Psicologia delle relazioni interpersonali e di gruppo è un esame da 12 CFU del secondo anno di Scienze e Tecniche Psicologiche L24 Mercatorum, nel settore della psicologia sociale (M-PSI/05, PSIC-03/A). Studia che cosa succede alle persone quando stanno con altre persone: come nasce un gruppo, perché ci adeguiamo alla maggioranza, come si forma un pregiudizio, che cosa tiene insieme una coppia o una famiglia, come si gestisce un conflitto, e come tutto questo si applica nella scuola, nel lavoro e nei tribunali.
È uno degli esami più ampi del corso: 60 lezioni che partono dalle teorie classiche sui gruppi e arrivano alla psicologia giuridica, passando per famiglia, adolescenza, bullismo, stress lavoro-correlato e comunicazione. Questa guida mette in fila il programma, divide gli argomenti in venti blocchi con uno schema per ognuno, spiega la differenza tra il programma da 60 lezioni e quello da 72 e come è organizzato l'esame.
Di cosa parla il programma
Cosa trovi in questa guida
Prima il programma ufficiale, i due codici e il gruppo dell'esame. Poi gli argomenti in venti blocchi, nell'ordine delle lezioni: i gruppi e i loro processi, l'influenza sociale e le relazioni tra gruppi, la coppia e la famiglia, i conflitti e i contesti applicativi, la comunicazione e la psicologia giuridica. C'è una linea del tempo degli esperimenti classici, da Le Bon a Janis, e un esercizio per distinguere influenza normativa e informativa. Chi ha il programma da 72 lezioni trova una tabella di raccordo in una sezione dedicata.
Il PDF ufficiale indica l'obiettivo del corso: conoscere i principali orientamenti teorici della psicologia delle relazioni interpersonali e di gruppo, cioè gruppi sociali, influenza sociale e conformismo, comportamento prosociale e antisociale in gruppo, comunicazione, relazioni interpersonali, dinamiche intragruppo e intergruppi. Il corso riprende temi di Psicologia sociale del primo anno e li applica agli interventi per il benessere nei contesti in cui il gruppo conta di più: comunità, lavoro, scuola, giustizia. Il programma del codice più recente ha 60 lezioni in un elenco unico senza moduli.
Le 60 lezioni del programma ufficiale (codice 0242512MPSI05)
I gruppi nella società
- Introduzione alla disciplina
- La famiglia come gruppo sociale
- La folla come gruppo sociale
- La psicologia di comunità
- Empowerment e società liquida
Come funziona un gruppo
- Principali costrutti sui gruppi sociali
- Processi elementari nei gruppi
- Comunicazione e processi decisionali in un gruppo
- Comunicazione e potere
- Dinamiche intra e intergruppo
- Socializzazione nei gruppi
- Aspetti strutturali dei gruppi
Influenza sociale e relazioni tra gruppi
- Atteggiamenti sociali
- L'influenza sociale
- Integrazione e intercultura
- L'influenza sociale nei gruppi
- Le relazioni interpersonali e l'importanza del gruppo
- Individui versus gruppi
- Conflitto tra gruppi e cooperazione
- Pensare i gruppi
- Identità sociale e relazioni intergruppi
Coppia, famiglia, adolescenti
- La coppia
- Conflitto genitoriale
- La relazione genitori-figli e il Lausanne Trilogue Play
- Omosessualità
- La famiglia omogenitoriale
- Omogenitorialità: questioni di interesse psicologico
- L'autostima negli adolescenti
Conflitti, rischi, lavoro
- Gestione delle dinamiche di gruppo e dei conflitti intergruppo
- Conflitti e risoluzione dei conflitti
- Stili decisionali e strategie di coping
- Il bullismo
- Il cyberbullismo
- Lo stress lavoro correlato
- La psicologia dell'emergenza
- Psicologia della sicurezza
Comunicazione
- Introduzione alla comunicazione
- Altri approcci alla comunicazione
- Altre forme di comunicazione
- La comunicazione non verbale
- Introduzione alla Programmazione Neurolinguistica
- PNL: dai valori ai metamodelli
Adolescenza e scuola
- Rischio e resilienza
- L'adolescenza
- La peer education e l'orientamento a cascata
- Psicologia architettonica e ambientale dei luoghi scolastici
- Ulteriori caratteristiche dei luoghi scolastici
Psicologia giuridica e forense
- La psicologia giuridica
- Introduzione al femminicidio
- Le caratteristiche del femminicidio
- L'ascolto del minore in ambito giudiziario
- L'audizione protetta
- I serial killer
- Gruppi estremi patologici: le sette
- La mediazione sociale
- La mediazione familiare
- L'alienazione parentale
- Metodologia peritale in ambito civile
- L'autore di abuso sessuale
- La disforia di genere in ambito psico-forense
Con le regole d'esame del 2026/2027 a Mercatorum la prova finale copre le ultime dieci lezioni negli insegnamenti da almeno 5 CFU, come questo: in questo elenco sono quelle dall'ascolto del minore alla disforia di genere, tutte di psicologia giuridica e forense. All'atto pratico si contano i capitoli, e ogni capitolo può avere una o più videolezioni. I dettagli sono nella sezione Come funziona l'esame.
Stai preparando Psicologia delle relazioni interpersonali e di gruppo? Nella community trovi riassunti, schemi e confronti su programma, elaborato e tempi di studio.
Codici, programma vecchio e nuovo, gruppo
L'esame esiste con due codici, entrambi da 12 CFU e al secondo anno, con programmi in gran parte uguali ma di lunghezza diversa. Il codice 0242512MPSI05 è quello del piano di studi 2026/2027 e ha il programma da 60 lezioni descritto in questa guida. Il codice 0241812MPSI05 compare nel piano 2024/2025 e ha un programma da 72 lezioni: contiene quasi tutte le lezioni del nuovo, nello stesso ordine, più tredici lezioni su cognizione sociale, temperamento, creatività, educazione socio-affettiva e sessuale, coordinazione genitoriale, norme sull'omogenitorialità, formazione outdoor, tecniche di PNL, minori e criminalità organizzata e un caso di cronaca. Il codice esatto del tuo esame, e quindi il programma su cui studiare, è nel piano di studi della piattaforma.
Obiettivi e testi consigliati sono gli stessi per i due codici. Riassunti e schemi dell'altro programma servono quasi sempre, ma l'elenco delle lezioni da seguire, e quindi anche la divisione tra prova intermedia e finale, è quello del tuo codice.
| Codice | CFU | Piano e programma | Gruppo |
|---|---|---|---|
| 0242512MPSI05 | 12 | Secondo anno, piano 2026/2027: 60 lezioni | |
| 0241812MPSI05 | 12 | Secondo anno, piano 2024/2025: 72 lezioni |
Argomenti del programma da approfondire
Il corso procede in due grandi movimenti. Nella prima metà costruisce la teoria: che cos'è un gruppo, come si struttura, come influenza chi ne fa parte, come i gruppi si percepiscono e si scontrano tra loro. Nella seconda metà porta la teoria nei contesti: la coppia e la famiglia, l'adolescenza e la scuola, il lavoro e le emergenze, la comunicazione, il tribunale. I venti blocchi seguono l'ordine delle lezioni.
Mappa — la sequenza di questa guida
I gruppi e i loro processi (lezioni 1-12)
- Che cos'è un gruppo: famiglia e folla
- Comunità ed empowerment
- Struttura e processi elementari
- Comunicazione e decisioni
- Potere e leadership
Influenza e relazioni tra gruppi (lezioni 13-21)
- Atteggiamenti sociali
- Influenza sociale
- Relazioni interpersonali
- Conflitto, cooperazione, intercultura
- Identità sociale e pregiudizio
Famiglia, conflitti, contesti (lezioni 22-47)
- Coppia, genitori e Lausanne Trilogue Play
- Omosessualità e omogenitorialità
- Adolescenza, autostima, resilienza
- Gestire i conflitti, decidere, affrontare lo stress
- Bullismo e cyberbullismo
- Stress lavoro-correlato, emergenza, sicurezza
- Comunicazione e PNL
- Peer education e luoghi scolastici
Psicologia giuridica (lezioni 48-60)
- Femminicidio e ascolto del minore
- Sette, mediazione, perizia, autori di reato
1. Che cos'è un gruppo: la famiglia e la folla
Non ogni insieme di persone è un gruppo. Le persone in fila alla posta sono un aggregato: condividono uno spazio, non uno scopo né un'identità. Per Kurt Lewin, il padre della dinamica di gruppo, l'elemento che fa di un insieme un gruppo è l'interdipendenza: ciò che succede a uno dei membri riguarda gli altri, e il gruppo è un tutto diverso dalla somma delle sue parti. Lewin applicava al gruppo la sua teoria del campo: il comportamento dipende dalla persona e dal suo ambiente psicologico, e un gruppo cambia solo se si modifica l'equilibrio delle forze che lo mantengono stabile. Da qui il suo modello del cambiamento in tre fasi: scongelamento delle vecchie abitudini, cambiamento, ricongelamento delle nuove. Altre definizioni insistono sulla percezione: un gruppo esiste quando due o più persone si definiscono membri e sono riconosciute come tali da altri. Donald Campbell ha chiamato entitatività il grado in cui un insieme di persone appare come un'unità: una squadra in campo ne ha molta, il pubblico di un cinema poca.
Charles Cooley, all'inizio del Novecento, ha distinto i gruppi primari, piccoli, stabili e fondati su legami affettivi diretti, come la famiglia e gli amici, dai gruppi secondari, più grandi e fondati su scopi o ruoli, come un'azienda o un'associazione. La famiglia è il gruppo primario per eccellenza: ha una storia comune, ruoli (genitori, figli, fratelli), regole spesso implicite e confini che la separano dall'esterno. L'approccio sistemico la descrive come un sistema in cui ogni comportamento ha effetti su tutti gli altri membri; Salvador Minuchin ne ha studiato i sottosistemi, coniugale, genitoriale e dei fratelli, e i confini tra loro, che possono essere troppo rigidi, con membri disimpegnati, o troppo permeabili, con membri invischiati.
All'altro estremo c'è la folla. Nel 1895 Gustave Le Bon, in Psicologia delle folle, sosteneva che nella folla l'individuo perde la ragione: anonimato, contagio emotivo e suggestionabilità lo spingono a comportamenti che da solo non avrebbe. L'idea è ripresa dal concetto di deindividuazione, la riduzione della consapevolezza di sé e del controllo delle norme personali quando si è anonimi in un gruppo. La ricerca successiva ha corretto Le Bon: Stephen Reicher ha mostrato che le folle non sono irrazionali, ma seguono le norme dell'identità sociale che condividono in quel momento. Un corteo pacifico e uno scontro allo stadio hanno regole diverse, non l'assenza di regole.
