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L14-MERCATORUM · Scienze Giuridiche — Mercatorum

Economia aziendale e degli enti locali 0142609SECSP07I Mercatorum

Economia aziendale e degli enti locali è l'insegnamento di Scienze giuridiche L14 di Mercatorum che introduce all'azienda e all'impresa: come è fatta, come si organizza e come si governa, quali strategie di mercato adotta e come registra le operazioni di gestione fino al reddito d'esercizio. Nel piano di studi A.A. 2026/2027 vale 9 CFU (settore SECS-P/07, ECON-06/A), si studia al 1° anno nel profilo Enti locali, ha il codice 0142609SECSP07I e conta 45 lezioni.

L'elenco delle 45 lezioni è lo stesso di Economia Aziendale (codice 0142509SECSP07), l'insegnamento degli altri profili: cambiano il nome e il profilo, non i titoli delle lezioni. È un corso senza prerequisiti, che serve da base per il resto del piano: le società di cui si parla in Diritto commerciale per gli enti locali (2° anno del profilo) sono le aziende studiate qui, e la lettura del bilancio torna in Diritto della contabilità di impresa. Per le basi giuridiche, come contratti e persone giuridiche, c'è Diritto Privato.

Scheda materia
9
CFU
1°
Anno
SECS-P/07
SSD
0142609SECSP07I
Codice (45 lezioni)
Indirizzo
Profilo Enti Locali

Stai preparando Economia aziendale e degli enti locali? Nel gruppo trovi riassunti, schemi di studio e materiali condivisi dagli studenti.

Obiettivi formativi ufficiali

  • Acquisire strumenti manageriali per la comprensione delle dinamiche economiche e finanziarie dell'impresa e per l'effettuazione delle principali operazioni contabili
  • Avere una panoramica approfondita del funzionamento dell'azienda e delle principali strategie da essa attuate
  • Acquisire conoscenze di base sulla tipologia di imprese, sulla loro governance, sui principali documenti contabili e sulle problematiche connesse alla rilevazione contabile di costi, ricavi, investimenti
  • Saper rilevare operazioni contabili al fine della redazione del bilancio di esercizio e padroneggiare un linguaggio tecnico e una terminologia specialistica adeguati

Cosa trovi in questa guida

Prima il codice e il confronto con Economia Aziendale, poi gli argomenti in undici blocchi, dall'azienda alle scritture di assestamento, con uno schema dopo ogni blocco, un confronto interattivo delle strutture organizzative, un calcolo guidato sul costo delle materie e una linea del tempo dall'operazione al bilancio. Il metodo di studio è in Come lo studiano, le regole dell'esame in Come funziona l'esame.

Codice e programma

Per Economia aziendale e degli enti locali il piano A.A. 2026/2027 prevede un solo programma ufficiale: il codice 0142609SECSP07I, 9 CFU, 45 lezioni da circa 30 minuti, al 1° anno del profilo Enti locali. Il PDF ufficiale contiene gli obiettivi, l'elenco delle lezioni e il materiale didattico.

Codice Profilo CFU Lezioni
0142609SECSP07I Enti locali (1° anno, A.A. 2026/2027) 9 45

Stesso elenco di lezioni di Economia Aziendale. Il programma 0142609SECSP07I ha gli stessi 45 titoli di lezione, nello stesso ordine, di Economia Aziendale (0142509SECSP07), l'insegnamento degli altri profili nel piano A.A. 2026/2027. Cambiano il nome dell'insegnamento e il profilo; gli obiettivi formativi e i testi suggeriti indicati nei due PDF sono gli stessi. Gli argomenti spiegati qui valgono quindi per entrambi i codici: il riferimento è sempre quello del tuo piano.

Argomenti del programma da approfondire

Il programma si muove in due tempi. Nel primo (lezioni 1-13) si guarda l'azienda dall'esterno e dall'alto: che cos'è, perché esistono le imprese, come si governano e si organizzano, come si rivolgono al mercato. Nel secondo (lezioni 14-45) si entra nella gestione: le operazioni di finanziamento, acquisto e vendita, la loro rilevazione contabile in partita doppia, la stima del reddito e le rettifiche di fine esercizio, fino alle esercitazioni. Qui gli argomenti sono raccolti in undici blocchi; i numeri tra parentesi sono le lezioni del programma ufficiale da 45.

