Estetica gastronomica è l'esame di filosofia del cibo di L26 San Raffaele, settore M-FIL/04 (Estetica): non insegna a cucinare né ad assaggiare, ma chiede che cosa vuol dire «gusto» nella storia del pensiero e che cosa cambia se lo si prende sul serio come esperienza estetica e come forma di conoscenza. Ha due codici: 0262504MFIL04 da 4 CFU, esame a scelta nel piano di studi dell'A.A. 2026/2027 e nel piano dell'A.A. 2024/2025 (è il codice di questa scheda), e 0262206MFIL04 da 6 CFU, materia del 3° anno nel piano dell'A.A. 2024/2025. Il programma completo è quello da 6 CFU, in cinque unità; il codice da 4 CFU ha le lezioni delle prime quattro. La scheda ufficiale non indica prerequisiti né propedeuticità.
Di cosa parla il programma
Obiettivi formativi ufficiali — programma San Raffaele (6 CFU)
- Conoscere i rapporti storici e teorici tra filosofia, estetica, gastronomia e gusto, con attenzione al mondo contemporaneo
- Acquisire familiarità con temi e autori dell'estetica del cibo e della questione storico-teorica del gusto
- Conoscere i nodi teorici del sistema della sensorialità e della subordinazione del gusto
- Comprendere il gusto come sistema percettivo multisensoriale e l'esperienza gustativa nelle sue articolazioni interne
- Elaborare criticamente argomenti su expertise e critica del gusto nei contesti contemporanei, con i risvolti etici e sociali della gastronomia
- Recepire la proposta teorica complessiva sul gusto come compito
Cosa trovi in questa guida
La guida riordina le cinque unità in senso didattico: filosofia e cibo, gerarchia dei sensi, percezione e critica del gusto, quattro atteggiamenti verso il cibo, gusto aptico. Trovi una linea del tempo, un classificatore sul giudizio di gusto e un confronto fra i cinque sensi. Le differenze fra i codici sono in Due codici, 4 e 6 CFU; il metodo di studio è in Metodo di studio.
Il programma da 6 CFU ha cinque unità didattiche (1, 1, 1, 1,5 e 1,5 CFU), con 28 lezioni, e tre assi: il rapporto tra cibo e filosofia visto attraverso il gusto (storia dell'estetica, intersoggettività del giudizio di gusto, critica del gusto); l'esperienza estetica del gusto, con quattro atteggiamenti verso il cibo (piacere, sapere, indifferenza, saggezza); il gusto aptico, proposto come nuovo modo di avvicinarsi all'esperienza gustativa attraverso il caso del vino, fino alla slow knowledge.
Schema — Le cinque unità didattiche
| Unità | Argomenti | Alla fine sai… |
|---|---|---|
| 1. Cibo e filosofia: la pancia e la testa (1 CFU) | Perché filosofia e cibo, momenti fondamentali da Platone ed Epicuro a oggi, dietetica, gola, astinenza, eccesso, moderazione | Spiegare perché il cibo è un tema filosofico e con quali categorie è stato pensato |
| 2. Il gusto come senso minore (1 CFU) | Nascita dell'estetica, gerarchia dei sensi, l'altro gusto, marginalità ed esperienza | Ricostruire perché il gusto è stato subordinato agli altri sensi |
| 3. Il gusto come sistema percettivo e la critica del gusto (1 CFU) | Percezione ecologica di Gibson, riconoscimento, piacere, apprezzamento, critica del gusto moderna, epoca delle immagini del cibo e «morte dell'expertise», percezione visiva e gustativa | Descrivere il gusto come sistema multisensoriale e discutere autorità e giudizio nella critica |
| 4. Gastronomia ed esperienza estetica (1,5 CFU) | Il gusto come piacere e come sapere, indifferenza gustativa, saggezza del gusto (due lezioni ciascuno) | Distinguere quattro modi di stare davanti al cibo e le loro implicazioni |
| 5. Il gusto aptico come compito (1,5 CFU, solo 6 CFU) | Ottico e aptico, dal buon gusto al gusto come compito, vino naturale, epistenologia, slow e fast knowledge | Spiegare la proposta del gusto aptico e applicarla al caso del vino |
Due codici, 4 e 6 CFU
Il piano di studi dell'A.A. 2026/2027 elenca Estetica gastronomica solo come esame a scelta da 4 CFU; il piano dell'A.A. 2024/2025 la elenca due volte, come materia del 3° anno da 6 CFU e come esame a scelta da 4 CFU. Nelle schede ufficiali la differenza è l'unità 5.
I due codici — che cosa cambia davvero
| Voce | Estetica gastronomica 0262504MFIL04 |
Estetica gastronomica 0262206MFIL04 |
|---|---|---|
| Piani di studio | Esame a scelta: piano dell'A.A. 2026/2027 e piano dell'A.A. 2024/2025 | 3° anno: piano dell'A.A. 2024/2025 |
| CFU e SSD | 4 CFU, M-FIL/04 | 6 CFU, M-FIL/04 |
| Lezioni in scheda | 21 | 28 |
| Unità 1-4 (filosofia e cibo, senso minore, percezione e critica, esperienza estetica) | Le loro 21 lezioni sono tutte presenti | Presenti |
| Unità 5 (gusto aptico, vino naturale, epistenologia, slow knowledge) | Le 7 lezioni non compaiono nell'elenco | Presenti |
| Obiettivi, programma per unità, testi consigliati | Non pubblicati: la scheda riporta solo l'elenco delle lezioni | Pubblicati; tre volumi consigliati |
Quale codice ti riguarda lo stabilisce il tuo piano di studi, non questa guida: se hai dubbi, controlla codice e CFU nel piano o chiedi alla segreteria. Le unità 1-4 sono comuni, quindi la guida vale per entrambi; l'unità 5 è segnalata come «solo 6 CFU». La scheda da 4 CFU non pubblica obiettivi, programma per unità né testi: su questi punti la guida usa la scheda da 6 CFU, e per il codice da 4 CFU conviene verificare sulla piattaforma.