Schema — Tipi di insieme sociale
| Tipo | Che cosa lo caratterizza | Esempio |
|---|---|---|
| Aggregato | Vicinanza fisica, nessuna interdipendenza né identità comune | Persone in fila, passeggeri di un autobus |
| Gruppo primario | Pochi membri, rapporti diretti e affettivi, durata nel tempo | Famiglia, gruppo di amici |
| Gruppo secondario | Più membri, rapporti mediati da ruoli e obiettivi | Azienda, associazione, classe universitaria |
| Folla | Molte persone, raccolte in un luogo e in un momento, con un'identità temporanea | Pubblico di un concerto, manifestazione |
Collegamento: tra la famiglia e la folla ci sono le comunità, i gruppi del territorio. È il tema delle lezioni 4 e 5.
2. Psicologia di comunità ed empowerment
La psicologia di comunità nasce negli Stati Uniti a metà degli anni Sessanta, quando un gruppo di psicologi riunito a Swampscott propone di spostare l'attenzione dal singolo paziente ai contesti in cui le persone vivono. Il suo obiettivo è la prevenzione e la promozione del benessere, più che la cura. Gerald Caplan distingue tre livelli di prevenzione: primaria, per evitare che un problema nasca; secondaria, per riconoscerlo e intervenire presto; terziaria, per limitarne le conseguenze e favorire il reinserimento.
Un concetto centrale è il senso di comunità, descritto da David McMillan e David Chavis nel 1986 con quattro componenti: l'appartenenza, cioè sentirsi parte e riconosciuti; l'influenza reciproca tra individuo e comunità; l'integrazione e soddisfazione dei bisogni, perché la comunità offre risorse; la connessione emotiva condivisa, fatta di storia ed esperienze comuni.
L'empowerment, termine reso centrale da Julian Rappaport all'inizio degli anni Ottanta, è il processo con cui persone, gruppi e comunità acquisiscono controllo sulla propria vita e sulle decisioni che li riguardano. Marc Zimmerman ne descrive tre componenti a livello psicologico: intrapersonale, la percezione di poter incidere; interattiva, la comprensione delle risorse e delle regole del proprio contesto; comportamentale, la partecipazione concreta. L'intervento di comunità non risolve i problemi al posto delle persone, ma le aiuta a risolverli.
La lezione collega questi concetti alla società liquida di Zygmunt Bauman: nella modernità contemporanea legami, lavori, identità e appartenenze sono più fragili e temporanei che in passato. La comunità tradizionale, stabile e vincolante, lascia il posto a reti più flessibili e meno protettive. Per la psicologia di comunità è una sfida: ricostruire legami e senso di appartenenza in un contesto in cui niente sembra durare.
Collegamento: per lavorare con un gruppo bisogna conoscerne l'architettura interna. Le lezioni 6, 7, 11 e 12 descrivono norme, ruoli, status e i processi più elementari.
3. Struttura dei gruppi e processi elementari
Ogni gruppo sviluppa una struttura, cioè un modo stabile di organizzare le relazioni tra i membri. I suoi elementi sono:
- Norme: regole, spesso implicite, su come ci si comporta e si pensa nel gruppo. Danno prevedibilità e identità; chi le viola rischia di essere emarginato.
- Ruoli: comportamenti attesi da chi occupa una certa posizione. Robert Bales distingueva i ruoli orientati al compito da quelli orientati al clima socio-emotivo; spesso li ricoprono persone diverse.
- Status: il prestigio attribuito a una posizione. Chi ha status più alto parla di più, è ascoltato di più e ha più margine per deviare dalle norme.
- Coesione: la forza che tiene uniti i membri, fatta di attrazione reciproca, attaccamento al compito e orgoglio di appartenenza.
Jacob Levi Moreno ha proposto la sociometria, che misura le preferenze e i rifiuti tra i membri con domande come «con chi vorresti lavorare?». Il risultato è un sociogramma, che rende visibili leader informali, coppie, sottogruppi e persone isolate. Bruce Tuckman, nel 1965, ha descritto le fasi di sviluppo dei gruppi: forming, la formazione, con incertezza e dipendenza dal leader; storming, il conflitto per ruoli e potere; norming, la definizione delle norme; performing, il lavoro efficace. Nel 1977 vi aggiunge l'adjourning, lo scioglimento.
Richard Moreland e John Levine hanno descritto la socializzazione nei gruppi come un percorso in cui individuo e gruppo si valutano a vicenda, con livelli di impegno che cambiano nel tempo. I membri passano da potenziali a nuovi, a membri a pieno titolo, a marginali, a ex membri; ogni passaggio è segnato da una transizione: ingresso, accettazione, divergenza, abbandono. In ogni fase il gruppo cerca di adattare la persona alle proprie norme e la persona cerca di adattare il gruppo ai propri bisogni.
Tra i processi elementari il più antico è la facilitazione sociale. Nel 1898 Norman Triplett osservò che i ciclisti andavano più veloci quando gareggiavano con altri che da soli. Robert Zajonc nel 1965 ha spiegato che la presenza degli altri aumenta l'attivazione e rafforza la risposta dominante: migliora le prestazioni nei compiti semplici o ben appresi, le peggiora in quelli difficili o nuovi. Il fenomeno opposto è l'inerzia sociale, o social loafing: già all'inizio del Novecento Max Ringelmann aveva notato che, tirando una corda in gruppo, ognuno si impegna meno che da solo. Bibb Latané e colleghi lo hanno confermato alla fine degli anni Settanta. L'inerzia si riduce quando il contributo individuale è visibile, il compito è significativo e il gruppo è coeso.
Collegamento: norme e ruoli si costruiscono parlando. La lezione 8 mostra come la comunicazione condiziona le decisioni del gruppo.
4. Comunicazione e decisioni nei gruppi
Negli anni Cinquanta Alex Bavelas e Harold Leavitt studiarono le reti di comunicazione: gruppi di cinque persone che potevano scambiarsi messaggi solo lungo certi canali. Nelle reti centralizzate, come la ruota, in cui tutti comunicano con una persona al centro, i compiti semplici si risolvono in fretta e con pochi errori, e chi sta al centro diventa leader; ma chi sta in periferia è poco soddisfatto. Nelle reti decentralizzate, come il cerchio, il gruppo è più lento sui compiti semplici, ma più efficace su quelli complessi e più soddisfatto.
Le decisioni di gruppo hanno due distorsioni classiche. La polarizzazione di gruppo: dopo la discussione, le opinioni del gruppo diventano più estreme nella direzione in cui già pendevano. James Stoner nel 1961 aveva osservato uno spostamento verso il rischio; Serge Moscovici e Marisa Zavalloni nel 1969 hanno mostrato che lo spostamento va verso l'estremo della posizione iniziale, qualunque essa sia. Le spiegazioni sono due: si ascoltano nuovi argomenti a favore della posizione prevalente, e ci si sposta per apparire buoni rappresentanti del gruppo.
La seconda è il pensiero di gruppo, o groupthink, descritto da Irving Janis nel 1972 studiando decisioni disastrose della politica estera americana, come lo sbarco nella Baia dei Porci. Accade nei gruppi molto coesi, isolati e con un leader direttivo, quando il bisogno di andare d'accordo prevale sulla valutazione realistica delle alternative.
Schema — I sintomi del groupthink secondo Janis
| Sintomo | Come si riconosce |
|---|---|
| Illusione di invulnerabilità | Ottimismo eccessivo, sottovalutazione dei rischi |
| Fede nella moralità del gruppo | Le conseguenze etiche delle scelte non vengono discusse |
| Razionalizzazione collettiva | Gli avvertimenti vengono spiegati e scartati |
| Stereotipi sull'esterno | Gli avversari sono visti come deboli, cattivi o stupidi |
| Pressione sui dissenzienti | Chi ha dubbi viene richiamato alla lealtà |
| Autocensura e illusione di unanimità | I dubbi non vengono espressi; il silenzio è letto come accordo |
| Guardiani della mente | Alcuni membri filtrano le informazioni sgradite al leader |
I rimedi proposti da Janis sono un leader che non dichiara subito la propria preferenza, un membro con il ruolo di avvocato del diavolo, sottogruppi che lavorano separatamente, esperti esterni e una seconda riunione per ripensare la decisione presa.
Collegamento: chi controlla la comunicazione ha potere sul gruppo. La lezione 9 descrive le basi del potere e gli stili di leadership.
5. Potere e leadership
Il potere è la capacità di influenzare il comportamento degli altri. John French e Bertram Raven, nel 1959, ne hanno distinto cinque basi, a cui Raven ha poi aggiunto la sesta, informativa.
Schema — Le basi del potere secondo French e Raven
| Base | Su che cosa si fonda | Esempio |
|---|---|---|
| Di ricompensa | Possibilità di dare premi | Il responsabile che decide i bonus |
| Coercitivo | Possibilità di punire | Sanzioni disciplinari |
| Legittimo | Ruolo riconosciuto come autorizzato a chiedere | L'insegnante che assegna un compito |
| Di riferimento | Identificazione e stima verso chi lo esercita | Un collega ammirato da tutti |
| Di competenza | Conoscenze riconosciute | Il medico, l'esperto informatico |
| Informativo | Contenuto di un argomento convincente | Dati che fanno cambiare idea |
La leadership è un caso particolare di influenza: la capacità di orientare un gruppo verso i suoi obiettivi. Nel 1939 Kurt Lewin, Ronald Lippitt e Ralph White studiarono gruppi di ragazzi guidati da adulti con tre stili. Con lo stile autoritario i gruppi producevano molto, ma solo in presenza del leader, con tensione e aggressività. Con lo stile democratico la produzione era buona anche in assenza del leader e il clima era migliore. Con lo stile permissivo, o laissez-faire, la produzione era scarsa e disorganizzata.
Le teorie successive hanno abbandonato l'idea di uno stile migliore in assoluto. Il modello della contingenza di Fred Fiedler sostiene che l'efficacia dipenda dall'incontro tra lo stile del leader, orientato al compito o alle relazioni, e la situazione: i leader orientati al compito funzionano meglio quando il controllo della situazione è molto alto o molto basso, quelli orientati alle relazioni nelle situazioni intermedie. Bernard Bass ha distinto la leadership transazionale, basata sullo scambio tra prestazioni e ricompense, dalla leadership trasformazionale, che motiva con una visione, ispira, stimola sul piano intellettuale e considera i bisogni dei singoli. La teoria dell'identità sociale aggiunge che il leader più efficace è spesso il più prototipico, quello che incarna meglio ciò che il gruppo pensa di essere.