Mappa del programma — 11 blocchi, 45 lezioni

1. L'azienda e la teoria dell'impresa
2. Assetti istituzionali e corporate governance
3. L'organizzazione aziendale
4. Il marketing
5. Le operazioni di gestione e la partita doppia
6. La stima del reddito
7. Finanziamento, fattori produttivi e vendita
8. Operazioni particolari
9. Competenza economica e rettifiche
10. Utile, perdita e loro destinazione
11. Fondi, immobilizzazioni, contributi, leasing ed esercitazioni

1. L'azienda e la teoria dell'impresa

L'azienda (lezioni 1 e 2) è un insieme organizzato di persone e di risorse che svolge un'attività economica per soddisfare dei bisogni. Il corso si concentra sull'impresa, cioè sull'azienda che produce beni o servizi e li offre sul mercato. Tutte le aziende hanno una condizione di sopravvivenza in comune, l'economicità: nel tempo i ricavi devono coprire i costi e gli incassi devono permettere di far fronte ai pagamenti. Un'azienda che per un periodo lungo spende più di quanto incassa non può continuare. Per studiarla si guardano tre dimensioni che il programma tiene insieme: la dimensione economica (costi, ricavi, reddito), quella finanziaria (denaro, crediti, debiti) e quella patrimoniale (che cosa si possiede e che cosa si deve).

La teoria dell'impresa si chiede perché le imprese esistano e fin dove si estendano. Sulla esistenza e sui confini (lezione 3) la spiegazione classica è quella dei costi di transazione, associata a Ronald Coase (1937): usare il mercato per ogni scambio ha un costo, perché bisogna cercare, negoziare e controllare; dentro un'impresa certe attività si coordinano con ordini invece che con contratti, e lo si fa quando costa meno. I confini dell'impresa sono perciò il punto in cui produrre internamente smette di convenire rispetto ad acquistare sul mercato. Sugli obiettivi delle imprese (lezione 4) le teorie sono diverse: il profitto o il valore per gli azionisti, la sopravvivenza e la crescita, la soddisfazione di chi ha interesse all'impresa, come lavoratori, clienti e fornitori. Nella pratica un'impresa persegue più obiettivi insieme, e il loro ordine di priorità dipende da chi la controlla.

Schema — Azienda, impresa, economicità

Concetto Che cos'è Perché conta
Azienda Insieme organizzato di persone e risorse che svolge un'attività economica È l'oggetto di studio dell'economia aziendale
Impresa L'azienda che produce beni o servizi per il mercato È la forma di azienda su cui si concentra il corso
Economicità Equilibrio duraturo tra ricavi e costi, tra incassi e pagamenti È la condizione per sopravvivere nel tempo
Costi di transazione I costi di cercare, negoziare e controllare gli scambi sul mercato Spiegano perché esistono le imprese e dove stanno i loro confini

Collegamento: sapere perché esiste un'impresa non basta per farla nascere: serve scegliere una forma giuridica e un modo di governarla. È il tema delle lezioni 5-7.

2. Assetti istituzionali e corporate governance

Gli assetti istituzionali sono le regole fondamentali con cui l'impresa è costituita e governata. Nella fase di start-up (lezione 5) chi avvia un'attività sceglie la forma giuridica: l'impresa individuale oppure una società. La scelta dipende da più fattori: la responsabilità per i debiti, il capitale che serve, il numero di persone che partecipano, la flessibilità e i costi di gestione. Nell'impresa individuale l'imprenditore risponde dei debiti con tutti i suoi beni; nelle società di capitali risponde, di regola, soltanto la società con il suo patrimonio. I tipi di società, la loro costituzione e le regole di funzionamento sono il tema di Diritto commerciale per gli enti locali.

La corporate governance (lezione 6) è l'insieme delle regole, degli organi e dei processi con cui un'impresa è diretta e controllata. Nasce dal fatto che in molte imprese la proprietà (chi conferisce il capitale) e la gestione (chi prende le decisioni) sono in mani diverse: gli azionisti affidano l'impresa agli amministratori e hanno bisogno di strumenti per verificare che questi agiscano nel loro interesse e in quello dell'impresa. La governance riguarda quindi il rapporto tra assemblea dei soci, organo amministrativo e organi di controllo, e il modo in cui si tiene conto degli interessi degli altri soggetti coinvolti, come i lavoratori e i creditori.

I modelli di governance (lezione 7) differiscono per chi controlla l'impresa e per come sono organizzati gli organi. Un primo criterio distingue le imprese con azionariato molto diffuso, in cui nessun socio controlla da solo, da quelle con uno o pochi azionisti di controllo, come avviene spesso nelle imprese familiari. Un secondo criterio riguarda la struttura degli organi: in Italia le società per azioni possono adottare il sistema tradizionale (assemblea, amministratori, collegio sindacale), il sistema monistico o quello dualistico, che redistribuiscono le funzioni di amministrazione e controllo tra gli organi.

Schema — Chi decide e chi controlla

Elemento Funzione Esempio
Proprietà Conferisce il capitale e rischia in proprio Azionisti, soci
Amministrazione Prende le decisioni di gestione Amministratore unico, consiglio di amministrazione
Controllo Verifica la correttezza della gestione Collegio sindacale, revisore
Altri interessati Hanno un interesse nell'andamento dell'impresa Lavoratori, creditori, clienti, fornitori

Collegamento: scelta la forma giuridica e il modello di governo, l'impresa deve organizzarsi al proprio interno: chi fa che cosa, chi risponde a chi. Sono le tre strutture organizzative delle lezioni 8-10.

