Fondamenti di Psicologia clinica è un esame da 6 CFU (settore M-PSI/08) del terzo anno di Scienze dell'Educazione (L19) Pegaso, in due versioni: il codice 0902506MPSI08NM per l'indirizzo educatore professionale socio-pedagogico e, con il titolo Fondamenti di Psicologia clinica e osservazione infantile, il codice 0902506MPSI08INM per l'indirizzo educatore dei servizi educativi per l'infanzia. Introduce alle idee con cui la psicologia clinica legge lo sviluppo, la relazione e il disagio, e le collega al lavoro dell'educatore.
Questa pagina tratta i due codici insieme e ne dichiara le differenze in I due codici a confronto. Pegaso non ha ancora pubblicato l'elenco delle lezioni, quindi la guida non segue un programma ufficiale: lo spiega la nota in Di cosa parla il programma.
I due codici a confronto
Nel piano di studi pubblicato per l'A.A. 2026/2027 il codice 0902506MPSI08NM compare all'indirizzo socio-pedagogico e il codice 0902506MPSI08INM all'indirizzo infanzia, entrambi al terzo anno. Il PDF ufficiale di ciascuno riporta solo titolo, settore (M-PSI/08, indicato anche come PSIC-04/B) e 6 CFU.
| Codice | Titolo | Indirizzo | Gruppo |
|---|---|---|---|
| 0902506MPSI08NM | Fondamenti di Psicologia clinica | Socio-pedagogico | |
| 0902506MPSI08INM | Fondamenti di Psicologia clinica e osservazione infantile | Servizi educativi per l'infanzia |
In comune: settore, CFU e anno. Cambiano: il titolo (il secondo aggiunge «osservazione infantile»), l'indirizzo e il gruppo di studio. Per il codice INM esiste anche un gruppo per chi sostiene l'esame come integrazione. L'elenco delle videolezioni del tuo codice è in piattaforma.
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Di cosa parla il programma
Una nota sul programma. Il PDF ufficiale dei due codici riporta solo titolo, settore e CFU e Pegaso non ha ancora pubblicato l'elenco delle lezioni. Questa guida non riproduce quindi un programma: copre i temi centrali del settore M-PSI/08 e quelli su cui chi prepara l'esame si confronta nei gruppi, spiegati con le conoscenze consolidate della disciplina. Per sapere che cosa si studia fa fede la piattaforma.
Cosa trovi in questa guida
Dieci blocchi, con una linea del tempo sulle fasi di Mahler, un confronto tra tre approcci di intervento e un esercizio per distinguere descrizione e interpretazione. Il metodo di studio è in Metodo di studio.
La psicologia clinica studia come nascono, si mantengono e si modificano il benessere e il disagio psichico, e come si possono valutare e affrontare. A differenza della psicologia generale, che descrive come funziona in media la mente, parte dal caso singolo: una persona, una coppia, una famiglia. Per chi diventa educatore è una lente per capire che cosa accade nella relazione con il bambino e con la sua famiglia, non uno strumento per curare.
Argomenti da approfondire
L'ordine è didattico: la teoria da cui tutto parte, poi sviluppo e relazione, le emozioni e infine gli strumenti per ascoltare, intervenire e osservare.
Mappa — la sequenza di questa guida
Teorie e sviluppo
- Che cosa studia la psicologia clinica
- La psicoanalisi di Freud
- Klein, Winnicott e Mahler
- L'attaccamento
- Intersoggettività e still-face
Mente, ascolto e pratica
- Neuroni specchio e mentalizzazione
- Emozioni e Sé
- Il colloquio
- Gli approcci di intervento
- L'osservazione infantile
1. Che cosa studia la psicologia clinica, e dove si ferma l'educatore
Il primo problema è definire un «disturbo»: non esiste un criterio unico e teorie, culture ed epoche lo definiscono in modi diversi. I manuali di diagnosi lo descrivono come un'alterazione clinicamente significativa di pensiero, emozioni o comportamento che riflette una disfunzione dei processi psicologici, biologici o evolutivi. Nella pratica si usano più criteri insieme, perché nessuno basta da solo.
