Fondamenti di Tecniche di medicina di laboratorio applicate allo sport è un esame a scelta da 6 CFU (settore MED/46) di Scienze Motorie L22 Pegaso, per gli indirizzi Statutario e Bio-Sanitario, con il codice 0502506MED46NM nell'A.A. 2026/2027. In 30 videolezioni spiega come nasce un risultato di laboratorio, dal prelievo al referto, e come si leggono gli esami più usati nello sport: emocromo, coagulazione, glicemia, proteine, urine e funzione renale.
Il programma non richiede conoscenze preliminari. Punta a dare una solida base teorica per comprendere, interpretare e usare le informazioni dei test di laboratorio e per collaborare con i medici dello sport. Interpretare un risultato nel suo contesto e fare una diagnosi sono però due cose diverse, e la seconda spetta al medico. Questa guida spiega gli argomenti del programma ufficiale e non interpreta i risultati di nessuno. Trovi il codice, le trenta lezioni raggruppate in quattordici blocchi con schemi, una linea del tempo, un calcolo interattivo e un confronto, e le risposte ai dubbi più frequenti.
Di cosa parla il programma
Obiettivi formativi ufficiali — programma Pegaso
- Acquisire competenze di base nell'esecuzione e nell'interpretazione dei test di laboratorio comuni in ambito sportivo e comprenderne i principi
- Riconoscere e valutare i principali parametri biochimici e fisiologici rilevanti per la prestazione e per il monitoraggio della salute degli atleti
- Comprendere il ruolo dei test metabolici nella valutazione dell'adattamento all'allenamento e nel monitoraggio del sovrallenamento
- Analizzare la prestazione in modo ampio e sistemico, integrando parametri biochimici, test metabolici e test tossicologici
- Applicare le conoscenze per collaborare con i medici dello sport e con altri professionisti del settore
- Comprendere l'importanza della sicurezza e della gestione dei rischi nelle attività ludico-sportive
Cosa trovi in questa guida
Prima il codice, poi gli argomenti in quattordici blocchi: dal percorso del campione alla statistica e al controllo di qualità, dalle tecniche di analisi a ematologia, glicemia, proteine, urine e rene, fino al collegamento con sovrallenamento e test tossicologici citati negli obiettivi. Il metodo di studio è in Metodo di studio, come orientarsi sull'esame in Come funziona l'esame.
Le videolezioni, con i titoli del programma ufficiale:
- Introduzione alla medicina di laboratorio
- Il processo diagnostico
- Fase pre-analitica
- Raccolta dei campioni biologici
- Trasporto e conservazione del materiale biologico
- La fase analitica
- Fondamenti statistica
- La fase post-analitica
- Interpretazione del risultato analitico
- Controllo qualità
- Sicurezza nel laboratorio biomedico
- Metodi di separazione in chimica clinica
- Cromatografia
- Elettroforesi
- Tecniche immunologiche
- Introduzione alla biologia molecolare
- Cenni di diagnostica molecolare
- Principi di ematologia
- Emocromo
- Approfondimento dell'emocromo
- Emostasi e coagulazione
- Alterazioni emostatiche
- Emocromo e attività fisica
- Metabolismo glucidico
- Diabete tipo 1 e attività motoria
- Diabete tipo 2, glicemia e attività motoria
- Le proteine del sangue
- Immunoglobuline, fase acuta e metodologie biochimiche
- Esame delle urine
- Funzionalità renale nell'atleta
Il programma indica quattro testi consigliati per l'approfondimento: Biochimica clinica e medicina di laboratorio di Ciaccio e Lippi (Edra), Medicina di laboratorio di Antonozzi e Gulletta (Piccin), Medicina di laboratorio di Federici e altri (McGraw-Hill) e Biochimica dell'esercizio fisico e dello sport di Newsholme e Leech (Zanichelli).
Stai preparando Tecniche di medicina di laboratorio applicate allo sport? Nella community L22 trovi altri studenti del corso e i gruppi delle singole materie.
Codice e piano di studi
Il codice non si sceglie: lo assegna Pegaso in base al piano di studi dell'anno di immatricolazione. Nell'A.A. 2026/2027 questo corso è uno degli insegnamenti a scelta da 6 CFU, per entrambi gli indirizzi, Statutario e Bio-Sanitario, accanto agli altri esami elencati nella guida al corso L22 Pegaso. Sul sito dell'ateneo è pubblicato un solo programma:
| Codice | CFU | Lezioni | Cosa contiene |
|---|---|---|---|
| 0502506MED46NM | 6 | 30 | A scelta: dal processo diagnostico agli esami per area, con il legame con l'attività fisica |
Il codice esatto è nella sezione Piano di studi della piattaforma. Tra gli esami a scelta c'è anche L'analisi del microbiota intestinale nello sportivo, con un programma e un gruppo propri, che usa alcune delle tecniche di analisi viste qui.
Argomenti del programma da approfondire
Il filo logico del corso è il percorso del campione: prima si capisce come nasce un risultato e quanto ci si può fidare, poi con quali tecniche si misura, poi che cosa dicono gli esami più usati e come cambiano in chi si allena. La guida lo segue in quattordici blocchi; tra parentesi le lezioni del programma coperte. Una premessa vale per tutto il corso: un valore di laboratorio non è un verdetto. Si legge con l'intervallo di riferimento, con la storia della persona e, per un atleta, con il momento dell'allenamento; l'interpretazione clinica spetta al medico.