3. L'organizzazione aziendale

L'organizzazione aziendale (lezione 8) è il modo in cui l'impresa divide il lavoro tra le persone e le unità e poi lo coordina. La divisione del lavoro permette la specializzazione; il coordinamento serve a far convergere le attività verso gli stessi obiettivi. La struttura organizzativa è la rappresentazione di questa divisione: indica le unità, le relazioni di dipendenza e i livelli di autorità. Le quattro strutture del programma si distinguono per il criterio con cui raggruppano le attività.

La struttura semplice (lezione 9) è quella delle piccole imprese: l'imprenditore decide su quasi tutto, con pochi collaboratori e poche specializzazioni. È rapida e flessibile, ma dipende dalla persona al centro e non regge la crescita. La struttura funzionale raggruppa le attività per funzione, come produzione, vendite, amministrazione: ogni funzione sviluppa competenze specifiche, e per questo funziona bene quando l'impresa ha pochi prodotti e mercati simili; il coordinamento tra le funzioni resta però concentrato nei vertici. La struttura divisionale (lezione 10) divide l'impresa in unità, le divisioni, ciascuna per un prodotto, un mercato o un'area geografica, con autonomia e responsabilità sui risultati: si adatta a imprese di dimensioni maggiori con attività diverse, a costo di duplicare alcune funzioni. La struttura matriciale incrocia due criteri, per esempio funzione e progetto: ciascun responsabile di funzione ha una doppia linea di riferimento. Offre flessibilità e uso condiviso delle competenze, ma può generare conflitti di autorità.

Confronta le quattro strutture organizzative

Dimensione Struttura semplice Struttura funzionale Struttura divisionale Struttura matriciale
Come si raggruppano le attività Intorno all'imprenditore, con pochi livelli Per funzione: produzione, vendite, amministrazione Per prodotto, mercato o area geografica Per funzione e per prodotto o progetto, insieme
Punto di forza Rapidità e flessibilità Specializzazione delle competenze Autonomia e responsabilità sui risultati di ogni divisione Flessibilità e uso condiviso delle competenze
Limite Dipende dalla persona al centro; non regge la crescita Coordinamento tra le funzioni concentrato nei vertici Duplicazione di alcune funzioni nelle divisioni Doppia linea di riferimento e possibili conflitti di autorità
A chi si adatta Piccole imprese Imprese con pochi prodotti e mercati simili Imprese più grandi con attività diverse Imprese che lavorano per progetti con competenze condivise

Il criterio di raggruppamento è ciò che distingue le quattro strutture: nessuno, la funzione, il prodotto o il mercato, due criteri insieme.

Schema — Le quattro strutture in sintesi

Struttura Chi decide Esempio tipico
Semplice L'imprenditore, su quasi tutto Una bottega o una piccola impresa familiare
Funzionale I responsabili di funzione, coordinati dal vertice Un'impresa con un prodotto principale
Divisionale I responsabili di divisione, con autonomia Un gruppo con linee di prodotto o aree diverse
Matriciale Due responsabili per ogni persona: funzione e progetto Un'impresa che gestisce molti progetti con le stesse competenze

Collegamento: l'impresa organizzata deve poi decidere che cosa offrire e a chi: il rapporto con il mercato è il tema del marketing.

4. Il marketing

Il marketing (lezione 11) è l'insieme delle attività con cui l'impresa individua i bisogni dei clienti, decide che cosa offrire e lo mette a loro disposizione. Il punto di partenza è l'orientamento al mercato: invece di produrre e poi cercare chi compra, l'impresa parte dai bisogni e dalla domanda e costruisce l'offerta di conseguenza. Il marketing ha una parte di analisi e una parte di azione, e il programma le distingue.

Il marketing strategico (lezione 12) riguarda le scelte di fondo: in quali mercati operare e con quale posizione. Il percorso classico è la segmentazione (dividere il mercato in gruppi di clienti con bisogni simili), la scelta dei segmenti da servire (targeting) e il posizionamento, cioè l'immagine che l'offerta deve avere rispetto a quella dei concorrenti. Il marketing operativo traduce quelle scelte in azioni concrete, e lo fa attraverso il marketing mix.

Il marketing mix (lezione 13) è la combinazione di quattro leve, le 4 P. Il prodotto comprende le caratteristiche dell'offerta, dalla qualità alla marca e al servizio collegato. Il prezzo è il valore che il cliente paga e il segnale che l'impresa dà sul proprio posizionamento. La distribuzione (place) è il modo in cui l'offerta arriva al cliente, attraverso quali canali. La promozione è la comunicazione con cui l'impresa si fa conoscere e convince. Le quattro leve vanno coordinate: un prodotto di fascia alta con un prezzo basso o una distribuzione inadatta manda messaggi contraddittori.