Stai preparando questo esame? Il gruppo raccoglie tutti gli studenti L26 San Raffaele — è ancora piccolo, ma è il punto di partenza per confrontarti con chi segue il tuo stesso corso.
Argomenti del programma da approfondire
La guida segue l'ordine logico: perché la filosofia si occupa di cibo (unità 1), perché il gusto è stato messo in fondo alla gerarchia dei sensi (unità 2), percezione e critica del gusto (unità 3), quattro atteggiamenti verso il cibo (unità 4), gusto aptico e vino (unità 5). Senza la storia della subordinazione del gusto, il «gusto come compito» finale è solo una formula.
Mappa — la sequenza di questa guida
Dal cibo alla critica del gusto (unità 1-3)
- Perché filosofia e cibo
- Platone, Epicuro e altri momenti fondamentali
- Dietetica, gola, astinenza e moderazione
- La nascita dell'estetica
- La gerarchia dei sensi
- L'altro gusto
- Marginalità ed esperienza
- La percezione ecologica di Gibson
- Percezione visiva e gustativa
- Riconoscimento, piacere, apprezzamento
- La critica del gusto nell'età moderna
- L'epoca delle immagini del cibo e la «morte dell'expertise»
Esperienza estetica e gusto aptico (unità 4-5) e sintesi
- Il gusto come piacere
- Il gusto come sapere
- L'indifferenza gustativa
- La saggezza del gusto
- Ottico e aptico (solo 6 CFU)
- Dal buon gusto al gusto come compito (solo 6 CFU)
- Il vino naturale (solo 6 CFU)
- Epistenologia (solo 6 CFU)
- Slow knowledge e fast knowledge (solo 6 CFU)
- Sintesi: la linea del tempo dei passaggi storici
- Sintesi: i cinque sensi a confronto
Perché filosofia e cibo
Il titolo della prima unità, «la pancia e la testa», dice il problema. La filosofia ha spesso pensato la testa (pensiero, verità, anima) contro la pancia (corpo, bisogni, appetito), e il cibo è finito dalla parte della pancia: serve a vivere ma non merita di essere pensato. Il programma rovescia la domanda: la filosofia «può e anzi deve» interessarsi di cibo. Un'estetica del cibo si chiede che cosa accade quando mangiamo (percezione, piacere, giudizio) e quale valore diamo a ciò che accade; da qui le due direzioni del corso, una storica (come il pensiero ha trattato mangiare e gusto) e una teorica (come dovremmo pensarli). Come contesto, un precedente noto è la Fisiologia del gusto di Brillat-Savarin (1825), presente anche in Storia della gastronomia ma non tra i testi elencati per questo esame.
Collegamento: la domanda ha una risposta storica: piacere, misura ed eccesso, le categorie con cui pensare il cibo, compaiono già negli autori antichi.
Platone, Epicuro e altri momenti fondamentali
La scheda promette cenni sulle «principali linee di pensiero da Platone ed Epicuro a oggi». In Platone c'è il sospetto: nel Gorgias Socrate distingue la medicina, che cura il bene del corpo, dall'arte culinaria, abilità che mira al piacere e che egli mette tra le forme di adulazione; nella Repubblica ai guardiani è prescritto un regime sobrio, senza le raffinatezze della cucina siciliana.
Epicuro rovescia l'immagine: il piacere è il fine della vita, ma inteso come assenza di dolore del corpo e di turbamento dell'anima. Nella Lettera a Meneceo distingue i desideri in naturali e necessari (mangiare per non avere fame), naturali ma non necessari (le raffinatezze) e vani, e osserva che pane e acqua danno il massimo piacere a chi ha fame: un piacere semplice, che rende indipendenti dal lusso. La scheda non elenca gli «altri momenti fondamentali»; gli snodi successivi di questa guida sono riuniti nella linea del tempo finale.
Collegamento: piacere, misura ed eccesso sono il lessico che la tradizione ha poi organizzato in tecniche di controllo del cibo: dietetica, condanna della gola, astinenza.
Dietetica, gola, astinenza, eccesso e moderazione
La dietetica (dal greco diaita, «regime di vita») è nella medicina antica l'insieme di cibo, bevande, esercizio e sonno da regolare per la salute. La gola è nella tradizione cristiana uno dei sette vizi capitali e non è solo mangiare troppo: Gregorio Magno e poi Tommaso d'Aquino distinguono più modi di eccedere, tra cui la fretta, l'avidità, il lusso e l'eccessiva ricercatezza. L'astinenza è il polo opposto, rinuncia e digiuno come controllo del desiderio. Eccesso e moderazione sono la coppia della misura: per Aristotele la temperanza riguarda soprattutto i piaceri del tatto e del gusto, e nell'Etica Nicomachea riporta l'aneddoto di un ghiottone che desiderava una gola più lunga di quella di una gru, perché il suo piacere stava nel contatto con il cibo.