Collegamento: per influenzare qualcuno bisogna cambiarne gli atteggiamenti. È il tema della lezione 13.
6. Gli atteggiamenti sociali
Un atteggiamento è una valutazione relativamente stabile di un oggetto, una persona, un gruppo o un'idea, in termini di favorevole o sfavorevole. Il modello classico, detto tripartito, gli attribuisce tre componenti: cognitiva, ciò che pensiamo dell'oggetto; affettiva, ciò che proviamo; comportamentale, ciò che siamo disposti a fare.
Il legame tra atteggiamento e comportamento è meno diretto di quanto sembri. Negli anni Trenta Richard LaPiere viaggiò negli Stati Uniti con una coppia cinese: furono serviti quasi ovunque, ma alla lettera con cui chiedeva se avrebbero accettato clienti cinesi, quasi tutti i locali che risposero dissero di no. La teoria del comportamento pianificato di Icek Ajzen spiega che il comportamento dipende dall'intenzione, e l'intenzione da tre fattori: l'atteggiamento verso il comportamento, la norma soggettiva, cioè ciò che pensano le persone importanti per noi, e il controllo percepito, cioè quanto ci sentiamo capaci di farlo.
Anche il comportamento cambia gli atteggiamenti. Per la teoria della dissonanza cognitiva di Leon Festinger, quando due cognizioni sono in contrasto, ad esempio «fumo» e «il fumo fa male», proviamo un disagio che riduciamo cambiando il comportamento o, più spesso, modificando le convinzioni. Nell'esperimento di Festinger e Carlsmith del 1959, chi era pagato 1 dollaro per dire che un compito noioso era interessante finiva per giudicarlo più piacevole di chi era pagato 20 dollari: con poca ricompensa la bugia andava giustificata cambiando opinione.
Sulla persuasione il modello più citato è l'Elaboration Likelihood Model di Richard Petty e John Cacioppo. Quando siamo motivati e capaci di pensare al messaggio, seguiamo la via centrale: ci convincono la qualità degli argomenti, e il cambiamento è stabile. Quando non lo siamo, seguiamo la via periferica: ci convincono segnali superficiali come l'attrattività della fonte, la lunghezza del messaggio o il numero di persone d'accordo, e il cambiamento è fragile.
Collegamento: la forma più potente di persuasione è la pressione del gruppo. Le lezioni 14 e 16 sono dedicate all'influenza sociale.
7. L'influenza sociale: conformismo, obbedienza, minoranze
L'influenza sociale è il cambiamento di giudizi, opinioni o comportamenti dovuto alla presenza reale o immaginata di altri. Gli esperimenti classici sono quattro, e conviene conoscerli nel dettaglio perché sono la base di molte domande.
Muzafer Sherif, nel 1935, usò l'effetto autocinetico: in una stanza buia un punto luminoso fermo sembra muoversi. Da soli, i partecipanti davano stime molto diverse dello spostamento; in gruppo, le stime convergevano verso una norma comune, che i partecipanti mantenevano anche quando tornavano a rispondere da soli. In una situazione ambigua usiamo gli altri come fonte di informazione.
Solomon Asch, negli anni Cinquanta, mise un partecipante in un gruppo di complici che dovevano dire quale di tre linee fosse lunga quanto una linea campione. La risposta giusta era evidente, ma in alcune prove i complici davano all'unanimità quella sbagliata. Circa un terzo delle risposte dei partecipanti si adeguò alla maggioranza, e tre partecipanti su quattro si conformarono almeno una volta. Bastava un solo alleato che desse la risposta giusta per ridurre molto il conformismo. Qui non c'era ambiguità: ci si adeguava per non essere diversi.
Stanley Milgram, all'inizio degli anni Sessanta, chiese ai partecipanti di somministrare scosse elettriche crescenti a un «allievo», in realtà un complice che non riceveva nessuna scossa, ogni volta che sbagliava. Nell'esperimento di base 26 partecipanti su 40, il 65%, arrivarono alla scossa massima di 450 volt, pur mostrando forte disagio. L'obbedienza diminuiva quando la vittima era vicina, quando lo sperimentatore dava gli ordini a distanza o quando altri partecipanti si rifiutavano.
Serge Moscovici, nel 1969, ribaltò la prospettiva: anche una minoranza può influenzare la maggioranza. In gruppi che dovevano dire il colore di diapositive blu, due complici che rispondevano «verde» in modo coerente ottenevano una piccola ma significativa quota di risposte «verde» dagli altri; se erano incoerenti, quasi nessuna. Per la sua teoria della conversione, la maggioranza produce un adeguamento pubblico, spesso superficiale; la minoranza coerente produce un cambiamento privato e più profondo, perché spinge a riflettere sul contenuto.
Morton Deutsch e Harold Gerard, nel 1955, hanno distinto due motivi del conformismo: l'influenza normativa, il bisogno di essere accettati ed evitare il rifiuto, come in Asch; l'influenza informativa, il bisogno di avere ragione e di capire la realtà, come in Sherif. Herbert Kelman ha distinto tre livelli di risposta: la compiacenza, adeguamento pubblico senza convinzione; l'identificazione, adeguamento per somigliare a chi si stima; l'interiorizzazione, accettazione vera e propria del contenuto.
Prova a riconoscerla: influenza normativa o informativa?
Normativa: essere accettati
—
Informativa: avere ragione
—
Nei gruppi l'influenza agisce anche attraverso il contesto. Philip Zimbardo, con l'esperimento della prigione di Stanford del 1971, sostenne che bastasse assegnare il ruolo di guardia o di detenuto per produrre comportamenti abusivi; lo studio è oggi molto criticato per il metodo, perché le «guardie» ricevettero indicazioni su come comportarsi. Resta valido il punto più generale: ruoli e norme del gruppo possono spingere persone comuni a comportamenti che non approverebbero da sole.
Collegamento: l'influenza passa soprattutto attraverso le relazioni a cui teniamo. La lezione 17 spiega come nascono.
8. Le relazioni interpersonali
Fritz Heider, con La psicologia delle relazioni interpersonali del 1958, ha dato il nome alla disciplina. Due sue idee sono centrali. La prima è la teoria dell'attribuzione: nella vita quotidiana siamo psicologi ingenui che cercano le cause del comportamento altrui, distinguendo cause interne, come carattere e intenzioni, e cause esterne, come la situazione. L'errore fondamentale di attribuzione, descritto più tardi da Lee Ross, è la tendenza a sopravvalutare le cause interne quando spieghiamo il comportamento degli altri. La seconda è la teoria dell'equilibrio: in una relazione tra una persona, un'altra persona e un oggetto, cerchiamo coerenza. Se mi piace Marta e a Marta piace un film che detesto, la situazione è squilibrata, e tenderò a cambiare idea sul film o su Marta.
Perché ci leghiamo a certe persone? La ricerca sull'attrazione interpersonale indica alcuni fattori stabili:
- Prossimità: Leon Festinger, Stanley Schachter e Kurt Back mostrarono che negli alloggi universitari le amicizie nascevano soprattutto tra vicini di porta.
- Familiarità: per l'effetto di mera esposizione di Robert Zajonc, ciò che vediamo spesso ci piace di più.
- Somiglianza di atteggiamenti e valori, studiata da Donn Byrne: è un predittore dell'attrazione più forte della complementarità.
- Reciprocità: ci piacciono le persone a cui piacciamo.
- Attrattività fisica, che conta soprattutto nei primi incontri.
Per mantenere una relazione contano i bilanci. La teoria dello scambio sociale di John Thibaut e Harold Kelley descrive le relazioni in termini di costi e benefici: la soddisfazione dipende dal confronto tra ciò che riceviamo e ciò che ci aspettiamo, la stabilità dal confronto con le alternative disponibili. La teoria dell'equità aggiunge che stiamo bene quando il rapporto tra ciò che diamo e ciò che riceviamo è simile al rapporto dell'altro. La lezione 18 confronta il comportamento individuale con quello di gruppo: nei gruppi le persone sono di solito più competitive e meno fiduciose che nelle relazioni tra singoli, un fenomeno noto come effetto di discontinuità individuo-gruppo.
Collegamento: quando i gruppi competono, la competizione diventa conflitto. Le lezioni 10, 15 e 19 ne spiegano le origini e le soluzioni.
9. Conflitto e cooperazione tra gruppi, integrazione e intercultura
L'esperimento più famoso sui conflitti tra gruppi è quello della Robbers Cave, condotto da Muzafer Sherif nel 1954 in un campo estivo dell'Oklahoma. Ventidue ragazzi di circa undici anni, simili per provenienza, furono divisi in due gruppi, le Aquile e i Serpenti a sonagli, che inizialmente non sapevano l'uno dell'altro. Nella prima fase ogni gruppo sviluppò norme, leader e un nome. Nella seconda i gruppi si sfidarono in gare con premi in palio solo per i vincitori: nacquero insulti, furti di bandiere, incursioni nelle capanne. Nella terza, il semplice contatto piacevole, come mangiare insieme, non bastò a ridurre l'ostilità. Ci riuscirono invece gli obiettivi sovraordinati: problemi che nessun gruppo poteva risolvere da solo, come un guasto alla rete dell'acqua o un camion bloccato da spingere insieme.
Da qui la teoria del conflitto realistico: l'ostilità tra gruppi nasce dalla competizione per risorse scarse e si riduce quando i gruppi hanno obiettivi che richiedono collaborazione. Gordon Allport, nel 1954, aveva formulato l'ipotesi del contatto: il contatto tra gruppi riduce il pregiudizio se avviene con pari status, verso obiettivi comuni, in cooperazione e con il sostegno delle istituzioni. Una grande meta-analisi di Thomas Pettigrew e Linda Tropp ha confermato nel 2006 che il contatto riduce il pregiudizio, anche quando non tutte le condizioni sono presenti.
Per gestire i rapporti tra gruppi sono stati proposti tre modelli. La decategorizzazione di Marilynn Brewer e Norman Miller punta a far vedere le persone come individui, non come membri di un gruppo. Il modello dell'identità comune di Samuel Gaertner e John Dovidio punta a costruire una categoria superiore che includa tutti: non più «noi» e «loro», ma un «noi» più grande. Il modello della distintività reciproca di Miles Hewstone e Rupert Brown mantiene visibili le identità dei gruppi, ma in una cooperazione in cui ognuno porta qualcosa di diverso.
