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L22-PEGASO · Scienze Motorie — Pegaso

Metodologie per la ricerca applicate alle scienze motorie-sportive L22 Pegaso

Metodologie per la ricerca applicate alle scienze motorie-sportive è un esame da 9 CFU (SSD M-EDF/01) del terzo anno di Scienze Motorie L22 Pegaso, comune agli indirizzi Statutario e Bio-Sanitario. Insegna a impostare una ricerca in ambito educativo e motorio, a progettare e valutare un intervento didattico, a gestire un progetto e a rendere inclusiva l'attività motoria.

Il programma ufficiale si compone di 20 videolezioni in cinque moduli, dalla metodologia della ricerca alle metodologie inclusive, più cinque attività tecnico-pratiche in presenza (ATP) che valgono 5 dei 9 CFU. Non è un esame di sola teoria: il filo conduttore è passare dalla domanda al metodo, dal metodo all'intervento e dall'intervento alla sua valutazione.

Scheda materia
9
CFU
3°
Anno
M-EDF/01
SSD
Indirizzo
Biosanitario Statutario

Di cosa parla il programma

Obiettivi formativi ufficiali — programma Pegaso

  • Conoscenza della metodologia di ricerca scientifica
  • Comprensione dell'oggetto di ricerca nel contesto educativo
  • Conoscenza delle capacità motorie e del loro impatto sullo sviluppo infantile
  • Competenza nell'utilizzo di strumenti e metodologie di ricerca educativa

Cosa trovi in questa guida

Questa guida segue lo stesso ordine dei cinque moduli e, per ogni titolo, spiega i concetti che il tema richiama; la trattazione precisa di ogni lezione resta quella delle videolezioni e delle dispense. Le ATP sono in Le attività tecnico-pratiche, il metodo di studio operativo in Come studiare.

Il programma si articola in cinque moduli:

  • Modulo 1 — Metodologia della ricerca (lezioni 1-5): introduzione alla metodologia della ricerca, la ricerca empirica in ambito educativo, le fasi della ricerca empirica, le tecniche di ricerca in ambito educativo, progettazione e programmazione didattica
  • Modulo 2 — Ricerca in ambito didattico (lezioni 6-7): l'approccio della ricerca-azione in ambito didattico, progettazione e valutazione
  • Modulo 3 — Gestione del progetto (lezioni 8-9): introduzione alla gestione del progetto, fasi di un progetto
  • Modulo 4 — Metodologia nella ricerca in ambito motorio (lezioni 10-15): sviluppo psicomotorio, dimensioni corporee e linguaggio del corpo, le capacità motorie, valutazione funzionale motoria e sportiva e strumenti per la ricerca, psicomotricità ed educazione psicomotoria, attività motoria e disabilità
  • Modulo 5 — Metodologie inclusive nella didattica in ambito didattico-motorio (lezioni 16-20): la gestione dell'inclusione, insegnante inclusivo, gestione del gruppo classe, tutorship e scaffolding, apprendimento collaborativo

Alle videolezioni si affiancano le cinque ATP — introduzione alla ricerca nelle scienze motorie, attività motoria e disabilità in ambito didattico, attività motoria e sportiva adattata, metodologie della ricerca applicate alle scienze motorie e sportive, analisi e valutazione della prestazione motoria e sportiva — e, come approfondimenti, simulazioni e casi studio ed esercitazioni didattiche.

I risultati di apprendimento dichiarati nel programma si leggono come un percorso in cinque passi: conoscere i fondamenti teorici e metodologici della ricerca empirica in ambito educativo, didattico e motorio; applicarli per definire semplici percorsi di ricerca, progettare interventi didattici ed educativo-motori e gestire le principali fasi di un progetto; analizzare criticamente le problematiche educative e motorie e valutare l'efficacia delle strategie adottate; comunicare obiettivi, procedure e risultati con il lessico tecnico-scientifico della disciplina; continuare ad aggiornare in autonomia le proprie conoscenze.

Nel gruppo trovi riassunti, schemi di studio e materiali condivisi dagli studenti che stanno preparando Metodologie per la ricerca applicate alle scienze motorie-sportive.

Argomenti del programma da approfondire

Il corso procede dal metodo al terreno di applicazione: prima come si imposta una ricerca e come la ricerca entra nel lavoro di chi insegna, poi come si progetta e si gestisce un intervento, poi il movimento e le capacità motorie come oggetto di studio, infine l'inclusione e il lavoro con il gruppo. Ogni sezione parte da un titolo del programma e spiega i concetti che quel titolo richiama.

Mappa — gli argomenti di questa sezione

Blocco Riguarda
Fare ricerca Domanda, ricerca empirica, fasi, tecniche, ricerca-azione
Progettare Progettazione e valutazione didattica, gestione di un progetto
Ricerca e movimento Sviluppo psicomotorio, corpo, capacità motorie, valutazione funzionale, psicomotricità, disabilità
Includere Inclusione, gruppo classe, scaffolding, apprendimento collaborativo

Fare ricerca e progettare

  1. Che cos'è la ricerca scientifica
  2. La ricerca empirica in ambito educativo
  3. Le fasi della ricerca empirica
  4. Le tecniche di ricerca
  5. La ricerca-azione
  6. Progettazione, programmazione e valutazione didattica
  7. La gestione del progetto

Movimento, corpo e inclusione

  1. Lo sviluppo psicomotorio
  2. Dimensioni corporee e linguaggio del corpo
  3. Le capacità motorie
  4. Valutazione funzionale e strumenti per la ricerca
  5. Psicomotricità ed educazione psicomotoria
  6. Attività motoria e disabilità
  7. Inclusione e insegnante inclusivo
  8. Gruppo classe, tutorship e scaffolding
  9. Apprendimento collaborativo

Che cos'è la ricerca scientifica

La prima videolezione introduce la metodologia della ricerca: l'insieme di regole e procedure con cui una domanda su un fenomeno diventa una risposta che altri possono controllare. Una ricerca è scientifica non perché usi strumenti sofisticati, ma perché è sistematica, dichiara come procede e permette a chi legge di verificare ogni passaggio e, in linea di principio, di ripeterlo. Per questo i concetti cardine sono sempre gli stessi: la domanda di ricerca, le ipotesi, il metodo, i dati e l'interpretazione dei risultati.