Mappa — la sequenza di questa guida
Dal prelievo al referto e alle tecniche
- Il laboratorio nel processo diagnostico (1, 2)
- La fase pre-analitica (3, 4, 5)
- La fase analitica e la statistica di base (6, 7)
- Post-analitica, interpretazione e qualità (8, 9, 10)
- La sicurezza nel laboratorio (11)
- Separare e riconoscere (12, 13, 14, 15)
- Biologia molecolare (16, 17)
Gli esami per area
- Ematologia ed emocromo (18, 19, 20)
- Emocromo e attività fisica (23)
- Emostasi e coagulazione (21, 22)
- Glicemia e diabete (24, 25, 26)
- Proteine e fase acuta (27, 28)
- Urine e funzione renale (29, 30)
- Sovrallenamento e test tossicologici (dagli obiettivi)
1. Il laboratorio nel processo diagnostico (lezioni 1 e 2)
La medicina di laboratorio analizza campioni biologici, come sangue e urine, per ottenere informazioni utili a prevenire, diagnosticare e monitorare una condizione. Un risultato non è un numero isolato: è l'esito del processo diagnostico, che parte da una domanda clinica e ritorna come risposta. Si descrive in tre fasi: pre-analitica (tutto ciò che precede la misura: richiesta, preparazione della persona, prelievo, trasporto e conservazione), analitica (la misura) e post-analitica (validazione, referto, interpretazione). Secondo diversi studi sugli errori di laboratorio, una quota elevata, spesso oltre la metà, nasce nella fase pre-analitica, prima che lo strumento entri in gioco.
Le figure coinvolte sono diverse. Il medico richiede e interpreta; il tecnico sanitario di laboratorio biomedico, il biologo e il medico di laboratorio eseguono e validano. Nello sport il laboratorio completa la valutazione clinica e funzionale dell'atleta e, con esami ripetuti nel tempo, ne segue l'andamento. Chi studia scienze motorie conosce i principi, riconosce le fonti di errore e collabora con il medico dello sport: gli obiettivi del programma parlano di collaborare con i medici dello sport, mentre la diagnosi resta al medico. Segui il percorso di un campione:
Richiesta — fase pre-analitica
Il medico formula il quesito clinico e sceglie gli esami adatti. Un esame inutile o mal scelto produce un risultato difficile da interpretare, anche se è eseguito bene.
Prelievo — fase pre-analitica
La persona è preparata (digiuno, riposo, orario) e il campione è raccolto con la provetta giusta e l'identificazione corretta. Qui nascono molti degli errori.
Trasporto e conservazione — fase pre-analitica
Il campione arriva al laboratorio nei tempi e alle temperature adatti. Tempo e temperatura modificano alcune sostanze: il glucosio, per esempio, viene consumato dalle cellule rimaste nella provetta.
Analisi — fase analitica
Lo strumento misura l'analita con un metodo validato, calibrato e controllato con campioni di qualità.
Validazione e referto — fase post-analitica
Il risultato è controllato dal punto di vista analitico, confrontato con i valori di riferimento e riportato nel referto. I valori critici sono segnalati subito.
Interpretazione — fase post-analitica
Il medico legge il risultato insieme al quadro clinico e decide se ripetere, approfondire, intervenire o non fare nulla. Il percorso si chiude dove era cominciato: con la risposta alla domanda clinica.
Collegamento: le fasi si studiano nell'ordine del campione, e la prima è anche quella in cui si sbaglia di più: la fase pre-analitica.
2. La fase pre-analitica: preparazione, prelievo, trasporto (lezioni 3, 4 e 5)
Prima della misura contano la preparazione della persona e le condizioni del prelievo: il digiuno (in genere 8-12 ore per glicemia e lipidi), l'orario (alcuni ormoni, come il cortisolo, hanno un ritmo giornaliero), la postura (da sdraiati il plasma è un po' più diluito che in piedi, con valori di cellule e proteine leggermente più bassi), la durata del laccio emostatico (se è troppo lungo il sangue si concentra e alcuni valori cambiano). Nello sport si aggiunge l'esercizio recente: dopo un allenamento intenso aumentano per ore o giorni gli indici di danno muscolare come la creatinchinasi (CK), con un picco spesso tra 24 e 72 ore dopo sforzi con molte contrazioni eccentriche, e cambiano globuli bianchi e volume plasmatico. L'orario del prelievo rispetto all'allenamento va quindi annotato, e gli esami di monitoraggio si fanno in condizioni simili.
Per la raccolta serve la provetta giusta, perché ogni additivo ha uno scopo. L'ordine di prelievo delle provette è standardizzato per evitare che l'additivo dell'una contamini la successiva. L'emolisi, cioè la rottura dei globuli rossi, libera potassio, LDH e AST e falsa il risultato.