Schema — Il marketing mix: le 4 P

Leva Che cosa decide l'impresa Domanda a cui risponde
Prodotto Caratteristiche, qualità, marca, servizi collegati Che cosa offro?
Prezzo Livello di prezzo, sconti, condizioni di pagamento Quanto chiedo?
Distribuzione (place) Canali con cui l'offerta raggiunge il cliente Dove e come la rendo disponibile?
Promozione Comunicazione e azioni per far conoscere l'offerta Come la faccio conoscere?

Collegamento: con la prima parte del programma si è visto che cosa è l'impresa e come si presenta al mercato. Da qui in avanti il corso diventa contabile: come si registra ciò che l'impresa fa, a partire dalle operazioni di gestione.

5. Le operazioni di gestione e la partita doppia

Le operazioni di gestione (lezione 14) sono i fatti con cui l'impresa svolge la propria attività: si procura risorse finanziandosi, acquista i fattori produttivi, produce, vende, incassa e paga. Ogni operazione ha due aspetti. L'aspetto finanziario riguarda le variazioni di denaro, crediti e debiti; l'aspetto economico riguarda i costi e i ricavi che la operazione genera. Possono non coincidere nel tempo: una vendita a credito produce subito un ricavo (aspetto economico) ma l'incasso arriva dopo (aspetto finanziario). Molti errori nella contabilità nascono dal confondere i due piani.

La rilevazione delle operazioni (lezioni 15 e 16, intitolate «come si legge il bilancio») si fa con la partita doppia, il metodo con cui si tengono le scritture contabili. Ogni operazione è scritta in due conti, uno in dare e uno in avere, per lo stesso importo. Si distinguono i conti di stato patrimoniale (attività, passività, patrimonio netto) e i conti di reddito (costi e ricavi). Per convenzione l'aumento di un'attività o di un costo si scrive in dare; l'aumento di una passività, del patrimonio netto o di un ricavo si scrive in avere; le diminuzioni si scrivono dalla parte opposta. Quattro operazioni consecutive mostrano il meccanismo; gli importi sono senza IVA, per semplicità.

Schema — Quattro operazioni in partita doppia

Operazione Dare Avere Effetto economico
Acquisto di merce a credito per 1.000 euro Costo per acquisto di merce 1.000 Debiti verso fornitori 1.000 Costo di 1.000
Vendita a credito per 1.500 euro Crediti verso clienti 1.500 Ricavi di vendita 1.500 Ricavo di 1.500
Incasso del credito verso il cliente Banca 1.500 Crediti verso clienti 1.500 Nessuno
Pagamento del debito verso il fornitore Debiti verso fornitori 1.000 Banca 1.000 Nessuno

Collegamento: registrare le operazioni è il primo passo. Il secondo è usare quei dati per capire se l'impresa ha guadagnato o perso: la stima del reddito.

6. La stima del reddito

Il reddito d'esercizio (lezioni 17, 18 e 19) è la differenza tra i ricavi e i costi di competenza di un esercizio: se i ricavi superano i costi c'è un utile, altrimenti una perdita. Lo si può leggere anche dal lato del patrimonio. In ogni momento le attività sono uguali alla somma di passività e patrimonio netto; il patrimonio netto è dunque la differenza tra attività e passività, e il reddito è la sua variazione nell'esercizio, al netto di ciò che i soci hanno apportato o prelevato. Se un'impresa inizia l'anno con attività per 120.000 euro e passività per 20.000, il patrimonio netto è 100.000; se chiude con attività per 150.000 e passività per 38.000, il patrimonio netto è 112.000 e, in assenza di apporti e distribuzioni, il reddito dell'anno è 12.000 euro.

Il programma affronta la stima del reddito in tre lezioni successive (parte prima, seconda e terza). Un passaggio è comune a tutta la stima: il reddito si calcola con costi e ricavi di competenza dell'esercizio, non con i pagamenti e gli incassi, secondo il principio di competenza che il blocco 9 riprende. La lezione 25 è dedicata alla tavola dei valori e al reddito d'impresa.

Schema — Il reddito come variazione del patrimonio netto

Voce Inizio dell'esercizio Fine dell'esercizio
Attività 120.000 euro 150.000 euro
Passività 20.000 euro 38.000 euro
Patrimonio netto (attività − passività) 100.000 euro 112.000 euro
Reddito dell'esercizio (senza apporti né distribuzioni) — 12.000 euro

Collegamento: per misurare il reddito bisogna sapere come le operazioni fanno nascere costi e ricavi. Le lezioni da 20 a 24 le percorrono in ordine: finanziamento, acquisto dei fattori produttivi, vendita.