Schema — I criteri per parlare di disturbo
| Criterio | Idea | Limite |
|---|---|---|
| Frequenza statistica | È anomalo ciò che si discosta dalla media | Raro non è patologico: un talento è raro |
| Norma sociale e culturale | È anomalo ciò che viola le attese del contesto | Cambia tra culture ed epoche |
| Sofferenza soggettiva | Conta il disagio vissuto dalla persona | Non sempre una difficoltà è vissuta come sofferenza |
| Compromissione del funzionamento | Conta quanto limita vita quotidiana, apprendimento, relazioni | Va rapportata all'età e al contesto |
Il modello biopsicosociale, proposto dallo psichiatra George Engel alla fine degli anni Settanta, spiega un problema come l'interazione di fattori biologici (salute, temperamento), psicologici (vissuti, relazioni interiorizzate) e sociali (famiglia, scuola, cultura): i problemi si leggono come relazioni tra sistemi, non come colpa di una sola causa.
Per l'educatore ne derivano compiti precisi: osservare, descrivere, collaborare con famiglia ed équipe e, se serve, suggerire un confronto con i servizi. La diagnosi spetta ai professionisti abilitati. I quadri dell'età evolutiva sono in Psicologia delle Disabilità per la Prima Infanzia.
Collegamento: per leggere i comportamenti servono teorie, e la prima e più influente è la psicoanalisi di Freud.
2. La psicoanalisi di Freud: inconscio, pulsioni, sogni e difese
Sigmund Freud (1856-1939) parte da un'idea: gran parte della vita psichica è inconscia, fatta di desideri e ricordi non accessibili alla coscienza che influenzano ciò che si sente e si fa. Nel suo secondo modello della mente distingue l'Es (le pulsioni), l'Io (media tra pulsioni, realtà e coscienza morale) e il Super-Io (divieti e ideali interiorizzati).
Le pulsioni hanno una fonte nel corpo, una meta (ridurre la tensione) e un oggetto, ciò attraverso cui la meta si raggiunge. Freud le pensa come energia psichica, la libido nel caso delle pulsioni sessuali, che si «investe» su persone, cose e rappresentazioni: più un oggetto è investito, più è importante. L'energia può spostarsi e trasformarsi, per esempio nella sublimazione, che la devia verso mete come l'arte o il lavoro.
Il sogno è «la via regia» all'inconscio (L'interpretazione dei sogni, 1899): realizzazione camuffata di un desiderio rimosso, con un contenuto manifesto (ciò che si ricorda) e uno latente (il desiderio nascosto). I meccanismi di difesa, poi sistematizzati da Anna Freud, proteggono l'Io da contenuti inaccettabili e dall'angoscia, che per Freud è un segnale di pericolo.
Schema — I concetti di Freud
| Concetto | In breve |
|---|---|
| Inconscio | Contenuti non accessibili alla coscienza che orientano il comportamento |
| Es, Io, Super-Io | Pulsioni; mediazione con la realtà; divieti interiorizzati |
| Pulsioni ed energia psichica | Spinte che si investono sugli oggetti e possono spostarsi |
| Sogno | Appagamento camuffato di un desiderio rimosso |
| Difese e angoscia | Rimozione, negazione, proiezione, regressione contro l'angoscia |
Collegamento: Freud ricostruiva l'infanzia a ritroso, dal lavoro con gli adulti; chi ha osservato i bambini ha portato la psicoanalisi nella stanza dei giochi e dentro la relazione con la madre.
3. Dopo Freud: Klein, Winnicott e Mahler
Melanie Klein (1882-1960) lavorò con bambini piccolissimi e usò il gioco come equivalente della libera associazione: nel gioco il bambino rappresenta fantasie e conflitti inconsci. Per lei il piccolo gestisce le emozioni con l'introiezione, che porta dentro oggetti buoni e cattivi, e la proiezione, che attribuisce all'esterno parti di sé. Descrive due modi di organizzare l'esperienza, le posizioni: nella schizo-paranoide il mondo è scisso in oggetti tutti buoni e tutti cattivi e domina la paura di essere attaccati; nella depressiva il bambino riconosce che la madre amata e quella frustrante sono la stessa persona e vuole riparare. Il nome ricorda quadri dell'adulto, ma indica un modo di vivere i primi mesi.
