Storia Economica è una delle poche materie del piano L18 che non richiede calcoli: il programma è narrativo e cronologico, costruito attorno a grandi trasformazioni storiche — le rivoluzioni industriali, le crisi finanziarie, i modelli di sviluppo. Per chi ha già affrontato materie quantitative, è spesso una boccata di ossigeno. La sfida è diversa: tenere in testa cause, effetti e periodizzazioni senza perdersi tra secoli e aree geografiche diverse.
Il codice 0602509SECSP12INM (piano 2025, 9 CFU) vale per tutti gli indirizzi L18 dell'a.a. 25/26. Il codice del piano 2024, 0602410SECSP12 (10 CFU, Curricolo Statutario a.a. 24/25), copre gli stessi grandi temi con un CFU in più. Entrambi sono al 1° anno — è una delle prime materie che incontri nel percorso L18.
il Mulino
Obiettivi formativi ufficiali
Dal programma ufficiale Pegaso:
- Conoscere le fasi dello sviluppo economico dall'Europa pre-industriale alla globalizzazione contemporanea
- Analizzare le cause e le conseguenze delle rivoluzioni industriali (prima e seconda) e delle grandi crisi economiche (1929, 1973, 2008)
- Comprendere l'evoluzione dei sistemi monetari internazionali (gold standard, Bretton Woods, euro)
- Interpretare i fenomeni economici contemporanei in prospettiva storica: stagflazione, neoliberismo, globalizzazione
Cosa trovi in questa guida
La materia è organizzata qui in ordine cronologico — dal feudalesimo alla crisi del debito sovrano europeo — con uno schema di sintesi dopo ogni fase e un collegamento che spiega perché una fase storica prepara la successiva. Il metodo di studio operativo — come costruire la cronologia, tempi di preparazione, colloquio — è in fondo, nella sezione Metodo di studio.
Di cosa parla — programma 06025 (2025)
Il programma del codice 0602509SECSP12INM ripercorre lo sviluppo economico dall'Europa pre-industriale fino alle crisi contemporanee. Non è storia nel senso scolastico — la prospettiva è economica: come si produce, si scambia e si distribuisce la ricchezza nelle diverse epoche, e perché certi modelli funzionano o collassano.
Il programma Pegaso si apre con "La storia economica: oggetto e metodo" — una sezione teorica che definisce la disciplina e i suoi strumenti di analisi — e poi procede con l'evoluzione dei principali sistemi economici (feudale → mercantile → capitalismo industriale). Il testo adottato dal corso è L. Neal, R. Cameron, Storia economica del mondo. Dalla preistoria a oggi, il Mulino (ultima edizione), affiancato dalle dispense del docente scaricabili in piattaforma. Verificare il programma aggiornato nel PDF ufficiale del tuo codice.
- L'economia europea pre-industriale: agricoltura, manifattura a domicilio, corporazioni
- Il mercantilismo: accumulazione di metalli preziosi, bilancia commerciale, politiche coloniali
- Il pensiero economico classico: Smith (mano invisibile), Ricardo (rendita, comparati vantaggi), Malthus (popolazione)
- La proto-industrializzazione e le condizioni dello sviluppo: proprietà, istituzioni, credito
- Prima rivoluzione industriale (Gran Bretagna, 1760-1840): tessile, vapore, carbone, macchine utensili
- La diffusione industriale: Belgio, Francia, Germania, USA — industrializzazione tardiva e imitativa
- Seconda rivoluzione industriale (1870-1914): acciaio, chimica, elettricità, petrolio
- Taylorismo e fordismo: organizzazione scientifica del lavoro, catena di montaggio
- La grande impresa e il capitalismo manageriale: concentrazioni, trust, cartelli
- Il gold standard classico (1870-1914): meccanismo, stabilità, convertibilità
- La globalizzazione pre-1914: libero scambio, migrazioni, investimenti internazionali
- Imperialismo economico e colonialismo: modelli di sfruttamento e dipendenza
- La Prima Guerra Mondiale: debito, inflazione, riorganizzazione produttiva
- L'instabilità degli anni '20: inflazione tedesca (1923), ritorno al gold standard
- La crisi del 1929: crollo di Wall Street, meccanismo di diffusione, deflazione
- Il New Deal: intervento pubblico, spesa in deficit, keynesismo applicato
- Politiche degli anni '30: protezionismo, autarchia, controllo dei cambi
- Bretton Woods (1944): FMI, Banca Mondiale, GATT, dollaro-oro
- Il Piano Marshall e la ricostruzione europea (1948-1952)
- I "trent'anni gloriosi" (1945-1973): piena occupazione, stato sociale, crescita sostenuta
- Il miracolo economico italiano (1958-1963): settori, cause, squilibri territoriali
- La convergenza europea e l'integrazione economica: CECA, CEE, mercato comune
- La fine di Bretton Woods (1971): Nixon shock, cambi flessibili
- Gli shock petroliferi del 1973 e del 1979: stagflazione, fine dei trent'anni gloriosi
- La rivoluzione neoliberista: Thatcher, Reagan, deregolamentazione, privatizzazioni
- La terza rivoluzione industriale: ICT, automazione, dematerializzazione
- La globalizzazione (1990-2007): commercio, finanza, catene del valore globali
- L'Unione Monetaria Europea: criteri di Maastricht, euro, patto di stabilità
- La crisi finanziaria globale del 2008: cause, meccanismi, politiche di risposta
- La crisi del debito sovrano europeo (2010-2012) e le misure di austerità
Riassunto Storia Economica nel gruppo
Il riassunto condiviso nella community copre il programma del codice 06024 in modo strutturato — utile come schema di sintesi accanto alle dispense originali. Chi ha il codice 06025 può chiedere in chat se sono disponibili materiali aggiornati al piano 2025.