Schema — Cinque parole, cinque criteri
| Termine | Come giudica il cibo | Da dove viene |
|---|---|---|
| Dietetica | Con il criterio della salute | Medicina antica (diaita) |
| Gola | Come colpa morale, anche quando è raffinatezza | Tradizione cristiana, vizio capitale |
| Astinenza | Come desiderio da dominare con la rinuncia | Pratiche ascetiche religiose e filosofiche |
| Eccesso | Come misura superata, in quantità o in ricercatezza | Etica antica e cristiana |
| Moderazione | Come piacere da tenere nella giusta misura | Temperanza aristotelica |
Collegamento: tutte queste categorie giudicano il cibo da fuori (salute, morale, misura) e nessuna chiede che cosa sia l'esperienza del gusto in sé. È la domanda che l'estetica potrebbe porre; ma quando nasce, la esclude.
La nascita dell'estetica
«Estetica» viene dal greco aisthesis, «sensazione». La introduce Alexander Baumgarten (dissertazione del 1735, poi Aesthetica, 1750) come «scienza della conoscenza sensibile», corrispettivo della logica: alla nascita riguarda l'esperienza sensoriale in generale, non solo l'arte. Nel Settecento cresce però il discorso sul gusto (taste, goût, Geschmack) come facoltà di giudicare il bello. Il nome è preso dalla bocca, ma la bocca resta fuori: il gusto come sapore è un senso corporeo e privato, il «gusto» estetico una capacità raffinata e capace di universalità. È il paradosso da cui parte l'unità 2: l'estetica si costruisce sulla parola «gusto» lasciando fuori il gusto.
Collegamento: per capire perché la bocca resta fuori bisogna vedere come i sensi erano già stati ordinati molto prima: è la gerarchia dei sensi.
La gerarchia dei sensi
La gerarchia è antica quanto la filosofia. Aristotele apre la Metafisica dicendo che tra i sensi amiamo soprattutto la vista, perché ci fa conoscere più cose. Nell'Ippia maggiore, dialogo attribuito a Platone, si mette alla prova la definizione del bello come ciò che piace attraverso vista e udito: non regge, ma mostra la tendenza. Hegel la porta al punto d'arrivo: l'aspetto sensibile dell'arte riguarda solo i sensi «teoretici», vista e udito; olfatto, gusto e tatto restano esclusi.
I criteri sono ricorrenti. Distanza: vista e udito colgono a distanza e lasciano l'oggetto com'è; gusto e tatto richiedono contatto, e mangiare consuma l'oggetto. Intelletto contro corpo: gli uni sono legati alla conoscenza, gli altri all'appetito; Kant considera gusto e olfatto sensi che danno più godimento che conoscenza. Durata e comunicabilità: un quadro si conserva e si condivide, un sapore è effimero e difficile da descrivere. Il gusto è un «senso minore» perché scende su tutti questi criteri.
Collegamento: la gerarchia dà per scontato che il gusto sia povero di contenuto; il corso ribatte che c'è «un altro gusto», da descrivere senza questi pregiudizi.
L'altro gusto
«L'altro gusto» è anche il titolo del primo testo consigliato (Per un'estetica dell'esperienza gustativa). L'idea è che esistano due «gusti»: quello dell'estetica moderna, metafora del giudizio sul bello, e quello vero e proprio, il senso della bocca con il suo sapore, il suo tempo, il suo piacere. Prenderlo sul serio significa costruire un'estetica dell'esperienza gustativa, non estendere alla cucina i concetti pensati per pittura e musica. Per questo il programma insiste sull'esperienza: che cosa accade a chi mangia, non se un piatto sia arte. La definizione precisa è nelle videolezioni e nel testo.
Collegamento: la tradizione descriveva la posizione del gusto con un aggettivo, «marginale». Il corso lo usa non come difetto, ma come punto di partenza.
Marginalità ed esperienza
«Marginale» ha due significati da tenere insieme. Il gusto sta ai margini dell'estetica e della filosofia, senso periferico rispetto a vista, distanza e opera d'arte; e nell'esperienza comune l'attenzione al gusto è spesso ai margini, perché mangiamo mentre facciamo altro. Se il gusto sta al margine, può mostrare ciò che dal centro non si vede: contatto, tempo, consumo, partecipazione del corpo. È una lettura di studio; la formulazione esatta è nelle videolezioni.
Collegamento: per dire con precisione che cosa mostra il margine serve una teoria della percezione che non tratti il gusto come un recettore passivo: la percezione ecologica di Gibson.
La percezione ecologica di Gibson
James J. Gibson (1904-1979) è lo psicologo della percezione a cui si appoggia l'unità 3. La teoria classica descrive una catena passiva: lo stimolo colpisce un recettore e il cervello costruisce la sensazione. Per Gibson percepire è un'attività con cui l'organismo, muovendosi ed esplorando, raccoglie informazione dall'ambiente: la teoria è «ecologica» perché considera insieme organismo e ambiente. Tre idee servono al corso. Le affordance sono ciò che l'ambiente offre all'animale: una mela «offre» di essere mangiata. I sensi sono sistemi percettivi: in The Senses Considered as Perceptual Systems (1966) ne distingue cinque, tra cui il sistema aptico e il sistema gusto-olfatto. Il tatto attivo, infine: esplorare un oggetto muovendosi informa sull'oggetto, essere toccati passivamente informa più sul proprio corpo; da qui l'aggettivo «aptico».
