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L24-MERCATORUM · Scienze Psicologiche — Mercatorum

Modelli e Tecniche di Osservazione del Comportamento L24 Mercatorum

Modelli e tecniche di osservazione del comportamento nei contesti educativi e sociali è un esame da 6 CFU del secondo anno di Scienze e Tecniche Psicologiche L24 Mercatorum, nel settore della psicologia dello sviluppo e dell'educazione (M-PSI/04). Insegna a guardare il comportamento in modo sistematico: decidere che cosa osservare, dove, quando e con quale strumento, registrare i dati in modo che un altro osservatore arrivi allo stesso risultato e usarli per capire un bambino, una classe o una famiglia.

È un esame molto concreto. Metà del corso è metodo: tipi di osservazione, campionamento, griglie, scale, check-list, Q-sort, accordo tra osservatori. L'altra metà applica il metodo agli ambiti dello sviluppo: competenza sociale, linguaggio, temperamento, funzioni esecutive, emozioni, gioco, sviluppo atipico e relazioni familiari. Questa guida mette in fila il programma, divide gli argomenti in venti blocchi con uno schema per ognuno, spiega che cosa c'è nel programma da 36 lezioni del codice più vecchio e come è organizzato l'esame.

Scheda materia
6
CFU
2
Anno
M-PSI/04
SSD
0242506MPSI04
Codice più recente
Indirizzo
Statutario

Di cosa parla il programma

Cosa trovi in questa guida

Prima il programma ufficiale, i due codici e il gruppo dell'esame. Poi gli argomenti in venti blocchi, nell'ordine delle lezioni: il metodo osservativo e la sua pianificazione, i tipi di osservazione, gli strumenti dal resoconto narrativo al Q-sort, l'attendibilità e l'etica, e infine l'osservazione applicata allo sviluppo. C'è una linea del tempo degli studi che hanno fatto la storia dell'osservazione, da Darwin a Bakeman e Gottman, un esercizio per scegliere lo strumento giusto e un calcolo del kappa di Cohen passo per passo. Chi ha il programma da 36 lezioni trova una sezione dedicata.

Il PDF ufficiale del codice più recente dichiara lo scopo del corso: fornire gli strumenti teorici e metodologici per indagare i processi educativi con il metodo osservativo, sia nell'età evolutiva sia nell'età adulta, nell'ottica dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita. Tra le abilità attese cita la capacità di costruire strumenti di osservazione, di usare procedure statistiche di base sui dati raccolti e di orientarsi tra i modelli teorici che usano l'osservazione: etologico, ecologico, piagetiano, psicoanalitico. Le videolezioni sono 31, in un elenco unico che si apre con la presentazione del corso.

Le 31 videolezioni del programma ufficiale (codice 0242506MPSI04)

Il metodo

  1. Presentazione del corso
  2. L'osservazione come metodo
  3. Pianificare l'osservazione: luogo e tempo
  4. Pianificare l'osservazione: chi osservare
  5. Pianificare l'osservazione: cosa e come osservare
  6. Procedure di rilevazione dei dati osservativi

Tipi di osservazione

  1. Osservazione diretta distaccata
  2. Osservazione diretta partecipante
  3. Osservazione strumentale
  4. L'osservazione strumentale nella pratica

Gli strumenti

  1. Il resoconto narrativo
  2. La griglia osservativa
  3. Le scale di valutazione
  4. Gli schemi di codifica e le check-list
  5. L'osservazione indiretta: le interviste
  6. L'osservazione indiretta in pratica
  7. Il Q-sort
  8. Attendibilità e validità nel metodo osservativo
  9. Osservazione: etica e comunicazione

Osservare lo sviluppo

  1. Competenza sociale e come rilevarla
  2. Valutare la competenza sociale nella pratica
  3. Osservare e valutare lo sviluppo cognitivo
  4. Osservare e valutare lo sviluppo comunicativo e linguistico
  5. Osservare e valutare il temperamento
  6. Osservare le funzioni esecutive e l'autoregolazione
  7. Valutare le funzioni esecutive e l'autoregolazione nella pratica
  8. Osservare i prerequisiti dell'apprendimento
  9. Osservare e valutare la competenza emotiva
  10. Il gioco nella pratica osservativa
  11. Osservare nella pratica lo sviluppo atipico
  12. Osservare e valutare le relazioni familiari

Con le regole d'esame del 2026/2027 a Mercatorum la prova finale copre le ultime dieci lezioni negli insegnamenti da almeno 5 CFU, come questo: qui sono le lezioni dalla 22 alla 31, cioè quasi tutta la parte applicata allo sviluppo, dallo sviluppo cognitivo alle relazioni familiari. All'atto pratico si contano i capitoli, e ogni capitolo può avere una o più videolezioni. I dettagli sono nella sezione Come funziona l'esame.

Stai preparando Modelli e tecniche di osservazione? Nella community trovi riassunti, schemi e confronti sui tempi di studio e sulle prove.

Codici, programma vecchio e nuovo, gruppo

L'esame esiste con due codici, entrambi da 6 CFU e al secondo anno, ma con programmi molto diversi. Il codice 0242506MPSI04 è quello del piano di studi 2026/2027 e ha il programma da 31 videolezioni sull'osservazione descritto in questa guida. Il codice 0241806MPSI04 compare nel piano 2024/2025: il suo PDF condivide con il nuovo titolo, obiettivi e testi di riferimento, ma elenca 36 videolezioni di psicologia dell'orientamento, dal bilancio di competenze al counselling, dall'outplacement all'employability. Il codice esatto del tuo esame, e quindi l'elenco delle lezioni su cui studiare, è nel piano di studi della piattaforma.

Il dubbio su quale programma studiare ricorre nel gruppo dell'esame. La regola è semplice: conta l'elenco delle videolezioni del tuo corso in piattaforma. Se coincide con quello del PDF da 36 lezioni, i blocchi di questa guida ti servono solo in parte: trovi una sintesi dei temi dell'orientamento nella sezione dedicata.

Codice CFU Piano e programma Gruppo
0242506MPSI04 6 Secondo anno, piano 2026/2027: 31 videolezioni sull'osservazione
0241806MPSI04 6 Secondo anno, piano 2024/2025: 36 videolezioni sull'orientamento

Argomenti del programma da approfondire

Il corso risponde a una domanda: come si passa dal "guardare" all'osservare in modo scientifico? Servono tre cose. La prima è un metodo: decidere in anticipo che cosa osservare e come registrarlo, perché l'osservazione senza regole produce impressioni, non dati. La seconda sono gli strumenti, ognuno con i suoi pregi e i suoi limiti: il resoconto narrativo coglie la ricchezza di una scena, la check-list la riduce a poche voci confrontabili. La terza sono gli ambiti in cui si osserva: lo sviluppo del bambino, la classe, la famiglia. I venti blocchi seguono l'ordine delle lezioni.

Mappa — la sequenza di questa guida

Il metodo (lezioni 2-6)

  1. L'osservazione come metodo
  2. Luogo, tempo e soggetti
  3. Cosa e come osservare
  4. Campionare e registrare

Tipi e strumenti (lezioni 7-19)

  1. Distaccata e partecipante
  2. Osservazione strumentale
  3. Il resoconto narrativo
  4. La griglia osservativa
  5. Le scale di valutazione
  6. Schemi di codifica e check-list
  7. L'osservazione indiretta
  8. Il Q-sort
  9. Attendibilità e validità
  10. Etica e comunicazione

Osservare lo sviluppo (lezioni 20-31)

  1. La competenza sociale
  2. Sviluppo cognitivo e linguistico
  3. Il temperamento
  4. Funzioni esecutive e prerequisiti
  5. Competenza emotiva e gioco
  6. Sviluppo atipico e famiglia

I blocchi 16-20 corrispondono alle lezioni 22-31, la parte della prova finale.

1. L'osservazione come metodo e i suoi modelli

Tutti osserviamo di continuo, ma l'osservazione di tutti i giorni è selettiva, guidata dalle aspettative e mescola ciò che si vede con ciò che si pensa. L'osservazione come metodo scientifico si distingue per tre caratteristiche: ha uno scopo dichiarato in anticipo, segue procedure esplicite di raccolta e registrazione, e produce dati che un altro osservatore può controllare. In psicologia è il metodo più antico e resta insostituibile quando si studiano bambini piccoli, che non possono rispondere a questionari, o comportamenti che le persone non sanno descrivere di sé, come i gesti, gli sguardi, gli scambi in un gruppo.

Una distinzione di partenza riguarda il grado di struttura. L'osservazione non strutturata, o carta e matita, registra liberamente ciò che accade ed è utile nelle fasi esplorative, quando non si sa ancora quali comportamenti siano importanti. L'osservazione sistematica decide prima le categorie da registrare, le definisce con precisione e usa strumenti standard: è meno ricca ma permette confronti, conteggi e verifiche di attendibilità. Un'altra distinzione riguarda il setting: l'osservazione naturalistica avviene nei contesti di vita, come casa, nido o scuola, quella di laboratorio in situazioni preparate dal ricercatore, che controlla meglio le variabili ma rischia di ottenere comportamenti meno spontanei.