Il programma nel tempo — due codici, due piani
Il codice non si sceglie: viene assegnato in base al piano di studi del tuo anno accademico di immatricolazione. I due codici principali hanno CFU diversi ma lo stesso SSD e lo stesso 1° anno di corso. L'articolo si concentra sul codice 06025, il più recente, con annotazioni per chi ha il 06024.
| Caratteristica |
Codice 060250602509SECSP12INM9 CFU · PDF → |
Codice 060240602410SECSP1210 CFU · PDF → |
|---|---|---|
| Anno piano | Piano 2025 | Piano 2024 |
| Anno del corso | 1° anno | 1° anno |
| Indirizzo | Tutti gli indirizzi (a.a. 25/26) | Curricolo Statutario (a.a. 24/25) |
| CFU | 9 | 10 |
| SSD | SECS-P/12 | SECS-P/12 |
| Riassunto disponibile | Chiedi in chat — piano 2025 | ✓ nel gruppo WA e Community TG |
Come trovare il tuo codice materia
Vai nella sezione I miei Insegnamenti della piattaforma Pegaso. Sotto il nome del corso compare il codice: se vedi 0602509SECSP12INM il tuo programma è il 06025 (questa guida). Se vedi 0602410SECSP12 il tuo programma è il 06024.
L18 Pegaso: i percorsi di studio
Il corso L-18 di Pegaso si articola in tre percorsi. Storia Economica (SECS-P/12) è presente in tutti i percorsi al 1° anno — il programma copre gli stessi grandi temi, ma il codice e il numero di CFU variano in base all'anno accademico di immatricolazione.
| Percorso | Materie caratterizzanti (2°–3° anno) | Storia Economica |
|---|---|---|
| Statutario | Formazione generalista: Marketing, Organizzazione Aziendale, Economia e Gestione delle Imprese, Diritto Tributario | 1° anno CFU → a.a. di iscrizione |
| Economia dell'Impresa Digitale e Sostenibile | Digitalizzazione, innovazione, ESG — Storia Economica fornisce il contesto delle rivoluzioni industriali e dei modelli di sviluppo tecnologico, fondamentale per questo percorso | 1° anno CFU → a.a. di iscrizione |
| Management delle Imprese Turistiche e Culturali | Marketing Turistico, Economia del Turismo, Diritto del Turismo — la storia dei modelli di sviluppo economico offre il quadro storico dell'industria turistica globale | Verifica in piattaforma sezione Corsi → codice |
Dal feudalesimo alla crisi del 2008 — il percorso
Il programma copre più di due secoli di storia economica. Lo seguiamo in ordine cronologico — è l'ordine con cui la materia stessa va studiata (vedi Metodo di studio) — con uno schema di sintesi dopo ogni fase e un collegamento che spiega perché una fase prepara la successiva. Le ultime quattro sezioni ripercorrono l'intera cronologia da quattro angolazioni trasversali — sistemi monetari, istituzioni, orientamento di policy, grandi crisi — che altrimenti resterebbero spezzettate lungo la linea del tempo.
L'economia pre-industriale e il mercantilismo
Agricoltura, manifattura a domicilio e corporazioni artigiane. Dal '500 al '700 domina il mercantilismo: la ricchezza si misura in oro accumulato, tramite bilancia commerciale attiva e colonie.
Il pensiero economico classico
Smith rovescia la logica mercantilista con la "mano invisibile" del libero mercato. Ricardo aggiunge il vantaggio comparato, Malthus il limite demografico. Nasce l'economia come disciplina.
La Prima Rivoluzione Industriale
La Gran Bretagna meccanizza il tessile, introduce vapore e macchine utensili. Il modello si diffonde poi, con ritardo, in Belgio, Francia, Germania e Stati Uniti.
La Seconda Rivoluzione Industriale e il gold standard
Acciaio, chimica ed elettricità spostano il traino a USA e Germania. Taylorismo e fordismo riorganizzano il lavoro. Il gold standard classico rende stabili i cambi internazionali.
La Prima Guerra Mondiale e la crisi del 1929
Debito di guerra e iperinflazione tedesca aprono un decennio instabile. Il crollo di Wall Street si trasforma in Grande Depressione; il New Deal risponde con keynesismo ante litteram.
Bretton Woods e i trent'anni gloriosi
Nel 1944 nasce un nuovo ordine monetario (FMI, Banca Mondiale, GATT). Piano Marshall e cambi stabili sostengono la crescita più forte della storia economica europea.
Il miracolo economico italiano
Manodopera a basso costo, domanda estera e integrazione europea fanno crescere il PIL italiano del 5,8% annuo — con il dualismo Nord-Sud come contraddizione irrisolta.
La fine di Bretton Woods e la stagflazione
Il Nixon shock del 1971 e gli shock petroliferi aprono la stagflazione. Monetarismo e neoliberismo (Thatcher, Reagan) rispondono con deregolamentazione e privatizzazioni.
Globalizzazione e crisi del 2008
Commercio e finanza si integrano su scala mondiale, con l'euro come tassello europeo. La crisi dei mutui subprime del 2008 si trasmette poi alla crisi del debito sovrano europeo.