Applicato al cibo, mangiare è esplorare: si muove il cibo in bocca, si mastica, si respira aria che porta gli aromi dal retro della bocca, si sente la consistenza. Il sapore è un sistema multisensoriale: sapori di base, olfatto, tatto (consistenza, temperatura, piccante), vista e udito insieme.
Collegamento: tra i sensi del sistema, la vista è quello che più influenza gli altri: il programma mette a confronto percezione visiva e gustativa.
Percezione visiva e gustativa
La vista anticipa il gusto: colore, forma e impiattamento dicono che cosa aspettarsi prima dell'assaggio, e le aspettative orientano ciò che si sente. Lo mostra lo studio di Morrot, Brochet e Dubourdieu (2001): studenti di enologia descrissero un vino bianco colorato di rosso con i termini tipici dei vini rossi. Non significa che il gusto sia illusorio, ma che l'identificazione del sapore è una costruzione in cui la vista pesa molto.
Il confronto ha anche valore filosofico. La vista è il modello di percezione della tradizione: coglie l'oggetto a distanza e lo lascia intatto, e permette la contemplazione. Il gusto richiede contatto, consuma l'oggetto, si svolge nel tempo della masticazione e coinvolge il corpo: i modelli pensati sulla vista non si applicano al gusto senza adattamenti.
Collegamento: con un sistema multisensoriale descritto, si possono distinguere tre momenti dell'esperienza gustativa: riconoscimento, piacere, apprezzamento.
Riconoscimento, piacere, apprezzamento
Il titolo distingue tre momenti che nel vissuto sono intrecciati. Il riconoscimento è identificare ciò che si assaggia (è olio e non burro, è limone): dipende da memoria e categorie e può essere giusto o sbagliato. Il piacere è la risposta immediata del corpo, senza bisogno di sapere che cosa sia. L'apprezzamento è riconoscere il valore di ciò che si assaggia e saperlo motivare, anche senza piacere immediato. È la lettura più naturale del titolo; la formulazione esatta è nelle videolezioni.
Schema — Tre momenti dell'esperienza gustativa
| Momento | Che cosa fa | Esempio |
|---|---|---|
| Riconoscimento | Identifica che cosa si assaggia | «Questo è olio extravergine, non olio di semi» |
| Piacere | Risponde con il corpo, senza dover sapere | «Mi piace» o «non mi piace» |
| Apprezzamento | Riconosce un valore e lo motiva | «Capisco perché l'amaro dell'olio è un pregio» |
Come spunto storico, non richiesto dal programma, Brillat-Savarin distingue nella Fisiologia del gusto una sensazione diretta, una completa e una riflessa, quest'ultima «il giudizio che l'anima dà sulle impressioni»: la distinzione tra sentire e giudicare è antica.
Collegamento: l'apprezzamento è già un giudizio, e un giudizio apre la questione: chi ha titolo per dire che un gusto è migliore di un altro? È la critica del gusto dell'età moderna.
La critica del gusto nell'età moderna
«Dei gusti non si discute» dice il proverbio, ma nella pratica se ne discute di continuo, e nel Settecento diventa un problema filosofico: esiste uno standard del gusto? Il programma parla di intersoggettività del giudizio di gusto: come può un giudizio nato dal sentimento personale valere per altri? Due autori danno le risposte classiche; la scheda non li nomina, ma sono i riferimenti standard del tema, quindi verifica nelle videolezioni quali il corso sviluppi.
David Hume, in Of the Standard of Taste (1757), riconosce che i sentimenti variano ma nega che ogni giudizio valga l'altro: lo standard è il verdetto comune dei «veri giudici», con sensibilità delicata, esercizio, capacità di confronto, assenza di pregiudizi e buon senso. L'esempio è alimentare: nel racconto del Don Chisciotte due parenti di Sancho assaggiano un vino, uno vi sente cuoio, l'altro ferro; li si deride, ma in fondo alla botte c'è una chiave con una cinghia di cuoio.
Immanuel Kant, nella Critica del giudizio (1790), separa il gradevole dal bello. Il gradevole è il piacere dei sensi ed è privato: se dico gradevole il vino delle Canarie e un altro mi corregge («gradevole per me»), ha ragione, perché in ciò «ognuno ha il suo gusto». Il giudizio di gusto sul bello pretende invece l'assenso di tutti senza poterlo dimostrare con concetti, in nome di un «senso comune» ideale. Kant distingue così un gusto dei sensi da un gusto della riflessione, e il gusto della bocca resta nel primo: è una delle ragioni per cui il cibo resta fuori dall'estetica.
Prova a classificare alcune frasi con il criterio kantiano.
Piacere privato o giudizio di gusto?
Gradevole
—
Giudizio sul bello
—
Resta la domanda del corso: un piatto o un vino possono essere oggetto di un vero giudizio di gusto o restano gradevoli? Il criterio kantiano assegna il cibo al gradevole; l'estetica del cibo contesta questa collocazione.
Collegamento: la critica moderna dà autorità a chi ha esperienza, i «veri giudici». Nell'età delle immagini e dei social questa autorità è in discussione: è la «morte dell'expertise».