Sull'integrazione dei migranti il riferimento è il modello dell'acculturazione di John Berry, che incrocia due domande: la persona vuole mantenere la propria cultura d'origine? Vuole avere rapporti con la società che la accoglie?
Schema — Le strategie di acculturazione di Berry
| Contatti con la società di accoglienza: sì | Contatti con la società di accoglienza: no | |
|---|---|---|
| Mantiene la cultura d'origine | Integrazione: due appartenenze insieme | Separazione: chiusura nella propria comunità |
| Abbandona la cultura d'origine | Assimilazione: si adotta la nuova cultura | Marginalizzazione: nessuna appartenenza |
L'integrazione è di solito la strategia associata al maggiore benessere, ma non dipende solo dal migrante: se la società di accoglienza chiede l'assimilazione o esclude, l'integrazione diventa difficile. Il termine intercultura indica un approccio in cui le culture non si limitano a convivere, ma si incontrano e si trasformano a vicenda, come nell'educazione interculturale a scuola.
Collegamento: Sherif spiegava il conflitto con la competizione. Tajfel mostrò che basta molto meno. È il tema delle lezioni 20 e 21.
10. Identità sociale, stereotipi e pregiudizio
All'inizio degli anni Settanta Henri Tajfel creò il paradigma dei gruppi minimi. Divise dei ragazzi in due gruppi con un criterio banale, la preferenza per i quadri di Klee o di Kandinsky, o addirittura a caso. I gruppi non avevano storia, interazione né interessi in conflitto, e i ragazzi non sapevano chi fosse nel proprio gruppo. Eppure, quando dovevano distribuire punti, favorivano il proprio gruppo, e spesso preferivano massimizzare la differenza con l'altro gruppo anche a costo di ottenere meno in assoluto. Bastava la categorizzazione per produrre discriminazione.
La spiegazione è la teoria dell'identità sociale, formulata da Tajfel e John Turner nel 1979. Una parte della nostra identità, l'identità sociale, deriva dai gruppi a cui apparteniamo. Il processo ha tre passaggi: la categorizzazione, che divide il mondo in gruppi; l'identificazione con alcuni di essi; il confronto sociale con gli altri gruppi. Poiché cerchiamo un'identità positiva, vogliamo che il nostro gruppo sia positivamente distinto: da qui il favoritismo per l'ingroup. Quando l'identità del gruppo è negativa, i membri possono scegliere la mobilità individuale, cioè lasciare il gruppo; la creatività sociale, cioè cambiare il criterio di confronto o rivalutare una caratteristica; la competizione sociale, cioè lottare per cambiare lo status del gruppo. Turner ha poi sviluppato la teoria della categorizzazione di sé, che spiega quando ci percepiamo come individui e quando come membri di un gruppo.
Schema — Stereotipo, pregiudizio, discriminazione
| Concetto | Componente | Definizione |
|---|---|---|
| Stereotipo | Cognitiva | Insieme di credenze sulle caratteristiche dei membri di un gruppo |
| Pregiudizio | Affettiva | Atteggiamento, di solito negativo, verso un gruppo e i suoi membri |
| Discriminazione | Comportamentale | Trattamento diverso di una persona per la sua appartenenza a un gruppo |
Altri fenomeni da conoscere: l'effetto di omogeneità dell'outgroup, per cui i membri degli altri gruppi ci sembrano tutti uguali, mentre nel nostro vediamo le differenze; il modello del contenuto degli stereotipi di Susan Fiske, che descrive gli stereotipi su due dimensioni, calore e competenza, e spiega perché alcuni gruppi suscitano invidia, altri pietà, altri disprezzo. La lezione 20, «Pensare i gruppi», riprende anche le teorie che descrivono la vita emotiva dei gruppi, come quella di Wilfred Bion: accanto al gruppo di lavoro, orientato al compito, agiscono assunti di base inconsci, la dipendenza da un leader, l'attacco-fuga verso un nemico, l'accoppiamento nell'attesa di una salvezza futura.
La psicologia delle folle
Gustave Le Bon descrive la folla come irrazionale e suggestionabile. La tesi sarà corretta, ma pone per la prima volta la domanda su come il gruppo cambia l'individuo.
La nascita delle norme
Con l'effetto autocinetico Muzafer Sherif mostra che, in una situazione ambigua, le stime individuali convergono verso una norma di gruppo che resta anche quando si risponde da soli.
Gli stili di leadership
Kurt Lewin, Ronald Lippitt e Ralph White confrontano leader autoritari, democratici e permissivi: nasce lo studio sperimentale della dinamica di gruppo.
Il conformismo
Solomon Asch mostra che molte persone si adeguano a una maggioranza unanime anche quando la risposta corretta è evidente. Un solo alleato basta a ridurre il conformismo.
Il conflitto tra gruppi
Nel campo estivo della Robbers Cave la competizione fa nascere l'ostilità tra due gruppi di ragazzi; solo gli obiettivi sovraordinati riescono a ridurla.
I gruppi minimi
Henri Tajfel mostra che basta dividere le persone in gruppi senza alcun significato per produrre favoritismo verso il proprio gruppo: è la base della teoria dell'identità sociale.
Il pensiero di gruppo
Irving Janis analizza le decisioni disastrose di gruppi molto coesi e descrive il groupthink, in cui la ricerca dell'accordo prevale sulla valutazione delle alternative.
Collegamento: dalla seconda metà del corso la teoria si applica ai gruppi più intimi. La lezione 22 parte dalla coppia.
11. La coppia, il conflitto genitoriale e il Lausanne Trilogue Play
La coppia è il più piccolo dei gruppi, ma con una dinamica propria. La teoria triangolare dell'amore di Robert Sternberg lo descrive con tre componenti: intimità, cioè vicinanza e condivisione; passione, cioè attrazione e desiderio; impegno, cioè la decisione di mantenere la relazione. Le loro combinazioni danno tipi diversi di amore: l'amore romantico unisce intimità e passione, quello di compagnia intimità e impegno, l'amore completo le tre insieme. Cindy Hazan e Phillip Shaver hanno applicato all'amore adulto la teoria dell'attaccamento: gli stili sicuro, ansioso ed evitante osservati nei bambini si ritrovano nel modo in cui gli adulti vivono la vicinanza e la separazione dal partner.
Il conflitto genitoriale è un fattore di rischio per i figli più forte della separazione in sé. La ricerca indica che a fare male non è il disaccordo, normale in ogni coppia, ma il conflitto frequente, intenso, irrisolto e centrato sui figli, soprattutto quando i figli vengono coinvolti, ad esempio come messaggeri o alleati. Per il modello cognitivo-contestuale di John Grych e Frank Fincham, l'effetto dipende da come il bambino interpreta il conflitto: se si sente minacciato o se si attribuisce la colpa, il rischio di ansia e problemi di comportamento è maggiore. I bambini che vedono i genitori risolvere i disaccordi in modo costruttivo, invece, imparano a gestirli.
Il Lausanne Trilogue Play (LTP) è uno strumento di osservazione sviluppato a Losanna da Elisabeth Fivaz-Depeursinge e Antoinette Corboz-Warnery, che ne hanno descritto i risultati nel libro Il triangolo primario. Studia la relazione tra padre, madre e bambino come una triade, non come somma di due coppie. I tre sono seduti in triangolo e giocano seguendo quattro parti:
Schema — Le quattro parti del Lausanne Trilogue Play
| Parte | Chi gioca | Chi fa da terzo |
|---|---|---|
| 1 | Un genitore con il bambino | L'altro genitore, presente ma non attivo |
| 2 | L'altro genitore con il bambino | Il primo genitore |
| 3 | Tutti e tre insieme | Nessuno |
| 4 | I due genitori tra loro | Il bambino |
Gli osservatori valutano come la famiglia coordina le proprie azioni su quattro livelli: la partecipazione, cioè se tutti sono inclusi; l'organizzazione, cioè se ognuno rispetta il proprio ruolo nella parte in corso; l'attenzione focale, cioè se tutti si concentrano sul gioco; il contatto affettivo, cioè se c'è sintonia emotiva. Ne derivano tipi di alleanza familiare: cooperativa, tesa, collusiva e disturbata. Lo strumento si usa in ricerca, nella clinica e, in versioni adattate, nella valutazione della genitorialità, anche in ambito peritale.
Collegamento: le lezioni 25-27 affrontano una forma di famiglia oggetto di molte domande, anche giuridiche: la famiglia omogenitoriale.
12. Omosessualità e omogenitorialità
Il punto di partenza è storico. L'American Psychiatric Association ha eliminato l'omosessualità dall'elenco dei disturbi mentali nel 1973, e l'Organizzazione mondiale della sanità l'ha tolta dalla classificazione internazionale delle malattie il 17 maggio 1990, data che oggi si ricorda come giornata contro l'omofobia. Per la psicologia contemporanea l'orientamento sessuale è una variante normale della sessualità umana, e le cosiddette terapie riparative, che pretendono di modificarlo, sono respinte dalle principali associazioni professionali di psicologi e psichiatri.
Per spiegare perché le persone omosessuali presentano in media più sintomi di ansia e depressione, Ilan Meyer ha proposto il modello del minority stress: lo stress aggiuntivo che deriva dall'appartenere a una minoranza stigmatizzata. Comprende fattori distali, come discriminazioni e violenze subite, e fattori prossimali, come l'aspettativa di essere rifiutati, il bisogno di nascondere il proprio orientamento e l'omofobia interiorizzata. Il problema non è l'orientamento, ma il contesto. Il coming out è un processo che si ripete in ogni nuovo contesto, con effetti protettivi quando trova accoglienza.
Le famiglie omogenitoriali sono famiglie in cui almeno un genitore è omosessuale: figli nati da relazioni eterosessuali precedenti, adottati o nati con tecniche di procreazione assistita all'estero. In Italia la legge 76 del 2016 ha istituito le unioni civili tra persone dello stesso sesso, ma non l'adozione da parte del partner; i tribunali hanno spesso riconosciuto il legame con l'adozione in casi particolari prevista dalla legge sulle adozioni. Sul piano psicologico, decenni di ricerche, raccolte ad esempio da Susan Golombok, non hanno trovato differenze significative nello sviluppo, nel benessere e nell'adattamento dei figli rispetto a quelli delle famiglie eterosessuali. Conta la qualità delle relazioni, cioè calore, coerenza e collaborazione tra i genitori, più della composizione della famiglia. I rischi documentati riguardano soprattutto lo stigma che i figli possono incontrare all'esterno.