Schema — Le provette più comuni (i colori variano tra produttori)
| Tappo | Additivo | Uso tipico |
|---|---|---|
| Viola | EDTA: lega il calcio e impedisce la coagulazione | Emocromo, sul sangue intero |
| Azzurro | Citrato di sodio: lega il calcio in modo reversibile (una parte di citrato per nove di sangue) | Test di coagulazione |
| Verde | Eparina: ostacola la coagulazione | Chimica clinica su plasma |
| Rosso o giallo | Attivatore della coagulazione (con o senza gel): il sangue coagula e si ottiene il siero | Chimica clinica e immunologia su siero |
| Grigio | Fluoruro e ossalato: bloccano la glicolisi | Glucosio e lattato |
Poi il campione viaggia, e tempo e temperatura contano. Se il sangue non viene centrifugato e il siero separato, le cellule continuano a consumare glucosio: in una provetta senza inibitore della glicolisi la glicemia cala di circa il 5-7% all'ora. Alcune sostanze, come la bilirubina, vanno protette dalla luce.
Collegamento: se il campione arriva in buone condizioni, può essere misurato: è la fase analitica, che chiede di capire anche quanto ci si può fidare di una misura.
3. La fase analitica e la statistica di base (lezioni 6 e 7)
La fase analitica è la misura: lo strumento determina la concentrazione o l'attività di un analita, la sostanza che si vuole misurare. I metodi sono vari: la fotometria misura la luce assorbita, che è proporzionale alla concentrazione (legge di Lambert-Beer); gli elettrodi ione-selettivi misurano sodio e potassio; gli immunodosaggi sfruttano gli anticorpi. Lo strumento va calibrato e controllato. La statistica serve a dire quanto fidarsi. La media e la deviazione standard (SD) descrivono centro e dispersione dei valori; il coefficiente di variazione (CV% = SD / media × 100) esprime la dispersione in percentuale. In una distribuzione normale circa il 95% dei valori sta entro due deviazioni standard dalla media (più precisamente 1,96): su questo si basa l'intervallo di riferimento, il 95% centrale dei valori di una popolazione di riferimento. Per definizione il 5% delle persone sane cade fuori, quindi un valore appena fuori non significa malattia.
Non vanno confuse precisione (risultati ripetuti vicini tra loro) e accuratezza (vicinanza al valore vero): l'errore casuale riduce la precisione, l'errore sistematico sposta tutti i risultati nella stessa direzione. Per giudicare un test diagnostico servono la sensibilità (la quota di malati che il test riconosce) e la specificità (la quota di sani che il test riconosce come tali). Ma quanto è affidabile un risultato positivo, il valore predittivo positivo, dipende anche da quanto è diffusa la condizione, cioè dalla prevalenza. Ecco un test ipotetico con sensibilità 90% e specificità 95%, applicato a 10.000 persone:
Schema — Lo stesso test in tre situazioni (valori illustrativi)
| Prevalenza | Malati su 10.000 | Veri positivi | Falsi positivi | Valore predittivo positivo |
|---|---|---|---|---|
| 1% | 100 | 90 | 495 | 90 / 585 = 15,4% |
| 10% | 1.000 | 900 | 450 | 900 / 1.350 = 66,7% |
| 50% | 5.000 | 4.500 | 250 | 4.500 / 4.750 = 94,7% |
Collegamento: dopo la misura il numero deve diventare informazione: è il compito della fase post-analitica, dell'interpretazione e del controllo di qualità.
4. Post-analitica, interpretazione e controllo di qualità (lezioni 8, 9 e 10)
Nella fase post-analitica il risultato è validato: si verifica che sia plausibile, coerente con gli altri esami e con i valori precedenti della stessa persona (il confronto con i risultati passati si chiama delta check) e privo di segnali di interferenza. Poi si emette il referto e si segnalano subito i valori critici, così alterati da richiedere un intervento urgente. L'interpretazione confronta il risultato con l'intervallo di riferimento e con i valori decisionali (soglie cliniche, come quelle della glicemia) tenendo conto della variabilità biologica: i valori di una stessa persona oscillano e le persone differiscono tra loro. Per chi è seguito nel tempo, come un atleta, il confronto con i propri valori precedenti è spesso più informativo del confronto con la popolazione; su questa idea si basa il passaporto biologico dell'atleta dell'antidoping, che segue nel tempo i parametri ematologici individuali.
Il controllo di qualità si fa in due modi. Il controllo interno misura ogni giorno campioni di valore noto e riporta i risultati in una carta di controllo (Levey-Jennings) con i limiti media ± 1, 2 e 3 SD. Le regole di Westgard dicono quando intervenire: per esempio un punto oltre 3 SD (regola 13s) o due punti consecutivi oltre 2 SD dallo stesso lato (regola 22s). Punti dispersi indicano un errore casuale, una deriva da un lato un errore sistematico. Il controllo esterno, o valutazione esterna di qualità, confronta il laboratorio con altri su campioni inviati da un organizzatore.
Collegamento: un laboratorio affidabile è anche un laboratorio sicuro per chi ci lavora, il tema della lezione successiva.