7. Finanziamento, fattori produttivi e vendita

Il finanziamento (lezione 20) è l'insieme delle operazioni con cui l'impresa si procura le risorse finanziarie. Le fonti sono due: il capitale proprio, conferito dai soci e non da restituire in modo vincolato, e il capitale di terzi, cioè i debiti verso banche o altri finanziatori, da rimborsare con gli interessi. Il conferimento in denaro si rileva con denaro in dare e capitale sociale in avere; un mutuo con la banca in dare e debiti verso banche in avere. Gli interessi passivi sono un costo di competenza degli esercizi in cui il finanziamento è utilizzato.

L'acquisizione dei fattori produttivi (lezioni 21, 22 e 23) riguarda ciò che l'impresa acquista per produrre. I fattori a utilità semplice, come materie prime, servizi e lavoro, si esauriscono in un solo ciclo produttivo: il loro costo grava sull'esercizio in cui sono impiegati. I fattori a utilità ripetuta, come impianti e macchinari, servono per più esercizi: si iscrivono tra le immobilizzazioni e il loro costo si ripartisce nel tempo con l'ammortamento. La lezione 21 è dedicata alle operazioni, la 22 alla loro rilevazione contabile, la 23 alle operazioni che riguardano insieme fattori produttivi e finanziamenti.

La vendita (lezione 24) è l'operazione che genera i ricavi. Il ricavo si rileva quando la vendita è realizzata, non quando il cliente paga: una vendita a credito dà origine a un ricavo e a un credito verso il cliente, e l'incasso successivo estingue il credito senza produrre altri ricavi.

Schema — Effetto finanziario ed effetto economico delle principali operazioni

Operazione Effetto finanziario Effetto economico
Conferimento dei soci in denaro Denaro in aumento Nessun ricavo: aumenta il capitale sociale
Mutuo bancario Denaro e debiti verso banche in aumento Nessun ricavo; gli interessi sono un costo
Acquisto di un macchinario Immobilizzazione in aumento; denaro in diminuzione o debito in aumento Nessun costo subito: poi ammortamento
Acquisto di materie a credito Debito verso fornitori in aumento Costo
Vendita a credito Credito verso clienti in aumento Ricavo
Incasso del credito Denaro in aumento, credito in diminuzione Nessuno

Collegamento: le operazioni di base sono state viste. Le lezioni da 26 a 30 aggiungono cinque operazioni meno ordinarie, che completano il quadro.

8. Operazioni particolari

La costituzione e il finanziamento (lezione 26) riguardano la nascita di una società, in cui i soci sottoscrivono il capitale e ne versano la parte dovuta. Le somme sottoscritte e non ancora versate sono crediti verso i soci per versamenti ancora dovuti, la prima voce dell'attivo dello stato patrimoniale; il capitale sociale è la cifra iscritta nel patrimonio netto. Per le regole giuridiche sui versamenti nella s.p.a. e nella s.r.l. si veda Diritto commerciale per gli enti locali.

Il prestito obbligazionario (lezione 27) è il finanziamento con cui la società emette obbligazioni, titoli di debito che chi li sottoscrive paga in denaro e ha diritto di vedersi rimborsare con gli interessi. Nella contabilità l'emissione fa nascere un debito per obbligazioni, gli interessi maturati sono un costo di competenza e il rimborso estingue il debito. La cessione dei crediti e il factoring (lezione 28) permettono di ottenere liquidità prima della scadenza dei crediti verso i clienti: l'impresa cede i crediti a un operatore specializzato. Se la cessione è pro soluto, il rischio di mancato pagamento passa al cessionario; se è pro solvendo, resta in capo al cedente. In entrambi i casi il servizio ha un costo.

Gli acconti e i resi (lezione 29) sono due modi in cui un'operazione si anticipa o si annulla. L'acconto è una somma versata o ricevuta prima della consegna: per chi la riceve è un debito, perché dovrà consegnare, e per chi la versa è un credito. Il reso è la restituzione di merce già acquistata o venduta e rettifica il costo o il ricavo originari. La lezione 30 raggruppa tre operazioni: l'alienazione di immobilizzazioni, cioè la vendita di un bene durevole, che produce una plusvalenza se il prezzo supera il valore contabile residuo e una minusvalenza nel caso opposto; le ritenute al personale, cioè le somme che il datore di lavoro, in qualità di sostituto d'imposta, trattiene dalla retribuzione lorda e versa all'erario e agli enti previdenziali; i crediti svalutati, cioè i crediti che l'impresa non si aspetta di incassare per intero.

Schema — Operazioni particolari

Operazione Che cosa succede Come si rileva
Prestito obbligazionario L'impresa si finanzia emettendo titoli di debito Debito per obbligazioni; interessi come costo di competenza
Factoring pro soluto Il rischio di mancato pagamento passa al cessionario Il credito esce dal patrimonio; costo del servizio
Factoring pro solvendo Il rischio resta al cedente Il rischio resta; costo del servizio
Acconto Somma anticipata prima della consegna Debito per chi riceve, credito per chi versa
Alienazione di una immobilizzazione Vendita di un bene durevole Plusvalenza o minusvalenza rispetto al valore contabile residuo

Collegamento: registrare ogni operazione non basta: a fine esercizio i conti vanno aggiustati perché il reddito rispecchi la competenza. Sono le rettifiche.