L'epoca delle immagini del cibo e la «morte dell'expertise»
Oggi il cibo si vede più di quanto si assaggi: fotografie, video, social, programmi di cucina. L'epoca delle immagini del cibo ha due effetti. La vista, il senso «alto» della gerarchia, riprende il centro dell'esperienza alimentare in forma digitale: un piatto si giudica e si condivide per come appare, spesso senza essere mangiato da chi lo valuta. E la voce del giudizio si moltiplica: recensioni online, punteggi e influencer affiancano guide e critici.
Da qui la formula, tra virgolette nel programma, della «morte dell'expertise»: è il titolo di un libro del 2017 di Tom Nichols sulla crisi dell'autorità degli esperti nell'era di internet, e in gastronomia la si può leggere come crisi dell'autorità di critici e guide. Il corso chiede un'elaborazione critica: che cosa fa di qualcuno un esperto del gusto (allenamento, confronto, vocabolario: il «vero giudice» di Hume)? Che cosa si perde e che cosa si guadagna se tutti giudicano? Sono i risvolti etici e sociali indicati dagli obiettivi.
Collegamento: la parte sul giudizio e sulla critica si chiude qui. L'unità 4 riprende l'esperienza gustativa dall'interno e la articola in quattro modi di stare davanti al cibo, a partire dal piacere.
Il gusto come piacere
Nel linguaggio comune «gusto» vuol dire soprattutto piacere, la prima delle quattro relazioni con il cibo dell'unità 4 (due lezioni). La tradizione l'ha trattato con sospetto (la gola) o difeso con cautela (Epicuro). Per l'estetica il nodo è un altro: il piacere del mangiare è solo fisico, appaga un bisogno, o può essere estetico? Per Kant il giudizio estetico è disinteressato, non desidera possedere né consumare l'oggetto; mangiare è consumare, e il cibo cade tra i piaceri «gradevoli».
Contro questa idea si osserva che il piacere del gusto non è mai solo sensazione: cambia con la fame (il pane è squisito per chi ha fame, diceva Epicuro), con aspettative, contesto e compagnia, con l'attenzione e con quanto si sa del cibo. È già più di una risposta del corpo.
Collegamento: se il piacere del gusto dipende dalla conoscenza, allora il gusto è anche un modo di sapere: è il secondo atteggiamento.
Il gusto come sapere
Latino e italiano tengono insieme le due cose: sapere in latino significa «avere sapore» ed «essere saggio» (sapiens), e «sapore» e «sapere» hanno la stessa radice. La gerarchia dei sensi negava al gusto valore conoscitivo: la vista dà conoscenza, il gusto piacere. Il corso sostiene il contrario, e distingue vari modi in cui il gusto è un sapere. Si conosce il cibo (qualità, difetti, freschezza, provenienza). Si possiede un sapere pratico (in filosofia «sapere come», che Ryle distingue dal «sapere che»), che si affina con l'esercizio. E si conoscono se stessi e la propria cultura, perché i sapori portano memoria e appartenenza. Il filo con quanto visto è diretto: la delicatezza dei «veri giudici» di Hume è un sapere costruito con l'esercizio.
Collegamento: piacere e sapere sono due modi di prendere sul serio il gusto; il terzo atteggiamento è il contrario, non curarsene.
L'indifferenza gustativa
Nel programma l'indifferenza gustativa (due lezioni) è la terza relazione con il cibo. Si può leggere in due modi; verifica nelle videolezioni quale il corso sviluppi e con quali autori. C'è l'indifferenza come disattenzione: mangiare come si fa il pieno, senza sentire, dove il cibo è carburante. E c'è l'indifferenza come scelta: il distacco dal piacere del gusto, che riprende l'astinenza e la semplicità dell'unità 1. Il tema interessa perché la gerarchia dei sensi la rende ragionevole: se il gusto è un senso minore, non curarsene sembra da persone serie. È una chiave di studio; le conclusioni del corso vanno verificate nel materiale.
Collegamento: piacere, sapere e indifferenza sono atteggiamenti parziali; l'ultimo cerca di tenerli insieme con misura: la saggezza del gusto.
La saggezza del gusto
Qui conta il legame tra sapere e saggezza: la saggezza del gusto (due lezioni) è un sapere che diventa pratica. Si può leggere come l'atteggiamento che tiene insieme i tre precedenti: godere senza esserne dominati (la moderazione dell'unità 1), coltivare la conoscenza senza pedanteria, dare al gusto l'attenzione che merita senza farne un assoluto. Nella tradizione filosofica è la saggezza pratica aristotelica (phronesis): sapere che cosa fare, quando e quanto, in una situazione concreta. Non è uno stato raggiunto una volta per tutte, ma qualcosa che si esercita: prepara l'idea di «gusto come compito» dell'unità 5. Anche questa è una lettura di studio.
Collegamento: se il gusto è una pratica da esercitare, serve un modo nuovo di descriverla, e le videolezioni dell'unità 5 (solo codice da 6 CFU) lo cercano nella coppia ottico e aptico.
Ottico e aptico
I cinque argomenti da qui a «Slow knowledge e fast knowledge» riguardano l'unità 5, presente nel programma da 6 CFU e assente dall'elenco lezioni del codice da 4 CFU. «Aptico» viene dal greco haptesthai, «toccare», «afferrare»: indica il tatto attivo, il «sistema aptico» di Gibson. La coppia ottico/aptico ha una storia nell'estetica: la usa già lo storico dell'arte Alois Riegl (1901) per distinguere modi di rappresentare. Il corso la applica al gusto.