5. La sicurezza nel laboratorio biomedico (lezione 11)
Il laboratorio lavora con campioni potenzialmente infetti, reagenti chimici e strumenti. Il principio delle precauzioni standard è trattare ogni campione come potenzialmente infetto: guanti, camice e protezione degli occhi quando serve, lavaggio delle mani, niente pipettaggio con la bocca, contenitori rigidi per aghi e taglienti, nessun cibo né bevanda. In Italia il rischio biologico è regolato dal Titolo X del D.Lgs. 81/2008 (esposizione ad agenti biologici), che classifica gli agenti biologici in quattro gruppi in base al rischio. I rifiuti sanitari a rischio infettivo seguono percorsi dedicati, e per il rischio chimico servono etichette e schede di dati di sicurezza. Dopo una puntura accidentale con un ago si lava la ferita e si segnala subito l'incidente, per attivare le procedure previste dopo l'esposizione.
Collegamento: chiariti il percorso e le regole, il programma passa alle tecniche con cui si misurano le sostanze, a cominciare da come si separano quelle di una miscela.
6. Separare e riconoscere: cromatografia, elettroforesi, tecniche immunologiche (lezioni 12, 13, 14 e 15)
Molti campioni sono miscele complesse: per misurare una sostanza bisogna prima separarla o riconoscerla. I metodi di separazione in chimica clinica vanno dalla centrifugazione, che separa in base alla densità (così si ottengono siero o plasma dalle cellule), all'estrazione e alla dialisi, fino alla cromatografia e all'elettroforesi. Nella cromatografia i componenti di una miscela si distribuiscono in modo diverso tra una fase stazionaria e una fase mobile che scorre su di essa; ognuno esce dalla colonna in un tempo caratteristico, il tempo di ritenzione, e un rivelatore lo misura. La cromatografia liquida ad alta prestazione (HPLC) e la gascromatografia, spesso accoppiate alla spettrometria di massa, che identifica le molecole dalla massa dei loro frammenti, si usano per vitamine, ormoni steroidei, farmaci e analisi tossicologiche. Nell'elettroforesi molecole cariche migrano in un campo elettrico, attraverso un gel o un capillare, a velocità diverse secondo carica, dimensioni e forma.
Le tecniche immunologiche sfruttano il legame specifico tra anticorpo e antigene. Nei metodi "a sandwich", adatti a molecole grandi come le proteine, due anticorpi catturano e rivelano l'analita; in quelli "competitivi", adatti a molecole piccole come molti ormoni, l'analita compete con una molecola marcata. Il segnale può venire da un enzima (ELISA), da luce chimica (chemiluminescenza), da fluorescenza o dalla torbidità; i test rapidi a flusso laterale seguono lo stesso principio. Il limite sono le reazioni crociate e le interferenze: per esempio dosi elevate di biotina negli integratori possono falsare alcuni immunodosaggi, quindi chi li assume deve dirlo al laboratorio. Metti a confronto le tre famiglie:
Confronta tre famiglie di tecniche
| Dimensione | Cromatografia | Elettroforesi | Immunodosaggi |
|---|---|---|---|
| Principio | Distribuzione tra fase stazionaria e fase mobile | Migrazione di molecole cariche in un campo elettrico | Legame specifico tra anticorpo e antigene |
| Cosa misura di tipico | Molecole piccole: vitamine, steroidi, farmaci, sostanze tossicologiche | Frazioni di proteine, varianti dell'emoglobina | Ormoni, proteine e marcatori |
| Esempio d'uso | Analisi tossicologiche con spettrometria di massa; emoglobina glicata con HPLC | Elettroforesi delle proteine del siero | Dosaggio di ormoni e ferritina |
| Limite | Strumenti costosi e personale specializzato | Mostra frazioni, non singole molecole: per identificarle servono altre tecniche | Reazioni crociate e interferenze, come quella della biotina |
Tre modi di distinguere le molecole: per come si ripartiscono tra due fasi, per come si muovono in un campo elettrico, per come si legano a un anticorpo.
Collegamento: separare e riconoscere le proteine è una cosa, leggere direttamente l'informazione genetica un'altra: il passo successivo è la biologia molecolare.
7. Biologia molecolare e diagnostica molecolare (lezioni 16 e 17)
La biologia molecolare studia gli acidi nucleici, DNA e RNA. In diagnostica si cerca una sequenza specifica, per esempio il genoma di un virus o una variante genetica. La tecnica chiave è la PCR, la reazione a catena della polimerasi, che procede per cicli di tre passaggi: denaturazione (circa 94-95 °C, i due filamenti si separano), appaiamento dei primer (circa 50-65 °C) ed estensione (circa 72 °C, con una polimerasi resistente al calore). Ogni ciclo raddoppia in teoria la quantità di bersaglio, quindi da una copia dopo n cicli se ne ottengono 2n: 1.024 dopo 10 cicli, 1.048.576 dopo 20, oltre un miliardo (1.073.741.824) dopo 30. Nella PCR real-time l'amplificazione si segue con un segnale di fluorescenza e il ciclo in cui il segnale supera la soglia (Ct) è tanto più basso quanto più bersaglio c'era all'inizio. Per cercare un RNA lo si trascrive prima in DNA con la trascrittasi inversa (RT-PCR).