Donald Winnicott (1896-1971), pediatra e psicoanalista, sposta l'attenzione sull'ambiente: un bambino da solo non esiste, esiste con chi se ne cura. La madre sufficientemente buona non è perfetta: all'inizio si adatta quasi del tutto ai bisogni del neonato e poi lo delude gradualmente, in modo sopportabile. L'holding è il sostegno fisico ed emotivo; l'oggetto transizionale (la coperta, il peluche) e lo spazio transizionale sono l'area tra fantasia e realtà in cui il piccolo impara a stare senza la madre e in cui nasce il gioco.
Schema — Klein e Winnicott
| Autrice o autore | Parole chiave |
|---|---|
| Klein | Gioco, posizioni, introiezione, proiezione |
| Winnicott | Madre sufficientemente buona, holding, spazio transizionale |
Margaret Mahler (1897-1985) descrive come il bambino diventa una persona distinta dalla madre: dopo una fase autistica normale e una simbiotica comincia la separazione-individuazione, in quattro sottofasi. Le età sono indicative.
Fase autistica normale
Nelle prime settimane il neonato funziona come un sistema chiuso, centrato sui bisogni del corpo.
Fase simbiotica
Nei primi mesi il bambino vive sé e madre come un'unità: la madre è ancora parte di lui.
Differenziazione
Intorno ai cinque o sei mesi il bambino si stacca dal corpo materno, osserva il viso e l'ambiente e confronta il familiare con il nuovo.
Sperimentazione
Con la gattonata e i primi passi il piccolo esplora il mondo e torna alla madre come a una base sicura.
Riavvicinamento
Verso il secondo anno capisce di essere separato e fragile: alterna slanci di autonomia e richieste di vicinanza.
Consolidamento
Tra i due e i tre anni circa interiorizza un'immagine stabile della madre, che regge anche quando lei è assente.
Collegamento: Winnicott e Mahler parlano già della relazione madre-bambino; la teoria dell'attaccamento di Bowlby la studia in modo sistematico.
4. L'attaccamento e i modelli operativi interni
John Bowlby (1907-1990) partì da un'osservazione: i bambini separati dalle figure che li accudiscono mostrano protesta, disperazione e poi distacco. Ne trasse la teoria dell'attaccamento (Attaccamento e perdita, 1969-1980): un sistema motivazionale innato che spinge il piccolo a cercare la vicinanza di una figura protettiva. Il caregiver che risponde con sensibilità diventa una base sicura da cui esplorare e a cui tornare. Mary Ainsworth (1913-1999) ideò la Strange Situation, una sequenza di separazioni e ricongiungimenti con bambini di circa un anno, e distinse tre stili; Main e Solomon aggiunsero il disorganizzato.
Schema — Gli stili di attaccamento
| Stile | Reazione del bambino | Caregiver |
|---|---|---|
| Sicuro | Protesta, si consola al ritorno e riprende a esplorare | Disponibile e sensibile |
| Insicuro-evitante | Sembra non curarsi, evita il contatto al ritorno | Tende a respingere le richieste |
| Insicuro-ambivalente | Agitato, cerca il contatto ma non si consola | Incoerente, imprevedibile |
| Disorganizzato | Comportamenti contraddittori o disorientati | Anche fonte di paura |
Dall'esperienza ripetuta il bambino costruisce i modelli operativi interni (internal working models, MOI): rappresentazioni di sé, dell'altro e della relazione, come «sono degno di cura?». Guidano le aspettative future e tendono a confermarsi, perché le difese che il modello genera suscitano nell'ambiente risposte che lo rafforzano. Non sono immutabili: esperienze relazionali positive e diverse da quelle attese possono modificarli. Un educatore che offre prevedibilità e momenti regolari di attenzione può diventare una figura di attaccamento secondaria.
Collegamento: l'attaccamento descrive il legame con un adulto; altri autori guardano a ciò che accade momento per momento nell'interazione.