9. Competenza economica e rettifiche

Il principio di competenza economica (lezione 31) stabilisce che proventi e oneri si imputano all'esercizio a cui si riferiscono, indipendentemente dalla data di incasso o di pagamento (art. 2423-bis c.c.). Un costo pagato quest'anno ma relativo al prossimo non appartiene a quest'anno; un ricavo maturato ma incassato dopo appartiene a quest'anno. Per far valere il principio, alla chiusura dei conti si compiono le rettifiche.

Le rettifiche delle lezioni 32 e 33 sono tre. L'ammortamento ripartisce il costo dei beni durevoli sugli esercizi in cui sono utilizzati, in ragione della loro residua possibilità di utilizzazione (art. 2426, n. 2). La svalutazione dei crediti riduce il valore dei crediti alla parte che si prevede di incassare: i crediti si valutano tenendo conto del valore di presumibile realizzo (art. 2426, n. 8), e la quota non incassabile è un costo dell'esercizio. Le rimanenze di materie prime sono le scorte non ancora impiegate a fine esercizio: poiché le materie comprate non sono tutte consumate, il costo di competenza dell'esercizio non è l'acquisto, ma le rimanenze iniziali più gli acquisti meno le rimanenze finali. Le rimanenze si valutano al costo di acquisto o, se minore, al valore di realizzo desumibile dal mercato (n. 9). Il calcolo guidato mostra tre casi.

Prova a calcolare: il costo delle materie di competenza

Rimanenze iniziali 5.000 € + Acquisti dell'esercizio 40.000 € − Rimanenze finali 8.000 € = Costo di competenza 37.000 €

L'esercizio inizia con scorte per 5.000 euro, acquista materie per 40.000 euro e chiude con scorte per 8.000 euro. Le scorte sono aumentate di 3.000 euro: il costo di competenza è 37.000 euro, cioè 3.000 in meno degli acquisti.

L'impresa compie l'operazione di gestione

Finanziamento, acquisto, produzione, vendita: ogni operazione ha un aspetto finanziario e, se c'è un costo o un ricavo, un aspetto economico.

L'operazione è rilevata in partita doppia

Ogni operazione è scritta in due conti, in dare e in avere, per lo stesso importo, durante l'esercizio.

Alla chiusura si compiono le rettifiche

Ammortamento, svalutazione dei crediti, rimanenze, ratei e risconti, accantonamenti: servono a rispettare il principio di competenza.

Si determinano il reddito e il patrimonio

Ricavi e costi di competenza danno l'utile o la perdita; attività, passività e patrimonio netto danno lo stato patrimoniale.

L'utile o la perdita ricevono una destinazione

L'utile si destina a riserve o a dividendi; la perdita si copre o si porta a nuovo.

Schema — Le tre rettifiche principali

Rettifica Che cosa corregge Norma
Ammortamento Ripartisce il costo dei beni durevoli sugli esercizi di utilizzo Art. 2426, n. 2, c.c.
Svalutazione dei crediti Porta i crediti al valore di presumibile realizzo Art. 2426, n. 8, c.c.
Rimanenze di materie prime Distingue il costo delle materie consumate da quello delle scorte residue Art. 2426, n. 9, c.c.

Collegamento: completate le rettifiche, si arriva al risultato dell'esercizio: l'utile o la perdita. Che cosa farne è il tema delle lezioni 34-37.

10. Utile, perdita e loro destinazione

L'utile d'esercizio (lezione 34) è il risultato positivo: i ricavi di competenza superano i costi di competenza e il patrimonio netto aumenta. La perdita d'esercizio (lezione 35) è il risultato opposto e riduce il patrimonio netto. Nei conti, il risultato si calcola chiudendo i conti di costo e di ricavo contro un conto di sintesi, e il saldo diventa una voce del patrimonio netto.

La destinazione dell'utile (lezione 36) è decisa dall'assemblea. L'utile non va tutto ai soci: dagli utili netti annuali si accantona almeno un ventesimo alla riserva legale, finché questa non raggiunge il quinto del capitale sociale (art. 2430). Se il capitale è di 100.000 euro e la riserva legale è ancora vuota, da un utile di 30.000 euro si accantonano 1.500 euro e ne restano 28.500, che l'assemblea può distribuire, accantonare ad altre riserve o portare a nuovo. I dividendi possono essere pagati solo su utili realmente conseguiti e risultanti dal bilancio regolarmente approvato (art. 2433). Per le decisioni sulla perdita (lezione 37) le strade sono diverse: coprirla con riserve disponibili, portarla a nuovo in attesa di utili futuri, oppure, se è grave, ridurre il capitale. Quando la perdita supera un terzo del capitale, o porta il capitale sotto il minimo legale, valgono le regole degli artt. 2446 e 2447, spiegate in Diritto commerciale per gli enti locali.