Nelle scienze motorie la ricerca risponde a quesiti molto concreti: un programma di giochi motori migliora l'equilibrio dei bambini di otto anni? Quale prova misura meglio la resistenza in età scolare? Quale modo di organizzare la lezione coinvolge di più un gruppo con livelli diversi? Una buona metodologia serve a rispondere a quesiti come questi senza fermarsi all'impressione di chi li osserva, ed è proprio questo che separa una ricerca da un'opinione.

Schema — Il lessico di base della ricerca

Termine Che cosa indica Esempio in ambito motorio
Domanda di ricerca Ciò che si vuole scoprire, formulato in modo preciso Un programma di otto settimane migliora l'equilibrio dei bambini?
Ipotesi Risposta provvisoria alla domanda, controllabile con i dati Dopo il programma i punteggi di equilibrio saranno più alti
Variabile Caratteristica che può assumere valori diversi Punteggio alla prova di equilibrio, età, numero di sedute
Campione Gruppo di persone effettivamente osservate, tratte dalla popolazione di riferimento I venti bambini di una classe terza della primaria
Strumento Ciò che serve a raccogliere i dati Prova di equilibrio con cronometro, questionario, griglia di osservazione

Collegamento: il lessico della ricerca vale per ogni disciplina. Il programma lo applica subito al terreno in cui lavorerà chi si laurea in Scienze Motorie, cioè l'educazione, e lo fa con la ricerca empirica in ambito educativo.

La ricerca empirica in ambito educativo

Una ricerca è empirica quando i dati vengono dall'osservazione e dall'esperienza e non solo dal ragionamento o dalla lettura di testi. In ambito educativo l'oggetto di ricerca è un processo che coinvolge persone — come si insegna, come si apprende, come cambia il comportamento motorio di un bambino — e questo rende il lavoro diverso da un esperimento di laboratorio: le variabili sono tante, il contesto (una classe, una palestra, una squadra giovanile) non si controlla fino in fondo e chi osserva fa parte della situazione osservata.

Per questo la ricerca educativa distingue due grandi famiglie di approcci. L'approccio quantitativo raccoglie dati misurabili — tempi, punteggi, frequenze — e li analizza con strumenti statistici, per descrivere, confrontare e verificare ipotesi. L'approccio qualitativo cerca di capire significati e processi attraverso osservazioni, interviste e descrizioni dettagliate di casi. I due non si escludono: i disegni misti li combinano, usando i numeri per stabilire quanto un fenomeno cambia e le parole per capire perché.

Schema — Approccio quantitativo, qualitativo e misto

Approccio Domanda tipica Esempio in palestra Limite
Quantitativo Quanto? In che misura? Confrontare i punteggi di una prova di equilibrio prima e dopo otto settimane Dice quanto cambia, non sempre perché
Qualitativo Come? Perché? Con quale significato? Osservare e descrivere come bambini con livelli diversi collaborano in un circuito Difficile generalizzare oltre il caso studiato
Misto Entrambe, in sequenza o insieme Prova di equilibrio più interviste ai bambini sul gradimento delle attività Richiede più tempo e più competenze

Collegamento: scelto l'approccio, la ricerca procede per tappe ordinate, ognuna delle quali prepara la successiva: sono le fasi della ricerca empirica.

Le fasi della ricerca empirica

Qualunque sia l'approccio, il percorso di una ricerca si può schematizzare in una sequenza di fasi. Il modo più utile per ricordarle è seguirle su un esempio: un programma di otto settimane di giochi motori migliora l'equilibrio dei bambini di una classe terza? Scorri la linea del tempo per vedere che cosa succede in ciascuna fase.

Domanda di ricerca e letteratura

Si parte da un problema osservato e lo si trasforma in una domanda precisa: il programma di giochi motori migliora l'equilibrio dei bambini di una classe terza? Prima di procedere si legge ciò che la letteratura scientifica già dice, per non rifare ciò che è noto e per scegliere strumenti già collaudati.

Ipotesi e obiettivi

La domanda diventa un'ipotesi controllabile («dopo il programma i punteggi di equilibrio saranno più alti») e un obiettivo dichiarato: che cosa si vuole verificare, su chi e con quale criterio si considererà raggiunto il risultato.

Disegno della ricerca e campione

Si decide come organizzare lo studio: quali soggetti osservare (il campione), se confrontare un gruppo che segue il programma con uno che non lo segue oppure lo stesso gruppo prima e dopo, quando e quante volte misurare.

Raccolta dei dati

Si applicano gli strumenti scelti nelle stesse condizioni per tutti: stessa prova, stesse istruzioni, stesso ambiente. La coerenza della raccolta è ciò che rende i dati confrontabili.

Analisi dei dati

I dati si organizzano e si descrivono (medie, frequenze, tabelle, grafici) e si confrontano per capire se le differenze osservate sono compatibili con l'ipotesi; nella ricerca qualitativa, invece, si leggono e si classificano per far emergere i temi ricorrenti.

Risultati e comunicazione

I risultati si interpretano senza spingersi oltre ciò che i dati consentono, si dichiarano i limiti dello studio (campione piccolo, contesto particolare) e si comunica il lavoro in modo che altri possano valutarlo e, se vogliono, ripeterlo.

La sequenza è un ordine logico, non una gabbia. Nella ricerca qualitativa e nella ricerca-azione le fasi si intrecciano: la domanda si affina mentre si raccolgono i dati, e può essere necessario rivedere un passaggio precedente quando emerge qualcosa di imprevisto. Ciò che non cambia è l'obbligo di documentare ogni scelta.

Collegamento: la fase della raccolta dei dati è quella in cui la ricerca incontra la realtà, e la scelta dello strumento non è neutra. Per questo il programma dedica una lezione alle tecniche di ricerca in ambito educativo.