Dal feudalesimo al mercantilismo
Prima dell'industria, l'economia europea è organizzata attorno all'agricoltura, alla manifattura a domicilio (il putting-out system, in cui i mercanti forniscono materie prime alle famiglie contadine per la lavorazione) e alle corporazioni artigiane, che regolano prezzi e accesso ai mestieri nelle città. Tra il XVI e il XVIII secolo si afferma il mercantilismo: la dottrina secondo cui la ricchezza di uno Stato si misura nell'accumulo di metalli preziosi, e va perseguita con una bilancia commerciale attiva (esportare più di quanto si importa) e politiche coloniali che garantiscano materie prime a basso costo e mercati di sbocco protetti.
Collegamento: il mercantilismo domina la politica economica europea fino a quando, nel Settecento, un gruppo di pensatori non ne mette in discussione le fondamenta — nasce così il pensiero economico classico.
Il pensiero economico classico: Smith, Ricardo, Malthus
Adam Smith, con La Ricchezza delle Nazioni (1776), rovescia la logica mercantilista: la ricchezza non sta nell'oro accumulato ma nella capacità produttiva di un Paese, che cresce con la specializzazione del lavoro; il libero mercato, guidato dalla "mano invisibile" dell'interesse individuale, alloca le risorse meglio di qualsiasi pianificazione statale. David Ricardo raffina l'argomento con la teoria del vantaggio comparato — anche un Paese meno efficiente in tutto ha convenienza a specializzarsi e commerciare — e con una teoria della rendita fondiaria. Thomas Malthus introduce invece una nota pessimista: la popolazione cresce in progressione geometrica mentre le risorse alimentari crescono solo aritmeticamente, un limite strutturale alla prosperità che si può contenere solo con freni preventivi (natalità) o repressivi (carestie, epidemie, guerre).
Collegamento: queste idee nascono mentre la Gran Bretagna sta già vivendo la trasformazione economica più importante dei tempi moderni — la Prima Rivoluzione Industriale — di cui offrono la prima cornice teorica.
La Prima Rivoluzione Industriale (1760-1840)
Le condizioni che rendono possibile il decollo industriale britannico sono la proto-industrializzazione — diritti di proprietà stabili, istituzioni finanziarie capaci di mobilitare credito, un mercato del lavoro già parzialmente libero dai vincoli corporativi — insieme a disponibilità di carbone e capitali accumulati dal commercio coloniale. Tra il 1760 e il 1840 la Gran Bretagna meccanizza prima il settore tessile, poi introduce la macchina a vapore e le macchine utensili, spostando la produzione dalla casa alla fabbrica. Il modello si diffonde poi, con tempi e modalità diverse, in Belgio, Francia, Germania e Stati Uniti — un'industrializzazione "tardiva e imitativa" che spesso salta alcune tappe percorse dai britannici.
Collegamento: la Prima Rivoluzione Industriale trasforma la produzione; la Seconda, mezzo secolo dopo, trasforma anche l'organizzazione del lavoro e le dimensioni dell'impresa.
La Seconda Rivoluzione Industriale e il fordismo (1870-1914)
La Seconda Rivoluzione Industriale sposta il traino da Gran Bretagna a Stati Uniti e Germania, con nuovi settori — acciaio, chimica, elettricità, petrolio — che richiedono investimenti molto più ingenti della prima fase. Nasce così la grande impresa manageriale, spesso organizzata in trust e cartelli per controllare prezzi e concorrenza. Sul piano dell'organizzazione del lavoro, Frederick Taylor propone lo studio scientifico dei tempi e metodi di lavorazione (taylorismo), che Henry Ford applica alla catena di montaggio — abbinandola a salari più alti della media per garantire alle proprie fabbriche una domanda di massa per i beni prodotti in serie (fordismo).
Collegamento: questa fase di crescita industriale ha bisogno di un sistema che renda prevedibili i pagamenti tra Paesi diversi — è il ruolo che gioca il gold standard.
Il gold standard e la prima globalizzazione (1870-1914)
Nello stesso periodo si consolida il gold standard classico: ogni valuta è convertibile in oro a un tasso fisso, il che rende i cambi stabili e automatico l'aggiustamento degli squilibri commerciali (un deficit fa uscire oro dal Paese, contraendo prezzi e ripristinando la competitività) — ma lascia i governi senza una politica monetaria autonoma. È anche l'epoca della prima vera globalizzazione: commercio, migrazioni di massa e investimenti internazionali crescono a ritmi che l'economia mondiale ritroverà solo un secolo dopo. A sostenerla è anche l'imperialismo economico: le potenze europee si spartiscono colonie in Africa e Asia per garantirsi materie prime a basso costo e mercati di sbocco protetti — un modello di sfruttamento che lega lo sviluppo del centro industriale alla dipendenza economica delle periferie coloniali.
Collegamento: questo equilibrio si rompe nel 1914. La Grande Guerra apre trent'anni di instabilità che culminano nella crisi più grave della storia economica moderna.
La Prima Guerra Mondiale e l'instabilità degli anni '20
La Prima Guerra Mondiale costringe i governi europei a un debito pubblico enorme e a un'inflazione sostenuta per finanziare lo sforzo bellico, riorganizzando la produzione civile su base militare. Il dopoguerra è instabile: la Germania attraversa un'iperinflazione senza precedenti nel 1923 (il marco perde valore di ora in ora), mentre nel 1925 la Gran Bretagna tenta di tornare al gold standard prebellico a una parità che si rivelerà insostenibile, aggravando la propria recessione.