Il PDF cita i principali modelli teorici che usano l'osservazione. Ognuno guarda il comportamento con domande diverse, e di conseguenza osserva in modo diverso.

Schema — Quattro modelli che usano l'osservazione

Modello Che cosa osserva Come
Etologico Il comportamento come adattamento all'ambiente, a partire dagli studi sugli animali Ambiente naturale, unità di comportamento descritte in modo fisico in un etogramma, nessuna interpretazione delle intenzioni
Ecologico Il comportamento dentro i contesti di vita e le loro relazioni (Bronfenbrenner, Barker) Setting naturali, attenzione a luoghi, persone, attività e legami tra contesti
Piagetiano I processi di pensiero del bambino e il loro sviluppo Osservazione dei propri figli e metodo clinico: compiti, domande e controproposte per seguire il ragionamento
Psicoanalitico Il mondo interno del bambino, la relazione e le emozioni che suscita nell'osservatore Infant observation di Esther Bick: visite settimanali in famiglia, nessuna nota durante la visita, resoconto scritto dopo e discusso in gruppo

Le date che seguono servono a collocare autori e strumenti. Molte domande a risposta multipla associano un nome a un metodo: la scala del gioco sociale a Parten, il resoconto di un'intera giornata a Barker e Wright, l'infant observation a Bick, la Strange Situation ad Ainsworth.

Il diario di un bambino

Charles Darwin pubblica le note raccolte anni prima sul primo figlio: riflessi, emozioni, primi segni di comunicazione. È uno dei primi diari biografici, lo strumento con cui nasce l'osservazione dello sviluppo.

Le categorie del gioco sociale

Mildred Parten osserva i bambini di una scuola dell'infanzia con brevi campioni di tempo e classifica il loro gioco in sei categorie, dal comportamento non occupato al gioco cooperativo. È un modello di osservazione sistematica ancora citato.

L'intelligenza osservata nei propri figli

Jean Piaget pubblica «La nascita dell'intelligenza nel bambino», costruita sulle osservazioni dei suoi tre figli nei primi due anni: descrizioni minuziose e piccole prove improvvisate in casa.

Una giornata intera

Roger Barker e Herbert Wright pubblicano «One Boy's Day», il resoconto continuo di una giornata di un bambino di sette anni, dal risveglio alla sera, registrato da osservatori a turno. È l'esempio classico di specimen record.

L'infant observation

Esther Bick descrive il metodo usato alla Tavistock Clinic di Londra per formare gli psicoterapeuti: osservare un neonato in famiglia una volta alla settimana, poi scrivere e discutere in gruppo ciò che si è visto e sentito.

La Strange Situation

Mary Ainsworth e colleghi pubblicano i risultati della procedura di laboratorio in otto episodi che osserva il bambino alle separazioni e alle riunioni con la madre e classifica la qualità dell'attaccamento.

Osservare l'interazione

Roger Bakeman e John Gottman pubblicano «Observing Interaction», manuale di riferimento per costruire schemi di codifica, calcolare l'accordo tra osservatori e analizzare le sequenze di comportamento.

Collegamento: scelto il modello, l'osservazione va pianificata. Le lezioni 3, 4 e 5 la scompongono in tre decisioni: dove e quando, chi, che cosa e come.

2. Pianificare l'osservazione: luogo, tempo e soggetti

La pianificazione parte dalla domanda a cui l'osservazione deve rispondere: descrivere come gioca un bambino al nido è diverso dal verificare se un intervento riduce i litigi in classe. Dalla domanda discendono le scelte pratiche, che le lezioni 3 e 4 trattano una per una.

Il luogo può essere naturale o strutturato. Nel setting naturale il comportamento è spontaneo ma l'osservatore non controlla ciò che accade: può aspettare a lungo un comportamento raro. Nel setting strutturato, come una stanza con giochi scelti o un compito proposto, si provoca la situazione che interessa e si confrontano soggetti diversi nelle stesse condizioni. Il tempo comprende la durata delle singole sessioni, il loro numero, il momento della giornata e il periodo complessivo: un bambino osservato solo all'arrivo al nido, quando piange per la separazione, darà un'immagine distorta. Le sessioni vanno distribuite in modo da rappresentare la vita del contesto, e serve un periodo di abituazione perché i soggetti si abituino alla presenza dell'osservatore.

Decidere chi osservare significa scegliere tra un singolo soggetto, una coppia, un piccolo gruppo o l'intera classe, e stabilire come selezionarli. Si può osservare un soggetto focale per volta, seguendolo per un periodo stabilito, oppure passare in rassegna a turno tutti i membri del gruppo. Con più soggetti conviene fissare un ordine di osservazione, anche casuale, per evitare di guardare sempre i bambini più vivaci, che attirano l'attenzione per primi.

Schema — Le decisioni della pianificazione

Decisione Domanda Esempi di scelta
Luogo Dove avviene il comportamento che mi interessa? Sezione del nido, cortile, laboratorio, casa
Tempo Quando, quanto spesso, per quanto? Sessioni di 10 minuti, due volte alla settimana, per un mese, dopo una settimana di abituazione
Soggetti Chi osservo e in che ordine? Soggetto focale, coppia, gruppo; ordine casuale tra i bambini
Contenuto Quali comportamenti registro? Categorie definite in modo operativo
Strumento Come registro? Resoconto, griglia, scala, check-list, video

Collegamento: la decisione più delicata è che cosa registrare. È il tema della lezione 5.

3. Cosa osservare: unità di comportamento e definizioni operative

Il flusso del comportamento è continuo: per registrarlo bisogna dividerlo in unità. Le unità possono essere molecolari, cioè piccoli movimenti descritti in modo fisico ("sorride", "tocca il braccio del compagno"), o molari, cioè sequenze più ampie definite dal loro significato ("consola il compagno", "gioca a fare la mamma"). Le unità molecolari sono più facili da registrare in modo concorde ma rischiano di perdere il senso; quelle molari colgono il significato ma richiedono più interpretazione all'osservatore.

Ogni categoria va scritta come definizione operativa: una descrizione di ciò che si vede, abbastanza precisa da permettere a due osservatori di decidere allo stesso modo se il comportamento c'è o no. "Aggressività" non è una definizione operativa; "colpisce, spinge o morde un altro bambino, o gli toglie un oggetto con la forza" lo è. Le buone definizioni indicano anche i casi limite, con esempi e controesempi.

Un insieme di categorie ben costruito ha due proprietà. Le categorie sono mutuamente esclusive, cioè un comportamento non può rientrare in due categorie nello stesso momento, ed esaustive, cioè ogni comportamento rilevante trova una categoria, anche solo "altro". La distinzione tra descrizione e inferenza attraversa tutto il corso: "Luca piange e si nasconde dietro la maestra" è descrizione; "Luca ha paura dei compagni" è un'interpretazione, che va tenuta separata e verificata.

Schema — Descrivere o interpretare

Registrazione inferenziale Registrazione descrittiva
Marta è gelosa del fratellino Quando la madre prende in braccio il fratello, Marta le tira la manica e dice «anche io»
Il bambino è distratto Durante la lettura guarda fuori dalla finestra per circa 40 secondi, due volte
Il gruppo collabora bene I tre bambini si passano i mattoncini e costruiscono una sola torre, uno propone e gli altri seguono

Collegamento: definite le categorie, bisogna decidere come campionare il tempo e come registrare. Sono le procedure di rilevazione della lezione 6.

4. Le procedure di rilevazione: campionare e registrare

Nessuno può registrare tutto ciò che fa un gruppo per ore. Le regole di campionamento stabiliscono chi si osserva e quando; le regole di registrazione stabiliscono come si annota ciò che si vede. La classificazione più diffusa viene dall'etologia, in particolare dal manuale di Paul Martin e Patrick Bateson.

Tra le regole di campionamento, il campionamento ad libitum annota quello che sembra rilevante, senza regole: utile in fase esplorativa, distorto verso i comportamenti più vistosi. Il campionamento del soggetto focale segue un individuo per un periodo e registra tutto ciò che fa secondo le categorie. Il campionamento a scansione passa in rassegna rapidamente tutto il gruppo a intervalli regolari e annota che cosa sta facendo ciascuno in quell'istante. Il campionamento del comportamento osserva l'intero gruppo e registra ogni volta che si presenta un comportamento particolare, come un litigio, e chi vi è coinvolto.