Le tecniche di ricerca

Le tecniche sono i modi concreti di raccogliere i dati. In ambito educativo e motorio ne ricorrono quattro. Il questionario pone a molte persone le stesse domande in forma standardizzata, spesso con risposte su scala (per esempio la percezione dello sforzo o il gradimento di un'attività). L'intervista, individuale o di gruppo, raccoglie le parole delle persone per capirne motivazioni ed esperienze. L'osservazione registra comportamenti mentre accadono, con note libere o con griglie costruite in anticipo. Il test, infine, è una prova standardizzata che produce una misura: un tempo, una distanza, un numero di ripetizioni.

La scelta della tecnica dipende dalla domanda di ricerca, non dalla comodità. Se interessa sapere quanto è cambiata una capacità, serve una misura; se interessa capire perché un gruppo si disperde durante un circuito, serve osservare e ascoltare. Confronta le quattro tecniche scegliendo una dimensione alla volta.

Confronta le 4 tecniche di ricerca

Caratteristica Questionario Intervista Osservazione Test e misurazioni
Che dato produce Risposte standardizzate di molte persone, spesso su scala Parole e spiegazioni raccolte in dialogo, singolo o di gruppo Comportamenti registrati mentre accadono, con griglie o note Punteggi numerici da prove standardizzate (tempi, distanze, ripetizioni)
Quando conviene Servono molte risposte confrontabili in poco tempo Interessa capire motivazioni e vissuti di poche persone Conta ciò che le persone fanno, non solo ciò che dicono Si vuole misurare una capacità in modo confrontabile
Limite principale Registra ciò che le persone dichiarano, non necessariamente ciò che fanno Richiede tempo; le risposte dipendono dal rapporto con chi intervista La presenza dell'osservatore può cambiare il comportamento; senza criteri la lettura è soggettiva Misura solo ciò che la prova misura e dipende da come viene eseguita

Le quattro tecniche producono dati di natura diversa: risposte dichiarate, parole, comportamenti osservati, misure. Il tipo di dato che serve alla domanda di ricerca è il primo criterio di scelta.

Collegamento: finora il ricercatore è stato un osservatore esterno. Nel lavoro quotidiano di chi insegna, però, il problema nasce nella pratica e chi lo studia è anche chi vuole cambiarlo: è la logica della ricerca-azione.

La ricerca-azione

La ricerca-azione è un modo di fare ricerca in cui chi studia un problema è anche chi lo vive e vuole cambiarlo. L'espressione si deve allo psicologo sociale Kurt Lewin, che la propose negli anni Quaranta del Novecento. In ambito didattico significa che l'insegnante — o l'istruttore — diventa ricercatore della propria pratica: individua un problema reale, per esempio un gruppo che si disperde durante i circuiti, pianifica un cambiamento, lo mette in atto, osserva che cosa succede, riflette sui risultati e riparte da lì.

Il percorso non è una linea con un inizio e una fine ma una spirale di cicli successivi, ciascuno costruito sull'esperienza del precedente. Rispetto alla ricerca che osserva dall'esterno cambiano tre cose: la domanda nasce dalla pratica, il ricercatore partecipa alla situazione che studia e lo scopo non è solo descrivere ma migliorare. La forza della ricerca-azione sta quindi nella vicinanza alla pratica e nella documentazione delle decisioni; il suo limite è la difficoltà di generalizzare i risultati ad altri contesti.

Schema — Il ciclo della ricerca-azione

Fase Che cosa si fa Esempio: un gruppo che si disperde nei circuiti
Pianificare Si definisce il problema e si progetta un cambiamento Si decide di ridurre l'attesa tra le stazioni e di assegnare un ruolo a ogni bambino
Agire Si mette in pratica il cambiamento Per alcune lezioni il circuito si svolge con le nuove regole
Osservare Si raccolgono dati sugli effetti Con una griglia si registra quanti bambini restano attivi e per quanto tempo
Riflettere Si interpretano i dati e si decide il ciclo successivo I ruoli funzionano ma l'attesa resta lunga: si aggiunge una stazione e si ricomincia

Collegamento: pianificare un cambiamento e riflettere sui suoi effetti presuppongono due competenze precise: saper progettare un intervento e saperne valutare i risultati. Sono l'oggetto delle lezioni su progettazione, programmazione e valutazione.

Progettazione, programmazione e valutazione didattica

Il programma tratta la progettazione in due punti — come progettazione e programmazione didattica nel primo modulo, come progettazione e valutazione nel secondo — perché sono due facce dello stesso ragionamento. Progettare significa decidere in anticipo che cosa si vuole ottenere e come ci si arriverà; programmare significa distribuire nel tempo (anno, periodo, unità, singola lezione) le attività progettate. Si parte dall'analisi dei bisogni e del contesto — età e livello del gruppo, spazi, materiali, tempo disponibile —, si formulano gli obiettivi, generali e specifici, in termini osservabili, e si scelgono contenuti, metodi e strumenti avendo chiaro fin dall'inizio come si verificherà se gli obiettivi sono stati raggiunti.

La valutazione è ciò che chiude il ciclo e lo riapre. Si distinguono di solito tre momenti. La valutazione iniziale, o diagnostica, rileva da dove parte il gruppo; la valutazione in itinere, o formativa, accompagna il percorso e permette di correggerlo mentre è in corso; la valutazione finale, o sommativa, fa il bilancio di ciò che è stato raggiunto. Si valutano gli apprendimenti degli allievi, ma anche il percorso e il progetto stesso, perché un risultato deludente può dipendere da come l'intervento è stato progettato e non solo da chi lo ha seguito. Gli strumenti sono quelli già incontrati per la ricerca: prove motorie, griglie di osservazione, questionari, momenti di autovalutazione.

Schema — I tre momenti della valutazione

Momento Domanda a cui risponde Esempio in ambito motorio
Iniziale (diagnostica) Da dove parte il gruppo? Un breve circuito di ingresso per rilevare i livelli di coordinazione
In itinere (formativa) Il percorso funziona? Che cosa correggere? Osservazione con griglia ogni poche lezioni, per adattare le attività
Finale (sommativa) Quali obiettivi sono stati raggiunti? Lo stesso circuito a fine percorso, confrontato con quello di ingresso

Collegamento: progettare e valutare un intervento didattico è già un piccolo progetto. Il programma allarga lo sguardo alla gestione di un progetto in generale, con le sue fasi.