5. Intersoggettività, regolazione reciproca e still-face
Daniel Stern (1934-2012) mostrò che il neonato è fin dall'inizio un partner attivo dello scambio. Nel suo modello l'intersoggettività, la capacità di condividere stati mentali, è una motivazione primaria accanto all'attaccamento; la sintonizzazione affettiva è il modo in cui il genitore restituisce al piccolo, con un'altra modalità come la voce, il ritmo e l'intensità di ciò che sente. La psicoanalisi relazionale, associata a Stephen Mitchell, afferma che la mente non preesiste alla relazione ma emerge dagli scambi comunicativi.
Edward Tronick studiò la comunicazione madre-bambino con lo still-face: la madre gioca con il piccolo e poi, per breve tempo, resta immobile e inespressiva; il bambino prova a richiamarla, poi si agita o si ritira, e il legame si ripara quando lei riprende a rispondere. Nel suo modello di regolazione reciproca le interazioni sono spesso fuori sintonia e conta la capacità di rompere e riparare. Quando madre e bambino coordinano i loro stati si parla di espansione diadica della coscienza; da qui l'idea della psicoterapia come co-regolazione tra due partner.
Schema — La relazione come motore dello sviluppo
| Autore | Idea | Parola chiave |
|---|---|---|
| Stern | Condividere stati mentali è una motivazione primaria | Sintonizzazione |
| Mitchell | La mente emerge dalla relazione | Psicoanalisi relazionale |
| Tronick | Adulto e bambino si regolano a vicenda: rottura e riparazione | Still-face |
Collegamento: se la mente si forma nella relazione serve una capacità per leggere gli stati mentali dell'altro: è il tema di neuroni specchio e mentalizzazione.
6. Specchi della mente: neuroni specchio, mentalizzazione e teoria della mente
Negli anni Novanta il gruppo di Giacomo Rizzolatti, a Parma, scoprì nella scimmia i neuroni specchio, che si attivano sia quando l'animale compie un'azione sia quando osserva la stessa azione compiuta da un altro: è l'effetto mirroring. Nell'essere umano si osservano meccanismi analoghi, ma il loro ruolo in imitazione, empatia e comprensione degli altri è ancora discusso: un'ipotesi promettente, non una spiegazione completa.
La mentalizzazione, concetto sviluppato da Peter Fonagy, è la capacità di interpretare il comportamento proprio e altrui in termini di stati mentali: desideri, credenze, emozioni. Si impara nella relazione: un genitore che pensa il bambino come dotato di una mente («ha pianto perché si è spaventato») aiuta il piccolo a fare lo stesso. Può essere implicita, rapida e automatica, o esplicita, riflessiva e verbale. Si studia anche come teoria della mente (theory of mind, ToM): verso i quattro anni la maggior parte dei bambini capisce che un altro può credere qualcosa di diverso dalla realtà. La ricerca collega l'attaccamento sicuro a uno sviluppo più ricco di questa capacità.
L'empatia è riconoscere e comprendere lo stato emotivo di un altro senza confondersi con lui. Non coincide con la simpatia, che è provare dispiacere per l'altro, né con l'accudimento, che è un comportamento di cura.
Schema — Leggere la mente dell'altro
| Termine | Cosa indica |
|---|---|
| Neuroni specchio | Attivi sia nell'agire sia nell'osservare la stessa azione |
| Mentalizzazione | Leggere il comportamento come stati mentali, in forma implicita o esplicita |
| Teoria della mente | Capire che gli altri hanno credenze diverse dalle proprie |
| Empatia | Riconoscere e condividere lo stato emotivo altrui, tenendolo distinto |
Collegamento: capire gli stati mentali serve anche a capire le emozioni, tema del blocco successivo.