La diagnostica molecolare si usa per le malattie infettive (identificare e quantificare l'agente), la genetica (varianti ereditarie), l'oncologia (mutazioni delle cellule tumorali) e la farmacogenetica. Nello sport circolano anche test genetici "diretti al consumatore" che promettono di individuare il talento o il programma di allenamento ideale: una dichiarazione di consenso di esperti internazionali del 2015 ha concluso che nessun test genetico commerciale disponibile permetteva di farlo.
Collegamento: concluse le tecniche, si passa agli esami per area, a partire dall'esame più richiesto in assoluto: l'emocromo.
8. Ematologia ed emocromo (lezioni 18, 19 e 20)
Il sangue è un tessuto: una parte liquida, il plasma (il siero è ciò che resta dopo la coagulazione), e una parte cellulare di globuli rossi (eritrociti), globuli bianchi (leucociti) e piastrine, prodotte nel midollo osseo da cellule staminali emopoietiche. L'emocromo conta e descrive queste cellule con un contaglobuli automatico. Per i globuli rossi riporta RBC (il numero), Hb (l'emoglobina, la proteina che trasporta l'ossigeno) e Hct (l'ematocrito, la quota di volume occupata dai globuli rossi), più gli indici eritrocitari: MCV (volume medio di un globulo rosso), MCH (emoglobina media per globulo rosso) e MCHC (concentrazione dell'emoglobina nei globuli rossi), e l'RDW, la variabilità delle dimensioni. Poi ci sono i globuli bianchi (WBC) con la formula leucocitaria (neutrofili, linfociti, monociti, eosinofili, basofili) e le piastrine (PLT) con il loro volume medio (MPV).
Gli indici si ricavano da tre misure: MCV (fL) = Hct (%) × 10 / RBC (1012/L); MCH (pg) = Hb (g/dL) × 10 / RBC; MCHC (g/dL) = Hb (g/dL) × 100 / Hct (%). In molti contaglobuli l'MCV è misurato direttamente e l'ematocrito calcolato, ma il legame tra le tre grandezze non cambia. L'MCV orienta sul tipo di anemia: sotto 80 fL (microcitosi) verso carenza di ferro o talassemie; tra 80 e 100 fL (normocitosi) verso altre cause; sopra 100 fL (macrocitosi) verso carenza di vitamina B12 o di folati, alcol, malattie del fegato, ipotiroidismo. I limiti variano tra laboratori. Prova a calcolare gli indici di quattro casi illustrativi:
Calcola gli indici eritrocitari
Caso 1: MCV 90 fL (tra 80 e 100), MCH 30 pg, MCHC 33,3 g/dL. Il volume e il contenuto di emoglobina dei globuli rossi sono nei limiti tipici.
Valori illustrativi, scelti per l'esercizio: non sono referti di persone reali, e non bastano a fare una diagnosi.
Collegamento: proprio l'ultimo caso introduce il tema della lezione 23, perché nell'atleta l'emocromo può differire dalla norma senza che ci sia una malattia.
9. Emocromo e attività fisica (lezione 23)
Nell'atleta l'emocromo può differire dalla norma senza che ci sia una malattia. L'allenamento di resistenza espande il volume plasmatico più di quanto aumenti la massa dei globuli rossi: emoglobina ed ematocrito possono risultare un po' più bassi anche se la massa totale di emoglobina è aumentata. È la cosiddetta pseudoanemia dell'atleta, dovuta a emodiluizione. Dopo uno sforzo acuto accade il contrario: acqua passa dal plasma ai tessuti e il sangue si concentra (emoconcentrazione), mentre i globuli bianchi, soprattutto i neutrofili, aumentano per alcune ore (leucocitosi da sforzo). L'altitudine stimola la produzione di globuli rossi.
Esiste poi una vera carenza di ferro, frequente negli sport di resistenza e tra le atlete. Tra le cause ci sono perdite mestruali, di sudore e intestinali, la rottura dei globuli rossi per l'impatto dei piedi sul terreno e l'aumento dell'epcidina, l'ormone che riduce l'assorbimento del ferro, dopo sforzi intensi. Distinguerla dalla pseudoanemia è compito del medico, con ferritina e altri indici del ferro; l'andamento di MCV e MCH, come nel calcolo del blocco precedente, è un primo indizio.
Collegamento: oltre a trasportare ossigeno, il sangue deve anche fermarsi quando serve: è il tema dell'emostasi, che il programma tratta nelle lezioni 21 e 22.
10. Emostasi e coagulazione (lezioni 21 e 22)
L'emostasi è l'insieme dei processi che fermano un sanguinamento mantenendo il sangue fluido nei vasi. L'emostasi primaria è quella delle piastrine, che aderiscono alla parete lesa (con l'aiuto del fattore di von Willebrand) e si aggregano nel tappo piastrinico. L'emostasi secondaria, o coagulazione, è una cascata di fattori, indicati con numeri romani, che termina con la trasformazione del fibrinogeno in fibrina, la rete che rinforza il tappo. La cascata ha una via estrinseca (fattore tissutale e fattore VII), una via intrinseca e una via comune dal fattore X in poi. Quando il tappo non serve più, la fibrinolisi lo scioglie: la plasmina degrada la fibrina, e il D-dimero è uno dei suoi prodotti di degradazione.