Schema — Che cosa si fa del risultato dell'esercizio

Risultato Destinazioni possibili Riferimento
Utile Riserva legale (almeno un ventesimo fino al quinto del capitale); altre riserve; dividendi; portato a nuovo Artt. 2430 e 2433 c.c.
Perdita Copertura con riserve; portata a nuovo; riduzione del capitale se è grave Artt. 2446 e 2447 c.c.

Collegamento: restano alcune voci che non rientrano nel ciclo ordinario ma compaiono nei bilanci reali e negli esercizi seguenti: fondi, lavori interni, contributi, leasing.

11. Fondi, immobilizzazioni, contributi, leasing ed esercitazioni

Le lezioni 38 e 40 tornano sugli esercizi successivi: i crediti svalutati e le rimanenze nel nuovo esercizio. Le rimanenze finali di un esercizio diventano le iniziali del successivo e si stornano all'inizio del nuovo esercizio per riaprire correttamente i conti; i crediti già svalutati, se poi si dimostrano inesigibili, si coprono con il fondo svalutazione già accantonato. Per le rimanenze di prodotti (lezioni 40 e 42), in lavorazione o finiti, valgono considerazioni analoghe a quelle delle materie.

I fondi rischi e oneri (lezione 39) raccolgono gli accantonamenti per perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile, il cui importo o la cui data di sopravvenienza sono indeterminati alla chiusura dell'esercizio (art. 2424-bis): l'accantonamento è un costo dell'esercizio in cui il rischio si manifesta.

La lezione 41 riunisce tre temi. L'incremento di immobilizzazioni per lavori interni si ha quando l'impresa costruisce un bene per sé con i propri mezzi: i costi sostenuti non pesano sul reddito dell'esercizio ma si capitalizzano, e il conto economico espone una voce di incremento di immobilizzazioni per lavori interni nel valore della produzione (art. 2425). L'alienazione di immobilizzazioni è la vendita di un bene durevole, già vista. La manutenzione ordinaria mantiene il bene in efficienza ed è un costo dell'esercizio; la manutenzione straordinaria, che accresce la vita utile, la capacità o la sicurezza del bene, si capitalizza.

La lezione 43 chiude il programma contabile con due operazioni. I contributi pubblici sono somme che l'impresa riceve da enti pubblici; si distinguono quelli in conto esercizio, collegati ai costi o ai ricavi dell'esercizio, da quelli in conto impianti o in conto capitale, collegati all'acquisto di immobilizzazioni, che vanno ripartiti sugli esercizi di utilizzo del bene. Il leasing è il contratto con cui un'impresa utilizza un bene dietro pagamento di canoni, di norma con la possibilità di riscattarlo; nel bilancio civilistico i canoni del leasing finanziario si rilevano di regola come costi per godimento di beni di terzi.

Le due esercitazioni (lezioni 44 e 45) mettono insieme tutto: nella prima si registrano le operazioni dell'esercizio, nella seconda si compiono le scritture di assestamento. Un metodo semplice: per ogni operazione scrivi prima l'aspetto finanziario e l'aspetto economico, poi i conti in dare e in avere; a fine esercizio elenca le rettifiche necessarie (ammortamenti, svalutazioni, rimanenze, ratei e risconti, accantonamenti) e solo dopo calcola il reddito.

Schema — Voci particolari e loro trattamento

Voce Come si tratta Riferimento
Fondi rischi e oneri Accantonamento come costo di competenza per rischi e debiti determinati ma incerti nell'importo o nella data Art. 2424-bis c.c.
Lavori interni Costi capitalizzati; incremento di immobilizzazioni per lavori interni nel valore della produzione Art. 2425 c.c.
Manutenzione ordinaria Costo dell'esercizio Lezione 41
Manutenzione straordinaria Capitalizzata se accresce vita utile, capacità o sicurezza Lezione 41
Contributi pubblici In conto esercizio o in conto impianti, ripartiti per competenza Lezione 43
Leasing Canoni come costi per godimento di beni di terzi Lezione 43

Con le esercitazioni si chiude il programma: dall'azienda come sistema alla contabilità che ne misura la gestione, il filo è sempre lo stesso, cioè registrare ciò che accade e leggerlo come risultato.