7. Emozioni e Sé: funzioni adattive, sistemi affettivi e autoefficacia
La prospettiva cognitiva e funzionalista considera le emozioni processi adattivi, e lo sono tutte, anche le spiacevoli: la paura prepara a evitare un pericolo, la tristezza richiama sostegno, la rabbia segnala un ostacolo. Per la teoria della valutazione (appraisal) l'emozione nasce dal modo in cui si interpreta un evento in rapporto ai propri obiettivi. Jaak Panksepp (1943-2017) ha proposto sette sistemi affettivi primari, innati e condivisi con gli altri mammiferi: ricerca, rabbia, paura, desiderio sessuale, cura, panico o sofferenza da separazione e gioco. Questa prospettiva ricorda che la mente emerge dal cervello, ma il cervello si organizza dentro esperienze e relazioni.
Chi fatica a riconoscere e descrivere le proprie emozioni, e le confonde con le sensazioni del corpo, mostra alessitimia, termine coniato negli anni Settanta da Peter Sifneos; è un concetto di confine con la psicosomatica, che studia come fattori psicologici e relazionali influenzano i sintomi del corpo. Sul versante del Sé, l'autostima è il giudizio complessivo su di sé; l'autoefficacia, di Albert Bandura, è la convinzione di riuscire in un compito specifico: si può avere buona autostima e sentirsi poco capaci in una situazione nuova.
Schema — Emozioni e Sé
| Concetto | Cosa indica |
|---|---|
| Prospettiva funzionalista | Tutte le emozioni hanno una funzione adattiva |
| Teoria della valutazione | L'emozione dipende da come si interpreta l'evento |
| Sistemi affettivi primari | Sette sistemi innati (Panksepp) |
| Alessitimia, psicosomatica | Difficoltà a nominare le emozioni; rapporto tra vissuti e corpo |
| Autostima, autoefficacia | Giudizio su di sé; convinzione di riuscire in un compito |
Collegamento: teorie ed emozioni servono a capire le persone, ma per lavorarci bisogna saper ascoltare: è il compito del colloquio.
8. Il colloquio e i tipi di risposta
Il colloquio psicologico è una conversazione con uno scopo: chi lo conduce ascolta per capire la persona e la sua esperienza, senza fermarsi alla soluzione del problema. L'educatore non fa colloqui clinici, ma usa le stesse competenze con i genitori e nell'équipe. Nella tradizione di Carl Rogers comprendere significa restituire all'altro ciò che si è sentito, anche sul piano emotivo, e sostenerlo nell'esplorare i propri vissuti, senza giudicarlo né correggerlo. Una classificazione classica, che si fa risalire a Elias Porter, distingue cinque tipi di risposta; l'esempio parte da un genitore che dice «Mio figlio piange ogni mattina quando lo lascio al nido».
Schema — I tipi di risposta
| Tipo | Cosa fa | Esempio |
|---|---|---|
| Valutativa | Giudica | «Così lo vizia.» |
| Interpretativa | Spiega cosa c'è dietro | «Forse è lei a fare fatica a separarsi.» |
| Di sostegno | Rassicura | «Vedrà che passerà.» |
| Investigativa | Chiede informazioni | «Da quando succede?» |
| Di comprensione | Restituisce il vissuto | «Per lei è faticoso vederlo così agitato.» |
Nessuna risposta è sbagliata in sé, ma nella tradizione rogersiana la comprensione apre l'esplorazione, mentre quelle valutative e interpretative tendono a chiuderla. Nel colloquio agisce anche la metacomunicazione: per la scuola di Palo Alto (Paul Watzlawick e colleghi) ogni messaggio ha un aspetto di contenuto e uno di relazione, e il secondo classifica il primo. Tono, mimica e contesto dicono come va inteso ciò che si dice, e possono contraddirlo.
Collegamento: il modo di ascoltare e intervenire dipende anche dall'orientamento teorico, come si vede mettendo a confronto gli approcci.
9. Gli approcci di intervento a confronto
Le teorie diventano modi diversi di intervenire. L'approccio dinamico, di matrice psicoanalitica, cerca i significati inconsci e le relazioni interiorizzate. L'approccio cognitivo-comportamentale lavora su pensieri, credenze e comportamenti e su ciò che li mantiene. L'approccio sistemico-relazionale guarda alla famiglia come a un sistema di relazioni in cui il sintomo di un membro ha una funzione; si lavora sul sistema, non solo sull'individuo. Scegli una dimensione.