La gestione del progetto

Un progetto è un insieme di attività con un obiettivo definito, un inizio e una fine e risorse limitate. Un laboratorio di attività motoria in una scuola, un corso per anziani in un centro sociale o l'organizzazione di un torneo sono progetti; la routine settimanale di una palestra non lo è. Il programma dedica al tema due lezioni: un'introduzione alla gestione del progetto e le fasi di un progetto.

Gestire un progetto significa tenere insieme obiettivi, tempi, risorse e persone coinvolte, comprese le parti interessate (in inglese stakeholder): chi lo finanzia, chi lo realizza, a chi è rivolto. I manuali nominano le fasi in modi leggermente diversi, ma la sostanza è la stessa: si analizza il bisogno e si definisce l'idea, si pianifica, si realizza, si monitora l'avanzamento e si chiude valutando i risultati rispetto agli obiettivi di partenza. La pianificazione risponde a quattro domande — che cosa si fa, in quanto tempo, con quali risorse, chi fa che cosa — e produce strumenti come il calendario delle attività, spesso rappresentato con un diagramma di Gantt, e il preventivo dei costi. Un buon piano considera anche i rischi: che cosa può andare storto e che cosa si fa se succede.

Schema — Le fasi di un progetto

Fase Domanda guida Esempio: un laboratorio motorio in una scuola primaria
1. Analisi e ideazione Quale bisogno affrontiamo, e per chi? Si rileva con gli insegnanti quali competenze motorie mancano alle classi
2. Pianificazione Che cosa facciamo, in quanto tempo, con quali risorse? Si scelgono attività, calendario, spazi, materiali, ruoli e costi
3. Realizzazione Stiamo facendo ciò che avevamo previsto? Si svolgono gli incontri secondo il calendario
4. Monitoraggio Dove siamo rispetto al piano? Si registrano presenze e imprevisti e si adattano tempi o attività
5. Chiusura e valutazione Abbiamo raggiunto gli obiettivi? Si confrontano i risultati con gli obiettivi di partenza e si documenta il lavoro

Il monitoraggio non è una tappa a sé: accompagna la realizzazione dall'inizio alla fine.

Collegamento: ricerca-azione, progettazione didattica e gestione del progetto condividono lo stesso schema — bisogno, obiettivi, azione, verifica — ed è questo schema che il corso mette ora al servizio del suo oggetto, il movimento. Si comincia da come il movimento si sviluppa.

Lo sviluppo psicomotorio

Lo sviluppo psicomotorio è il processo con cui, dalla nascita all'età scolare e oltre, il movimento si coordina con la percezione, il pensiero e l'emotività. Il neonato parte da movimenti in gran parte riflessi e involontari; nei primi anni acquisisce il controllo della postura, poi la locomozione (strisciare, camminare, correre) e la manipolazione (afferrare, lanciare); in età prescolare e scolare questi schemi si affinano, si combinano tra loro e diventano le competenze motorie di base su cui poggiano i gesti sportivi.

Nello studio dello sviluppo motorio si richiamano due regole generali. La prima è la direzione cefalo-caudale: il controllo si conquista dalla testa verso i piedi, per cui un bambino regge il capo prima di stare seduto e sta seduto prima di camminare. La seconda è la direzione prossimo-distale: il controllo procede dal centro del corpo verso le estremità, per cui si padroneggiano prima i movimenti ampi di braccia e gambe e poi quelli fini di mani e dita. Il termine «psicomotorio» ricorda che il movimento non è solo fisico: sviluppo motorio, cognitivo, affettivo e relazionale si influenzano a vicenda. È il legame tra capacità motorie e sviluppo infantile che gli obiettivi formativi del programma indicano esplicitamente.

Schema — Le tappe dello sviluppo motorio (indicative)

Fase Che cosa si sviluppa Esempi di acquisizioni
Primi anni di vita I riflessi lasciano spazio ai movimenti volontari; si conquistano capo, tronco e postura Reggere il capo, stare seduti, gattonare, camminare
Età prescolare Locomozione e manipolazione si affinano; compare un equilibrio più sicuro Correre, saltare, salire le scale, lanciare e afferrare
Età scolare Gli schemi di base si combinano e si precisano Percorsi, giochi con la palla, primi gesti tecnici degli sport

Le età sono indicative: i tempi di sviluppo variano da bambino a bambino.

Gli schemi motori di base sono ripresi dal punto di vista didattico nella guida a Teorie, metodologie e didattiche dell'educazione motoria; qui interessano come oggetto di osservazione e di ricerca.

Collegamento: il corpo che si sviluppa è anche il corpo che si percepisce, che si rappresenta e che comunica. Lo sguardo passa dal movimento al corpo stesso, con le sue dimensioni e il suo linguaggio.

Dimensioni corporee e linguaggio del corpo

Il titolo della lezione mette insieme due idee: il corpo ha più dimensioni e il corpo comunica. Il corpo ha una dimensione fisica, misurabile — statura, peso, proporzioni, composizione — e una dimensione vissuta, cioè il modo in cui ciascuno lo percepisce e lo sente. Nella pedagogia del corpo si distinguono due concetti vicini ma diversi: lo schema corporeo, la conoscenza immediata che si ha del proprio corpo e delle sue parti, da fermi o in movimento, in rapporto allo spazio, e l'immagine corporea, la rappresentazione e il giudizio che una persona ha del proprio corpo, legati a emozioni ed esperienze.

Il linguaggio del corpo è la comunicazione non verbale: postura, gesti, espressione del volto, sguardo, distanza dagli altri (la prossemica). Accompagna le parole e talvolta le contraddice. Per chi insegna è uno strumento di lettura — come sta un allievo, quanto si sente a proprio agio — e di messaggio, perché anche il corpo dell'insegnante comunica accoglienza o rigidità; per chi fa ricerca è un oggetto di osservazione che richiede griglie e criteri chiari, altrimenti ogni lettura resta soggettiva.