Nella proposta del corso «ottico» indica il modello di relazione con l'oggetto costruito sulla vista: distanza, osservazione, descrizione, valutazione secondo criteri, cioè il modello della tradizione vista finora. «Aptico» indica una relazione fondata su contatto, partecipazione ed esplorazione: chi assaggia non sta davanti all'oggetto ma dentro una relazione con esso. Il gusto aptico non è «gusto uguale tatto»: è un modo di vivere e capire l'esperienza gustativa, l'«altro gusto» dell'unità 2 con un nome preciso. Le definizioni esatte sono nelle videolezioni e nel testo.
Collegamento: se il gusto è aptico, cambia anche l'idea di «buon gusto»: non più una qualità posseduta, ma un compito.
Dal buon gusto al gusto come compito
Il «buon gusto» è la nozione che il Sei-Settecento affida al giudizio: una qualità che alcuni possiedono e altri no, riconosciuta dagli esperti e misurata su uno standard. Dà criteri, ma separa chi ha gusto da chi non ne ha e riduce il gusto a un possesso. Il programma propone di passare al «gusto come compito»: qualcosa che non si ha ma si esercita, senza mai concluderlo, con attenzione a ciò che si assaggia, agli altri e alle novità: una pratica di sensibilità e conoscenza, non una patente. È la «proposta teorica complessiva» degli obiettivi e riassume gli altri passaggi, dal piacere e dal sapere alla saggezza, dall'ottico all'aptico. Questa è una sintesi prudente; la formulazione esatta è nelle videolezioni e nei volumi.
Collegamento: la proposta viene messa alla prova su un caso concreto: il vino, e in particolare il «vino naturale».
Il vino naturale
Il vino è il campo in cui la degustazione è più codificata: schede, punteggi, un linguaggio condiviso, degustatori esperti. È il banco di prova ideale per confrontare un approccio «ottico» e uno «aptico». Il programma dedica al caso del vino naturale due lezioni: il caso e che cosa sia il vino naturale.
Sulla definizione serve cautela: «vino naturale» non è una categoria definita dalla normativa europea sui prodotti vitivinicoli. In genere indica un vino da uve biologiche o biodinamiche, vendemmia manuale, fermentazione spontanea con lieviti indigeni, interventi minimi in cantina e pochissima o nessuna solforosa aggiunta; in Francia dal 2020 esiste la menzione facoltativa «Vin méthode nature». Per il corso vale la definizione delle videolezioni. Interessa perché mette in crisi i criteri standard di valutazione (varia da bottiglia a bottiglia, cambia nel bicchiere, non sempre corrisponde al «buon gusto» codificato) e obbliga a un'attenzione diversa.
Collegamento: il caso ha una cornice teorica nel terzo testo consigliato e nelle lezioni che portano il suo nome: l'epistenologia.
Epistenologia
«Epistenologia» è un neologismo: fonde epistemologia (la teoria della conoscenza) ed enologia, e il sottotitolo del volume consigliato, Il vino come filosofia, dice l'idea: il vino non è solo un oggetto da conoscere ma un modo di conoscere e di pensare. Le due lezioni di «chiarimenti teorici» rendono esplicita la teoria della conoscenza dietro l'approccio aptico: che cosa vuol dire conoscere un vino? Attraverso misure, punteggi e descrittori standard (modello ottico), o attraverso una relazione prolungata di attenzione ed esperienza (modello aptico)? Il termine e la sua teoria sono del corso e dei testi, non di un manuale: fissali con le videolezioni.
Collegamento: la conoscenza aptica ha una dimensione temporale: non si conosce in fretta. Il corso la chiude con il contrasto tra slow e fast knowledge.
Slow knowledge e fast knowledge
L'ultima lezione contrappone slow knowledge e fast knowledge, sul modello dell'opposizione tra slow food e fast food (Il gusto come esperienza è pubblicato da Slow Food Editore). Il senso generale è il legame tra tempo, attenzione e conoscenza: c'è un sapere che richiede tempo, esperienza diretta e relazioni prolungate, e un sapere veloce, di informazioni immediate e standardizzate; il secondo richiama immagini e punteggi dell'unità 3, il primo il gusto come compito. Che cosa il corso metta sotto le due etichette è nelle videolezioni.
Collegamento: il percorso degli argomenti è completo; restano due schemi di sintesi che riuniscono le tappe storiche e i sensi.
Sintesi: la linea del tempo dei passaggi storici
I riferimenti storici della guida, in ordine cronologico.
Platone — il sospetto
Gorgias: la cucina è adulazione del piacere, distinta dalla medicina. Repubblica: regime sobrio per i guardiani. Ippia maggiore (attribuito a Platone): il bello come piacere di vista e udito, definizione messa alla prova.
Aristotele — temperanza e vista
Etica Nicomachea: la temperanza riguarda i piaceri di tatto e gusto (il ghiottone con la gola da gru). Metafisica: la vista è il senso preferito perché fa conoscere di più.
Epicuro — il piacere semplice
Lettera a Meneceo: piacere come assenza di dolore e di turbamento; desideri naturali e necessari, non necessari, vani; pane e acqua per chi ha fame.