Confronta tre approcci di intervento
| Dimensione | Dinamico | Cognitivo-comportamentale | Sistemico-relazionale |
|---|---|---|---|
| Che cosa guarda | Significati inconsci e relazioni interiorizzate | Pensieri, convinzioni, comportamenti e ciò che li mantiene | Relazioni, ruoli e regole del sistema familiare |
| Obiettivo | Comprendere il significato di ciò che si ripete | Modificare pensieri e comportamenti a piccoli passi | Cambiare le interazioni del sistema |
| Il pianto al nido | Può esprimere la paura della separazione, legata alla storia delle relazioni | Può essere mantenuto da ciò che accade dopo e da previsioni sull'abbandono | Va letto nella rete di reazioni di genitori ed educatori |
L'approccio dinamico guarda ai significati inconsci e alle relazioni interiorizzate; quello cognitivo-comportamentale a pensieri e comportamenti; quello sistemico alle relazioni e alle regole della famiglia.
Nessun approccio è migliore in assoluto: dipende dal problema e dall'età, e gli studi mostrano che contano anche fattori comuni, come la qualità della relazione tra chi aiuta e chi è aiutato.
Collegamento: tutti questi sguardi cominciano guardando davvero il bambino: è il compito dell'osservazione.
10. L'osservazione infantile: descrivere senza etichettare
L'osservazione è il metodo di partenza della psicologia clinica e il più vicino al lavoro dell'educatore. Dà il nome al codice 0902506MPSI08INM. Si può osservare in modo diretto (mentre accade) o indiretto (attraverso documenti, registrazioni, disegni); partecipante (chi osserva interagisce) o non partecipante; non strutturato (annotazioni libere, come un diario) o strutturato (con griglie e categorie decise in anticipo). La presenza dell'osservatore modifica la situazione e le sue aspettative orientano ciò che vede.
Nella psicoanalisi dell'infanzia è famoso il metodo di Esther Bick, nato alla Tavistock Clinic di Londra: un osservatore visita ogni settimana un neonato in famiglia, per un'ora e per un lungo periodo, senza intervenire né interpretare, e scrive poi un resoconto dettagliato. Insegna a stare con il bambino prima di dare spiegazioni.
La regola d'oro è separare la descrizione, ciò che si vede e si sente in termini osservabili, dall'interpretazione, ciò che si pensa significhi. Documentare in modo descrittivo permette di confrontare osservazioni di persone e momenti diversi e di condividerle con famiglia ed équipe senza etichettare il bambino. Prova a riconoscerle.
Prova a distinguere: descrizione o interpretazione?
Descrizione
—
Interpretazione
—
Collegamento: con questi strumenti resta da decidere come studiare tutto ciò: il tema del metodo.
Metodo di studio
- Parti dall'elenco delle videolezioni del tuo codice. È l'unico programma che fa fede: usa questa guida come mappa dei concetti e controlla che ogni tema compaia nelle tue lezioni.
- Fai una scheda per ogni autore. Quattro voci bastano: idea centrale, parola chiave, un esempio al nido, il concetto vicino con cui rischi di confonderlo.
- Impara i termini a coppie. Introiezione e proiezione, posizione schizo-paranoide e depressiva, autostima e autoefficacia, empatia e simpatia, comprensione e interpretazione: sono le coppie più facili da scambiare.
- Metti ogni teoria in una scena. Un inserimento, un saluto al genitore, un gioco da solo: collegare il concetto a una situazione aiuta a ricordarlo e a riconoscerlo quando è formulato con parole diverse.
- Usa i test di fine lezione come verifica. Servono a capire se hai afferrato il concetto, non a sostituire videolezioni e dispense.
Studia con chi sta preparando questo esame ora — confrontati sui concetti nel gruppo del tuo codice.
Come funziona l'esame
Come tutti gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele dal 2026: prova intermedia online (Lockdown Browser, da casa) seguita da prova finale obbligatoria in presenza per verbalizzare il voto definitivo.