Collegamento: proprio questo ritorno rigido al gold standard è uno dei meccanismi che, nel 1929, trasforma un crollo di borsa in una crisi economica mondiale.
La crisi del 1929 e il New Deal
Nell'ottobre 1929 il crollo dei corsi azionari a Wall Street, dopo anni di speculazione, innesca una crisi di fiducia e una corsa agli sportelli bancari. Il meccanismo di diffusione è quello che rende la crisi così grave: i fallimenti bancari contraggono il credito, gli investimenti crollano, la disoccupazione sale, la domanda si contrae e i prezzi scendono in una spirale deflazionistica che il gold standard trasmette da un Paese all'altro. Le prime risposte — riduzione della spesa pubblica, aumento dei tassi, protezionismo (il dazio Smoot-Hawley del 1930, che fa crollare il commercio mondiale del 65%), autarchia e controlli sui cambi per difendere le riserve auree — aggravano la crisi invece di risolverla. Solo il New Deal di Roosevelt (1933-1938) — abbandono del gold standard, spesa pubblica espansiva, regolamentazione bancaria, programmi di lavori pubblici — inverte la tendenza: è un keynesismo applicato ancora prima che John Maynard Keynes ne fornisca, con la Teoria Generale del 1936, la giustificazione teorica — i mercati non si auto-equilibrano necessariamente, e in recessione lo Stato deve sostenere la domanda aggregata.
Schema — La crisi del 1929: meccanismo e risposta
Collegamento: il New Deal è una risposta nazionale. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, le stesse lezioni vengono applicate su scala internazionale — nasce l'ordine economico di Bretton Woods.
Bretton Woods e i Trent'anni gloriosi (1944-1973)
Nel 1944, a Bretton Woods, gli Alleati disegnano un nuovo ordine monetario internazionale: il dollaro resta ancorato all'oro (35 $/oncia), le altre valute sono ancorate al dollaro, e due nuove istituzioni — il Fondo Monetario Internazionale (sorveglianza dei cambi e prestiti ai Paesi in difficoltà di bilancia dei pagamenti) e la Banca Mondiale (finanziamento della ricostruzione e dello sviluppo) — devono garantirne la stabilità, insieme al GATT, l'accordo che avvia la liberalizzazione progressiva del commercio internazionale. Il Piano Marshall (1948-1952) finanzia la ricostruzione europea, e la combinazione di cambi stabili, credito abbondante, integrazione commerciale (CECA nel 1951, CEE nel 1957) e organizzazione fordista della produzione apre i cosiddetti "trent'anni gloriosi": piena occupazione, stato sociale in espansione e la crescita più sostenuta della storia economica europea.
Schema — I "Trent'anni gloriosi" (1945–1973): motori e fine
| Dimensione | Europa occidentale | Italia — il miracolo economico (1958–63) |
|---|---|---|
| Tassi di crescita | PIL +4–5% annuo; piena occupazione (tasso disoccupazione <3%); salari reali in forte crescita sostenuta dalla produttività | PIL +5,8% annuo (tra i più alti al mondo); industrializzazione del triangolo Milano–Torino–Genova |
| Motori della crescita | Piano Marshall, integrazione CEE (1957), fordismo, espansione del credito, cambi stabili (sistema Bretton Woods) | Manodopera a basso costo (migrazioni Sud→Nord), domanda estera in crescita, ENI e IRI come motori industriali pubblici |
| Welfare state | Espansione di sanità, istruzione, pensioni, sussidi di disoccupazione — modello Beveridge (UK) o Bismarck (Germania) a seconda del paese | Sviluppo tardivo: pensioni espanse anni '60; SSN (sanità universale) solo con la L. 833/1978 |
| Fine del periodo | Shock petrolifero 1973 → stagflazione; crisi fiscale degli stati sociali; fine del trade-off inflazione/disoccupazione della curva di Phillips | Autunno caldo (1969) → aumenti salariali → perdita competitività; shock 1973 blocca la fase espansiva |
Collegamento: la colonna di destra dello schema introduce un caso che il programma tratta a parte, con un peso specifico tutto suo: il miracolo economico italiano.
Il miracolo economico italiano (1958-1963)
Un argomento quasi sempre presente nel programma: le cause, i settori trainanti e le contraddizioni dello sviluppo italiano del dopoguerra.
- Piano Marshall e capitali USA
- Abbondanza di manodopera a basso costo (migrazioni Sud-Nord)
- Integrazione nel mercato europeo (CEE, 1957)
- Domanda estera in forte crescita
- Bassi prezzi delle materie prime
- Contenimento salariale prolungato
- Automobile (FIAT)
- Elettrodomestici ("triangolo industriale")
- Chimica e petrolchimica (ENI/Mattei)
- Siderurgia (acciaio di Stato)
- Edilizia e infrastrutture
- Turismo e industria tessile
- Dualismo Nord-Sud irrisolto
- Emigrazione interna di massa
- Mancata riforma agraria al Sud
- Dipendenza energetica (petrolio)
- Scarso investimento in istruzione
- Esplosione dell'autunno caldo (1969)
Collegamento: il sistema di Bretton Woods che sostiene i trent'anni gloriosi non è eterno. Nel 1971 comincia a incrinarsi, aprendo un decennio molto più turbolento.