Tra le regole di registrazione, la registrazione continua annota ogni occorrenza con l'inizio e la fine: dà frequenze e durate esatte ma è faticosa. Il campionamento temporale divide la sessione in intervalli e registra solo in certi momenti: nel campionamento istantaneo si annota che cosa accade nell'istante finale di ogni intervallo; nel campionamento zero-uno si annota se il comportamento è comparso almeno una volta durante l'intervallo. Il campionamento degli eventi registra ogni episodio di un comportamento scelto, con le circostanze in cui avviene.

Schema — Metodi di registrazione e misure

Metodo Cosa annoti Adatto a Limite
Registrazione continua Ogni occorrenza, con inizio e fine Frequenze, durate, sequenze Faticosa, pochi comportamenti per volta
Campionamento istantaneo Lo stato del soggetto nell'istante prefissato Comportamenti di lunga durata, come gli stati di attività Perde gli eventi brevi
Zero-uno Presenza o assenza nell'intervallo Comportamenti che iniziano e finiscono rapidamente Non dà frequenze né durate vere
Campionamento degli eventi Ogni episodio, con antecedenti e conseguenze Comportamenti rari ma importanti Perde il contesto tra un episodio e l'altro

Le misure che si ricavano sono quattro: la frequenza, cioè quante volte un comportamento compare in un'unità di tempo; la durata, cioè quanto tempo occupa; la latenza, cioè il tempo che passa tra uno stimolo e la risposta, come il pianto dopo che il genitore ha lasciato la stanza; l'intensità, valutata su una scala. Frequenza e durata non sempre vanno insieme: un bambino può fare molti scatti di rabbia brevissimi o pochi molto lunghi. Per distinguere i comportamenti si usano due termini: gli eventi, brevi e contati per frequenza, e gli stati, di durata apprezzabile e misurati per durata.

Collegamento: le stesse procedure si applicano in modi diversi a seconda di dove si colloca l'osservatore: fuori dalla situazione o dentro. Sono le lezioni 7 e 8.

5. Osservazione diretta distaccata e partecipante

L'osservazione è diretta quando l'osservatore vede il comportamento mentre accade. Si distingue in base al suo ruolo. Nell'osservazione distaccata, o non partecipante, l'osservatore resta fuori dall'interazione: si siede in un angolo della sezione, osserva da dietro uno specchio unidirezionale o guarda un video. Interferisce poco e può concentrarsi sulla registrazione, ma la sua presenza può comunque modificare il comportamento, soprattutto all'inizio. È l'effetto osservatore, o reattività, che si riduce con l'abituazione e con una presenza discreta e costante.

Nell'osservazione partecipante l'osservatore fa parte della situazione: l'educatrice che osserva i bambini mentre lavora con loro, l'antropologo che vive in una comunità. Nasce in antropologia con Bronisław Malinowski, che negli anni della prima guerra mondiale visse a lungo nelle isole Trobriand e ne descrisse il metodo nel 1922, e viene usata in sociologia dalla scuola di Chicago. Il vantaggio è l'accesso a significati e situazioni che un estraneo non vedrebbe; i rischi sono la perdita di distanza critica, la difficoltà di registrare mentre si agisce, e il coinvolgimento emotivo che orienta ciò che si nota. Per questo si annota il prima possibile e si tengono separate le descrizioni dalle impressioni personali.

Schema — Il ruolo dell'osservatore, dal più esterno al più interno

Ruolo Cosa fa Rischio principale
Osservatore completo Osserva senza interagire, a volte senza essere visto Capisce poco i significati per chi agisce
Osservatore che partecipa È presente e dichiarato, interagisce poco Reattività dei soggetti
Partecipante che osserva Prende parte alle attività e osserva Difficoltà a registrare mentre agisce
Partecipante completo È un membro del gruppo a tutti gli effetti Perdita della distanza critica, problemi etici se non dichiarato

La scala dei quattro ruoli si deve al sociologo Raymond Gold, alla fine degli anni Cinquanta. Nei contesti educativi la situazione più comune è la seconda o la terza: chi lavora con i bambini osserva mentre educa, e deve imparare a ritagliarsi momenti di osservazione distaccata, magari con l'aiuto di un collega.

Collegamento: la videocamera permette di osservare in modo distaccato anche chi partecipa. È l'osservazione strumentale delle lezioni 9 e 10.

6. L'osservazione strumentale

Si parla di osservazione strumentale, o mediata, quando il comportamento viene registrato con un apparecchio, di solito la videoregistrazione, e osservato in un secondo momento. I vantaggi sono molti: si può rivedere la scena più volte, rallentarla, codificare comportamenti diversi in passaggi successivi, far codificare lo stesso materiale a due osservatori per calcolare l'accordo, misurare durate e latenze con precisione. Il video conserva anche ciò che non si era previsto di osservare, e permette di tornare sui dati con nuove domande.

Gli svantaggi riguardano la prospettiva, perché la telecamera inquadra solo una parte della scena e perde ciò che accade fuori campo, la reattività, perché alcuni soggetti si comportano diversamente sapendo di essere ripresi, e i tempi: un'ora di video può richiedere molte ore di codifica. Ci sono poi gli aspetti etici, che riguardano il consenso e la conservazione delle immagini, soprattutto di minori.

Nella pratica, la lezione 10 mostra come si organizza una ripresa: scegliere il punto della telecamera in modo da vedere i volti e le mani, preferire inquadrature fisse alle zoomate, controllare l'audio, abituare il gruppo alla presenza della telecamera prima delle riprese utili. Esistono software di codifica che collegano i codici ai fotogrammi e calcolano automaticamente frequenze, durate e accordo. Strumenti più specializzati, come l'eye-tracking, registrano dove si dirige lo sguardo e sono usati nella ricerca sullo sviluppo precoce.

Schema — Diretta o strumentale

Aspetto Osservazione diretta Osservazione strumentale (video)
Campo visivo Ampio, l'osservatore si sposta Limitato all'inquadratura
Rivedibilità Nessuna: ciò che sfugge è perso Illimitata, anche al rallentatore
Accordo tra osservatori Richiede due osservatori presenti Si calcola sullo stesso materiale
Costi Tempo in campo Attrezzatura e molte ore di codifica

Collegamento: che si osservi dal vivo o in video, bisogna scegliere come trascrivere ciò che si vede. Il primo strumento è il più libero: il resoconto narrativo.

7. Il resoconto narrativo

Il resoconto narrativo descrive in forma di testo ciò che accade, con le parole dell'osservatore. È lo strumento più antico e più ricco: conserva la sequenza degli eventi, il contesto e le sfumature. È anche il più esposto alla soggettività, perché dipende da ciò che l'osservatore nota e da come lo descrive. Si usa nelle fasi iniziali, quando si vuole conoscere un bambino o un contesto, o per costruire le categorie che serviranno a uno strumento più strutturato.

Le forme principali sono quattro. Il diario raccoglie nel tempo osservazioni su uno stesso soggetto, di solito un bambino seguito da un genitore o da un ricercatore, come nei diari biografici di Darwin e di Piaget. Il resoconto aneddotico annota un singolo episodio significativo, breve, subito dopo che è avvenuto. La descrizione continua, o specimen record, registra in modo ininterrotto tutto ciò che fa un soggetto in un periodo stabilito, come nella giornata descritta da Barker e Wright. Le note di campo sono gli appunti dell'osservazione partecipante, poi riscritte in forma estesa.

Schema — Come scrivere un buon resoconto

Regola Perché
Indica data, ora, luogo, presenti e attività Il comportamento si capisce solo nel suo contesto
Usa verbi d'azione e il tempo presente Rende la sequenza chiara e riduce le interpretazioni
Riporta le parole tra virgolette Il linguaggio del bambino è un dato, non va parafrasato
Separa i commenti in una colonna a parte Descrizione e interpretazione restano distinguibili
Scrivi subito dopo l'osservazione La memoria seleziona e riordina gli eventi

Collegamento: quando si sa già che cosa cercare, il resoconto lascia spazio a strumenti strutturati. Il primo è la griglia osservativa.

8. La griglia osservativa

La griglia osservativa è una tabella che organizza in anticipo l'osservazione: sulle righe ci sono di solito i comportamenti o le categorie da rilevare, sulle colonne i soggetti, gli intervalli di tempo o le sessioni. L'osservatore riempie le celle con segni, conteggi o brevi annotazioni. Rispetto al resoconto, la griglia riduce la quantità di informazioni ma le rende confrontabili tra momenti, soggetti e osservatori diversi.

Costruire una griglia richiede gli stessi passaggi della pianificazione: chiarire lo scopo, scegliere i comportamenti indicativi, scriverne le definizioni operative, decidere l'unità di registrazione (presenza, frequenza, durata, intensità) e provare lo strumento in una fase pilota per correggere categorie ambigue o inutili. Una buona griglia ha poche voci chiare, perché un osservatore non riesce a seguirne troppe in tempo reale.