Collegamento: lo stigma pesa di più nell'adolescenza, quando l'identità si costruisce nello sguardo dei coetanei. È il tema delle lezioni 28, 43 e 44.
13. Adolescenza, autostima, rischio e resilienza
L'adolescenza è la fase di passaggio tra infanzia ed età adulta, con trasformazioni fisiche, cognitive e sociali. Per Erik Erikson il suo compito è la costruzione dell'identità, contrapposta alla confusione dei ruoli. James Marcia ha descritto quattro stati dell'identità incrociando due dimensioni, l'esplorazione delle alternative e l'impegno in una scelta.
Schema — Gli stati dell'identità di Marcia
| Stato | Esplorazione | Impegno | Esempio |
|---|---|---|---|
| Diffusione | No | No | Non sa che cosa vuole e non se lo chiede |
| Blocco (preclusione) | No | Sì | Segue la strada scelta dai genitori senza valutarne altre |
| Moratoria | Sì | No | Sta provando strade diverse, senza aver ancora scelto |
| Identità acquisita | Sì | Sì | Ha esplorato e ha fatto una scelta propria |
L'autostima è la valutazione complessiva del proprio valore. William James la definiva come il rapporto tra i successi e le aspirazioni: si può aumentarla ottenendo di più o pretendendo di meno. Morris Rosenberg ha costruito nel 1965 la scala più usata per misurarla, dieci affermazioni sul valore di sé. Susan Harter ha mostrato che l'autostima è multidimensionale: si può avere un'alta stima di sé a scuola e bassa nell'aspetto fisico. In adolescenza contano molto l'aspetto fisico e l'accettazione dei coetanei; l'autostima tende a calare all'inizio dell'adolescenza, soprattutto nelle ragazze, e a risalire poi.
La resilienza è la capacità di adattarsi positivamente nonostante condizioni avverse. Lo studio classico è quello di Emmy Werner sull'isola hawaiana di Kauai, che ha seguito per decenni i bambini nati nel 1955: circa un terzo di quelli cresciuti in condizioni di alto rischio diventò un adulto ben adattato. I fattori di rischio aumentano la probabilità di esiti negativi: povertà, conflitti familiari, abusi, malattia di un genitore. I fattori di protezione la riducono: un temperamento facile, almeno una relazione stabile con un adulto di riferimento, buone capacità cognitive, una scuola o una comunità di sostegno. Ann Masten ha parlato di resilienza come magia ordinaria: non un dono raro, ma il risultato di sistemi di adattamento normali che funzionano.
Collegamento: le difficoltà adolescenziali spesso si manifestano come conflitti. Le lezioni 29-31 spiegano come gestirli.
14. Gestire i conflitti, decidere, affrontare lo stress
Il conflitto non è necessariamente negativo: Morton Deutsch distingueva i conflitti costruttivi, che portano a soluzioni migliori e rafforzano la relazione, da quelli distruttivi, che si allargano e si radicano. Il modello di Kenneth Thomas e Ralph Kilmann descrive cinque stili di gestione sulla base di due dimensioni: l'assertività, cioè quanto si persegue il proprio interesse, e la cooperatività, cioè quanto si considera quello dell'altro.
Schema — I cinque stili di gestione dei conflitti
| Stile | Assertività | Cooperatività | Quando può servire |
|---|---|---|---|
| Competizione | Alta | Bassa | Decisioni urgenti o questioni di principio |
| Collaborazione | Alta | Alta | Quando entrambi gli interessi sono importanti e c'è tempo |
| Compromesso | Media | Media | Soluzioni temporanee, forze equilibrate |
| Evitamento | Bassa | Bassa | Questioni marginali o animi troppo accesi |
| Accomodamento | Bassa | Alta | Quando la relazione conta più della questione |
Nella negoziazione si distingue l'approccio distributivo, in cui le parti si dividono una torta fissa e ciò che guadagna uno lo perde l'altro, da quello integrativo, che cerca soluzioni capaci di soddisfare gli interessi di entrambi. Roger Fisher e William Ury, nel metodo di Harvard, propongono quattro principi: separare le persone dal problema, concentrarsi sugli interessi e non sulle posizioni, inventare opzioni a vantaggio reciproco, usare criteri oggettivi. Raccomandano anche di conoscere la propria migliore alternativa a un accordo negoziato, la BATNA, per sapere quando conviene lasciare il tavolo.
Gli stili decisionali descrivono il modo abituale in cui una persona prende decisioni. Susanne Scott e Reginald Bruce ne hanno individuati cinque: razionale, con ricerca e valutazione sistematica delle alternative; intuitivo, basato su sensazioni e impressioni; dipendente, con ricerca del consiglio altrui; evitante, con rinvio delle decisioni; spontaneo, con decisioni rapide e impulsive.
Il coping è l'insieme degli sforzi per gestire situazioni stressanti. Nel modello transazionale di Richard Lazarus e Susan Folkman lo stress nasce dalla valutazione: con la valutazione primaria la persona si chiede se la situazione è una minaccia, una perdita o una sfida; con la valutazione secondaria si chiede se ha le risorse per affrontarla. Il coping centrato sul problema cerca di cambiare la situazione, ad esempio pianificando o chiedendo aiuto pratico; il coping centrato sulle emozioni cerca di regolare il disagio, ad esempio rileggendo la situazione o cercando conforto. Il primo funziona meglio quando la situazione è modificabile, il secondo quando non lo è.
Collegamento: a scuola il conflitto prende spesso la forma della prepotenza ripetuta. Le lezioni 32 e 33 sono dedicate al bullismo.
15. Bullismo e cyberbullismo
Dan Olweus, lo psicologo norvegese che ha avviato lo studio sistematico del fenomeno negli anni Settanta, definisce il bullismo con tre criteri: comportamenti aggressivi intenzionali, ripetuti nel tempo, in una relazione con uno squilibrio di potere per cui la vittima fatica a difendersi. Un litigio tra pari o un episodio isolato non sono bullismo. Il bullismo può essere diretto, fisico o verbale, o indiretto, come l'esclusione dal gruppo e la diffusione di voci.
Il bullismo è un fenomeno di gruppo. Christina Salmivalli ha descritto i ruoli dei partecipanti: il bullo, che prende l'iniziativa; gli aiutanti, che partecipano; i sostenitori, che ridono e incoraggiano; gli esterni, che restano in disparte; i difensori, che aiutano la vittima; la vittima. Il pubblico dà al bullo lo status che cerca: per questo i programmi più efficaci, come il finlandese KiVa, lavorano sull'intera classe e sugli spettatori, non solo sul bullo e sulla vittima.
Il cyberbullismo usa strumenti digitali: messaggi offensivi, diffusione di foto o video, esclusione dalle chat, furto d'identità. Rispetto al bullismo tradizionale ha caratteristiche proprie: l'anonimato possibile del persecutore, un pubblico potenzialmente enorme, la permanenza dei contenuti e l'assenza di luoghi sicuri, perché la persecuzione entra in casa a ogni ora. In Italia la legge 71 del 2017 ha introdotto misure contro il cyberbullismo, come la possibilità per il minore con almeno 14 anni, o per i genitori, di chiedere al gestore del sito l'oscuramento o la rimozione dei contenuti, e il referente per il bullismo in ogni scuola. La legge 70 del 2024 ha esteso queste misure anche al bullismo.
Schema — Bullismo e cyberbullismo a confronto
| Aspetto | Bullismo | Cyberbullismo |
|---|---|---|
| Luogo | Scuola, tragitto, spazi fisici | Social, chat, giochi online, sempre raggiungibile |
| Persecutore | Noto alla vittima | Può essere anonimo |
| Pubblico | Il gruppo presente | Potenzialmente illimitato |
| Durata dell'offesa | L'episodio | Il contenuto resta online e può essere ricondiviso |
| Empatia | Il bullo vede la reazione della vittima | La distanza riduce la percezione del danno |
Collegamento: le dinamiche di gruppo pesano anche sul lavoro. Le lezioni 34-36 trattano stress, emergenze e sicurezza.
16. Stress lavoro-correlato, psicologia dell'emergenza e della sicurezza
Lo stress lavoro-correlato nasce quando le richieste del lavoro superano le risorse della persona per farvi fronte. In Italia il decreto legislativo 81 del 2008, il testo unico sulla sicurezza, obbliga il datore di lavoro a valutarlo insieme agli altri rischi, sulla base dell'accordo europeo del 2004; l'INAIL ha messo a punto un metodo che parte da indicatori oggettivi, come assenze, infortuni e turnover, e approfondisce, se serve, con questionari ai lavoratori.
Due modelli spiegano quando il lavoro diventa stressante. Nel modello domanda-controllo di Robert Karasek il lavoro più a rischio è quello ad alta tensione: molte richieste e poco controllo su come svolgerlo; il modello è stato poi ampliato con il supporto sociale di colleghi e superiori. Nel modello dello squilibrio sforzo-ricompensa di Johannes Siegrist lo stress nasce quando l'impegno non è ripagato da stipendio, stima o sicurezza del posto. La conseguenza cronica è il burnout, descritto da Christina Maslach con tre dimensioni: esaurimento emotivo, depersonalizzazione o cinismo verso le persone di cui ci si occupa, ridotta realizzazione personale.
La psicologia dell'emergenza si occupa delle persone colpite da catastrofi, incidenti e attentati, e dei soccorritori. In Italia una direttiva della Presidenza del Consiglio del 2006 ha fissato i criteri per gli interventi psicosociali nelle catastrofi. Nelle prime fasi si pratica il primo soccorso psicologico: garantire sicurezza, calmare, favorire il contatto con i familiari, dare informazioni pratiche, senza costringere a raccontare l'evento. Il debriefing in un'unica seduta per tutti, diffuso negli anni Ottanta, non ha dimostrato di prevenire il disturbo da stress post-traumatico e in alcuni studi lo ha peggiorato. Anche i soccorritori sono esposti al trauma vicario e al burnout.
La psicologia della sicurezza studia i fattori umani negli incidenti. Il modello del formaggio svizzero di James Reason spiega che un incidente avviene quando si allineano più falle in diversi strati di difesa: errori attivi di chi opera, ma anche condizioni latenti come turni eccessivi, formazione carente o procedure confuse. Reason distingue gli errori, involontari, dalle violazioni, scostamenti consapevoli dalle regole. Per questo la prevenzione efficace non cerca un colpevole, ma lavora sulla cultura della sicurezza dell'organizzazione e sulla percezione del rischio dei lavoratori.