La fine di Bretton Woods e la stagflazione (1971-1979)
Nel 1971 il presidente USA Nixon sospende la convertibilità del dollaro in oro (il cosiddetto "Nixon shock"): il sistema di Bretton Woods finisce e i cambi diventano flessibili, determinati dal mercato. Pochi anni dopo, l'embargo OPEC del 1973 (dopo la guerra del Kippur) e la rivoluzione iraniana del 1979 fanno impennare il prezzo del petrolio, rispettivamente di 4 e 3 volte. Ne nasce un fenomeno che il modello keynesiano dominante non prevedeva: la stagflazione — inflazione elevata, stagnazione economica e disoccupazione alta tutte insieme, laddove la curva di Phillips ipotizzava un compromesso tra le prime due, non la loro coesistenza.
Schema — La stagflazione degli anni '70: cause, meccanismo, risposta
| Dimensione | Dettaglio |
|---|---|
| Cause scatenanti | 1° shock petrolifero (1973): embargo OPEC dopo guerra del Kippur → prezzo petrolio ×4. 2° shock (1979): rivoluzione iraniana → prezzo ×3. Contesto: fine di Bretton Woods (1971) e cambi flessibili amplificano l'inflazione importata |
| La novità — stagflazione | Contemporanea presenza di inflazione elevata + stagnazione economica + disoccupazione alta — impossibile secondo il modello keynesiano (curva di Phillips), che prevedeva un trade-off tra inflazione e disoccupazione, non la loro coesistenza |
| Risposta neoliberista | Thatcher (UK, 1979) e Reagan (USA, 1981): riduzione spesa pubblica, tagli fiscali supply-side, deregolamentazione finanziaria, privatizzazioni, smantellamento del potere sindacale (sciopero minatori UK, 1984) |
| Effetti strutturali di lungo periodo | Declino del keynesismo come paradigma dominante; aumento delle disuguaglianze nei paesi anglosassoni; finanziarizzazione dell'economia globale; indebolimento dei sindacati; crisi fiscale e riforma del welfare state europeo |
Collegamento: la stagflazione non è solo una crisi economica: è la crisi che dà via libera a un cambio di paradigma nella politica economica e, in parallelo, a una nuova ondata di innovazione tecnologica.
La rivoluzione neoliberista e la Terza Rivoluzione Industriale
Sul piano delle idee, la risposta alla stagflazione arriva dal monetarismo di Milton Friedman e della Scuola di Chicago: il controllo dell'offerta di moneta, non la spesa pubblica, è la leva giusta contro l'inflazione, e l'intervento statale nell'economia va ridotto — è la base teorica delle politiche di Thatcher e Reagan viste sopra. Sul piano tecnologico, tra anni '70 e oggi si sviluppa la Terza Rivoluzione Industriale: ICT, automazione e la progressiva dematerializzazione della produzione — una quota crescente di valore economico nasce da software, dati e servizi invece che da beni fisici — con Stati Uniti, Giappone e poi l'Asia orientale come nuovi Paesi trainanti, e un modello d'impresa che si sposta dalla grande impresa manageriale verso multinazionali "leggere", start-up e piattaforme digitali. È il tipo di trasformazione che Joseph Schumpeter aveva già teorizzato nel 1942 con il concetto di "distruzione creatrice": ogni ondata di innovazione tecnologica distrugge gli equilibri economici precedenti creandone di nuovi, in cicli lunghi di sviluppo.
Schema — Le tre rivoluzioni industriali a confronto
| Dimensione | Prima (1760–1840) | Seconda (1870–1914) | Terza (1970–oggi) |
|---|---|---|---|
| Paese trainante | Gran Bretagna | USA, Germania | USA, Giappone, poi Asia orientale |
| Settori chiave | Tessile, vapore, carbone, ferro | Acciaio, chimica, elettricità, petrolio | ICT, automazione, biotecnologie |
| Organizzazione lavoro | Manifattura meccanizzata, fabbrica | Taylorismo, fordismo, catena di montaggio | Post-fordismo, lean production, lavoro flessibile |
| Fonte energetica | Carbone, vapore | Petrolio, elettricità | Gas, rinnovabili, digitale |
| Modello impresa | Piccola impresa familiare | Grande impresa, trust, cartelli | Multinazionale, start-up, piattaforma digitale |
Collegamento: deregolamentazione e nuove tecnologie sono anche le due condizioni che rendono possibile l'ultima grande fase del programma: la globalizzazione contemporanea.
La globalizzazione e la crisi del 2008
Tra il 1990 e il 2007 commercio, finanza e catene globali del valore si integrano su scala mondiale come mai prima — la fondazione del WTO nel 1995 (erede del GATT, con potere vincolante e un organo di risoluzione delle dispute) accompagna questa fase. In Europa, i criteri di Maastricht portano nel 1999 alla nascita dell'euro, un'area a cambio fisso regionale retta da un patto di stabilità sui conti pubblici. Questa integrazione crescente amplifica però anche la trasmissione delle crisi: la bolla immobiliare USA e i mutui subprime cartolarizzati fanno crollare Lehman Brothers nel settembre 2008, innescando un panico bancario globale — e la stessa integrazione finanziaria che aveva sostenuto la crescita trasmette poi lo shock all'Europa, dove tra il 2010 e il 2012 lo stesso meccanismo colpisce i debiti pubblici di Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia, fino al "whatever it takes" di Draghi nel 2012.