Come lo studiano

  • Le dispense del corso, studiate nella loro interezza, sono la base. Il materiale ufficiale comprende le videolezioni da circa 30 minuti, le dispense predisposte dal docente e le slide, un questionario di autovalutazione e i materiali per le lezioni sincrone; i testi suggeriti dal programma sono facoltativi.
  • Segui la catena dalla operazione al bilancio. Ogni operazione di gestione viene rilevata, poi eventualmente rettificata a fine esercizio, e infine confluisce nel reddito e nel patrimonio: sapere in quale punto della catena ti trovi evita di confondere le lezioni di rilevazione con quelle sulle rettifiche.
  • Tieni separati l'aspetto finanziario e l'aspetto economico. Ogni operazione cambia crediti, debiti e denaro (aspetto finanziario) e, quando c'è un costo o un ricavo, anche il reddito (aspetto economico): per ogni esercizio scrivi i due effetti in due colonne.
  • Fai gli esercizi, non solo la teoria. Le ultime due lezioni sono esercitazioni di scritture contabili e di assestamento: rifare a mano le registrazioni con numeri piccoli è il modo più rapido per capire come si arriva al bilancio.
  • Per governance e organizzazione costruisci schemi comparativi. Modelli di governance e strutture organizzative si ricordano meglio in una tabella (chi decide, vantaggio, limite) che in una descrizione continua.
  • I riassunti degli studenti sono uno schema, non un sostituto. Possono aiutare a ripassare i passaggi, da affiancare alle dispense fornite.

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Come funziona l'esame

Le modalità d'esame cambiano nel tempo: numero di domande, forma scritta o orale, punti premialità. Trovi tutto spiegato nella guida completa, sempre aggiornata:

Come funzionano gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele →

Quanto tempo serve

Le 45 lezioni durano circa 30 minuti ciascuna: sono circa 22 ore e mezza di visione. Con cinque lezioni a settimana il programma si chiude in nove settimane, a cui si aggiunge il tempo per gli esercizi di contabilità, che richiedono più prove di quanto non servano alla sola lettura. Per chi lavora o ha altri insegnamenti da preparare, un periodo di dieci-dodici settimane è una stima realistica. La parte contabile, dalla lezione 14 in poi, è la più lunga e quella che premia di più la pratica.

Questa materia ti prepara a…

Domande frequenti

9 CFU, settore SECS-P/07 (ECON-06/A), al 1° anno del profilo Enti locali. Il programma ufficiale del piano A.A. 2026/2027 ha il codice 0142609SECSP07I e 45 lezioni di circa 30 minuti.

È la disciplina che studia l'azienda e l'impresa: come sono organizzate, come si governano, quali scelte di mercato compiono e come si misura la loro gestione con la contabilità e il bilancio. Nel programma di Economia aziendale e degli enti locali sono quattro i filoni: la teoria dell'impresa e la governance, l'organizzazione aziendale, il marketing e la rilevazione contabile delle operazioni di gestione fino al reddito d'esercizio.

Hanno lo stesso elenco di 45 lezioni nei programmi ufficiali, con gli stessi obiettivi e gli stessi testi suggeriti, ma sono due insegnamenti con codici diversi, previsti per profili diversi. Economia aziendale e degli enti locali (0142609SECSP07I) è del profilo Enti locali; Economia aziendale (0142509SECSP07) è degli altri profili del piano A.A. 2026/2027. Il riferimento è il codice del tuo piano.

È il metodo con cui si registrano le operazioni di gestione: ogni fatto ha due aspetti, che si scrivono in due conti diversi, uno in dare e uno in avere, per lo stesso importo. Se un'impresa acquista merce a credito, aumentano il costo per la merce e il debito verso il fornitore; quando paga, diminuiscono il debito e il denaro disponibile.

Il programma ne tratta quattro. Nella struttura semplice l'imprenditore decide su quasi tutto; nella funzionale le attività sono raggruppate per funzioni (per esempio produzione, vendite, amministrazione); nella divisionale per prodotti, mercati o aree geografiche; nella matriciale ogni persona risponde sia al responsabile della funzione sia al responsabile del prodotto o del progetto.

Sono le quattro leve operative del marketing: prodotto, prezzo, distribuzione (place) e promozione, cioè comunicazione. Il marketing mix è la combinazione di queste leve con cui l'impresa realizza la strategia scelta per un mercato.

Il programma indica come testi di riferimento suggeriti, e facoltativi, R. Tiscini e G. Fiori, Economia aziendale (Egea, 2014), M. Leo, Le imposte sui redditi nel testo unico (Giuffrè, 2016) e Ceppellini e Lugano, Testo unico delle imposte sui redditi (Gruppo 24 Ore, 2016). Il materiale del corso è fatto di videolezioni, dispense, slide e questionari di autovalutazione.

Le regole seguono il formato degli esami Mercatorum, uguale per tutte le materie, e cambiano spesso. Per i dettagli aggiornati leggi la guida agli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele.

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I marchi e i nomi di ateneo citati in questa guida (Pegaso, Mercatorum, San Raffaele) sono utilizzati esclusivamente a fini descrittivi e informativi. La guida è realizzata in modo indipendente, senza alcun rapporto di affiliazione o collaborazione con gli atenei citati. Lo studente resta responsabile del rispetto del regolamento didattico e degli obblighi contrattuali del proprio ateneo.

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