Schema — Dimensioni del corpo e comunicazione

Concetto Che cosa indica Esempio
Dimensione fisica Il corpo misurabile: statura, peso, proporzioni, composizione Misurare statura e peso di un gruppo per seguirne la crescita
Schema corporeo Conoscenza immediata del proprio corpo e delle sue parti, da fermi o in movimento Camminare su una trave senza guardarsi i piedi
Immagine corporea Rappresentazione e giudizio che una persona ha del proprio corpo Un adolescente a disagio nello spogliatoio
Linguaggio del corpo Comunicazione non verbale: postura, gesti, mimica, sguardo, distanza Un allievo che incrocia le braccia e abbassa lo sguardo quando deve mostrare un esercizio: può segnalare disagio

Collegamento: un corpo che si muove lo fa con determinate capacità. Il passo successivo è descriverle e classificarle: sono le capacità motorie.

Le capacità motorie

Le capacità motorie sono le potenzialità generali che permettono di eseguire e apprendere i movimenti. Non vanno confuse con le abilità motorie, che sono comportamenti motori appresi e finalizzati, come il palleggio o il tiro: la capacità è la base, l'abilità è ciò che si costruisce con l'esercizio. La classificazione più diffusa nelle scienze motorie distingue due famiglie.

Le capacità condizionali dipendono soprattutto dall'energia disponibile e dalle caratteristiche dell'apparato muscolare: forza, resistenza e velocità, a cui molti testi aggiungono la mobilità articolare. Le capacità coordinative dipendono soprattutto dal sistema nervoso e dal controllo del movimento: equilibrio, orientamento spazio-temporale, ritmo, reazione e altre ancora. Le due famiglie non vivono separate, perché ogni gesto le usa insieme; per questo in età evolutiva la proposta è di norma molto varia e punta anzitutto a sviluppare le capacità coordinative e le competenze motorie di base.

Schema — Capacità condizionali e coordinative

Famiglia Capacità Che cosa descrive Esempio di prova
Condizionali Forza Vincere o opporsi a una resistenza con l'impegno muscolare Salto in lungo da fermo
Condizionali Resistenza Protrarre nel tempo uno sforzo Corsa di dodici minuti (test di Cooper)
Condizionali Velocità Eseguire un'azione nel minor tempo possibile Sprint cronometrato su breve distanza
Condizionali o a parte Mobilità articolare Ampiezza di movimento di un'articolazione Sit-and-reach
Coordinative Equilibrio Assumere e mantenere una posizione, da fermi o in movimento Stare su un piede solo, camminare su una trave
Coordinative Orientamento spazio-temporale Collocarsi e muoversi rispetto a spazio, tempo, oggetti e altre persone Percorso con ostacoli e cambi di direzione
Coordinative Ritmo Eseguire movimenti seguendo o producendo una successione nel tempo Saltelli a tempo di un battito
Coordinative Reazione Rispondere con un movimento adeguato a uno stimolo Scatto a un segnale sonoro o visivo

I testi non classificano tutte le capacità allo stesso modo: la mobilità articolare, per esempio, è collocata ora tra le condizionali ora in una categoria a sé.

Collegamento: per sapere a che punto è una capacità, in un bambino o in un atleta, bisogna poterla misurare. È il tema della valutazione funzionale e degli strumenti per la ricerca.

Valutazione funzionale e strumenti per la ricerca

La valutazione funzionale misura, con prove e strumenti definiti, ciò che una persona è in grado di fare sul piano motorio o sportivo. In una ricerca la misura deve soddisfare tre requisiti. La validità: la prova misura davvero ciò che dichiara di misurare. L'affidabilità: ripetuta nelle stesse condizioni, la prova dà risultati coerenti. La standardizzazione: istruzioni, attrezzi e condizioni sono gli stessi per tutti, così il risultato non dipende da chi somministra la prova.

Si distinguono i test sul campo, che richiedono poche risorse e si fanno in palestra, in pista o in classe, dai test di laboratorio, che usano strumenti più precisi in condizioni controllate. Tra gli strumenti per la ricerca rientrano cronometri e fotocellule, cardiofrequenzimetri, dinamometri, accelerometri e sensori indossabili, oltre ai questionari e alle griglie di osservazione già visti. Il criterio di scelta è pratico: lo strumento più semplice che risponda in modo adeguato alla domanda di ricerca. I protocolli standardizzati per l'età evolutiva, come MOBAK e FITNESSGRAM, sono trattati nell'esame di Metodologia della Valutazione Motoria.

Schema — Test sul campo e test di laboratorio

Caratteristica Test sul campo Test di laboratorio
Dove si svolge Palestra, campo, pista, classe Laboratorio, in condizioni controllate
Strumenti tipici Cronometro, rotella metrica, cardiofrequenzimetro, attrezzi semplici Pedane di forza, analisi degli scambi respiratori, sistemi di analisi del movimento
Punto di forza Poche risorse, molti soggetti insieme, prove vicine al gesto reale Misure precise e ripetibili
Limite Condizioni meno controllabili (clima, fondo, motivazione del gruppo) Costi, tempi e situazione lontana dalla pratica

Collegamento: misurare le capacità serve a conoscere il soggetto. Con i bambini, però, il movimento si educa anche attraverso un approccio che tiene insieme corpo, mente e relazione: la psicomotricità.

Psicomotricità ed educazione psicomotoria

La psicomotricità considera la persona come un'unità di corpo, mente e relazione: il movimento è insieme espressione di ciò che si prova e strumento con cui si sviluppano pensiero e socialità. L'educazione psicomotoria ne è l'applicazione educativa, rivolta soprattutto all'infanzia: propone esperienze di movimento, di gioco e di relazione per sostenere lo schema corporeo, la lateralità, l'organizzazione dello spazio e del tempo, la coordinazione e la fiducia in sé.

Lavora con il gioco libero e con percorsi strutturati, e l'adulto osserva e accompagna più che dirigere. Si distingue così da un insegnamento orientato al gesto tecnico e alla prestazione, senza escluderlo: nel lavoro con i bambini i due approcci si integrano.