Collegamento: qui si chiude la linea del tempo. Le prossime quattro sezioni ripercorrono la stessa storia da quattro angolazioni trasversali, per fissare i fili conduttori che la attraversano da un capo all'altro.
Dal gold standard all'euro — i sistemi monetari internazionali
I regimi monetari che abbiamo incontrato lungo il percorso sono in realtà un unico filo conduttore che attraversa quasi tutto il programma: dal gold standard classico, al caos dell'interbellum, a Bretton Woods, ai cambi flessibili di oggi.
Schema — I sistemi monetari internazionali nel tempo
(1870–1914)
- Cambi fissi ancorati all'oro
- Convertibilità automatica
- Aggiustamento via prezzi e oro
- Nessuna politica monetaria autonoma
(1918–1944)
- Iperinflazione in Germania (1923)
- Ritorno al gold standard (1925)
- Crollo 1929 → svalutazioni competitive
- Protezionismo e controlli valutari
(1944–1971)
- Dollaro ancorato all'oro (35 $/oz)
- Altre valute ancorate al dollaro
- FMI: sorveglianza + prestiti
- GATT: liberalizzazione commercio
(1971–oggi)
- Nixon shock (1971): fine convertibilità
- Cambi determinati dal mercato
- Politica monetaria autonoma
- Euro (1999): area a cambio fisso regionale
Collegamento: ogni cambio di regime monetario è retto (o sostituito) da istituzioni internazionali create apposta — è la seconda chiave di lettura trasversale.
Le istituzioni dell'ordine economico internazionale
FMI, Banca Mondiale e GATT nascono tutte a Bretton Woods nel 1944; OCSE e BCE arrivano più avanti, quando il sistema si allarga e si europeizza. Sono le istituzioni che, insieme, hanno gestito le transizioni tra i regimi monetari appena visti.
Schema — Le istituzioni dell'ordine economico internazionale
| Istituzione | Fondata | Funzione nel sistema internazionale |
|---|---|---|
| FMI — Fondo Monetario Internazionale | 1944 | Sorveglianza dei cambi, prestiti a paesi con crisi della bilancia dei pagamenti, condizionalità (riforme strutturali come prerequisito ai prestiti) |
| Banca Mondiale (BIRS) | 1944 | Finanziamento della ricostruzione post-bellica e dello sviluppo dei paesi a basso reddito — prestiti a lungo termine a condizioni agevolate |
| GATT → WTO | 1947 / 1995 | Liberalizzazione progressiva del commercio attraverso round negoziali (Kennedy, Tokyo, Uruguay); dal 1995 il WTO ha potere vincolante con organo di risoluzione delle dispute |
| OCSE | 1961 | Forum tra paesi avanzati per il coordinamento di politiche economiche, fiscali e strutturali; pubblica dati comparativi e raccomandazioni di policy |
| BCE — Banca Centrale Europea | 1998 | Gestisce la politica monetaria dell'Eurozona, controlla l'inflazione (target 2%), può agire da prestatore di ultima istanza (dal 2012, "whatever it takes") |
Collegamento: il ruolo di queste istituzioni cambia molto a seconda di quanto, in una data epoca, prevalga la fiducia nel mercato o la fiducia nell'intervento pubblico — la terza chiave di lettura trasversale.
Liberismo o intervento statale? Una lettura trasversale
Un asse interpretativo che percorre tutto il programma: i rapporti tra mercati aperti e intervento statale cambiano profondamente da un'epoca all'altra, e spesso è proprio una crisi a spostare il pendolo da un estremo all'altro.
| Periodo | Orientamento | Caratteri principali | Evento chiave |
|---|---|---|---|
| 1850–1914 | Liberismo | Gold standard, trattati di libero scambio, bassa spesa pubblica | Trattato Cobden-Chevalier (1860) |
| 1914–1945 | Protezionismo | Dazi, controlli valutari, autarchia, blocchi commerciali | Smoot-Hawley (1930), autarchia fascista |
| 1945–1973 | Liberismo controllato | GATT, liberalizzazione graduale, forte intervento statale interno | Piano Marshall, CEE (1957) |
| 1973–1990 | Transizione | Crisi del welfare, deregolamentazione, privatizzazioni | Thatcherismo, Reaganomics |
| 1990–2008 | Globalizzazione | WTO, catene globali del valore, finanziarizzazione | Fondazione WTO (1995) |
| 2008–oggi | Ri-nazionalismo | Guerre commerciali, reshoring, politiche industriali attive | Crisi 2008, dazi USA-Cina, CHIPS Act |
Collegamento: in quattro di questi passaggi di fase — 1929, 1973, 2008, 2010 — a far scattare il cambiamento è stata una crisi. Chiudiamo mettendole a confronto direttamente.
Le grandi crisi del XX-XXI secolo a confronto
Quattro crisi, quattro cause diverse, ma un meccanismo di diffusione che si ripete: uno shock iniziale che si propaga attraverso il sistema finanziario o commerciale internazionale, fino a richiedere una risposta di policy che ridisegna le regole del gioco per la fase successiva.