Le modalità cambiano frequentemente: numero di domande, sessioni in presenza, punti premialità, tablet vs orale. Trovi tutto spiegato nella guida completa, sempre aggiornata:
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6 CFU corrispondono a circa 150 ore di impegno complessivo, calcolando le 25 ore per credito previste di norma. Con molti autori e termini nuovi conviene prevedere tre settimane: una per i blocchi 1-4, dal quadro generale all'attaccamento, una per i blocchi 5-8, dalla relazione precoce al colloquio, e una per approcci, osservazione e ripassi con le schede. Chi ha già studiato Psicologia Generale e Psicologia dello Sviluppo ritrova molte basi.
Questa materia ti prepara a…
- Psicologia delle Disabilità per la Prima Infanzia (indirizzo infanzia) — riprende le difficoltà dell'età evolutiva che qui compaiono come cornice
- Psicologia dei Gruppi — le dinamiche di gruppo, con cui relazione precoce e attaccamento dialogano
- Metodi e Tecniche della Ricerca Educativa e Progettazione, Documentazione e Valutazione — osservazione e documentazione come strumenti professionali
- Tirocinio L19 — osservare senza etichettare e ascoltare le famiglie sono competenze che il tirocinio mette alla prova; leggi la nostra guida al tirocinio Pegaso
Domande frequenti
6 CFU, settore M-PSI/08, al terzo anno di Scienze dell'Educazione (L19). Il codice è 0902506MPSI08NM (Fondamenti di Psicologia clinica) per l'indirizzo socio-pedagogico e 0902506MPSI08INM (Fondamenti di Psicologia clinica e osservazione infantile) per l'indirizzo infanzia.
Hanno lo stesso settore, gli stessi 6 CFU e lo stesso anno, ma sono due codici di due indirizzi diversi: il secondo aggiunge osservazione infantile nel titolo. I PDF ufficiali riportano solo titolo, settore e CFU; l'elenco delle videolezioni del proprio codice è in piattaforma.
È l'area della psicologia che studia come si formano e si modificano il benessere e il disagio psichico e come si valutano e si affrontano. Usa osservazione, colloquio e modelli teorici diversi (psicoanalitico, dell'attaccamento, cognitivo, sistemico). Per un educatore è una base per osservare e capire, non per fare diagnosi.
Il PDF ufficiale riporta solo titolo, settore e CFU e Pegaso non ha ancora pubblicato l'elenco delle lezioni, che va controllato in piattaforma. Questa guida copre i temi centrali del settore M-PSI/08: normalità e disturbo, Freud, Klein, Winnicott, Mahler, attaccamento, relazione precoce, emozioni, colloquio, approcci di intervento e osservazione.
È l'osservazione sistematica di un bambino nei suoi contesti di vita, come la famiglia o il nido, per descrivere cosa fa e come si relaziona senza interpretarlo subito. Può essere diretta o indiretta, libera o con griglie. Il metodo più noto della psicoanalisi dell'infanzia è quello di Esther Bick, con visite settimanali a un neonato in famiglia.
Winnicott sottolinea che il bambino si sviluppa dentro una relazione e che serve una madre sufficientemente buona, non perfetta: capace di adattarsi ai bisogni del neonato e poi di deluderne gradualmente le attese in modo sopportabile. Descrive anche l'holding e l'oggetto transizionale, come la coperta o il peluche.
È la comunicazione sulla comunicazione: il livello che indica come va inteso un messaggio, attraverso tono, mimica, contesto e tipo di rapporto tra chi parla e chi ascolta. Secondo la scuola di Palo Alto (Watzlawick e colleghi) ogni messaggio ha un aspetto di contenuto e uno di relazione, e il secondo classifica il primo.
No. La diagnosi spetta a professionisti abilitati (per l'età evolutiva, in genere neuropsichiatri infantili e psicologi). All'educatore spettano l'osservazione, la documentazione di ciò che vede e il dialogo con la famiglia e con l'équipe, che possono portare a suggerire un confronto con i servizi competenti.
Gli esami seguono il formato standard Pegaso, uguale per tutte le materie, e le regole cambiano spesso. Per i dettagli aggiornati leggi la guida agli esami Pegaso.
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