Schema — Le aree dell'educazione psicomotoria

Area Che cosa si lavora Esempio di attività
Schema corporeo Conoscenza e consapevolezza del proprio corpo Giochi allo specchio, nominare e muovere le parti del corpo, imitare posizioni
Lateralità Uso consapevole del lato destro e del lato sinistro Attività alternate a destra e a sinistra, percorsi con indicazioni di lato
Spazio e tempo Orientarsi e organizzare spostamenti e successioni Percorsi con ostacoli, andature a ritmi diversi, pause e ripartenze
Coordinazione Collegare i movimenti in sequenze sempre più complesse Lanciare e afferrare, saltelli, giochi con la palla
Relazione Rapporto con l'altro e con il gruppo, espressione delle emozioni Giochi a coppie e di gruppo, giochi simbolici

Collegamento: la psicomotricità lavora sullo sviluppo e sul benessere di tutti i bambini. Quando c'è una disabilità, però, l'attività motoria richiede adattamenti specifici: è il tema dell'ultima lezione del modulo.

Attività motoria e disabilità

L'ultima lezione del modulo sulla ricerca in ambito motorio riguarda l'accesso all'attività motoria delle persone con disabilità. Il punto di partenza è un cambio di prospettiva: la disabilità non è una caratteristica della sola persona, ma nasce dall'incontro tra le sue condizioni e un ambiente che può facilitare o ostacolare la partecipazione. Questa prospettiva è alla base dell'ICF, la Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute dell'Organizzazione mondiale della sanità, che descrive il funzionamento di una persona su più piani — funzioni e strutture del corpo, attività, partecipazione — e tiene conto dei fattori ambientali. Per la pratica significa che si interviene non solo sul soggetto, ma anche su attività, regole, spazi e materiali.

L'attività motoria adattata è l'insieme delle proposte modificate in modo che la pratica sia possibile e significativa per una persona con disabilità; lo sport adattato e lo sport paralimpico ne sono le forme organizzate e agonistiche. In una ricerca l'adattamento diventa oggetto di studio: si osservano gli effetti sulla partecipazione, sull'autonomia e sul benessere dei partecipanti. Due delle cinque attività tecnico-pratiche del corso riguardano proprio questo ambito: attività motoria e disabilità in ambito didattico, attività motoria e sportiva adattata.

Schema — Come si adatta un'attività

Leva Che cosa si modifica Esempio in un gioco con la palla
Regole Si semplificano o si riformulano Consentire un rimbalzo in più prima di rinviare la palla
Spazio Si cambiano dimensioni e delimitazioni Ridurre le distanze, segnare con colori le zone di gioco
Materiali Si scelgono attrezzi più adatti Palloni più leggeri, più grandi o sonori
Tempi e ruoli Si regolano durata, recuperi e compiti Più recupero tra le prove, ruoli diversi nella squadra
Comunicazione Si cambia il modo di dare le consegne Dimostrazione visiva, consegne brevi, guida tattile

Collegamento: adattare un'attività per una persona con disabilità è un caso particolare di un principio più ampio, quello dell'inclusione, a cui è dedicato l'intero ultimo modulo.

Inclusione e insegnante inclusivo

L'inclusione consiste nel progettare l'attività fin dall'inizio perché possa essere vissuta da tutti, con le loro differenze di abilità, lingua, cultura, genere e livello di partenza, invece di aggiungere interventi speciali per chi non riesce a seguire. La differenza con l'integrazione è di impostazione: l'integrazione tende a inserire l'alunno in un contesto già dato e attende che si adatti, l'inclusione cambia il contesto perché sia accessibile.

Nella scuola italiana la gestione dell'inclusione passa per strumenti di progettazione personalizzata, come il Piano educativo individualizzato (PEI) per gli alunni con disabilità e il Piano didattico personalizzato (PDP) per i disturbi specifici dell'apprendimento e altri bisogni educativi speciali, e per un lavoro condiviso tra docenti curricolari, docente di sostegno e famiglia. L'insegnante inclusivo osserva i bisogni, differenzia (obiettivi, tempi, modalità, materiali, ruoli), offre più modi di partecipare e di essere valutato e cura il clima del gruppo perché ciascuno si senta parte. In una lezione di attività motoria questo si traduce in scelte concrete: attività su più livelli di difficoltà, regole modificabili, ruoli diversi attraverso cui contribuire (giocatore, arbitro, osservatore), valutazione dei progressi personali oltre ai risultati assoluti.

Schema — Integrazione e inclusione a confronto

Impostazione Che cosa si adatta Esempio in palestra
Integrazione L'alunno si adatta a un'attività già definita Un alunno partecipa alla partita con le regole di tutti e resta spesso ai margini
Inclusione L'attività è progettata per adattarsi ai partecipanti Il gioco prevede più livelli di difficoltà e ruoli diversi, e ognuno ha un compito

Collegamento: un insegnante inclusivo lavora sempre dentro un gruppo. Come lo guida, come sostiene chi apprende e come fa lavorare i ragazzi insieme sono i temi delle ultime tre lezioni, a partire dalla gestione del gruppo classe.

Gruppo classe, tutorship e scaffolding

Il gruppo classe è un insieme di persone con relazioni e regole che l'insegnante contribuisce a costruire. Gestirlo significa curare il clima, stabilire regole e routine chiare e condivise, organizzare tempi e spazi (in palestra: stazioni, file, circuiti), formare i sottogruppi con criteri pensati — omogenei per livello oppure eterogenei — e intervenire sui conflitti prima che blocchino l'attività. La gestione del gruppo incide su quanto tempo di una lezione resta davvero dedicato alla pratica.

La tutorship è l'accompagnamento dell'apprendimento da parte di una figura di riferimento, che può essere l'insegnante o un compagno più esperto (peer tutoring). Lo scaffolding, letteralmente «impalcatura», è la metafora con cui Wood, Bruner e Ross descrissero negli anni Settanta il sostegno temporaneo e calibrato che un tutor offre a chi apprende: dimostrare, suddividere il compito, porre domande guida e poi ridurre l'aiuto man mano che l'allievo diventa autonomo. Si appoggia alla zona di sviluppo prossimo di Vygotskij, cioè la distanza tra ciò che un bambino sa fare da solo e ciò che sa fare con l'aiuto di qualcuno più esperto, di cui si parla anche nella guida a Psicologia dello sviluppo.