Schema — Le grandi crisi economiche del XX–XXI secolo a confronto
| Crisi | Causa principale | Meccanismo di diffusione | Risposta di policy |
|---|---|---|---|
| Grande Depressione 1929–1933 |
Speculazione borsistica + fragilità bancaria + gold standard rigido che impedisce la svalutazione | Crollo Wall Street → fallimenti bancari → credit crunch → deflazione a spirale → contagio via gold standard | Abbandono gold standard; New Deal (spesa pubblica); Glass-Steagall (1933); Bretton Woods (1944) |
| Shock petrolifero 1973 + 1979 |
Embargo OPEC (1973) e rivoluzione iraniana (1979): shock esogeno sui costi energetici | Aumento costi produttivi → inflazione da costi → stagflazione (inflazione + recessione + disoccupazione) | Austerity, deflazione salariale, deregolamentazione; neoliberismo (Thatcher/Reagan); monetarismo (Volcker) |
| Crisi finanziaria globale 2007–2009 |
Bolla immobiliare USA + mutui subprime cartolarizzati (CDO, CDS) + leva eccessiva delle banche d'investimento | Crollo Lehman (set. 2008) → panico interbancario globale → credit crunch → recessione mondiale (PIL −2%) | Bail-out bancari, QE (Fed, BCE), G20; riforme regolamentari (Dodd-Frank, Basilea III) |
| Crisi debito sovrano UE 2010–2012 |
Debiti pubblici eccessivi + spread in aumento → attacchi speculativi su Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia | Contagio da Atene verso le economie periferiche → rischio disgregazione dell'euro (spread BTP-Bund oltre 500 bp nel 2011) | MES/EFSF + Troika (UE/BCE/FMI); austerity come condizionalità; "Whatever it takes" (Draghi, luglio 2012) → OMT |
Metodo di studio consigliato dai colleghi
Consigli raccolti dalla community L18 Pegaso — dal gruppo WhatsApp Storia Economica L18 e dai gruppi generali del corso:
- Costruisci prima la cronologia, poi i dettagli. Prima di approfondire qualsiasi argomento, trascorri un'ora a tracciare la linea del tempo: pre-industriale → Prima RI → Seconda RI → 1914 → 1929 → Bretton Woods → Miracolo italiano → 1973 → 2008. Ogni argomento si colloca in uno di questi momenti — senza questa mappa mentale i concetti rimangono flottanti.
- Studia i meccanismi, non solo i fatti. "La borsa crollò nel 1929" non basta — bisogna capire perché il crollo borsistico si è trasformato in Grande Depressione. Le domande della prova spesso chiedono le cause di un fenomeno o le conseguenze di una politica, non solo le date.
- Il testo di riferimento è Neal & Cameron, Storia economica del mondo (il Mulino). Il programma Pegaso adotta questo manuale per la prima e seconda parte del corso. Le dispense del docente (scaricabili in piattaforma) lo affiancano e ne selezionano i capitoli rilevanti — non è necessario leggere il libro per intero: le dispense indicano le parti da approfondire. Il riassunto condiviso nel gruppo (per il codice 06024) si basa sulle dispense e copre i capitoli fondamentali in forma schematica. Chi ha il codice 06025 può chiedere in chat se sono disponibili materiali aggiornati.
- Collega le fasi tra loro. La storia economica non è una sequenza di eventi indipendenti — la crisi del 1929 prepara Bretton Woods, Bretton Woods prepara il miracolo economico, la fine di Bretton Woods prepara la stagflazione. Studiare le connessioni tra i blocchi è più efficace di studiarli in isolamento.
- Per il colloquio in presenza: avere un filo narrativo. Dalla community, chi ha portato Storia Economica insieme ad altre materie ha trovato utile integrare il racconto storico con esempi tratti dall'economia aziendale — collegando, ad esempio, il fordismo alle teorie organizzative o la globalizzazione alla gestione delle catene di fornitura.
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Nel gruppo trovi riassunti, schemi di studio e materiali condivisi su Storia Economica L18 Pegaso.
Domande più frequenti dalla community
- La materia è tutta da studiare a memoria o ci sono ragionamenti?
- Entrambe le cose. C'è una componente mnemonica (date, nomi di accordi, istituzioni) e una componente analitica: capire le cause di un fenomeno, distinguere gli effetti di una politica, collegare eventi distanti nel tempo. Le domande della prova richiedono entrambe le abilità — sapere solo le date senza capire i meccanismi non è sufficiente.
- Ci sono argomenti da approfondire di più rispetto ad altri?
- Tutti i blocchi fanno parte del programma ufficiale. I meccanismi delle grandi crisi economiche (1929, 2008), i sistemi monetari internazionali (gold standard, Bretton Woods) e lo sviluppo economico italiano sono i temi più analitici del programma — richiedono di collegare cause ed effetti, non solo ricordare date, quindi meritano più tempo di studio degli altri.
- Il codice 06025 e il 06024 hanno programmi molto diversi?
- I grandi temi del programma sono gli stessi — rivoluzioni industriali, crisi economiche, sistema di Bretton Woods, miracolo italiano, globalizzazione. La differenza è nei CFU (9 vs 10) che si riflette nell'ampiezza della copertura. Verifica le dispense del tuo codice specifico in piattaforma per le eventuali differenze.
- Come si affronta il colloquio in presenza su una materia così narrativa?
- Il colloquio punta ai nessi causali tra i fenomeni — la capacità di spiegare perché certi eventi si sono verificati e con quali conseguenze. Avere un filo narrativo chiaro tra i grandi periodi storici (rivoluzione industriale → belle époque → 1929 → boom → stagflazione → globalizzazione) è più utile di memorizzare molti dettagli in isolamento.
Come funziona l'esame
Come tutti gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele dal 2026: prova intermedia online (Lockdown Browser, da casa) seguita da prova finale obbligatoria in presenza per verbalizzare il voto definitivo.