Schema — Esempio di griglia per il gioco in un piccolo gruppo (intervalli di 1 minuto)

Comportamento Min 1 Min 2 Min 3 Min 4 Totale
Propone un gioco a un compagno X X 2
Condivide un oggetto X X X 3
Toglie un oggetto a un compagno X 1
Gioca da solo X 1

L'esempio usa il campionamento zero-uno: la X indica che il comportamento è comparso almeno una volta nel minuto. "Griglia" è un termine ampio, e nella pratica scolastica si chiamano griglie anche strumenti che sono in realtà scale o check-list. La differenza conta: nella griglia si registra ciò che accade in una sequenza di tempo o di soggetti, nella check-list si spunta se un comportamento è presente, nella scala si dà un giudizio di grado. Diversa ancora è la rubrica di valutazione, usata a scuola: non registra comportamenti, ma descrive per ogni criterio i livelli di qualità di una prestazione e serve a esprimere un giudizio.

Collegamento: quando invece di contare si vuole esprimere quanto è presente una caratteristica, si usano le scale di valutazione.

9. Le scale di valutazione

Nelle scale di valutazione (rating scale) l'osservatore non registra singoli episodi ma esprime un giudizio di sintesi su una dimensione, collocando il soggetto su un continuum: per esempio da 1 ("mai") a 5 ("sempre"), oppure da "per niente" a "moltissimo". Si compilano di solito dopo un periodo di osservazione, anche lungo, e per questo sono adatte a genitori ed educatori, che conoscono il bambino in molte situazioni. Sono rapide e permettono di confrontare molti soggetti, ma dipendono dalla memoria e dal giudizio di chi le compila.

Le scale possono essere numeriche, con numeri associati ai gradi; grafiche, con una linea su cui segnare la posizione; descrittive, con una breve descrizione per ogni livello, che riduce le differenze di interpretazione tra osservatori. Le scale standardizzate hanno norme che permettono di confrontare il punteggio di un bambino con quello dei coetanei.

Schema — Gli errori tipici di chi compila una scala

Errore Cosa succede Come ridurlo
Effetto alone Un'impressione generale, positiva o negativa, colora tutti i giudizi Valutare una dimensione per volta su tutti i soggetti
Tendenza centrale Si evitano i valori estremi e si sceglie quasi sempre il centro Ancoraggi descrittivi chiari per ogni livello
Indulgenza o severità Un osservatore dà sistematicamente giudizi più alti o più bassi Formazione comune e confronto tra osservatori
Errore logico Si attribuiscono valori simili a dimensioni ritenute collegate Definizioni operative distinte

Collegamento: gli strumenti più strutturati in assoluto sono gli schemi di codifica e le check-list della lezione 14.

10. Schemi di codifica e check-list

Uno schema di codifica è un insieme di categorie definite in modo operativo, mutuamente esclusive ed esaustive, a cui l'osservatore assegna ogni unità di comportamento. È lo strumento dell'osservazione sistematica per eccellenza: trasforma il flusso del comportamento in una sequenza di codici che si possono contare e analizzare, anche con metodi statistici. Si distinguono i sistemi di categorie, in cui ogni unità di tempo o di comportamento va classificata in una categoria, e i sistemi di segni, che elencano solo alcuni comportamenti da annotare quando compaiono.

Due schemi classici sono spesso citati. L'Interaction Process Analysis di Robert Bales, del 1950, classifica gli interventi in un piccolo gruppo in dodici categorie, divise tra area socio-emotiva positiva, area del compito (domande e risposte) e area socio-emotiva negativa. Il sistema di Ned Flanders, degli anni Sessanta, codifica a intervalli di pochi secondi l'interazione verbale in classe, distinguendo il parlato dell'insegnante, quello degli alunni e il silenzio.

La check-list, o lista di controllo, è l'elenco di comportamenti di cui si annota solo la presenza o l'assenza, senza contare né graduare. È semplice e rapida, adatta a rilevare tappe dello sviluppo o abilità acquisite ("sale le scale alternando i piedi", "indica per chiedere"), ma dice poco sulla frequenza e sulla qualità.

Prova a sceglierlo: quale strumento useresti in questa situazione?

Strumenti più aperti

—

—

Strumenti più strutturati

—

Gli strumenti si dispongono lungo un continuum di strutturazione: più uno strumento è strutturato, più è facile ottenere accordo tra osservatori e confrontare i dati, e meno informazioni conserva sul contesto. La scelta dipende dalla domanda di partenza, non da una gerarchia di qualità.

Collegamento: non sempre si può osservare direttamente. Le lezioni 15 e 16 trattano l'osservazione indiretta.

11. L'osservazione indiretta: interviste e questionari

Si parla di osservazione indiretta quando le informazioni sul comportamento arrivano da chi lo ha osservato nella vita quotidiana: genitori, insegnanti, educatori, o il soggetto stesso. È indispensabile per i comportamenti che avvengono in contesti in cui l'osservatore non può entrare, come la casa o la notte, e per quelli rari. Gli strumenti sono l'intervista, i questionari e le scale compilate da adulti di riferimento.

L'intervista può essere strutturata, con domande fisse in ordine fisso, semistrutturata, con una traccia di temi e la libertà di approfondire, o libera, che segue il racconto dell'intervistato. Nella pratica la lezione 16 mostra come condurla: preparare la traccia, creare un clima di fiducia, chiedere esempi concreti invece di giudizi generali ("cosa ha fatto l'ultima volta che…" invece di "è un bambino aggressivo?"), evitare domande che suggeriscono la risposta, riassumere per verificare di aver capito.

Schema — Osservazione diretta e indiretta a confronto

Aspetto Diretta Indiretta
Fonte L'osservatore Genitori, insegnanti, il soggetto stesso
Contesti coperti Solo quelli in cui l'osservatore è presente Tutta la vita quotidiana
Precisione Alta sul momento osservato Dipende da memoria, attenzione e aspettative di chi riferisce
Strumenti Resoconti, griglie, codifica, video Interviste, questionari, scale per genitori e insegnanti

Il metodo più solido è combinare più fonti, perché ognuna vede una parte del comportamento. Spesso genitori e insegnanti descrivono lo stesso bambino in modi diversi: non è necessariamente un errore, perché casa e scuola chiedono cose diverse, e il confronto tra fonti è esso stesso un dato.

Collegamento: esiste uno strumento che sta a metà tra scala e osservazione e che obbliga a confrontare le caratteristiche tra loro. È il Q-sort.

12. Il Q-sort

Il Q-sort è una tecnica ideata dallo psicologo William Stephenson negli anni Trenta e sistematizzata nel 1953. L'osservatore riceve un mazzo di carte, ognuna con un'affermazione che descrive un comportamento o una caratteristica, e le distribuisce in pile ordinate da "molto caratteristico" a "per niente caratteristico" del soggetto. La particolarità è la distribuzione forzata: ogni pila deve contenere un numero prestabilito di carte, di solito con più carte nelle pile centrali e poche agli estremi, in modo che la distribuzione assomigli a una curva normale.

Il vincolo serve a evitare che l'osservatore dichiari "molto caratteristiche" tutte le qualità positive: deve scegliere che cosa descrive meglio il soggetto rispetto alle altre caratteristiche dello stesso soggetto. Per questo si parla di misura ipsativa: il punteggio di ogni voce ha senso in rapporto alle altre voci della stessa persona, non al confronto con gli altri. Il profilo ottenuto può poi essere correlato con un profilo criterio, costruito da esperti come descrizione del caso ideale.

L'esempio più noto in psicologia dello sviluppo è l'Attachment Q-Sort di Everett Waters e Kathleen Deane, del 1985: la versione più diffusa ha 90 affermazioni sul comportamento del bambino con la figura di attaccamento a casa, distribuite in nove pile da dieci dopo alcune ore di osservazione. La correlazione con il profilo del bambino sicuro dà un punteggio di sicurezza dell'attaccamento, che si ottiene in casa e non in laboratorio come nella Strange Situation.

Schema — Il Q-sort in quattro passaggi

Passaggio Cosa si fa
1. Osservare Si osserva il soggetto per un tempo sufficiente, in situazioni diverse
2. Smistare Si dividono le carte in tre gruppi: caratteristico, neutro, non caratteristico
3. Distribuire Si ripartiscono le carte nelle pile rispettando il numero fisso per pila
4. Confrontare Si correla il profilo con un profilo criterio o con il Q-sort di un altro osservatore

Collegamento: ogni strumento produce dati utili solo se sono attendibili e validi. È il tema della lezione 18.

13. Attendibilità e validità nel metodo osservativo

L'attendibilità, o affidabilità, indica quanto i dati sono stabili e non dipendono da chi osserva o dal momento: se due osservatori guardano la stessa scena con lo stesso strumento, devono registrare le stesse cose. La validità indica se lo strumento misura davvero ciò che intende misurare: una griglia sull'aggressività che registra solo i colpi fisici è attendibile ma poco valida, perché ignora l'aggressività verbale e relazionale. Uno strumento può essere attendibile senza essere valido, ma non può essere valido senza essere attendibile.