Collegamento: in ogni contesto, dalla famiglia al lavoro, i problemi passano dalla comunicazione. Le lezioni 37-42 ne descrivono i modelli.
17. La comunicazione verbale e non verbale, la PNL
Il modello più semplice della comunicazione è quello di Claude Shannon e Warren Weaver, del 1949: un emittente codifica un messaggio, lo invia attraverso un canale, un ricevente lo decodifica; il rumore può disturbare la trasmissione. Roman Jakobson ha descritto sei funzioni del linguaggio, ciascuna legata a un elemento della comunicazione: emotiva, conativa, referenziale, poetica, fàtica e metalinguistica. Il passo decisivo per la psicologia arriva con la scuola di Palo Alto: nel 1967 Paul Watzlawick, Janet Beavin e Don Jackson pubblicano la Pragmatica della comunicazione umana, che descrive la comunicazione come relazione.
Schema — I cinque assiomi della comunicazione di Watzlawick
| Assioma | Significato |
|---|---|
| 1. Non si può non comunicare | Anche il silenzio o l'indifferenza sono messaggi |
| 2. Contenuto e relazione | Ogni messaggio trasmette un'informazione e definisce la relazione tra chi parla |
| 3. Punteggiatura | Ognuno divide la sequenza di scambi in cause ed effetti dal proprio punto di vista |
| 4. Numerica e analogica | Si comunica con parole, precise, e con segnali non verbali, ricchi sul piano relazionale |
| 5. Simmetrica e complementare | Gli scambi si basano sull'uguaglianza o sulla differenza di posizione |
Dalla stessa tradizione viene il doppio legame descritto da Gregory Bateson: un messaggio che contiene due ingiunzioni contraddittorie, spesso una verbale e una non verbale, a cui non si può né obbedire né sottrarsi, come «sii spontaneo» o un «ti voglio bene» detto con freddezza.
La comunicazione non verbale comprende diversi sistemi: la cinesica, cioè gesti, postura ed espressioni del volto; la prossemica, l'uso dello spazio; il paraverbale, cioè tono, volume, ritmo e pause della voce; l'aptica, il contatto fisico; l'aspetto esteriore. Paul Ekman ha mostrato che alcune espressioni delle emozioni di base, come gioia, tristezza, paura, rabbia, disgusto e sorpresa, sono riconosciute in culture molto diverse. Edward Hall ha descritto quattro distanze interpersonali: intima, fino a circa 45 centimetri; personale, fino a circa 1,2 metri; sociale, fino a circa 3,5 metri; pubblica, oltre. Le distanze cambiano da cultura a cultura. Il non verbale serve a esprimere emozioni, regolare il turno di parola, segnalare la relazione e accompagnare il discorso; quando contraddice le parole, tendiamo a credergli di più.
La Programmazione Neurolinguistica (PNL) nasce negli anni Settanta da Richard Bandler e John Grinder, che studiarono il modo di comunicare di terapeuti come Virginia Satir, Fritz Perls e Milton Erickson per ricavarne tecniche replicabili. Il metamodello descrive tre processi con cui il linguaggio impoverisce l'esperienza: la cancellazione di informazioni («sono arrabbiato», con chi?), la generalizzazione («nessuno mi ascolta mai») e la deformazione («mi ha guardato, quindi ce l'ha con me»); il terapeuta usa domande precise per recuperare ciò che manca. Altri concetti noti sono il rapport, cioè la sintonia con l'interlocutore, il ricalco e guida, i sistemi rappresentazionali visivo, uditivo e cinestesico, e i livelli logici di Robert Dilts, dall'ambiente ai valori e all'identità. È bene sapere che le ipotesi della PNL, ad esempio sui sistemi rappresentazionali preferiti, non hanno trovato conferma nella ricerca scientifica.
Collegamento: la comunicazione tra pari è la base della peer education, e anche gli spazi comunicano. È il tema delle lezioni 45-47.
18. La peer education e i luoghi scolastici
La peer education, o educazione tra pari, è una strategia in cui alcuni ragazzi, formati da adulti esperti, trasmettono informazioni e promuovono comportamenti di salute tra i coetanei. Si usa soprattutto per la prevenzione di dipendenze, comportamenti sessuali a rischio, bullismo e disagio. Si fonda sull'apprendimento sociale di Albert Bandura, per cui impariamo osservando modelli simili a noi, e sul fatto che in adolescenza i coetanei sono più credibili degli adulti. Nell'orientamento a cascata la formazione passa da un livello all'altro: i ragazzi più grandi, formati, accompagnano i più piccoli, ad esempio gli studenti degli ultimi anni con quelli del primo, nella scelta e nell'inserimento nella nuova scuola. I peer educator ne ricavano a loro volta competenze e autostima.
La psicologia architettonica e ambientale studia il rapporto tra le persone e i luoghi. Kurt Lewin aveva espresso il comportamento come funzione della persona e dell'ambiente; Roger Barker ha descritto i setting comportamentali, luoghi con programmi di comportamento propri, come un'aula o una palestra. Nella scuola, la disposizione dei banchi orienta le relazioni: le file favoriscono la lezione frontale e l'attenzione verso l'insegnante; il ferro di cavallo favorisce la discussione; le isole favoriscono il lavoro di gruppo. Contano anche luce naturale, acustica, temperatura, densità di persone, possibilità di personalizzare gli spazi e accesso al verde: secondo la teoria del recupero dell'attenzione di Rachel e Stephen Kaplan, gli ambienti naturali riducono la fatica mentale. La tradizione educativa italiana di Reggio Emilia, con Loris Malaguzzi, considera l'ambiente come un terzo educatore, accanto ai genitori e agli insegnanti.
Collegamento: dalla lezione 48 il corso entra nel diritto. Gli ultimi due blocchi sono quelli della prova finale.
19. Psicologia giuridica, femminicidio, ascolto del minore
La psicologia giuridica applica le conoscenze psicologiche al diritto e alla giustizia. Comprende diversi campi: la psicologia giudiziaria, che riguarda il processo, come la testimonianza e la perizia; la psicologia investigativa, che supporta le indagini; la psicologia criminale, che studia gli autori di reato; la psicologia penitenziaria, che lavora negli istituti di pena; la psicologia forense in senso stretto, che offre consulenze e perizie al giudice. Un tema trasversale è l'affidabilità della testimonianza: Elizabeth Loftus ha mostrato con l'effetto di disinformazione che le informazioni ricevute dopo un evento, anche solo il verbo di una domanda, possono modificare il ricordo.
Il termine femminicidio indica l'uccisione di una donna in quanto donna, spesso da parte del partner o dell'ex partner, come esito di una violenza di genere. Il concetto di femicide è stato proposto dalla criminologa Diana Russell; l'antropologa messicana Marcela Lagarde ha usato feminicidio per indicare l'insieme delle violenze, anche istituzionali, che lo rendono possibile. Il femminicidio è spesso l'ultimo atto di una lunga storia di maltrattamenti. Lenore Walker ha descritto il ciclo della violenza in tre fasi che si ripetono: la crescita della tensione, l'esplosione della violenza, la luna di miele, con pentimento e promesse, che rende difficile lasciare la relazione. I fattori di rischio più citati sono la separazione o la sua minaccia, violenze precedenti, gelosia e controllo, minacce di morte, accesso alle armi; strumenti come il metodo SARA servono a valutare il rischio di recidiva. In Italia il cosiddetto Codice rosso del 2019 ha accelerato i procedimenti per violenza domestica e di genere, prevedendo che la vittima sia ascoltata entro tre giorni dalla denuncia, e una legge di fine 2025 ha introdotto il femminicidio come reato autonomo.
L'ascolto del minore in ambito giudiziario richiede cautele particolari, perché i bambini sono più esposti alla suggestionabilità: domande chiuse o suggestive, ripetute o fatte da adulti autorevoli possono produrre racconti di eventi mai accaduti. La Carta di Noto, un protocollo di linee guida elaborato da esperti a partire dal 1996 e aggiornato più volte, raccomanda di registrare integralmente i colloqui, usare domande aperte, evitare ripetizioni e valutare le competenze del minore, come memoria, linguaggio e distinzione tra realtà e fantasia, senza confondere l'attendibilità clinica con la verità dei fatti, che spetta al giudice accertare. Tra i protocolli di intervista strutturata ci sono l'intervista cognitiva e il protocollo NICHD.
L'audizione protetta è la modalità con cui il minore viene ascoltato nel processo penale riducendo il trauma: di solito durante l'incidente probatorio, in modo che la testimonianza valga come prova senza doverla ripetere in dibattimento. Si svolge in un ambiente adatto, anche fuori dal tribunale, con l'aiuto di un esperto in psicologia infantile; il minore è in una stanza accogliente e le parti seguono da una stanza attigua, attraverso uno specchio unidirezionale o un impianto audio-video, facendo porre le proprie domande tramite il giudice o l'esperto. L'intero ascolto è videoregistrato.
Collegamento: l'ultimo blocco attraversa gli altri temi della psicologia forense, dalle sette alla perizia.
20. Serial killer, sette, mediazione, perizia, autori di reato, disforia di genere
Un serial killer è chi uccide più persone in eventi separati, con un intervallo di tempo tra un omicidio e l'altro; la definizione classica dell'FBI richiedeva almeno tre vittime, quella attuale ne indica due. Lo distingue dall'omicida di massa, che uccide più persone in un unico evento. Gli agenti dell'FBI che negli anni Ottanta studiarono i primi profili distinsero gli autori organizzati, che pianificano, scelgono la vittima e controllano la scena del crimine, dai disorganizzati, impulsivi e caotici. Ronald Holmes e James De Burger hanno proposto una classificazione per motivazione: visionari, mossi da allucinazioni; missionari, che vogliono eliminare una categoria di persone; edonisti, che cercano piacere o vantaggi; orientati al potere e controllo. Il profiling distingue il modus operandi, ciò che serve a commettere il reato e può cambiare, dalla firma, ciò che l'autore fa per bisogni psicologici propri e tende a restare stabile.
Le sette, o gruppi estremi patologici, sono gruppi chiusi, con un leader carismatico e un'ideologia assoluta, che controllano in modo totale la vita dei membri. Robert Lifton ha descritto i criteri della riforma del pensiero, tra cui il controllo dell'ambiente e delle informazioni, l'esigenza di purezza, il culto della confessione, la «scienza sacra» indiscutibile, il linguaggio carico di formule e la dottrina che vale più della persona. I meccanismi sono quelli studiati nei gruppi normali, portati all'estremo: impegno crescente, isolamento dall'esterno, pressione alla conformità, identità di gruppo che sostituisce quella personale. In Italia il reato di plagio è stato dichiarato incostituzionale nel 1981 perché troppo indeterminato; oggi si ricorre ad altri reati, come la circonvenzione di incapace.
