione in ambito educativo, i metodi di ricerca in Metodi e tecniche della ricerca educativa, i gruppi e l'équipe in Psicologia dei gruppi
- Il lavoro nei servizi educativi e sociali come educatore socio-pedagogico. Gli altri esami del corso sono nella guida al corso L19 Pegaso; per diventare pedagogista serve la magistrale, per esempio la LM-85 Scienze pedagogiche
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Domande frequenti
Nei piani 2025/2026 e 2026/2027 di Scienze dell'Educazione L19 è un esame a scelta da 6 CFU, settore M-PED/01, con il codice 0902506MPED01IIINM, in entrambi i curricula. Chi segue un piano precedente lo sostiene da 9 CFU, con il codice 0902509MPED01III, 0902409MPED01III o 0902309MPED01III a seconda del piano.
Il PDF del codice da 6 CFU riporta per ora solo settore e crediti. Il programma completo più recente è quello del codice 0902509MPED01III: 30 videolezioni in sei moduli, dai fondamenti della disciplina ai metodi di ricerca. Il codice 2024 ha un programma più lungo, 54 lezioni in nove moduli, con in più la famiglia, la scuola e l'apprendimento in età adulta.
Con le regole Pegaso del 2026/2027 la prova intermedia, online, ha 24 domande a risposta multipla su tutte le lezioni tranne le ultime 10; la prova finale, in presenza, ha 7 domande sulle ultime 10, che nel programma da 30 lezioni sono i moduli su territorio e servizi e sui metodi di ricerca. Per accedere alla finale servono almeno 15 punti su 24, compresi gli eventuali premiali, e l'esame si supera con 18/30.
È la parte della pedagogia che studia l'educazione nei contesti sociali: famiglia, scuola, lavoro, comunità, servizi, e lungo tutto l'arco della vita. Si occupa di come la società educa e di come l'educazione può rispondere ai bisogni e al disagio sociale, con interventi progettati da professionisti come l'educatore socio-pedagogico.
La pedagogia generale riflette sull'educazione in quanto tale: che cosa significa educare, quali fini, quali valori, quale rapporto tra educatore ed educando. La pedagogia sociale applica questa riflessione ai contesti concreti in cui l'educazione avviene e ai problemi sociali che la mettono alla prova, come povertà, marginalità, fragilità familiari, lavoro, e progetta interventi nel territorio.
Si fonda sull'idea che l'educazione sia un fatto sociale: la persona si forma dentro relazioni e comunità, e le comunità a loro volta educano. Il termine nasce in Germania nell'Ottocento con Karl Mager e Adolph Diesterweg; Paul Natorp, con il libro Pedagogia sociale del 1899, ne fa una disciplina, sostenendo che l'individuo diventa persona solo nella comunità.
L'educazione formale avviene nelle istituzioni come scuola e università e porta a un titolo riconosciuto. Quella non formale è intenzionale ma si svolge fuori da questi percorsi, per esempio in associazioni, volontariato, corsi e servizi. Quella informale avviene nella vita quotidiana, in famiglia, al lavoro o nel tempo libero, anche senza intenzione. In Italia la legge 92 del 2012 e il decreto legislativo 13 del 2013 permettono di riconoscere anche ciò che si impara fuori dalla scuola.
È un modo di intervenire nei problemi sociali che mette in collegamento le persone e le risorse attorno a un bisogno: la famiglia, i servizi pubblici, la scuola, il volontariato, il vicinato. Invece di un singolo professionista che risolve il caso, si costruisce una rete che collabora, in cui anche chi è aiutato diventa parte attiva della soluzione.
Per lo psicologo Carl Rogers è una relazione in cui almeno una delle due parti cerca di favorire nell'altra la crescita, lo sviluppo e una maggiore capacità di affrontare la vita. Funziona se chi aiuta offre tre condizioni: congruenza, cioè autenticità; accettazione positiva incondizionata; comprensione empatica. L'obiettivo non è risolvere i problemi al posto dell'altro, ma renderlo più capace di farlo da sé.
È un metodo di ricerca proposto da Kurt Lewin negli anni Quaranta, in cui chi studia un problema e chi lo vive lavorano insieme per cambiare la situazione mentre la conoscono. Procede a spirale: si pianifica un intervento, lo si mette in atto, si osservano gli effetti, si riflette sui risultati e si ripianifica. In educazione la usano insegnanti ed educatori per migliorare le proprie pratiche.
Serve la laurea triennale in Scienze dell'educazione e della formazione, classe L-19, come prevede la legge 205 del 2017, detta legge Iori, ancora in vigore. La stessa legge distingue l'educatore socio-sanitario, che si forma nella classe delle professioni sanitarie, e il pedagogista, che richiede una laurea magistrale.
È un gruppo di persone che condividono un interesse o un mestiere e imparano insieme praticandolo, scambiandosi esperienze e soluzioni. Il concetto è di Jean Lave ed Etienne Wenger, che la descrivono con tre elementi: un impegno reciproco, un'impresa comune e un repertorio condiviso di strumenti, linguaggi e storie. Nei servizi educativi è un modo per formarsi sul lavoro.