La misura più semplice dell'attendibilità è la percentuale di accordo tra due osservatori: accordi diviso totale delle osservazioni, per cento. Ha un difetto: non tiene conto degli accordi dovuti al caso, che sono tanti quando una categoria è molto frequente. Per questo si usa il kappa di Cohen, proposto da Jacob Cohen nel 1960, che sottrae dall'accordo osservato quello atteso per caso.

Schema — Il kappa di Cohen passo per passo

Due osservatori, A e B, codificano 50 intervalli: per ciascuno decidono se il bambino collabora (sì) o no.

B: sì B: no Totale A
A: sì 24 6 30
A: no 4 16 20
Totale B 28 22 50
  1. Accordo osservato: (24 + 16) / 50 = 0,80
  2. Accordo atteso per caso: (30 × 28 + 20 × 22) / 50² = (840 + 440) / 2.500 = 0,512
  3. Kappa = (0,80 − 0,512) / (1 − 0,512) = 0,288 / 0,488 ≈ 0,59

L'accordo grezzo dell'80% sembra alto, ma una volta tolto il caso il kappa è 0,59. Kappa vale 1 con accordo perfetto e 0 quando l'accordo è pari a quello casuale. Una convenzione molto citata, di Landis e Koch del 1977, considera moderati i valori tra 0,41 e 0,60, buoni quelli tra 0,61 e 0,80 e quasi perfetti quelli oltre 0,80; nella ricerca osservativa si punta di solito a valori superiori a 0,60.

Le minacce all'attendibilità sono note. Le aspettative dell'osservatore orientano ciò che vede: per questo, quando possibile, chi codifica non conosce le ipotesi della ricerca. La deriva dell'osservatore (observer drift) è il lento cambiamento nel modo di applicare le definizioni con il passare del tempo, che si corregge con controlli periodici dell'accordo. La reattività dei soggetti riguarda invece la validità: se si comportano in modo diverso perché osservati, i dati sono attendibili ma non rappresentano la loro vita abituale.

Collegamento: chi osserva entra nella vita delle persone. La lezione 19 tratta le regole etiche e il modo di comunicare i risultati.

14. Etica e comunicazione dell'osservazione

Osservare significa raccogliere informazioni su persone, spesso minori, in contesti delicati come la famiglia o la scuola. I principi etici sono gli stessi della ricerca psicologica: consenso informato, che per i minori va chiesto a chi esercita la responsabilità genitoriale, con l'assenso del bambino quando è in grado di darlo; riservatezza dei dati, che vanno conservati in modo protetto e resi anonimi nelle relazioni; rispetto della persona, che può ritirarsi in qualsiasi momento; minimizzazione del disagio. Per le riprese video valgono anche le regole sul trattamento dei dati personali.

Un caso particolare è l'osservazione nascosta, per esempio da dietro uno specchio unidirezionale. È accettabile nei contesti di ricerca e clinici se le persone, o i genitori, sono informate della presenza dello specchio e hanno dato il consenso; osservare di nascosto senza consenso, in contesti privati, non lo è.

La seconda parte della lezione riguarda la comunicazione dei risultati. Le osservazioni si restituiscono ai genitori, agli insegnanti o all'équipe in forma comprensibile e rispettosa: descrivere i comportamenti osservati prima delle interpretazioni, distinguere i dati dalle ipotesi, valorizzare le risorse oltre alle difficoltà, evitare etichette diagnostiche che non spettano all'osservatore. Una buona restituzione è l'inizio di un lavoro comune, non un giudizio.

Schema — Le regole etiche essenziali

Principio In pratica
Consenso informato Spiegare scopo, modalità e uso dei dati; per i minori consenso dei genitori e assenso del bambino
Riservatezza Codici al posto dei nomi, archivi protetti, video conservati solo per il tempo necessario
Non nuocere Situazioni che non creano disagio inutile, possibilità di interrompere
Restituzione Prima i comportamenti, poi le ipotesi; risorse e difficoltà; nessuna etichetta

Collegamento: da qui il corso applica il metodo agli ambiti dello sviluppo. Il primo è la competenza sociale.

15. La competenza sociale e come rilevarla

La competenza sociale è la capacità di raggiungere i propri obiettivi nelle interazioni con gli altri mantenendo relazioni positive. Non è un singolo comportamento ma un insieme: iniziare un contatto, entrare in un gioco già avviato, cooperare, condividere, gestire i conflitti, rispettare i turni, rispondere alle emozioni altrui. Kenneth Rubin e Linda Rose-Krasnor l'hanno descritta come efficacia nell'interazione; Rose-Krasnor nel 1997 ha proposto un modello a prisma che va dalle abilità specifiche alla base fino all'efficacia complessiva al vertice.

Per rilevarla si usano più metodi. L'osservazione diretta nel gioco libero registra gli scambi con i pari: proposte, risposte, rifiuti, conflitti e loro soluzioni. Le scale per insegnanti e genitori chiedono quanto spesso il bambino mostra certe abilità sociali o certi problemi di comportamento. Le tecniche sociometriche, introdotte da Jacob Moreno, chiedono ai bambini con chi preferiscono giocare o lavorare e con chi no: incrociando le nomine si classificano i bambini in categorie di status.

Schema — Lo status sociometrico (Coie, Dodge e Coppotelli, 1982)

Categoria Nomine positive Nomine negative
Popolari Molte Poche
Rifiutati Poche Molte
Trascurati Poche Poche
Controversi Molte Molte
Nella media Nella media Nella media

Nella pratica, la lezione 21 mostra come combinare le fonti: l'osservazione dice che cosa fa il bambino nel gruppo, la sociometria come lo vedono i compagni, le scale come lo vedono gli adulti. Un bambino trascurato e uno rifiutato possono sembrare simili perché giocano poco con gli altri, ma il primo è semplicemente poco visibile, il secondo è attivamente evitato, spesso per comportamenti aggressivi o disturbanti: gli interventi sono diversi.

Collegamento: dalla lezione 22 inizia la parte della prova finale, con lo sviluppo cognitivo e quello del linguaggio.

16. Osservare lo sviluppo cognitivo, comunicativo e linguistico

Lo sviluppo cognitivo nei primi anni si osserva soprattutto attraverso ciò che il bambino fa con gli oggetti e con le persone. Il riferimento classico è Piaget, che ha descritto quattro stadi: sensomotorio (0-2 anni), preoperatorio (2-7), operatorio concreto (7-11) e operatorio formale (dagli 11-12). Nello stadio sensomotorio si osservano lo schema mezzo-fine, la ricerca dell'oggetto nascosto che segnala la permanenza dell'oggetto, l'imitazione differita; nel preoperatorio il gioco simbolico e i limiti del pensiero, come l'egocentrismo e l'assenza di conservazione. Il metodo clinico di Piaget unisce osservazione e colloquio: si propone un compito, si chiede al bambino di spiegare la risposta e si introducono controproposte per seguire il ragionamento.

Accanto all'osservazione esistono scale di sviluppo standardizzate, che propongono prove adatte all'età e confrontano il risultato con norme: le più note sono le scale Bayley per i primi anni e le scale Griffiths, che valutano più aree dello sviluppo.

Lo sviluppo comunicativo e linguistico parte prima delle parole. Si osservano il contatto oculare, l'attenzione congiunta (il bambino e l'adulto guardano insieme lo stesso oggetto, verso i 9-12 mesi), i gesti, in particolare l'indicare per chiedere (richiestivo) e per mostrare (dichiarativo), la lallazione, le prime parole intorno all'anno e l'esplosione del vocabolario nel secondo anno. Per raccogliere il vocabolario si usano questionari compilati dai genitori: in Italia il più noto è il Primo Vocabolario del Bambino, adattamento dei MacArthur-Bates Communicative Development Inventories, che chiede ai genitori quali parole e gesti il figlio comprende e produce. Più avanti si analizzano campioni di linguaggio spontaneo, per esempio con la lunghezza media dell'enunciato (MLU), cioè il numero medio di morfemi o parole per frase.

Schema — Tappe del linguaggio da osservare (indicative, con ampia variabilità)

Età Cosa si osserva
6-10 mesi Lallazione canonica: sillabe ripetute come «ba-ba», «da-da»
9-12 mesi Attenzione congiunta, gesto dell'indicare, comprensione delle prime parole
12 mesi circa Prime parole, spesso accompagnate da gesti
18-24 mesi Esplosione del vocabolario, prime combinazioni di due parole
2-3 anni Frasi più lunghe, prime parole funzionali (articoli, preposizioni), MLU in crescita

Collegamento: a parità di età, ogni bambino reagisce al mondo con uno stile proprio. È il temperamento della lezione 24.