I test corrispondono alle fasi: la conta delle piastrine esplora l'emostasi primaria; il PT/INR (tempo di protrombina) esplora la via estrinseca e comune ed è usato per monitorare gli anticoagulanti antagonisti della vitamina K, come il warfarin; l'aPTT esplora la via intrinseca e comune ed è usato per l'eparina e per alcune carenze di fattori; il fibrinogeno misura il substrato della fibrina; il D-dimero si usa in contesti selezionati per escludere una trombosi.
Tra le alterazioni emostatiche ci sono quelle emorragiche: l'emofilia A (carenza del fattore VIII) e B (fattore IX), malattie legate al cromosoma X; la malattia di von Willebrand, la più frequente tra le coagulopatie ereditarie; le trombocitopenie, cioè poche piastrine; la carenza di vitamina K e le malattie del fegato, perché molti fattori sono prodotti lì. E quelle trombotiche: le trombofilie, come il fattore V Leiden, e la trombosi venosa profonda. Nello sport un disturbo emorragico conta soprattutto nei traumi degli sport di contatto, mentre immobilizzazione dopo un infortunio e viaggi lunghi aumentano il rischio di trombosi.
Collegamento: dal sangue come tessuto si passa al sangue come mezzo che porta energia ai muscoli: il metabolismo del glucosio.
11. Metabolismo glucidico, diabete e attività motoria (lezioni 24, 25 e 26)
La glicemia è tenuta in equilibrio da due ormoni. L'insulina, prodotta dalle cellule beta del pancreas, favorisce l'ingresso del glucosio nei tessuti e abbassa la glicemia. Il glucagone, delle cellule alfa, mobilita il glucosio dal fegato (glicogenolisi e gluconeogenesi) e la alza. Il muscolo ha una via in più: durante la contrazione il trasportatore GLUT4 si porta sulla membrana anche senza insulina, quindi l'esercizio abbassa la glicemia e per ore aumenta la sensibilità all'insulina. I principali esami sono la glicemia a digiuno, la curva da carico orale di glucosio (OGTT), l'emoglobina glicata (HbA1c), che riflette la glicemia media degli ultimi due-tre mesi, il peptide C, che misura la secrezione di insulina, e nel diabete di tipo 1 gli autoanticorpi. I criteri diagnostici del diabete sono una glicemia a digiuno di almeno 126 mg/dL, una glicemia a due ore dal carico di almeno 200 mg/dL o un'HbA1c di almeno 6,5% (48 mmol/mol), da confermare e valutare dal medico.
Schema — Diabete di tipo 1 e di tipo 2
| Aspetto | Tipo 1 | Tipo 2 |
|---|---|---|
| Meccanismo | Distruzione autoimmune delle cellule beta: carenza assoluta di insulina | Insulino-resistenza con deficit relativo di insulina |
| Esami caratteristici | Autoanticorpi; peptide C basso | Peptide C normale o alto, almeno all'inizio |
| Effetto dell'esercizio sulla glicemia | Abbassa la glicemia; rischio di ipoglicemia anche nelle ore successive; con carenza di insulina può comparire chetosi | Migliora la sensibilità all'insulina e, in media, l'HbA1c di circa 0,5-0,7 punti percentuali con programmi strutturati |
| Attenzione | Monitoraggio della glicemia e piano concordato con l'équipe diabetologica | Rischio di ipoglicemia soprattutto con insulina o alcuni farmaci |
Si parla di ipoglicemia sotto i 70 mg/dL (3,9 mmol/L). La gestione dell'attività fisica in chi ha il diabete è definita insieme al medico: qui servono i principi per capire che cosa si monitora e perché.
Collegamento: dopo il glucosio, il programma passa all'altra grande famiglia di analiti del sangue: le proteine.
12. Proteine del sangue, immunoglobuline e fase acuta (lezioni 27 e 28)
L'albumina è la proteina plasmatica più abbondante: la produce il fegato, mantiene la pressione oncotica e trasporta molte sostanze; cala nelle malattie del fegato, nelle perdite renali, nella malnutrizione e nell'infiammazione. L'elettroforesi delle proteine del siero le separa in cinque frazioni: albumina, alfa-1, alfa-2, beta e gamma globuline. Le immunoglobuline (anticorpi) stanno soprattutto nella frazione gamma, e sono di cinque classi: IgG (le più abbondanti, tipiche della risposta secondaria), IgA (secrezioni delle mucose), IgM (la prima risposta), IgE (allergie e parassiti) e IgD. Un picco stretto nella zona gamma suggerisce una componente monoclonale, da approfondire con altri esami.
Le proteine della fase acuta sono prodotte dal fegato sotto lo stimolo di citochine come l'interleuchina-6, in infiammazione, infezione e danno tissutale. Alcune aumentano (positive): proteina C reattiva (PCR), fibrinogeno, ferritina, aptoglobina. Altre calano (negative): albumina e transferrina. La PCR sale in 6-8 ore, raggiunge il picco in 24-48 e torna bassa in pochi giorni, quindi segue l'infiammazione più rapidamente della VES. Dopo sforzi molto prolungati, come una maratona, PCR e interleuchina-6 aumentano in modo transitorio, e un valore alterato va letto tenendo conto di quando ci si è allenati. Le metodologie biochimiche della lezione 28 sono quelle già viste: fotometria, anche con metodi enzimatici che misurano la velocità con cui un enzima trasforma un substrato, immunoturbidimetria e nefelometria per le proteine, elettrodi ione-selettivi.