Schema — I gradi del sostegno nello scaffolding

Passo Che cosa fa il tutor Esempio: imparare a palleggiare
Dimostrare Mostra il gesto completo e lo scompone Palleggia lentamente e indica dove colpire la palla
Semplificare Riduce la difficoltà del compito Palla grande e leggera, pochi rimbalzi alla volta
Guidare Dà consegne e domande che orientano «Dove senti la palla?», «Prova con l'altra mano»
Ritirare l'aiuto Toglie gradualmente il sostegno Si passa a una palla normale e a più rimbalzi di fila
Autonomia Osserva da lontano Il bambino palleggia da solo e si corregge da sé

Collegamento: il sostegno non arriva solo dall'adulto: i compagni sono una risorsa a loro volta. Il programma chiude le videolezioni con l'apprendimento collaborativo.

Apprendimento collaborativo

Nell'apprendimento collaborativo gli studenti lavorano in piccoli gruppi per raggiungere un obiettivo comune e il risultato dipende dal contributo di tutti. Il modello più studiato è l'apprendimento cooperativo (cooperative learning), per il quale Johnson e Johnson hanno descritto cinque elementi che distinguono un vero lavoro cooperativo dal semplice trovarsi nello stesso gruppo: l'interdipendenza positiva, la responsabilità individuale, l'interazione che si sostiene a vicenda faccia a faccia, le abilità sociali e la riflessione sul funzionamento del gruppo. I termini «collaborativo» e «cooperativo» sono spesso usati come sinonimi; il cooperative learning ne è la forma più strutturata, con ruoli e compiti definiti.

Tra le tecniche note c'è il jigsaw («puzzle»), in cui ogni membro diventa esperto di una parte del compito e la spiega agli altri. In educazione motoria il principio si traduce in giochi cooperativi, in circuiti a stazioni con ruoli assegnati e nella costruzione di una sequenza di gruppo, dove nessuno può raggiungere l'obiettivo senza gli altri.

Schema — I cinque elementi del lavoro cooperativo

Elemento Significato Esempio in palestra
Interdipendenza positiva Il gruppo raggiunge l'obiettivo solo se ciascuno contribuisce La squadra completa il percorso quando tutti i membri hanno superato l'ultima stazione
Responsabilità individuale Ciascuno risponde della propria parte Ogni bambino ha una stazione di cui spiega l'esecuzione
Interazione faccia a faccia I membri si aiutano e si incoraggiano direttamente Correggersi a vicenda in un esercizio a coppie
Abilità sociali Comunicare, ascoltare, decidere insieme Concordare in gruppo la sequenza dei movimenti
Riflessione sul gruppo Il gruppo valuta come ha lavorato A fine attività si discute che cosa ha funzionato e che cosa cambiare

Collegamento: con l'apprendimento collaborativo si chiude l'elenco delle videolezioni. Resta la parte che si svolge in presenza e vale più della metà dei CFU: le attività tecnico-pratiche.

Le attività tecnico-pratiche (ATP)

Cinque dei 9 CFU sono riservati alle attività tecnico-pratiche, che il programma descrive come parte integrante dell'insegnamento: si svolgono in presenza, presso sedi universitarie o sedi convenzionate diffuse sul territorio nazionale, e contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi formativi. Ogni CFU di ATP corrisponde a 25 ore complessive di impegno, di cui 7 da svolgere in presenza e 18 di rielaborazione personale. Gli ambiti previsti sono cinque:

  • Introduzione alla ricerca nelle scienze motorie
  • Attività motoria e disabilità in ambito didattico
  • Attività motoria e sportiva adattata
  • Metodologie della ricerca applicate alle scienze motorie e sportive
  • Analisi e valutazione della prestazione motoria e sportiva

Come approfondimenti il programma indica simulazioni e casi studio ed esercitazioni didattiche, e consiglia di portare un pc o un tablet durante le ATP. I numeri dell'insegnamento si ricavano dai dati ufficiali con pochi passaggi:

Schema — I numeri dell'insegnamento

Voce Calcolo Risultato
CFU totali Dato del programma 9
CFU di ATP Dato del programma 5
CFU di videolezioni 9 − 5 4
Videolezioni 4 CFU × 5 videolezioni per CFU 20
Ore di video 20 × circa 30 minuti circa 10 ore
ATP in presenza 5 CFU × 7 ore 35 ore
ATP di rielaborazione personale 5 CFU × 18 ore 90 ore
ATP, ore complessive 5 CFU × 25 ore (35 + 90) 125 ore

Il conto delle videolezioni coincide con l'elenco ufficiale: 5 + 2 + 2 + 6 + 5 lezioni nei cinque moduli fanno 20.

Il programma prevede inoltre attività di didattica interattiva in diretta sulla piattaforma — sessioni live, webinar, lavori di gruppo, laboratori virtuali — con almeno due edizioni nel corso dell'anno accademico, e un obbligo di frequenza che riguarda videolezioni e ATP: la soglia e il modo in cui viene rilevata sono nel programma ufficiale e in piattaforma. Sedi, date e modalità di svolgimento delle ATP cambiano nel tempo e per il tuo piano di studi si vedono in piattaforma.

Codice e piano di studi

Metodologie per la ricerca applicate alle scienze motorie-sportive ha un solo codice nel piano di studi di A.A. 2026/2027, valido per entrambi gli indirizzi del terzo anno L22.

Codice CFU Note
0502509MEDF01IINM 9 Piano corrente — terzo anno, indirizzi Statutario e Bio-Sanitario
0502509MEDF01INM 9 Programma ufficiale pubblicato con lo stesso titolo, lo stesso elenco di 20 videolezioni e gli stessi 5 CFU di ATP (PDF); non compare nel piano di studi di A.A. 2026/2027 consultato per questa guida

Verifica sempre il codice assegnato nella sezione Piano di studi della piattaforma. Il nome è molto simile a quello di Metodologie e tecnologie per la ricerca in ambito didattico-motorio, ma è un altro insegnamento: quest'ultimo appartiene ai piani di studi precedenti, vale 6 CFU, ha SSD M-PED/03, è collocato al primo anno e ha il codice 0502406MPED03.