La mediazione è un intervento in cui un terzo neutrale aiuta le parti in conflitto a comunicare e a trovare da sole un accordo. La mediazione sociale lavora sui conflitti nelle comunità: tra vicini, nei quartieri, tra gruppi culturali diversi; si collega alla giustizia riparativa, che mette in dialogo autore e vittima di un reato. La mediazione familiare aiuta i genitori che si separano a riorganizzare le relazioni e a prendere accordi sui figli, mantenendo la bigenitorialità introdotta dalla legge sull'affido condiviso del 2006. La riforma del processo civile del 2022 prevede che il giudice possa invitare i genitori alla mediazione, ma la esclude quando ci sono allegazioni di violenza domestica.
L'alienazione parentale è stata proposta da Richard Gardner negli anni Ottanta come una sindrome: il figlio che rifiuta senza motivo un genitore perché manipolato dall'altro. È un tema molto controverso. La sindrome non è riconosciuta dai principali manuali diagnostici, il DSM-5 e l'ICD-11, e la Corte di cassazione ha escluso che una decisione sull'affidamento possa fondarsi su una teoria priva di adeguate basi scientifiche. Resta invece la valutazione caso per caso dei comportamenti di un genitore che ostacolano il rapporto del figlio con l'altro, distinguendoli dal rifiuto motivato, ad esempio in presenza di violenza.
Nella metodologia peritale in ambito civile lo psicologo può essere consulente tecnico d'ufficio (CTU), nominato dal giudice per rispondere a un quesito, o consulente tecnico di parte (CTP), nominato da una delle parti per seguire le operazioni. Nei casi di affidamento il quesito riguarda di solito le capacità genitoriali e l'interesse del minore. Le operazioni comprendono colloqui individuali e congiunti, osservazioni delle interazioni, anche con strumenti come il Lausanne Trilogue Play, e test psicologici; si concludono con una relazione che tiene conto delle osservazioni dei consulenti di parte. Il CTU deve essere imparziale e rispondere solo al quesito, senza sostituirsi al giudice.
Schema — CTU e CTP nel processo civile
| Aspetto | CTU | CTP |
|---|---|---|
| Chi lo nomina | Il giudice | Una delle parti |
| Ruolo | Ausiliario del giudice, imparziale | Tutela gli interessi tecnici della parte |
| Compito | Rispondere al quesito con una relazione | Partecipare alle operazioni e presentare osservazioni |
Sugli autori di abuso sessuale la psicologia lavora sulla valutazione del rischio di recidiva e sul trattamento. Nicholas Groth distingueva gli abusanti di minori fissati, con un interesse sessuale stabile verso i bambini, dai regressivi, che si rivolgono ai minori in situazioni di stress o crisi. Il trattamento più studiato è cognitivo-comportamentale e lavora sulle distorsioni cognitive, come la minimizzazione e la colpevolizzazione della vittima, sull'empatia e sulla prevenzione della ricaduta. Il modello rischio-bisogno-responsività di Donald Andrews e James Bonta adatta l'intensità dell'intervento al livello di rischio; il Good Lives Model di Tony Ward punta a costruire una vita soddisfacente senza reati. In Italia, dal Codice rosso, la sospensione condizionale della pena per questi reati è subordinata alla partecipazione a percorsi di recupero.
La disforia di genere è il disagio clinicamente significativo legato alla discrepanza tra il genere vissuto e il sesso assegnato alla nascita. Il DSM-5 usa questo termine dal 2013, al posto di «disturbo dell'identità di genere», per spostare l'attenzione dall'identità al disagio; l'ICD-11 parla di incongruenza di genere e la colloca tra le condizioni legate alla salute sessuale, fuori dai disturbi mentali. In ambito giuridico la legge 164 del 1982 regola la rettificazione di attribuzione di sesso; dal 2015 la Corte di cassazione e la Corte costituzionale hanno chiarito che l'intervento chirurgico non è un requisito obbligatorio. Lo psicologo forense può essere chiamato a valutare il percorso della persona nei procedimenti di rettificazione, oltre che in ambito penitenziario e nelle cause di affidamento.
Se hai il programma da 72 lezioni
Il programma del codice 0241812MPSI05 ha 72 lezioni in un elenco unico. Comprende quasi tutte le lezioni del programma da 60, nello stesso ordine, più alcune lezioni in più su temi educativi, familiari e criminologici. I blocchi di questa guida servono quasi per intero anche a chi studia su questo programma.
| Lezioni del programma da 72 | Argomenti | Blocchi utili di questa guida |
|---|---|---|
| 1-12 | Gruppi, famiglia, folla, comunità, empowerment, costrutti, processi, comunicazione e potere, socializzazione, struttura | 1, 2, 3, 4, 5 |
| 13-25 | Cognizione sociale, atteggiamenti, influenza, intercultura, relazioni interpersonali, temperamento, individui e gruppi, conflitto, identità sociale | 6, 7, 8, 9, 10 |
| 26-36 | Creatività, educazione socio-affettiva e sessuale, coppia, coordinazione e conflitto genitoriale, LTP, omogenitorialità, autostima | 11, 12, 13 |
| 37-57 | Conflitti, coping, bullismo, stress, emergenza, sicurezza, formazione outdoor, comunicazione, PNL, resilienza, adolescenza, peer education, luoghi scolastici | 13, 14, 15, 16, 17, 18 |
| 58-72 | Psicologia giuridica, minori e criminalità organizzata, femminicidio, ascolto e audizione del minore, serial killer, caso di cronaca, sette, mediazione, alienazione, perizia, autori di reato, disforia di genere | 19, 20 |
Restano da studiare a parte alcuni temi. La cognizione sociale studia come percepiamo e interpretiamo le persone: con schemi ed euristiche, scorciatoie mentali come la disponibilità e la rappresentatività, e con i processi di attribuzione visti nel blocco 8. Il temperamento è la base biologica della personalità, visibile fin dai primi mesi: Alexander Thomas e Stella Chess distinguevano bambini facili, difficili e lenti a scaldarsi, e il concetto di bontà di adattamento indica che ciò che conta è l'incontro tra il temperamento del bambino e le richieste di genitori e insegnanti. La creatività è la capacità di produrre idee nuove e utili; Joy Paul Guilford ha distinto il pensiero convergente, verso un'unica risposta, da quello divergente, che genera molte soluzioni; nei gruppi il brainstorming funziona meno di quanto si creda, per inerzia sociale e timore del giudizio. L'educazione socio-affettiva e l'educazione sessuale a scuola sviluppano competenze emotive, relazionali e di prevenzione. La coordinazione genitoriale è un intervento per genitori separati ad alta conflittualità, in cui un professionista li aiuta ad applicare gli accordi presi sui figli. La formazione outdoor usa attività all'aperto e sfide di gruppo per sviluppare collaborazione e leadership. Le lezioni sul coinvolgimento dei minori nella criminalità organizzata e su un caso di cronaca applicano i concetti di gruppo, identità e influenza al contesto criminale.
Con le regole del 2026/2027, chi ha il programma da 72 lezioni porta alla prova finale le ultime dieci, dalla 63 alla 72: audizione protetta, serial killer, caso di cronaca, sette, mediazione sociale e familiare, alienazione parentale, perizia, autori di abuso, disforia di genere.
Lezioni, dispense e testi di riferimento
Secondo il PDF ufficiale ogni ora di didattica asincrona comprende una videolezione registrata di circa 30 minuti, una dispensa con riferimenti bibliografici, tabelle e immagini, un questionario di autovalutazione di dieci domande a quattro opzioni e un file di riepilogo con obiettivi, struttura in paragrafi e parole chiave. La didattica sincrona comprende le webconference e un elaborato, entrambi facoltativi e utili per i punti premiali; il PDF cita anche prove in itinere e una simulazione del test finale.
Il PDF indica tre testi di riferimento:
- Psicologia sociale dei gruppi di Rupert Brown (Il Mulino), il manuale classico su struttura, influenza, leadership e relazioni tra gruppi
- Un volume del 2018 sulla valutazione e il trattamento degli autori di reati sessuali (FrancoAngeli)
- Un manuale sulla comunicazione non verbale (Carocci)
Le domande d'esame riguardano i contenuti delle videolezioni e delle dispense: i manuali servono a chiarire un argomento, non vanno studiati per intero. Il manuale di Brown è utile soprattutto per i blocchi da 3 a 10.
Metodo di studio
- Fai una scheda per ogni esperimento classico. Autore, anno, procedura, risultato, concetto dimostrato: Sherif e la norma, Asch e il conformismo, Milgram e l'obbedienza, Moscovici e la minoranza, la Robbers Cave e il conflitto realistico, Tajfel e i gruppi minimi. Molte domande partono dalla descrizione di un esperimento.
- Studia i concetti in coppia. Influenza normativa e informativa, facilitazione e inerzia sociale, polarizzazione e groupthink, leadership transazionale e trasformazionale, coping sul problema e sulle emozioni, CTU e CTP, mediazione sociale e familiare: le domande chiedono spesso di distinguere concetti vicini.
- Usa gli schemi a griglia. Berry, Marcia, Thomas-Kilmann e le basi del potere si ricordano meglio come tabelle a due dimensioni che come elenchi.
- Collega ogni modello a un esempio concreto. Nella seconda metà del corso le domande riguardano spesso applicazioni: che cosa fa un peer educator, come si svolge un'audizione protetta, chi nomina il CTU.
- Non lasciare per ultime le lezioni 51-60. Con le regole del 2026/2027 sono la parte della prova finale in presenza, tutta di psicologia forense: ascolto e audizione del minore, serial killer, sette, mediazione, alienazione parentale, perizia, autori di abuso, disforia di genere.
- Usa i questionari di autovalutazione come verifica. Servono a controllare se hai capito ogni lezione; da soli lasciano scoperte parti delle dispense.
Domande e dubbi frequenti tra chi si prepara a questo esame
- Ci sono riassunti o schemi condivisi?
- È la richiesta più frequente nel gruppo dell'esame. Con 60 o 72 lezioni molti cercano schemi per orientarsi. Sono utili per ripassare, ma conviene verificarli sulle dispense e controllare che seguano il programma del proprio codice.