Collegamento: proteine e sostanze di scarto passano dal rene: gli ultimi due argomenti sono l'esame delle urine e la funzionalità renale.
13. Esame delle urine e funzionalità renale nell'atleta (lezioni 29 e 30)
L'esame delle urine ha tre parti: fisica (colore, limpidezza, peso specifico, di solito tra circa 1,003 e 1,030), chimica con strisce reattive (pH, proteine, glucosio, chetoni, sangue, bilirubina, urobilinogeno, nitriti, esterasi leucocitaria) e microscopica sul sedimento (globuli rossi e bianchi, cilindri, cristalli, cellule epiteliali). Di norma si raccoglie il mitto intermedio, per ridurre la contaminazione. Nello sport il peso specifico oltre circa 1,020 è spesso usato come indicatore di scarsa idratazione. Dopo sforzi intensi può comparire una proteinuria transitoria, che di solito scompare in uno-due giorni, mentre una proteinuria persistente va valutata dal medico. Nella rabdomiolisi, cioè nella distruzione del muscolo, le urine sono scure e la striscia risulta positiva per il sangue senza globuli rossi al sedimento, perché la striscia reagisce anche alla mioglobina.
La funzionalità renale si valuta con la creatinina nel siero, un prodotto del metabolismo muscolare, da cui si stima il filtrato glomerulare (eGFR) con formule come la CKD-EPI; con l'urea; con l'esame delle urine e con il rapporto albumina/creatinina urinario. Nell'atleta la creatinina dipende dalla massa muscolare e dalla creatina assunta con gli integratori, quindi può risultare più alta senza malattia renale: la cistatina C, meno legata alla massa muscolare, può aiutare. Dopo sforzi estremi, come una maratona, in molti corridori la creatinina sale in modo transitorio e rientra in pochi giorni; la disidratazione e gli antinfiammatori non steroidei aumentano il rischio di un danno renale.
Collegamento: gli esami visti finora servono anche a monitorare l'adattamento all'allenamento, come dicono gli obiettivi del programma.
14. Dagli obiettivi: test metabolici, sovrallenamento e test tossicologici
Gli obiettivi citano tre famiglie di indagini, i parametri biochimici, i test metabolici e i test tossicologici, e il monitoraggio del sovrallenamento. Qui sono collegati agli argomenti già visti. I test metabolici descrivono come l'organismo usa l'energia: glicemia e HbA1c, chetoni e lattato, che nei test da sforzo si misura su una goccia di sangue dal polpastrello o dal lobo dell'orecchio per costruire la curva di accumulo del lattato.
La sindrome da sovrallenamento è un calo prolungato della prestazione nonostante il riposo, non spiegato da altre cause. Nessun marcatore di laboratorio la diagnostica da solo: CK, urea, cortisolo, rapporto testosterone/cortisolo, emocromo e ferritina si seguono nel tempo insieme a sintomi, carico di lavoro e prestazione, e la diagnosi si fa per esclusione di altre cause, come indica un documento di consenso europeo e americano del 2013. I test tossicologici cercano sostanze estranee o tossiche nei liquidi biologici: di solito un primo test di screening con tecniche immunologiche è confermato da cromatografia accoppiata a spettrometria di massa, che identifica la molecola in modo specifico.
Metodo di studio
- Segui il percorso del campione. Per ogni esame chiediti che cosa misura, con quale tecnica, quali errori pre-analitici lo possono falsare e come cambia in chi si allena.
- Fai una scheda per esame. Emocromo, coagulazione, glicemia, proteine, urine e creatinina: analita, metodo, quando è alterato e che cosa fa l'esercizio. Cinque o sei schede riassumono la seconda metà del programma.
- Tieni separate le coppie che si confondono. Precisione e accuratezza, errore casuale e sistematico, sensibilità e specificità, siero e plasma, fase pre-analitica e post-analitica.
- Rifai i calcoli a mano. Gli indici eritrocitari, il coefficiente di variazione e il valore predittivo positivo si capiscono solo calcolandoli: usa gli esempi di questa guida e inventa i tuoi.
- Separa "leggere" da "interpretare". Accanto a ogni valore annota che cosa permette di dire e chi lo interpreta: il programma lavora sulla prima parte, la seconda è del medico.
- Usa dispense e questionari. A ogni videolezione sono collegati una dispensa PDF (o capitoli di un e-book) e un questionario di autoverifica: servono a controllare di aver capito. I quattro testi consigliati sono per l'approfondimento.
Come funziona l'esame
Come tutti gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele dal 2026: prova intermedia online (Lockdown Browser, da casa) seguita da prova finale obbligatoria in presenza per verbalizzare il voto definitivo.