17. Osservare e valutare il temperamento

Il temperamento è l'insieme delle differenze individuali, in parte biologiche e presenti fin dai primi mesi, nel modo di reagire agli stimoli e di regolare le reazioni. Non dice che cosa fa il bambino ma come lo fa: con quanta intensità, quanto velocemente, con quale umore prevalente. Il temperamento è relativamente stabile, ma interagisce con l'ambiente: lo sviluppo dipende dalla bontà di adattamento (goodness of fit) tra il temperamento del bambino e le richieste di chi lo cresce.

Lo studio classico è il New York Longitudinal Study di Alexander Thomas e Stella Chess, avviato nel 1956, che a partire dalle interviste ai genitori individuò nove dimensioni: livello di attività, ritmicità, approccio o ritiro di fronte al nuovo, adattabilità, soglia di reattività, intensità della reazione, qualità dell'umore, distraibilità, durata dell'attenzione e persistenza. Combinandole, descrissero tre profili: il bambino facile (circa il 40%), regolare, positivo e adattabile; il bambino difficile (circa il 10%), irregolare, intenso e con umore negativo; il bambino lento a scaldarsi (circa il 15%), che si ritira di fronte al nuovo ma si adatta con il tempo. Il resto non rientrava in un profilo preciso.

Schema — Due modelli del temperamento

Modello Dimensioni Strumenti tipici
Thomas e Chess Nove dimensioni, tre profili: facile, difficile, lento a scaldarsi Interviste e questionari ai genitori
Rothbart Reattività e autoregolazione: estroversione (surgency), affettività negativa, controllo volontario (effortful control) Questionari per genitori per fasce d'età, osservazione in laboratorio

Mary Rothbart definisce il temperamento come differenze individuali nella reattività e nell'autoregolazione, e ne descrive tre grandi fattori. Jerome Kagan ha studiato in particolare l'inibizione comportamentale, la tendenza a ritirarsi e a mostrare cautela di fronte a persone e situazioni nuove, osservata in laboratorio con stimoli non familiari. Gli strumenti più usati sono i questionari per i genitori, integrati da osservazioni strutturate in cui si propongono situazioni standard (un giocattolo nuovo, un estraneo, un'attesa) e si codificano le reazioni.

Collegamento: il controllo volontario di Rothbart è vicino alle funzioni esecutive, tema delle lezioni 25 e 26.

18. Funzioni esecutive, autoregolazione e prerequisiti dell'apprendimento

Le funzioni esecutive sono i processi che permettono di controllare il pensiero e il comportamento in vista di un obiettivo. Nel modello di Akira Miyake e colleghi del 2000 i componenti principali sono tre: l'inibizione, cioè la capacità di bloccare una risposta automatica o una distrazione; la memoria di lavoro, cioè la capacità di tenere a mente e aggiornare informazioni mentre si lavora; la flessibilità cognitiva, cioè la capacità di passare da una regola o da un compito all'altro. Si sviluppano molto tra i 3 e i 6 anni e continuano a maturare fino all'adolescenza. L'autoregolazione è un concetto più ampio, che comprende la regolazione delle emozioni e del comportamento.

Per valutarle nei bambini si usano compiti adattati all'età. Nel Giorno-Notte il bambino deve dire "notte" davanti all'immagine del sole e "giorno" davanti alla luna: misura l'inibizione. Nel Dimensional Change Card Sort di Philip Zelazo deve ordinare carte prima per colore e poi per forma: misura la flessibilità. Nei compiti di attesa della gratificazione, come quello del marshmallow di Walter Mischel, deve resistere a una ricompensa immediata per ottenerne una maggiore. Nella pratica, la lezione 26 affianca a questi compiti l'osservazione nei contesti quotidiani e i questionari per genitori e insegnanti, che descrivono come il bambino si comporta nelle attività che richiedono controllo: aspettare il turno, seguire istruzioni in più passaggi, riprendere un'attività dopo un'interruzione.

Schema — Le tre funzioni esecutive di base

Funzione Cosa permette Compito tipico Nella vita di classe
Inibizione Bloccare risposte automatiche e distrazioni Giorno-Notte, attesa della gratificazione Alzare la mano invece di rispondere subito
Memoria di lavoro Tenere a mente e aggiornare informazioni Ripetere sequenze di numeri al contrario Seguire una consegna in tre passaggi
Flessibilità Cambiare regola o prospettiva Dimensional Change Card Sort Passare da un'attività all'altra senza bloccarsi

I prerequisiti dell'apprendimento, tema della lezione 27, sono le abilità che preparano alla lettura, alla scrittura e al calcolo e che si osservano soprattutto nell'ultimo anno della scuola dell'infanzia. Per la lettura e la scrittura contano la consapevolezza fonologica (riconoscere rime, segmentare le parole in sillabe e poi in suoni), il linguaggio, la memoria di lavoro verbale, le abilità visuo-percettive e grafo-motorie. Per il calcolo contano il senso del numero, il conteggio e la corrispondenza tra quantità e simboli. La legge 170 del 2010 sui disturbi specifici dell'apprendimento prevede attività di individuazione precoce dei casi a rischio: la scuola osserva e, se le difficoltà persistono dopo attività di potenziamento, segnala alla famiglia. Esistono questionari osservativi per gli insegnanti costruiti per questo scopo, come l'IPDA.

Collegamento: l'autoregolazione riguarda anche le emozioni, e le emozioni si vedono soprattutto nel gioco. Sono le lezioni 28 e 29.

19. Competenza emotiva e gioco

La competenza emotiva comprende tre componenti, secondo il modello di Susanne Denham: esprimere le emozioni in modo adeguato alla situazione, comprendere le emozioni proprie e altrui e le loro cause, regolare le emozioni, cioè modularne l'intensità e la durata. Carolyn Saarni l'ha descritta come un insieme di abilità che permettono di muoversi nelle relazioni sociali con efficacia. Si osserva nella vita quotidiana, per esempio in come il bambino reagisce a una frustrazione o consola un compagno, e con compiti specifici: riconoscere le espressioni del volto, dire come si sente un personaggio in una storia.

Uno strumento molto usato è il Test of Emotion Comprehension di Francisco Pons e Paul Harris, che valuta nove componenti della comprensione delle emozioni, dal riconoscimento delle espressioni alle emozioni miste e al ruolo dei desideri e delle credenze: le prime si acquisiscono verso i 3-5 anni, le ultime verso gli 8-11. Il fatto che lo stesso evento possa suscitare emozioni diverse in persone con desideri diversi è una conquista che si osserva solo intorno ai 5 anni.

Il gioco è la situazione di osservazione privilegiata nell'infanzia, perché il bambino vi mostra spontaneamente le sue competenze cognitive, sociali, linguistiche ed emotive. Due classificazioni sono indispensabili. Quella cognitiva di Piaget, ripresa da Sara Smilansky, distingue il gioco di esercizio o funzionale, il gioco costruttivo, il gioco simbolico o di finzione e il gioco con regole. Quella sociale di Mildred Parten distingue sei categorie in ordine di partecipazione crescente.

Schema — Le categorie del gioco sociale di Parten (1932)

Categoria Cosa si osserva
Comportamento non occupato Il bambino non gioca, guarda intorno ciò che attira la sua attenzione
Gioco solitario Gioca da solo, con giochi diversi da quelli dei vicini
Comportamento da spettatore Guarda gli altri giocare, a volte parla con loro, ma non partecipa
Gioco parallelo Gioca accanto agli altri con giochi simili, ma senza interagire
Gioco associativo Gioca con gli altri, scambia materiali e commenti, senza un obiettivo comune
Gioco cooperativo Gioco organizzato con ruoli e un obiettivo condiviso

Per l'osservazione, le due classificazioni si possono incrociare: un bambino può fare gioco simbolico in modo solitario o cooperativo. Parten pensava a una sequenza legata all'età; gli studi successivi hanno mostrato che anche i bambini più grandi giocano da soli o in parallelo, e che il gioco solitario non è di per sé un segnale di difficoltà, se è costruttivo e scelto.

Collegamento: l'osservazione del gioco e della comunicazione è anche il primo strumento per riconoscere uno sviluppo atipico. Lo trattano le ultime due lezioni, insieme alle relazioni familiari.

20. Sviluppo atipico e relazioni familiari

Osservare lo sviluppo atipico significa riconoscere i segnali che si discostano dal percorso tipico e meritano un approfondimento, senza confondere la normale variabilità con un disturbo. L'esempio più studiato è il disturbo dello spettro dell'autismo, in cui i primi segnali riguardano proprio la comunicazione sociale: poco contatto oculare, assenza o povertà dell'attenzione congiunta e del gesto di indicare per mostrare, scarsa risposta al nome, gioco simbolico limitato o ripetitivo. Strumenti di screening come la M-CHAT, un questionario per i genitori pensato per i bambini tra i 16 e i 30 mesi, e strumenti di osservazione standardizzata come l'ADOS-2, che propone attività strutturate e codifica i comportamenti, si basano su questi indicatori. Un ruolo importante hanno avuto gli studi sui filmati familiari, che hanno permesso di osservare a posteriori i primi mesi di bambini poi diagnosticati.