Le modalità cambiano frequentemente: numero di domande, sessioni in presenza, punti premialità, tablet vs orale. Trovi tutto spiegato nella guida completa, sempre aggiornata:
Come funzionano gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele →Quanto tempo serve per prepararsi
Storia Economica è una materia narrativa: non ci sono calcoli da padroneggiare, ma c'è un programma ampio che richiede di costruire una mappa cronologica solida. Secondo gli studenti che l'hanno già sostenuta, conviene iniziare almeno 3 settimane prima della sessione.
Con un background di storia economica o storia moderna (liceo classico, scientifico, o altri corsi affini): 2-3 settimane sono sufficienti. La periodizzazione è già familiare — basta adottare la lente economica e riempire i dettagli del programma.
Senza basi di storia economica: 3-4 settimane. La prima settimana serve a costruire la linea del tempo e a distinguere i grandi blocchi tematici prima di scendere nei dettagli. La parte sulle crisi finanziarie (1929, 2008) e sui sistemi monetari è quella che richiede più lavoro concettuale.
Sequenza consigliata da chi ha già dato: Settimana 1 → Dal feudalesimo alla Prima Rivoluzione Industriale: costruisci la base cronologica. Settimana 2 → Seconda RI, gold standard, Belle Époque, Prima Guerra Mondiale, crisi del 1929 e New Deal. Settimana 3 → Bretton Woods, miracolo italiano, stagflazione, globalizzazione, crisi 2008. Giorni finali → Ripassa con gli schemi: rivoluzioni industriali, sistemi monetari, liberismo/protezionismo.
Questa materia ti prepara a…
Storia Economica fornisce il contesto storico che dà senso a molte materie economiche del piano L18. Le discipline che la riprendono direttamente:
- Economia Politica — le teorie (Smith, Ricardo, Keynes, Friedman) studiate in Economia Politica trovano il loro contesto storico in Storia Economica. Chi sa già in quale momento storico è nata la teoria della mano invisibile o il New Deal capisce la microeconomia e la macroeconomia con più profondità.
- Economia Aziendale — il fordismo, il toyotismo e il post-fordismo che studia Storia Economica sono le origini dei modelli organizzativi che Economia Aziendale analizza. La storia dell'impresa industriale è la premessa per capire le strutture aziendali contemporanee.
- Economia e gestione delle imprese (3° anno) — la globalizzazione, le catene globali del valore e la finanziarizzazione sono argomenti del programma di Storia Economica che tornano nel contesto della strategia d'impresa.
Tutte le materie del piano di studi L18 Pegaso le trovi nell'indice materie L18 Pegaso →
Domande frequenti
9 CFU nel piano 2025 (cod. 0602509SECSP12INM), 10 CFU nel piano 2024 (cod. 0602410SECSP12). È una materia di fascia media come peso CFU — meno di Statistica (12 CFU nel piano 2025) ma comparabile a Diritto Privato ed Economia Politica. Il codice non si sceglie: è assegnato dall'università in base all'anno accademico di immatricolazione.
Il codice 06025 (0602509SECSP12INM, 9 CFU) è il codice dell'a.a. 25/26 — vale per tutti gli indirizzi L18. Il codice 06024 (0602410SECSP12, 10 CFU) è del piano 2024, Curricolo Statutario (a.a. 24/25). Entrambi al 1° anno, stesso SSD (SECS-P/12), stessi grandi temi — la differenza principale è nei CFU. Verifica il tuo codice nella sezione I miei Insegnamenti della piattaforma.
Il testo adottato dal programma Pegaso è L. Neal, R. Cameron, Storia economica del mondo. Dalla preistoria a oggi, il Mulino (ultima edizione). Le dispense del docente (PDF scaricabili in piattaforma) selezionano i capitoli rilevanti e sono il riferimento primario — non è necessario leggere tutto il manuale. Il riassunto condiviso nel gruppo WhatsApp è utile come schema di sintesi per il codice 06024. Per gli argomenti che richiedono analisi causale (crisi del 1929, fine di Bretton Woods, stagflazione) è importante capire i meccanismi, non solo le date.
Prova intermedia online sulla piattaforma Pegaso — domande a risposta multipla. Non prevede calcoli: le domande vertono su cause, conseguenze, periodi e concetti del programma. Per domande e soglie aggiornate leggi la guida sugli esami Pegaso.
Nel contesto del piano L18 è considerata accessibile rispetto alle materie quantitative (Statistica, Metodologie). Non richiede calcoli — richiede studio, memoria e capacità di collegare cause ed effetti tra periodi storici diversi. La sfida principale è la quantità di programma e la necessità di costruire una mappa cronologica solida prima di scendere nei dettagli.
Con basi di storia scolastica: 2-3 settimane. Senza basi: 3-4 settimane, partendo dalla costruzione della linea del tempo. La sequenza consigliata dalla community: prima costruisci la cronologia (pre-industriale → RI → crisi '29 → Bretton Woods → miracolo italiano → stagflazione → globalizzazione → 2008), poi approfondisci i meccanismi di ogni fase.
Sì. In a.a. 25/26 il codice 06025 (9 CFU) vale per tutti gli indirizzi L18. Il codice 06024 (10 CFU) è del Curricolo Statutario (a.a. 24/25). Entrambi al 1° anno. Il codice dipende dall'anno accademico di immatricolazione, non dall'indirizzo.
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