Baumgarten — nasce l'estetica
Aesthetica: «scienza della conoscenza sensibile». Poi il discorso sul gusto come facoltà di giudicare il bello lascia fuori il gusto della bocca.
Hume — lo standard del gusto
Of the Standard of Taste: lo standard è il verdetto dei veri giudici. L'esempio dei parenti di Sancho e della botte con la chiave.
Kant — gradevole e bello
Critica del giudizio: il gradevole (vino delle Canarie) è privato, il giudizio sul bello pretende l'assenso universale; il gusto della bocca resta tra i gradevoli.
Hegel — solo vista e udito
Lezioni di estetica, tenute negli anni Venti dell'Ottocento e pubblicate nel 1835: l'arte riguarda solo i sensi «teoretici», vista e udito.
Gibson — la percezione come sistema
The Senses Considered as Perceptual Systems: i sensi come sistemi attivi, tra cui aptico e gusto-olfatto; nel 1979 le affordance.
I testi consigliati — il gusto aptico
Il gusto come esperienza (2012), L'altro gusto (edizione 2021) ed Epistenologia (2021): il quadro del gusto aptico come compito.
Collegamento: la linea del tempo mostra la storia; l'ultimo schema riunisce i sensi che questa storia ha ordinato in una gerarchia.
Sintesi: i cinque sensi a confronto
Tre dimensioni riassumono le unità 2 e 3. I sensi che la gerarchia ha messo in basso sono quelli che compongono gran parte del sapore.
Confronta i cinque sensi
| Dimensione | Vista | Udito | Olfatto | Gusto | Tatto |
|---|---|---|---|---|---|
| Rapporto con l'oggetto | A distanza, l'oggetto resta intatto | A distanza, l'oggetto resta intatto | Molecole volatili dell'oggetto raggiungono il naso | Contatto e consumo dell'oggetto | Contatto, esplorazione con il corpo |
| Posto nella gerarchia | Alto: il senso della conoscenza (Aristotele) e dell'arte (Hegel) | Alto: ammesso nell'arte con la vista (Hegel) | Basso: escluso dall'arte (Hegel) | Basso: il «senso minore» dell'unità 2 | Basso: escluso dall'arte (Hegel), ma per Gibson sistema aptico attivo |
| Ruolo nel sapore | Colore e aspetto creano le aspettative prima dell'assaggio | I suoni della masticazione contribuiscono a croccantezza e freschezza | L'aroma per via retronasale compone gran parte del sapore | I sapori di base: dolce, salato, acido, amaro, umami | Consistenza, temperatura, piccante, astringenza |
Vista e udito lasciano l'oggetto com'è; gusto e tatto richiedono il contatto, e mangiare consuma l'oggetto.
Collegamento: gli argomenti del programma finiscono qui. Le sezioni che seguono riguardano come organizzare lo studio.
Metodo di studio consigliato
Alcuni criteri utili per organizzare lo studio, in base alla struttura del programma:
- Studia nell'ordine logico, non solo in quello delle lezioni. Le prime tre unità costruiscono la storia e gli strumenti (gerarchia dei sensi, percezione, critica del gusto) che le ultime due danno per acquisiti: il gusto come compito si capisce solo dopo aver visto perché il gusto è stato messo in fondo alla gerarchia dei sensi.
- Associa ogni autore a una tesi in una riga. Per ogni autore che incontri (in questa guida Platone, Epicuro, Baumgarten, Hume, Kant, Hegel, Gibson; le videolezioni possono sceglierne altri) scrivi che cosa sostiene e che cosa cambia per il gusto: è il modo più semplice per non confondere gli autori tra loro.
- Per i termini propri del corso usa la formulazione delle videolezioni e dei testi consigliati. Gusto aptico, epistenologia, slow knowledge, gusto come compito e saggezza del gusto non hanno una definizione di manuale: annotali come vengono presentati.
- Leggi i testi consigliati insieme alle videolezioni, non dopo. I volumi sviluppano gli stessi temi in forma di saggio: un capitolo letto subito dopo la lezione aiuta a riconoscere i concetti quando li ritrovi. Per l'elenco e per i volumi che valgono nel tuo caso controlla la scheda ufficiale; quella da 4 CFU non ne pubblica.
- Aggancia i concetti a esempi concreti di cibo. Racconta un pasto in termini di riconoscimento, piacere e apprezzamento, o chiediti se un tuo giudizio è «gradevole» o «bello» in senso kantiano: i concetti si fissano meglio se li riconosci in un assaggio.
- Se la piattaforma li propone, usa i test di autovalutazione a fine unità: le schede ufficiali di questo insegnamento non ne parlano, ma servono a verificare la comprensione unità per unità prima di passare alla successiva.
Confrontati con chi sta studiando lo stesso corso. Il gruppo L26 San Raffaele è aperto a tutti gli studenti del corso, per qualsiasi materia.
Come funziona l'esame
Il formato degli esami San Raffaele è spiegato nella guida dedicata, aggiornata quando le modalità cambiano. Prima di ogni appello controlla anche il programma ufficiale dell'insegnamento, per il tuo codice: scheda da 4 CFU o scheda da 6 CFU.