Per l'osservatore valgono due cautele. La prima: la diagnosi spetta ai servizi specialistici, e l'osservazione a scuola o al nido serve a descrivere e segnalare, non a etichettare. La seconda: nello sviluppo atipico conta osservare anche le risorse e i contesti che facilitano il bambino, perché è da lì che parte l'intervento educativo.

Le relazioni familiari, tema dell'ultima lezione, si osservano con procedure che riproducono situazioni significative. La Strange Situation di Mary Ainsworth è una procedura di laboratorio in otto brevi episodi, per bambini tra i 12 e i 18 mesi circa, con due separazioni dalla madre e due riunioni, e la presenza di un'estranea. L'osservazione si concentra sulle riunioni e porta a classificare l'attaccamento come sicuro (B), insicuro evitante (A) o insicuro ambivalente-resistente (C); Mary Main e Judith Solomon hanno aggiunto nel 1990 la categoria disorganizzato (D).

Schema — Osservare le relazioni familiari

Procedura Chi coinvolge Cosa si osserva
Strange Situation (Ainsworth) Bambino e madre, con un'estranea Esplorazione, reazione alla separazione, comportamento alla riunione: attaccamento A, B, C, D
Attachment Q-Sort (Waters e Deane) Bambino e figura di attaccamento a casa Profilo dei comportamenti di base sicura, confrontato con il profilo criterio
Lausanne Trilogue Play Padre, madre e bambino insieme Coordinazione della triade in quattro parti: partecipazione, organizzazione, attenzione focale, contatto affettivo
Osservazione dell'interazione libera Genitore e bambino in gioco Sensibilità, sintonizzazione, reciprocità, regolazione delle emozioni

Il Lausanne Trilogue Play di Elisabeth Fivaz-Depeursinge e Antoinette Corboz-Warnery osserva la famiglia come triade: genitori e bambino giocano insieme in una sequenza in quattro parti, in cui prima un genitore gioca con il bambino mentre l'altro è presente, poi i ruoli si invertono, poi giocano tutti e tre, infine i genitori parlano tra loro mentre il bambino è terzo. La qualità della coordinazione si valuta su più livelli e distingue alleanze familiari cooperative, in tensione, collusive o disturbate. Il metodo è trattato anche nella guida a Psicologia delle relazioni interpersonali e di gruppo.

Collegamento: qui si chiude il programma da 31 lezioni. Chi ha il programma del codice più vecchio trova sotto i suoi argomenti.

Se hai il programma da 36 lezioni

Il PDF del codice 0241806MPSI04 ha lo stesso titolo, gli stessi obiettivi e gli stessi testi di riferimento del codice nuovo, ma l'elenco delle 36 videolezioni riguarda un'altra disciplina: la psicologia dell'orientamento e i servizi per il lavoro. Prima di studiare, confronta l'elenco con le videolezioni del tuo corso in piattaforma: è quello che conta per l'esame. Se coincide, la tabella seguente raggruppa le lezioni per temi e indica i pochi blocchi di questa guida che possono servire.

Lezioni del programma da 36 Argomenti Blocchi utili di questa guida
1-9 Psicologia dell'orientamento e del placement, caratteristiche del soggetto, skill e life skill, competenze e loro certificazione, carriera e ricerca del lavoro —
10-19 Fasi del processo di orientamento, accoglienza, informazione, bilancio personale e suoi strumenti, assessment psicosociale e delle competenze 9, 11, 13
20-29 Counselling, tecniche di transizione, orientamento a scuola, gestione del servizio, colloquio individuale e di gruppo, tutoring, coaching e mentoring 11, 14
30-36 Servizi territoriali per il lavoro, regole del mercato del lavoro, outplacement, storia e approcci teorici, employability, sintesi —

I concetti chiave da avere chiari sono pochi. L'orientamento moderno nasce con Frank Parsons, che nel 1909 propose di abbinare le caratteristiche della persona alle richieste delle professioni; John Holland ha poi classificato interessi e ambienti di lavoro in sei tipi (il modello RIASEC), mentre Donald Super ha descritto la carriera come uno sviluppo lungo tutta la vita. Le life skill sono le dieci abilità indicate dall'Organizzazione mondiale della sanità nel 1993, dalla capacità di prendere decisioni alla gestione dello stress. Il bilancio di competenze è un percorso in cui la persona ricostruisce, con un consulente, le competenze acquisite per costruire un progetto professionale. Il counselling è una relazione d'aiuto centrata sulla persona, con radici nell'approccio di Carl Rogers. Tutoring, coaching e mentoring si distinguono per scopo e rapporto: il tutor accompagna un percorso formativo, il coach allena prestazioni e obiettivi specifici, il mentore è una persona più esperta che guida nel tempo lo sviluppo professionale. L'outplacement è il servizio che aiuta chi ha perso il lavoro a ricollocarsi, l'employability la capacità di ottenere e mantenere un lavoro nel corso della vita.

Lezioni, dispense e testi di riferimento

Secondo il PDF ufficiale ogni ora di didattica asincrona comprende una videolezione registrata, una dispensa con riferimenti bibliografici, tabelle e immagini, un questionario di autovalutazione di dieci domande a quattro opzioni e un file di riepilogo con obiettivi, struttura in paragrafi e parole chiave della lezione. La didattica sincrona comprende le webconference e un elaborato, entrambi facoltativi e utili per i punti premiali.

Il PDF indica come testi di riferimento facoltativi due volumi, uguali per i due codici:

  • Osservare e valutare il comportamento del bambino di Tiziana Aureli e Paola Perucchini (Il Mulino, 2014), dedicato a strumenti e ambiti dell'osservazione nello sviluppo, dalla competenza sociale al linguaggio, dal temperamento alle relazioni
  • L'osservazione del comportamento infantile. Teorie e strumenti di Emma Baumgartner (Carocci, 2018), sui modelli teorici e sulle tecniche dell'osservazione, dal resoconto narrativo ai sistemi di codifica e all'attendibilità

Le domande d'esame riguardano i contenuti delle videolezioni e delle dispense: i libri servono ad approfondire, non sono obbligatori. Sono utili soprattutto per la parte di metodo, che nelle dispense è spesso sintetica.

Metodo di studio

  • Studia gli strumenti come una tabella comparativa. Resoconto narrativo, griglia, scala di valutazione, schema di codifica, check-list, intervista, Q-sort: per ognuno scrivi che cosa registra, quando si usa, pregi e limiti. Molte domande chiedono di distinguere strumenti vicini, come griglia e check-list.
  • Non confondere i livelli delle classificazioni. Regole di campionamento (ad libitum, focale, a scansione) e regole di registrazione (continua, istantanea, zero-uno) sono due elenchi diversi; lo stesso vale per eventi e stati, frequenza e durata, attendibilità e validità.
  • Costruisci una tabella degli autori. Darwin e il diario, Piaget e il metodo clinico, Parten e il gioco sociale, Barker e Wright e lo specimen record, Bick e l'infant observation, Bales e le dodici categorie, Stephenson e il Q-sort, Waters e Deane e l'Attachment Q-Sort, Cohen e il kappa, Thomas e Chess e il temperamento, Rothbart, Kagan, Miyake, Denham, Ainsworth, Fivaz-Depeursinge.
  • Prova a calcolare un kappa. Bastano una tabella due per due e tre passaggi: accordo osservato, accordo atteso per caso, formula. Farlo una volta a mano chiarisce perché la percentuale di accordo sopravvaluta l'attendibilità.
  • Non lasciare per ultime le lezioni 22-31. Con le regole del 2026/2027 sono la parte della prova finale in presenza: sviluppo cognitivo e linguistico, temperamento, funzioni esecutive, prerequisiti, competenza emotiva, gioco, sviluppo atipico e famiglia.
  • Usa i questionari di autovalutazione come verifica. Servono a controllare se hai capito ogni lezione; da soli lasciano scoperte parti delle dispense.