Le modalità cambiano frequentemente: numero di domande, sessioni in presenza, punti premialità, tablet vs orale. Trovi tutto spiegato nella guida completa, sempre aggiornata:
Come funzionano gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele →Quanto tempo serve
6 CFU corrispondono a circa 150 ore di impegno complessivo, calcolando le 25 ore per credito previste di norma, e le 30 videolezioni durano circa 15 ore: il resto è studio delle dispense, questionari di autoverifica e ripasso. Come indicazione, un piano di 4-6 settimane permette di dedicare circa una settimana a ciascun gruppo di lezioni: dal prelievo al referto (1-11), tecniche di analisi (12-17), ematologia ed emostasi (18-23), glicemia, proteine, urine e rene (24-30), e poi il ripasso. Il programma non richiede conoscenze preliminari, ma chi ha già basi di chimica, biologia e fisiologia procede più in fretta; chi parte da zero può usare le settimane in più per la prima parte.
Questa materia ti prepara a…
Fondamenti di Tecniche di medicina di laboratorio applicate allo sport è un esame a scelta e non è propedeutico ad altri esami del corso, ma i collegamenti di contenuto sono molti:
- Fisiologia Applicata allo Sport (primo anno): metabolismo energetico, risposta cardiovascolare e ormonale all'esercizio sono la spiegazione di molti valori visti qui
- Metodologia della Valutazione Motoria: i parametri di laboratorio si affiancano ai test motori nel seguire l'adattamento all'allenamento
- Nutrizione nello Sportivo e nelle Varie Fasi della Vita (Statutario) e Nutrizione Clinica e Dietetica Applicata allo Sport (Bio-Sanitario): glicemia, ferro, vitamine e proteine sono i parametri su cui si impostano gli interventi alimentari
- L'analisi del microbiota intestinale nello sportivo (a scelta): un'applicazione delle tecniche di sequenziamento a un campione di feci
Prepari Tecniche di medicina di laboratorio applicate allo sport in questo periodo? Trova il gruppo della tua materia.
Domande frequenti
6 CFU, settore MED/46, con il codice 0502506MED46NM. È un insegnamento a scelta dell'A.A. 2026/2027 di Scienze Motorie, per entrambi gli indirizzi (Statutario e Bio-Sanitario). Il programma ha 30 videolezioni, cinque per ogni CFU.
Il programma ufficiale dice che non sono richieste conoscenze preliminari. Nozioni di biologia, chimica e fisiologia aiutano, soprattutto per ematologia e metabolismo, ma le lezioni partono dalle basi: prima il percorso del campione, poi le tecniche, poi gli esami.
Il programma tratta l'emocromo, la coagulazione, il metabolismo del glucosio e il diabete, le proteine del sangue, l'esame delle urine e la funzionalità renale, sempre con il legame con l'attività fisica, dopo aver spiegato il percorso del campione, la statistica di base, il controllo di qualità e le tecniche di analisi.
È tutto ciò che precede la misura: preparazione della persona (per esempio il digiuno), prelievo, scelta della provetta, trasporto e conservazione del campione. È importante perché, secondo diversi studi, una quota elevata degli errori di laboratorio nasce qui; per un atleta conta anche il tempo trascorso dall'ultimo allenamento.
MCV (fL) = ematocrito (%) × 10 / globuli rossi (milioni per µL); MCH (pg) = emoglobina (g/dL) × 10 / globuli rossi (milioni per µL); MCHC (g/dL) = emoglobina (g/dL) × 100 / ematocrito (%). Con emoglobina 15 g/dL, globuli rossi 5,0 e ematocrito 45% si ottengono MCV 90 fL, MCH 30 pg e MCHC 33,3 g/dL.
La sensibilità è la quota di persone malate che il test riconosce come positive; la specificità è la quota di persone sane che il test riconosce come negative. L'affidabilità di un risultato positivo (valore predittivo positivo) dipende anche dalla prevalenza: con sensibilità 90% e specificità 95% su 10.000 persone, se la condizione riguarda l'1% il valore predittivo positivo è circa il 15%, se riguarda il 50% è circa il 95%.
L'allenamento di resistenza espande il volume plasmatico più della massa dei globuli rossi, così emoglobina ed ematocrito possono risultare un po' più bassi (pseudoanemia dell'atleta); dopo uno sforzo acuto il sangue si concentra e i globuli bianchi aumentano per qualche ora. Esiste anche una vera carenza di ferro, che distingue il medico.
No. La creatinina dipende dalla massa muscolare, dalla creatina degli integratori, dalla disidratazione e da uno sforzo recente: dopo una maratona, per esempio, può salire in modo transitorio. Per valutare la funzione renale il medico considera anche l'esame delle urine e, quando serve, la cistatina C.
Il programma punta a una solida base teorica per comprendere, interpretare e utilizzare le informazioni dei test di laboratorio e per collaborare con i medici dello sport. Interpretare qui significa leggere un risultato nel suo contesto (intervallo di riferimento, fonti di errore, effetto dell'allenamento); la diagnosi e le decisioni sulla salute di una persona spettano al medico.
Le modalità d'esame di Pegaso cambiano di frequente e sono riportate nel programma ufficiale della materia e nella guida sugli esami Pegaso, che resta il riferimento aggiornato.