Come studiare Metodologie per la ricerca

I consigli che seguono derivano dalla struttura del programma ufficiale.

  • Parti dal lessico della ricerca. Domanda di ricerca, ipotesi, variabile, campione e strumento sono i termini su cui poggia tutto il resto; fissarli nelle prime lezioni evita di ritrovarli come concetti nuovi nei moduli successivi.
  • Costruisci due tabelle di confronto. Una per le quattro tecniche di ricerca (questionario, intervista, osservazione, test), una per le capacità condizionali e coordinative: sono i due elenchi in cui è più facile confondere gli elementi tra loro.
  • Riconosci lo schema comune. Ricerca-azione, progettazione didattica e gestione del progetto seguono lo stesso filo — bisogno, obiettivi, azione, verifica. Studiarli insieme, con un solo esempio di fondo, è più efficace che impararli come tre argomenti separati.
  • Collega l'inclusione a esempi di lezione. Per ogni concetto del quinto modulo (inclusione, differenziazione, scaffolding, apprendimento cooperativo) prova a pensare a una scelta concreta in palestra: regole da modificare, ruoli da assegnare, materiali da cambiare.
  • Usa le autoverifiche. A ogni videolezione sono associati una dispensa o capitoli di un e-book e un questionario di autoverifica: farlo subito dopo la lezione aiuta a capire se i concetti sono stati davvero assimilati.
  • Prepara le ATP come banco di prova. Simulazioni, casi studio ed esercitazioni sono il momento in cui i concetti diventano applicazione: arrivarci con le videolezioni già studiate rende più utile il tempo in presenza.

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Come funziona l'esame

Come tutti gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele dal 2026: prova intermedia online (Lockdown Browser, da casa) seguita da prova finale obbligatoria in presenza per verbalizzare il voto definitivo.

Le modalità cambiano frequentemente: numero di domande, sessioni in presenza, punti premialità, tablet vs orale. Trovi tutto spiegato nella guida completa, sempre aggiornata:

Come funzionano gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele →

Quanto tempo serve

Con 9 CFU il carico è ripartito in due parti. Le 20 videolezioni da circa 30 minuti sono circa 10 ore di video: aggiungendo dispense, autoverifiche e ripasso, un ritmo di cinque videolezioni a settimana porta a chiudere il programma in quattro settimane. È una stima di partenza ricavata dalla struttura del programma, da adattare al tempo che hai e a quanto conosci già di pedagogia e di metodologia.

Le ATP si pianificano a parte: valgono 125 ore complessive, di cui 35 in presenza. Conviene controllare presto in piattaforma sedi e calendario, perché sono la parte che si svolge in presenza e dipende dal calendario delle sedi.

Questa materia ti prepara a…

Metodologie per la ricerca applicate alle scienze motorie-sportive è un esame di terzo anno che riunisce gli strumenti per impostare un lavoro di ricerca e per progettare un intervento. Si collega a questi insegnamenti, di cui trovi già la guida:

Domande frequenti

9 CFU (codice 0502509MEDF01IINM, SSD M-EDF/01), al terzo anno, per entrambi gli indirizzi Statutario e Bio-Sanitario. Cinque dei 9 CFU sono riservati alle attività tecnico-pratiche (ATP) in presenza.

Il programma ufficiale ha 20 videolezioni in cinque moduli: metodologia della ricerca (ricerca empirica in ambito educativo, fasi e tecniche, progettazione didattica), ricerca in ambito didattico (ricerca-azione, progettazione e valutazione), gestione del progetto, metodologia nella ricerca in ambito motorio (sviluppo psicomotorio, capacità motorie, valutazione funzionale, psicomotricità, disabilità) e metodologie inclusive (inclusione, gruppo classe, scaffolding, apprendimento collaborativo).

Sono attività in presenza, presso sedi universitarie o convenzionate, che il programma considera parte integrante dell'insegnamento. In questa materia valgono 5 CFU, a 25 ore per CFU (7 in presenza e 18 di rielaborazione personale), e riguardano la ricerca nelle scienze motorie, attività motoria e disabilità, attività motoria e sportiva adattata, metodologie della ricerca e analisi della prestazione motoria e sportiva. Il programma consiglia di portare un pc o un tablet.

No. Metodologie e tecnologie per la ricerca in ambito didattico-motorio è un insegnamento dei piani di studi precedenti: 6 CFU, SSD M-PED/03, al primo anno (codice 0502406MPED03). Metodologie per la ricerca applicate alle scienze motorie-sportive vale 9 CFU, ha SSD M-EDF/01 e si trova al terzo anno.

Nell'elenco delle videolezioni non c'è un modulo di statistica: i temi sono metodologia della ricerca, progettazione, gestione del progetto, ricerca in ambito motorio e inclusione. Chi ha già sostenuto Statistica (indirizzo Bio-Sanitario) conosce però concetti come campione e variabile, utili per ragionare sui dati di una ricerca empirica.

A ogni videolezione il programma associa una dispensa in PDF oppure capitoli di un e-book consultabile in piattaforma. Tra i testi consigliati indica due volumi: Principi di psicopedagogia per le attività motorie (2011) e Nuove frontiere per la pedagogia delle attività motorie. Attenzione Attivazione Creatività (2013).

Il formato degli esami Pegaso è spiegato nella guida dedicata agli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele, che viene aggiornata quando le modalità cambiano. Controlla sempre anche il programma ufficiale dell'insegnamento prima di prenotare.

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Nota di trasparenza

I marchi e i nomi di ateneo citati in questa guida (Pegaso, Mercatorum, San Raffaele) sono utilizzati esclusivamente a fini descrittivi e informativi. La guida è realizzata in modo indipendente, senza alcun rapporto di affiliazione o collaborazione con gli atenei citati. Lo studente resta responsabile del rispetto del regolamento didattico e degli obblighi contrattuali del proprio ateneo.

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