Domande e dubbi frequenti tra chi si prepara a questo esame

Quanto tempo serve per prepararlo?
È la domanda più ricorrente nel gruppo dell'esame. Chi l'ha già sostenuto lo descrive spesso come un esame alla portata, con molti termini tecnici da distinguere; c'è anche chi lo ha trovato più insidioso del previsto per le domande sui dettagli degli strumenti. Trovi una stima nella sezione Quanto tempo serve.
Ci sono riassunti o schemi condivisi?
È tra le richieste più frequenti nel gruppo, dove gli studenti si scambiano riassunti e schemi delle dispense. Sono utili per ripassare, ma conviene verificarli sulle dispense: le domande riguardano spesso definizioni precise, come la differenza tra campionamento istantaneo e zero-uno.
Che domande ci sono all'esame?
Nel gruppo se ne parla spesso. Le prove sono a risposta multipla con quattro opzioni e riguardano i contenuti delle videolezioni e delle dispense: definizioni, differenze tra strumenti e tipi di osservazione, autori e classificazioni. Per prepararsi conviene partire dalle dispense e usare i test di autovalutazione per verificare.
Devo studiare il programma vecchio o quello nuovo?
Quello associato al codice del tuo piano di studi, che trovi in piattaforma: 0242506MPSI04 con 31 videolezioni, 0241806MPSI04 con 36. Il PDF del codice più vecchio elenca lezioni sull'orientamento, per cui è importante controllare l'elenco delle videolezioni del proprio corso prima di scegliere i materiali.
Conviene fare webconference ed elaborato?
Sono facoltativi, ma valgono fino a 2 punti premiali in tutto: un punto per le webconference e uno per l'elaborato. Le regole sono nel PDF del programma e nella guida agli esami.

Studia con chi sta preparando questo esame ora. Confrontati su programma, tempi e prove nella community.

Come funziona l'esame

Come tutti gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele dal 2026: prova intermedia online (Lockdown Browser, da casa) seguita da prova finale obbligatoria in presenza per verbalizzare il voto definitivo.

Le modalità cambiano frequentemente: numero di domande, sessioni in presenza, punti premialità, tablet vs orale. Trovi tutto spiegato nella guida completa, sempre aggiornata:

Come funzionano gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele →

Il PDF ufficiale prevede una prova scritta da 31 domande a risposta multipla con quattro opzioni, oppure un orale con almeno tre domande, a scelta dello studente nel rispetto del calendario. La lode spetta a chi risponde correttamente alle prime 30 domande e anche all'ultima. Fino a 2 punti premiali vengono dalla didattica sincrona: un punto per le webconference, ottenuto con due test superati da 0,5 punti ciascuno (almeno quattro risposte corrette su cinque), e un punto per l'elaborato, se giudicato sufficiente, scegliendo tra due tracce. Con le regole del 2026/2027, per cui a Mercatorum la prova finale copre le ultime 10 lezioni negli insegnamenti da almeno 5 CFU, il programma da 31 lezioni si divide così:

Modalità Domande Lezioni
Prova intermedia (online) 24 a risposta multipla 1-21: metodo e pianificazione, rilevazione dei dati, tipi di osservazione, resoconto, griglie, scale, codifica, interviste, Q-sort, attendibilità, etica, competenza sociale
Prova finale (in presenza) 7 a risposta multipla 22-31: sviluppo cognitivo e linguistico, temperamento, funzioni esecutive, prerequisiti, competenza emotiva, gioco, sviluppo atipico, relazioni familiari
Esame scritto unico (in presenza) 31 a risposta multipla Tutte e 31
Esame orale Colloquio Tutte e 31, solo nelle sessioni di febbraio e settembre a Roma

Per accedere alla finale servono almeno 15 punti su 24 alla prova intermedia, contando gli eventuali punti premiali; l'esame si supera con almeno 18/30. Con il programma da 36 lezioni la finale riguarda le ultime dieci lezioni in piattaforma. In ogni caso l'ordine che conta è quello delle videolezioni del tuo corso: verificalo, e controlla la modalità prevista per il tuo appello prima di prenotare.

Quanto tempo serve

Il PDF del codice più vecchio quantifica l'impegno di 6 CFU in 150 ore: 36 di videolezioni, 6 di didattica interattiva e 108 di studio individuale. Per chi studia con regolarità conviene prevedere 3 settimane: una per il metodo e i tipi di osservazione (lezioni 1-10), una per gli strumenti, l'attendibilità, l'etica e la competenza sociale (11-21), una per la parte della prova finale (22-31) e il ripasso con le tabelle di strumenti e autori. Se prepari prima la prova intermedia, le lezioni 1-21 richiedono circa due terzi del tempo.

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Domande frequenti

È un esame da 6 CFU del secondo anno di Scienze e Tecniche Psicologiche L24 Mercatorum, settore M-PSI/04. Esiste con due codici: 0242506MPSI04, del piano di studi 2026/2027, con 31 videolezioni sull'osservazione, e 0241806MPSI04, del piano 2024/2025, il cui PDF elenca 36 videolezioni di psicologia dell'orientamento. Il codice del tuo esame e l'elenco delle lezioni sono nel piano di studi in piattaforma.

Con le regole Mercatorum del 2026/2027 la prova intermedia, online, ha 24 domande a risposta multipla sulle lezioni 1-21 del programma da 31; la prova finale, in presenza, ha 7 domande sulle ultime 10 lezioni, dallo sviluppo cognitivo alle relazioni familiari. In alternativa ci sono l'esame scritto unico da 31 domande e l'orale. Fino a 2 punti premiali vengono da webconference ed elaborato, e l'esame si supera con 18/30.

Si distinguono per struttura, ruolo dell'osservatore e fonte. L'osservazione può essere non strutturata o sistematica; naturalistica o di laboratorio; diretta distaccata, se l'osservatore resta fuori dalla situazione, o partecipante, se ne fa parte; strumentale, quando si usa la videoregistrazione; indiretta, quando le informazioni arrivano da genitori, insegnanti o dal soggetto attraverso interviste e questionari.

Nell'osservazione non partecipante, o distaccata, l'osservatore resta esterno all'interazione e si concentra sulla registrazione, ma la sua presenza può modificare il comportamento. In quella partecipante prende parte alle attività del gruppo: accede a significati che un estraneo non vedrebbe, ma rischia di perdere la distanza critica e fatica a registrare mentre agisce. Raymond Gold ha descritto quattro ruoli intermedi, dall'osservatore completo al partecipante completo.

Il metodo è associato all'antropologo Bronisław Malinowski, che negli anni della prima guerra mondiale visse a lungo nelle isole Trobriand partecipando alla vita della comunità e ne descrisse il metodo nel 1922. In seguito fu adottato in sociologia dalla scuola di Chicago e oggi si usa anche nei contesti educativi, dove l'educatore osserva mentre lavora con il gruppo.

È una tabella preparata in anticipo che organizza la registrazione: di solito i comportamenti da rilevare sono sulle righe e i soggetti, gli intervalli o le sessioni sulle colonne. L'osservatore annota nelle celle presenza, frequenza o durata. Per costruirla si chiarisce lo scopo, si scelgono pochi comportamenti con definizioni operative e si prova lo strumento in una fase pilota.

La check-list è un elenco di comportamenti di cui si annota solo la presenza o l'assenza, per esempio le tappe dello sviluppo raggiunte. La griglia registra i comportamenti nel tempo o tra soggetti diversi e può raccogliere anche frequenze e durate. La check-list è più rapida e adatta a verifiche puntuali, la griglia dice di più su come e quanto spesso il comportamento compare.

La griglia di osservazione serve a registrare comportamenti mentre accadono, in modo descrittivo. La rubrica di valutazione serve a giudicare la qualità di una prestazione o di un prodotto: per ogni criterio descrive livelli di qualità, dal più basso al più alto, e permette di attribuire un punteggio. In pratica, la griglia raccoglie i dati, la rubrica li trasforma in un giudizio.

È una tecnica ideata da William Stephenson in cui l'osservatore distribuisce un mazzo di affermazioni descrittive in pile ordinate da molto caratteristico a per niente caratteristico del soggetto, rispettando un numero fisso di carte per pila. La distribuzione forzata obbliga a confrontare le caratteristiche tra loro. Il profilo ottenuto si correla con un profilo criterio, come nell'Attachment Q-Sort di Waters e Deane per la sicurezza dell'attaccamento.

È una misura dell'accordo tra due osservatori che classificano gli stessi eventi in categorie, proposta da Jacob Cohen nel 1960. A differenza della percentuale di accordo sottrae l'accordo atteso per caso: kappa è uguale all'accordo osservato meno quello casuale, diviso uno meno quello casuale. Vale 1 con accordo perfetto e 0 con accordo pari al caso; nella ricerca osservativa si considerano buoni i valori sopra 0,60.

Le principali sono il resoconto narrativo, nelle forme di diario, resoconto aneddotico e descrizione continua; le griglie osservative; le scale di valutazione; gli schemi di codifica e le check-list; il Q-sort; le interviste e i questionari ai genitori e agli insegnanti. Si combinano con regole di campionamento, come il soggetto focale o la scansione, e di registrazione, come quella continua, istantanea o zero-uno.

Dal punto di vista cognitivo Piaget distingue il gioco di esercizio, il gioco simbolico e il gioco con regole, a cui Sara Smilansky aggiunge il gioco costruttivo. Dal punto di vista sociale Mildred Parten, nel 1932, distingue il comportamento non occupato, il gioco solitario, il comportamento da spettatore, il gioco parallelo, il gioco associativo e il gioco cooperativo. Le due classificazioni si possono incrociare.

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