Le modalità cambiano frequentemente: numero di domande, sessioni in presenza, punti premialità. Trovi tutto spiegato nella guida completa, sempre aggiornata:
Come funzionano gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele →Quanto tempo serve
Con il codice da 6 CFU (circa 25 ore di impegno per CFU, quindi 150 ore complessive) e 28 lezioni, più la lettura di due volumi, conviene mettere in conto 5-6 settimane a ritmo di studio a tempo pieno: circa due per le prime tre unità, le più dense di autori e passaggi storici, una per l'unità 4, con le otto lezioni sui quattro atteggiamenti verso il cibo, e una e mezza per l'unità 5, più concettuale, con vino e teoria della conoscenza. Le letture vanno distribuite lungo tutto il percorso.
Con il codice da 4 CFU (circa 100 ore) e 21 lezioni, che coincidono con le unità 1-4, bastano di solito 3-4 settimane allo stesso ritmo. Chi ha già familiarità con la filosofia può accorciare le prime unità; se non ne hai, conviene non comprimerle. Studiando nei ritagli di tempo, moltiplica le settimane in proporzione.
Questa materia ti prepara a…
La scheda ufficiale non indica propedeuticità, ma il tema del gusto attraversa altri esami del piano, dal quadro storico alla comunicazione fino alle cucine del mondo. Su questa guida trovi già:
- Storia della gastronomia L26 San Raffaele — il quadro storico di cucina e testi gastronomici, che tratta anche la Fisiologia del gusto di Brillat-Savarin, qui citata solo come contesto
- Comunicazione gastronomica e nutrizionale L26 San Raffaele — social media, marketing e gastrosofia e gusto: il lato comunicativo del cibo, vicino al tema delle immagini del cibo
- Gastronomia mediterranea L26 San Raffaele — le cucine regionali italiane e le identità alimentari, cioè il gusto come fatto culturale
- Gastronomia 2 L26 San Raffaele — gusto e mente, antropologia sensoriale e cucine internazionali: il lato scientifico e culturale del gusto (esame a scelta da 6 o 4 CFU)
- Cibo e arte L26 San Raffaele — l'esame a scelta che riprende il gusto e la gerarchia dei sensi partendo dall'arte: pittura, avanguardie e otto tesi sulla cucina come arte
- Gruppi studio L26 Scienze dell'Alimentazione e Gastronomia San Raffaele — la pagina di riferimento del corso, con il gruppo WhatsApp e una panoramica del piano di studi
Prepari questa materia in questo periodo? Entra nel gruppo del corso.
Domande frequenti
Dipende dal codice. Con 4 CFU (cod. 0262504MFIL04, SSD M-FIL/04) è un esame a scelta, presente sia nel piano di studi dell'A.A. 2026/2027 sia nel piano dell'A.A. 2024/2025. Con 6 CFU (cod. 0262206MFIL04) è una materia del 3° anno nel piano dell'A.A. 2024/2025. Il codice lo assegna il tuo piano di studi: se hai dubbi, controlla codice e CFU nel piano o chiedi alla segreteria.
Il programma ufficiale da 6 CFU ha cinque unità: cibo e filosofia («la pancia e la testa»), il gusto come senso minore, il gusto come sistema percettivo e la critica del gusto, gastronomia ed esperienza estetica (piacere, sapere, indifferenza, saggezza) e il gusto aptico come compito, con il caso del vino naturale, l'epistenologia e la slow knowledge. Le lezioni dell'ultima unità non compaiono nell'elenco del codice da 4 CFU.
La scheda ufficiale non indica prerequisiti né propedeuticità. Il programma parte dalle domande di base — perché la filosofia si occupa di cibo, come nasce l'estetica, perché il gusto è stato considerato un senso minore — e introduce gli autori man mano, quindi non presuppone studi filosofici precedenti.
È un esame di filosofia applicata al cibo: il settore è M-FIL/04 (Estetica), non AGR/15 come Gastronomia mediterranea e Gastronomia 2. Si studiano i rapporti tra filosofia, estetica, gastronomia e gusto — storia delle idee, percezione, critica del gusto — e non le tecniche di cucina né l'analisi sensoriale dei prodotti, che sono l'oggetto di altri esami del piano.
Il formato degli esami San Raffaele è spiegato nella guida dedicata agli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele, che viene aggiornata quando le modalità cambiano. Controlla sempre anche il programma ufficiale dell'insegnamento prima dell'appello.
La base sono le videolezioni. La scheda ufficiale da 6 CFU consiglia tre testi di N. Perullo: L'altro gusto. Per un'estetica dell'esperienza gustativa (ETS, edizione 2021, solo i saggi dall'1 al 6), Il gusto come esperienza. Saggio di filosofia ed estetica del cibo (Slow Food Editore, 2012) ed Epistenologia. Il vino come filosofia (Mimesis, edizione 2021), e chiede di leggerne due a scelta. Una nota della scheda restringe la scelta a Il gusto come esperienza ed Epistenologia per una delle modalità previste: verifica sulla pagina ufficiale quale elenco vale per te. La scheda da 4 CFU non pubblica testi consigliati.
Perché la tradizione ha ordinato i sensi in una gerarchia: in alto vista e udito, che colgono a distanza e sono legati alla conoscenza e all'arte; in basso olfatto, gusto e tatto, che richiedono il contatto con la materia e sono legati al corpo e all'appetito. Ancora Hegel ammette nell'arte solo vista e udito. Anche l'estetica moderna, che prende il nome dal greco aisthesis («sensazione»), usa la parola «gusto» per il giudizio sul bello ma lascia fuori il gusto della bocca. L'unità 2 del programma ricostruisce questa storia e la mette in discussione.