- Quanto tempo serve per prepararlo?
- È un altro tema molto discusso. Da 12 CFU, è un esame da preparare in diverse settimane di studio regolare, non in pochi giorni. Trovi una stima nella sezione Quanto tempo serve.
- Devo studiare il programma vecchio o quello nuovo?
- Quello associato al codice del tuo piano di studi, che trovi in piattaforma: 0242512MPSI05 con 60 lezioni, 0241812MPSI05 con 72. I contenuti sono in gran parte gli stessi, ma cambiano il numero delle lezioni e quindi la divisione tra prova intermedia e finale.
- Che domande ci sono all'esame?
- Chi ha già sostenuto l'esame racconta di domande a risposta multipla sui contenuti delle dispense, spesso su autori, esperimenti e definizioni. Il PDF ufficiale indica 31 domande con quattro opzioni per lo scritto unico; con le regole del 2026/2027 ci sono anche prova intermedia e finale, descritte nella sezione Come funziona l'esame.
- Come funzionano elaborato e webconference?
- Sono facoltativi e valgono fino a 2 punti premiali in tutto: un punto per le webconference e uno per l'elaborato. Le regole sono nel PDF del programma e nella guida agli esami.
Studia con chi sta preparando questo esame ora. Confrontati su programma, tempi e prove nella community.
Come funziona l'esame
Come tutti gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele dal 2026: prova intermedia online (Lockdown Browser, da casa) seguita da prova finale obbligatoria in presenza per verbalizzare il voto definitivo.
Le modalità cambiano frequentemente: numero di domande, sessioni in presenza, punti premialità, tablet vs orale. Trovi tutto spiegato nella guida completa, sempre aggiornata:
Come funzionano gli esami Pegaso, Mercatorum e San Raffaele →Il PDF ufficiale prevede una prova scritta da 31 domande a risposta multipla con quattro opzioni, di cui una sola corretta, oppure un orale, a scelta dello studente nel rispetto del calendario. La lode spetta a chi risponde correttamente alle prime 30 domande e anche all'ultima. Fino a 2 punti premiali vengono dalla didattica sincrona: un punto per le webconference, ottenuto con due test superati da 0,5 punti ciascuno (almeno quattro risposte corrette su cinque), e un punto per l'elaborato, se giudicato sufficiente, scegliendo tra due tracce. I punti premiali si sommano solo a un voto d'esame di almeno 18/30. Con le regole del 2026/2027, per cui a Mercatorum la prova finale copre le ultime 10 lezioni negli insegnamenti da almeno 5 CFU, il programma da 60 lezioni si divide così:
| Modalità | Domande | Lezioni |
|---|---|---|
| Prova intermedia (online) | 24 a risposta multipla | 1-50: gruppi e processi, influenza sociale, identità, coppia e famiglia, adolescenza, conflitti, bullismo, lavoro ed emergenze, comunicazione, scuola, psicologia giuridica e femminicidio |
| Prova finale (in presenza) | 7 a risposta multipla | 51-60: ascolto e audizione protetta del minore, serial killer, sette, mediazione sociale e familiare, alienazione parentale, perizia civile, autori di abuso, disforia di genere |
| Esame scritto unico (in presenza) | 31 a risposta multipla | Tutto il programma |
| Esame orale | Colloquio | Tutto il programma, solo nelle sessioni di febbraio e settembre a Roma |
Per accedere alla finale servono almeno 15 punti su 24 alla prova intermedia, contando gli eventuali punti premiali; l'esame si supera con almeno 18/30. Con il programma da 72 lezioni la finale riguarda le lezioni 63-72. In ogni caso l'ordine che conta è quello delle videolezioni del tuo corso: verificalo in piattaforma, e controlla la modalità prevista per il tuo appello prima di prenotare.
Quanto tempo serve
Con 12 CFU l'impegno previsto è di circa 300 ore: il PDF del programma da 72 lezioni ne attribuisce 216 allo studio individuale, oltre alle ore di videolezioni e didattica interattiva. Per chi studia con regolarità conviene prevedere 8-10 settimane: due per i gruppi e i loro processi, due per influenza sociale, relazioni interpersonali e identità sociale, due per famiglia, adolescenza, conflitti, bullismo e lavoro, una per comunicazione e scuola, una o due per la psicologia giuridica, e qualche giorno di ripasso con le schede degli esperimenti. Se prepari prima la prova intermedia, le lezioni 1-50 richiedono circa cinque sesti del tempo.
Questa materia ti prepara a…
Psicologia delle relazioni interpersonali e di gruppo è l'esame più applicativo della psicologia sociale nel corso e si collega a molti altri esami:
- Le basi su atteggiamenti, attribuzione e influenza in Psicologia sociale, l'adolescenza e l'attaccamento in Psicologia dello sviluppo
- Stress, coping e disturbi in Psicologia clinica, l'osservazione e la misurazione in Metodi di ricerca psicologica
- La magistrale in psicologia del lavoro e delle organizzazioni, quelle in psicologia sociale e giuridica e, dopo l'abilitazione, il lavoro con gruppi, scuole, servizi per le famiglie e tribunali. Gli altri esami del corso sono nella guida al corso L24 Mercatorum; un esame simile di un altro corso è Psicologia dei gruppi di L19 Pegaso
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Domande frequenti
È un esame da 12 CFU del secondo anno di Scienze e Tecniche Psicologiche L24 Mercatorum, settore M-PSI/05. Esiste con due codici: 0242512MPSI05, del piano di studi 2026/2027, con un programma da 60 lezioni, e 0241812MPSI05, del piano 2024/2025, con un programma da 72 lezioni. Il codice del tuo esame è nel piano di studi in piattaforma.
Con le regole Mercatorum del 2026/2027 la prova intermedia, online, ha 24 domande a risposta multipla su tutto il programma tranne le ultime 10 lezioni; la prova finale, in presenza, ha 7 domande sulle ultime 10, che nel programma da 60 sono tutte di psicologia forense, dall'ascolto del minore alla disforia di genere. In alternativa ci sono l'esame scritto unico da 31 domande e l'orale. Fino a 2 punti premiali vengono da webconference ed elaborato, e l'esame si supera con 18/30.
Il programma da 72 lezioni del codice 0241812MPSI05 contiene quasi tutte le lezioni di quello da 60 del codice 0242512MPSI05, nello stesso ordine, più tredici lezioni su cognizione sociale, temperamento, creatività, educazione socio-affettiva e sessuale, coordinazione genitoriale, norme sull'omogenitorialità, formazione outdoor, tecniche di PNL, minori e criminalità organizzata e un caso di cronaca. Si studia il programma associato al proprio codice.
È la parte della psicologia sociale che studia come le persone si influenzano nelle relazioni a due e nei gruppi: come nasce e si struttura un gruppo, perché ci si conforma, come si formano stereotipi e pregiudizi, che cosa rende stabili coppie e famiglie, come nascono e si gestiscono i conflitti. Applica queste conoscenze a scuola, lavoro, comunità e giustizia.
Per Kurt Lewin il gruppo è un tutto dinamico, diverso dalla somma dei suoi membri, fondato sull'interdipendenza: ciò che accade a uno riguarda gli altri. Il comportamento dipende dalla persona e dal suo ambiente, il campo psicologico. Lewin ha fondato lo studio sperimentale della dinamica di gruppo, ha confrontato gli stili di leadership autoritario, democratico e permissivo e ha descritto il cambiamento in tre fasi: scongelamento, cambiamento e ricongelamento.
Dimostra la forza del conformismo normativo. Solomon Asch chiedeva di confrontare la lunghezza di alcune linee in un gruppo di complici che, in certe prove, davano all'unanimità una risposta sbagliata. Circa un terzo delle risposte dei partecipanti si adeguò alla maggioranza e tre persone su quattro si conformarono almeno una volta, pur vedendo la risposta corretta. Bastava un solo alleato per ridurre molto il conformismo.
Serge Moscovici ha mostrato che anche una minoranza può influenzare la maggioranza, se è coerente nel tempo. Nel suo esperimento due complici che chiamavano verdi delle diapositive blu ottenevano una piccola quota di risposte verde, solo se erano costanti. Secondo la sua teoria della conversione la maggioranza ottiene un adeguamento pubblico e superficiale, la minoranza un cambiamento privato e più profondo.
È una procedura sperimentale in cui le persone vengono divise in gruppi con un criterio banale, come la preferenza per un pittore o il caso, senza storia né interessi in conflitto. Henri Tajfel osservò che, distribuendo punti, i partecipanti favorivano comunque il proprio gruppo e cercavano di massimizzare la differenza con l'altro. Basta la categorizzazione per produrre favoritismo: è la base della teoria dell'identità sociale.
Il groupthink, o pensiero di gruppo, è una distorsione descritta da Irving Janis nel 1972: in gruppi molto coesi, isolati e con un leader direttivo la ricerca dell'accordo prevale sulla valutazione realistica delle alternative. Ne sono sintomi l'illusione di invulnerabilità, l'autocensura e la pressione sui dissenzienti. L'esempio classico è lo sbarco nella Baia dei Porci del 1961. Si contrasta con un avvocato del diavolo ed esperti esterni.
È uno strumento di osservazione delle interazioni tra padre, madre e bambino, sviluppato a Losanna da Elisabeth Fivaz-Depeursinge e Antoinette Corboz-Warnery. La famiglia gioca in quattro parti: ciascun genitore con il bambino mentre l'altro fa da terzo, tutti e tre insieme, i genitori tra loro con il bambino come terzo. Si valutano partecipazione, organizzazione, attenzione e contatto affettivo, per descrivere l'alleanza familiare.
Indica il rifiuto di un figlio verso un genitore attribuito alla manipolazione dell'altro. Richard Gardner la propose negli anni Ottanta come sindrome, ma la sindrome non è riconosciuta dal DSM-5 né dall'ICD-11 e la Cassazione ha escluso decisioni fondate su teorie prive di adeguate basi scientifiche. Resta la valutazione caso per caso dei comportamenti che ostacolano il rapporto con l'altro genitore, distinguendoli da un rifiuto motivato.
È la modalità con cui un minore viene ascoltato nel processo penale riducendo lo stress e il rischio di condizionamento. Di solito avviene con l'incidente probatorio, così la testimonianza vale come prova senza essere ripetuta. Il minore è in una stanza adatta con un esperto in psicologia infantile, mentre giudice e parti seguono da un'altra stanza con specchio unidirezionale o collegamento audio-video; tutto viene videoregistrato.